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Residenza fiscale in Italia e conto corrente estero

6 aprile 2018


Residenza fiscale in Italia e conto corrente estero

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 aprile 2018



Nel 2016 ho percepito redditi che mi sono stati versati su un conto bancario estero (Romania) per un totale di 32.500 Eur. Non ho provveduto a dichiarare tali redditi nel modello UNICO 2017 /redditi 2016, anche perché non regolamentati da regolare contratto (sono rimborsi spese di affitto+ utilities+ rimborso benzina). Nel caso di verifica da parte delle autorità italiane, quali sono i rischi? Quale è, nel caso, la procedura per farli emergere e, nel caso, a quanto ammonterebbe la sanzione? Entro quale data si dovrebbe provvedere al ravvedimento, al fine di minimizzare le sanzioni? 

La legge in generale prevede che i redditi ovunque prodotti, anche all’estero, da soggetti residenti fiscalmente in Italia, debbano essere sottoposti a tassazione nel Paese di residenza, pertanto i redditi prodotti in Romania da un soggetto, persona fisica o giuridica, residente in Italia sono sottoposti a tassazione secondo le norme tributarie italiane.

Le norme tributarie prevedono che vengano tassati in Italia i redditi ovunque prodotti nel mondo, secondo le regole italiane, che dividono i redditi prodotti in sei differenti categorie: redditi di fabbricati, redditi di capitale, redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di impresa, redditi diversi.

La prima problematica da risolvere dunque è quella di conoscere dove il soggetto richiedente è residente, se in Romania o in Italia, in quanto nel quesito non è precisato nulla a tal proposito, pertanto si risponderà ai quesiti posti presupponendo che il richiedente sia residente in Italia.

Il secondo problema consiste nel comprendere la natura del reddito da dichiarare in Italia, infatti nel quesito si parla di rimborsi spese affitto, utilities non meglio precisate, rimborso benzina, ma non si specifica se si tratti di importi legati ad esempio ad un contratto di amministratore o a qualche altro contratto di lavoro autonomo o a quale altro titolo essi vengono erogati, né si dice se su detti importi il soggetto estero erogatore paga imposte o effettua la deduzione da eventuali imponibili fiscali, dunque si risponderà presupponendo un reddito di lavoro autonomo come se si trattasse di un compenso per l’amministratore di società di capitali, che non è stato dichiarato all’estero, escludendo il diritto dello Stato estero a tassare gli stessi importi indicati.

In terzo luogo occorre ricordare che, a seconda della natura del reddito prodotto, il calcolo dell’imponibile può essere molto differente e di conseguenza la tassazione può variare anche di parecchio.

Fatte tutte le doverose premesse, le risposte ai quesiti posti sono le seguenti, salvo ulteriori informazioni che dovessero essere in seguito fornite:

– in risposta al primo quesito si specifica che in caso di verifica tributaria da parte dell’amministrazione finanziaria italiana il rischio è che il reddito prodotto all’estero sia sottoposto integralmente a tassazione come se fosse stato prodotto in Italia come reddito diverso, come reddito d’impresa o come reddito di lavoro autonomo.

Nei tre casi la differenza, oltre alla tassazione sull’intero importo indicato, senza deduzioni di costi né di eventuali imposte pagate all’estero (tax credit estero), è che anche la gestione previdenziale – contributi Inps – verrà calcolata sullo stesso importo, con rilevante aggravio di spese. Inoltre verranno applicate le sanzioni previste per il mancato pagamento di imposte sui redditi prodotti all’estero nella misura che va dal 120% al 240% delle imposte dovute e non pagate.

In risposta al secondo quesito si deve purtroppo constatare che la procedura di sanatoria delle attività e dei redditi prodotti all’estero – voluntary disclosure – si è conclusa il 30.9.2017, tuttavia il recente decreto-legge n. 148/2017 ha introdotto una mini procedura in sanatoria ma solo per i redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo prodotto da soggetti transfrontalieri o da soggetti prima residenti all’estero ed ora rientrati in Italia; tuttavia per sapere se il richiedente possa rientrare in questa ipotesi occorrerà attendere la pubblicazione dei provvedimenti attuativi. In caso contrario l’unica soluzione sarebbe quella di presentare una dichiarazione integrativa con lo strumento del ravvedimento operoso, ma solo se per il 2016 fosse stata presentata la dichiarazione dei redditi per l’anno 2016, dichiarazione 2016 i cui termini di presentazione scadranno definitivamente al 29.01.2018, dunque occorrerebbe rivolgersi con urgenza ad un professionista che provveda immediatamente ad effettuare l’adempimento, che, in questo modo, comporterebbe il pagamento di una sanzione di soli 25 euro.

– La risposta al terzo quesito è già compresa nella risposta precedente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra

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