Diritto e Fisco | Editoriale

Laurea finta: cosa si rischia?

5 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 aprile 2018



Falsi dottori, curriculum gonfiati, diplomi fantasma: quando è reato raccontare bugie per avere un lavoro.

Va bene che il mondo del lavoro non dà molte occasioni e che, in questo momento, ogni lasciata è persa. Ma da lì ad improvvisarsi ingegnere, piuttosto che medico o semplice dottore in letteratura, presentando ad un colloquio di lavoro una laurea finta, ce ne passa. Non manca ancora chi si spaccia per quello che non è, sia perché non era in grado di superare gli esami sia perché non ne aveva proprio voglia. Così, davanti all’ufficio di risorse umane dell’azienda che offre un’opportunità, esibisce un pezzo di carta che fa di lui il candidato perfetto, magari con tanto di 110 e lode. Ma per una laurea finta cosa si rischia? E per «gonfiare» il proprio curriculum, inserendo delle esperienze mai fatte o delle conoscenze mai acquisite?

Perché il problema non è soltanto avere davanti una persona che dice di essere laureata quando, in realtà, dell’università conosce solo la facciata: il problema è anche il candidato che dice di avere lavorato qua o là, con questo o con quello, imparando chissà quante cose. Avevano ragione i nostri «vecchi» quando dicevano che «si acciuffa prima un bugiardo che uno zoppo». Ma, intanto, l’impostore ha ottenuto il posto di lavoro. E cacciarlo via è sempre più complicato che non assumerlo.

Oltre a fare una figura non proprio edificante, per una laurea finta cosa si rischia? E per un cv che non corrisponde al vero? Vediamo.

Laurea finta: è reato?

Chi pone sul tavolo di un direttore del personale una laurea finta, come chi mente sapendo di mentire sul proprio curriculum, rischia il carcere in quanto commette reato di false dichiarazioni sull’identità o sulle qualità personali proprie [1]. Il delitto scatta nel momento in cui il soggetto si attribuisce «ogni attributo che serva a distinguerlo nella personalità economica o professionale». Insomma, dice di essere o di aver fatto quello che non è (un laureato, appunto) o non ha mai fatto (ricoprire una certa carica lavorativa, ad esempio [2]).

Peggio ancora se la laurea finta finisce sul tavolo di una pubblica amministrazione. In questo caso, il reato è quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico [3], ad esempio quando quel pezzo di carta fasullo viene presentato per partecipare ad un concorso. Cosa si rischia? La reclusione fino a due anni. La stessa Cassazione ha ribadito il concetto con una sentenza [4] in cui ha chiarito, inoltre, che questo delitto scatta quando una persona esibisce un documento (che può essere, appunto, un curriculum) con dati relativi ad esami mai fatti all’università. Per arrivare ad una laurea finta, ovviamente.

Laurea finta: cosa si rischia al lavoro?

Chi si presenta ad un colloquio di lavoro con una laurea finta e, per qualsiasi motivo, riesce comunque ad ottenere il posto, ha molte probabilità di trovarsi, prima o poi, a fare una figuraccia. Ricordiamo, intanto, che il Codice civile sancisce di tenere una condotta basata sulla buona fede e sulla correttezza ancor prima di firmare il contratto. Il Codice, insomma, vieta di barare sia al candidato sia al datore di lavoro in modo da raggiungere un accordo basato su delle circostanze vere e non su fatti inventati di sana pianta, come lo può essere una laurea finta o un curriculum esagerato.

Che cosa rischia chi si improvvisa dottore? Se riesce ad ottenere un contratto di collaborazione e viene successivamente smascherato, il rapporto di lavoro può finire in qualsiasi momento, con tanto di causa e richiesta del risarcimento del danno e dei compensi ricevuti.

Non si salva nemmeno chi presenta una laurea finta e viene assunto a tempo indeterminato proprio in virtù di quel titolo di studio. Anche perché sarà facile verificare se ha veramente le competenze esibite in sede di colloquio. Insomma, se dico di essere laureato in lingue e, alla prima telefonata in inglese o in tedesco, mi trovo in palese difficoltà, è evidente che c’è qualcosa che non quadra. Inutile dire la fine che fa il lavoratore incompetente, in particolare durante il periodo di prova in cui può essere mandato a casa senza alcuna spiegazione da parte dell’azienda.

Soprattutto per quanto riguarda la Pubblica amministrazione, appare opportuno citare la sentenza della Corte dei Conti [5] con cui è stato stabilito che l’erogazione di compensi a favore di chi ha svolto un’attività senza il possesso del prescritto titolo di studio costituisce danno a carico dell’Ente interessato anche se le prestazioni sono state effettivamente svolte. Insomma, anche se il falso dottore ha lavorato, quello che conta è che non avrebbe dovuto farlo.

Laurea vera ma diploma falso: cosa si rischia?

C’è, invece, chi si ritrova vittime di un sistema truffaldino, ottiene una laurea vera ma, nell’arco di poco tempo, si rende conto che potrebbe avere in mano un pezzo di carta straccia, cioè una laurea non valida senza nemmeno averci messo un briciolo di mala fede. Così è successo ad un ragazzo di Torre del Greco, il cui caso è stato sottoposto sia al Tar di Milano sia alla Corte dei Conti. Che è successo?

È successo che il giovane ha frequentato un liceo nella sua città – il Giacomo Leopardi – e si è diplomato con 80/100. Si iscrive a giurisprudenza alla Statale di Milano, fa gli esami, ottiene la laurea. Circa 10 mesi dopo, però, riceve una lettera in cui la segreteria dell’università gli comunica che la sua laurea non è valida perché, in realtà, il ragazzo non aveva un diploma. E non aveva un diploma perché il liceo in cui diceva di avere passato la maturità non esiste. Senza diploma, ovviamente, non c’è laurea.

Il giovane dottore (o forse, a questo punto, non lo era più) sgrana gli occhi. Per sua fortuna, un’inchiesta parallela, culminata con una decina di arresti, rivela che era stato creato un sistema di istituti scolastici fasulli in cui venivano allegramente consegnati dei diplomi falsi. Scuole non parificate, non riconosciute, ma nelle quali, al modico prezzo di 4.000 euro di rette, era possibile ottenere un titolo di studio. Una struttura fantasma, insomma, all’insaputa degli studenti.

Qualche anno dopo, il Tar di Milano dà ragione all’università: la laurea è nulla perché conta soltanto il fatto che il diploma non è valido e qualsiasi altra giustificazione vale meno di zero.

Finché la Corte dei Conti ribalta questa decisione e decide che il ragazzo non è stato l’artefice di questo raggiro ma la vittima di una truffa. E che, avendo frequentato la facoltà e superato gli esami, aveva diritto alla sua laurea.

note

[1] Art. 496 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 26600/2013.

[3] Art. 483 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 15535/2008.

[5] Corte dei Conti, sez. Basilicata, sent. n. 14/2005 del 02.02.2005.

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2 Commenti

  1. E la ministra Fedeli non rischia nulla per aver prodotto un curriculum, rivelatosi poi zeppo di falsita’ , compresa una laurea mai posseduta?

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