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Nuovo lavoro: si rientra nel Job Act?

7 aprile 2018


Nuovo lavoro: si rientra nel Job Act?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 aprile 2018



Lavoro da 20 anni in una ditta di trasporti. Se dovessi cambiare lavoro, rimane in vigore il vecchio contratto di lavoro o farei parte del jobs act?

Nel caso in cui il lettore dovesse dimettersi, cioè lasciare il suo attuale lavoro, e poi essere assunto da un nuovo datore di lavoro è evidente che con il nuovo datore di lavoro questi dovrà sottoscrivere un nuovo contratto di lavoro (del tipo che sarà concordato tra il lettore ed il suo nuovo datore di lavoro).

Se questo nuovo contratto di lavoro sarà a tempo indeterminato, ad esso si applicheranno le novità previste per tutti i contratti di lavoro a tempo indeterminato stipulati a partire dal 7 marzo 2015 (data a partire dalla quale è entrato in vigore il decreto legislativo n. 23 del 2015 attuativo del cosiddetto Jobs act).

In breve può dirsi che se il nuovo contratto di lavoro presso il nuovo datore di lavoro del lettore sarà un contratto a tempo indeterminato, le uniche differenze rispetto al passato saranno le sanzioni che sono imposte al datore di lavoro nel caso di licenziamento illegittimo.

Infatti, per gli operai, impiegati e quadri che sono assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal 7 marzo 2015 nella maggior parte dei casi di licenziamenti riconosciuti illegittimi dal giudice non spetterà più (come per gli assunti prima del 7 marzo 2015) la reintegrazione nel posto di lavoro, ma solo un indennizzo economico.

Più in dettaglio: se un operaio, un impiegato o un quadro, assunto dal 7 marzo 2015 in poi con contratto a tempo indeterminato viene licenziato illegittimamente, la reintegrazione nel posto di lavoro potrà essere ordinata dal giudice solo nei casi di:

– licenziamento discriminatorio (ad esempio per motivi sindacali);

– licenziamento dato in forma orale;

– licenziamento nullo (ad esempio per causa di matrimonio);

– licenziamento per giustificato motivo soggettivo o giusta causa per cui durante il processo il lavoratore dimostri che non esiste il fatto che ha indotto il datore di lavoro al licenziamento.

In tutti gli altri casi, invece, se un lavoratore (impiegato, operaio o quadro) assunto dopo il 7 marzo 2015 viene licenziato ingiustamente, il giudice non potrà più ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro (più l’indennità risarcitoria ed il versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali), ma solo condannare il datore di lavoro a pagargli un indennizzo economico (non soggetta a contributi previdenziali) tra le 4 e le 24 mensilità.

Riassumendo: se il lettore, dopo essersi dimesso dal suo attuale impiego, verrà assunto da un nuovo datore di lavoro e con il nuovo datore di lavoro stipulerà un nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato, il suo nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato sarà soggetto alle norme del decreto legislativo n. 23 del 2015 (di attuazione del Jobs act) e quindi, rispetto al vecchio contratto di lavoro a tempo indeterminato, cambieranno solamente, come sopra detto, le regole di legge nel caso di licenziamento illegittimo.

Chiaramente oltre a questo cambiamento (che deriva direttamente dalla legge), potranno essere diverse anche una serie di altre clausole contrattuali (comprese quelle sulla  retribuzione del lettore) perché siccome si tratterà di un nuovo contratto di lavoro bisognerà verificare come quest’ultimo verrà inquadrato, a quali mansioni verrà adibito e, soprattutto, quale contratto collettivo nazionale troverà applicazione per la sua posizione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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