Diritto e Fisco | Articoli

Costo del ricorso contro l’Inps per l’invalidità

6 aprile 2018


Costo del ricorso contro l’Inps per l’invalidità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 aprile 2018



Quanto costa fare ricorso contro l’Inps per la valutazione della percentuale d’invalidità?

Contro la valutazione della Commissione medica dell’ASL deve essere proposto un ricorso giurisdizionale, cioè un ricorso davanti un giudice, che nel caso di specie è la Sezione Lavoro del Tribunale Civile entro e non oltre sei mesi dal ricevimento da parte dell’interessato del verbale Inps.

Tale giudizio si apre necessariamente con un accertamento tecnico preventivo, vale a dire che il giudice nominerà un consulente tecnico d’ufficio (CTU), che verrà assistito nelle operazioni da un medico legale dell’Inps.

Terminata la consulenza tecnica, il giudice fisserà un termine perentorio (non superiore a 30 giorni) entro il quale le parti dovranno dichiarare se intendono contestare o meno le conclusioni del consulente.

In assenza di contestazioni, il giudice predispone il decreto di omologazione dell’accertamento, vale a dire una sorta di validazione e di ufficializzazione dell’accertamento, che non sarà dunque più impugnabile né modificabile.

Se invece una delle parti dichiara di voler contestare le conclusioni del CTU, si apre il giudizio con il deposito del ricorso introduttivo.

Per quanto riguarda i costi, questi si possono distinguere in costi “fissi” e “variabili”.

I costi “fissi” sono rappresentati innanzitutto dal contributo unificato, vale a dire la “tassa” che deve essere pagata sotto forma di marca da bollo al fine di poter instaurare il giudizio.

Sotto questo profilo, si evidenzia che l’importo del contributo unificato è pari ad euro 43.

Un altro costo fisso è rappresentato dalle spese di soccombenza, vale a dire le spese che la parte dovrà sostenere nel caso di rigetto della domanda e tra queste rientrano senz’altro quelle dello svolgimento dell’accertamento tecnico preventivo; è tuttavia difficile poter quantificare a priori tali costi, in quanto dipendono dal singolo consulente e dall’attività che dovrà svolgere.

Tuttavia, la legge ha previsto delle soglie di reddito ai fini dell’esenzione tanto dal contributo unificato, quanto dalle eventuali spese di soccombenza.

Pertanto, sia per non dover pagare il contributo unificato, sia per non dover pagare le spese di lite in caso di soccombenza, occorre non superare le seguenti soglie, che andranno dichiarate nell’atto introduttivo del giudizio:

– per il contributo unificato l’attuale limite di reddito è di € 34.585,23;

– per evitare la condanna alle spese, in caso di soccombenza, l’attuale limite di reddito ammonta ad € 23.056,82.

Si precisa che tali soglie fanno riferimento all’anno precedente a quello della sentenza, come risultante dall’ultima dichiarazione e nel caso in cui conviva con il coniuge e/o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi dichiarati da ogni componente il nucleo familiare.

I costi “variabili” sono invece rappresentati dal compenso dell’avvocato, che deve necessariamente rappresentare il lettore in questa tipologia di giudizi.

Non esistono delle tariffe forensi obbligatorie, pertanto è difficile poter quantificare astrattamente il compenso che un avvocato può chiedere per l’assistenza in una causa di questo tipo.

Tuttavia, non v’è dubbio che la vicinanza fisica al Tribunale competente ed all’assistito possano rappresentare degli elementi di contenimento del compenso.

 Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Ambrogio Dal Bianco


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI