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Si possono pignorare beni nella casa dove abita il debitore ma non di sua proprietà?

6 aprile 2018


Si possono pignorare beni nella casa dove abita il debitore ma non di sua proprietà?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 aprile 2018



In data 26-06-2005 ho stipulato con mio padre, proprietario di un appartamento ammobiliato sul quale era già stato costituito un fondo patrimoniale a favore della mia famiglia, un contratto di comodato mobiliare gratuito con atto pubblico registrato. La scadenza era fissata in 10 anni salvo rinnovo. In data 1-6-2015 tale contratto è stato rinnovato, per altri 10 anni salvo rinnovo, a mezzo lettera raccomandata AR. Tale rinnovo è valido agli effetti di legge ed a difesa contro un ipotetico pignoramento mobiliare nei miei confronti o andava/andrebbe registrato pur essendo un rinnovo a prosecuzione del contratto precedente?

Innanzitutto per quanto riguarda i rapporti tra il lettore e suo padre, il rinnovo del contratto di comodato mobiliare è perfettamente valido ed efficace se rispetta la forma prevista nel contratto stesso.

Per spiegare meglio: se nel contratto di comodato mobiliare era prevista una specifica forma per rinnovarlo (ad esempio: rinnovo mediante lettera raccomandata a.r. o comunque rinnovo in forma scritta), il rinnovo sarà valido ed efficace se sarà stato fatto con la forma prevista nel contratto.

Se questa forma è stata rispettata, il rinnovo è perfettamente valido ed efficace tra il lettore e suo padre; se, invece, nel contratto di comodato non era stata indicata alcuna forma particolare per procedere al suo rinnovo, allora il rinnovo con lettera raccomandata a.r. è comunque perfettamente valido ed efficace nei rapporti tra lo stesso e suo padre.

Tuttavia, per dare al rinnovo una data certa nei confronti dei terzi (cioè di tutti gli altri soggetti diversi dal lettore e da suo padre) è comunque necessario procedere alla registrazione dell’atto di rinnovo (la registrazione, infatti, è indispensabile per poter dare una data certa ad un atto, e dunque anche al rinnovo, nei confronti dei terzi).

Deve aggiungersi, però, che se lo scopo del contratto di comodato mobiliare stipulato tra il lettore e suo padre è quello di mettere al riparo da possibili pignoramenti i beni mobili presenti nell’abitazione di proprietà di suo padre dove il lettore abita, questo scopo non può essere raggiunto attraverso la stipula di un contratto di comodato anche se registrato.

In altri termini, nel momento in cui un creditore del lettore volesse recuperare il proprio credito attraverso un pignoramento mobiliare, il lettore sa che l’ufficiale giudiziario potrà cercare i beni mobili da pignorare innanzitutto nella casa del debitore.

Per “casa del debitore” la legge intende non solo la casa di proprietà del debitore ma anche l’immobile in cui il debitore abita di fatto e stabilmente anche se l’immobile è di proprietà di una persona diversa dal debitore (come è nel caso di specie).

Dunque potrebbe accadere che l’ufficiale giudiziario, su incarico di un creditore del lettore, acceda alla casa dove questi abita (casa di proprietà di suo padre) per cercare i beni mobili da pignorare.

Nel momento in cui l’ufficiale giudiziario accede nella casa del debitore (cioè, nel caso in esame, nella casa di proprietà del padre del lettore) potrà pignorare tutti i beni mobili che troverà in questa casa e non avrà alcun potere di valutare se questi beni siano di proprietà non del debitore ma di altre persone.

Perciò anche se il lettore avesse un contratto di comodato mobiliare registrato e un atto di rinnovo di comodato (anche questo registrato) e li mostrasse all’ufficiale giudiziario, quest’ultimo non avrà il potere di sospendere o di rinviare o di rinunciare al pignoramento e di valutare se effettivamente il contratto di comodato dimostra che i beni presenti nell’appartamento non sono di proprietà del lettore, ma di proprietà di suo padre.

L’ufficiale giudiziario, cioè, pignorerà comunque i beni mobili esistenti nell’appartamento (con esclusione dei beni mobili di cui si parlerà alla fine della presente consulenza) perché la legge presume che i beni mobili esistenti nella “casa del debitore” (anche se la casa è di proprietà di un’altra persona) siano di proprietà del debitore e l’ufficiale giudiziario non ha alcun potere di decidere quali beni mobili siano di proprietà del debitore e quali beni mobili non siano di proprietà del debitore e non ha alcun potere di sospendere o rinviare il pignoramento per compiere questo accertamento o di far cessare il pignoramento.

Spetta solo al giudice valutare se un bene mobile che sia stato già pignorato dall’ufficiale giudiziario sia di proprietà del debitore o no: e il giudice potrà accertarlo solo nel momento in cui l’effettivo proprietario del bene mobile pignorato avrà fatto ricorso contro il pignoramento con la cosiddetta opposizione di terzo.

È però importante mettere in evidenza che l’opposizione contro il pignoramento può essere fatta dall’effettivo proprietario del bene mobile soltanto dopo che il pignoramento sia stato eseguito dall’ufficiale giudiziario.

Si aggiunga, però, che l’effettivo proprietario del bene mobile pignorato (nel caso di specie sarebbe il padre del lettore) che volesse recuperare il bene pignorato dall’ufficiale giudiziario facendo ricorso al giudice (cioè, come sopra detto, avviando la cosiddetta opposizione di terzo) dovrà dimostrare durante la causa di essere appunto il proprietario del bene mobile pignorato e questa dimostrazione potrà essere data soltanto esibendo al giudice un atto con data certa precedente alla data del pignoramento.

Ma per dimostrare al giudice di essere proprietario del bene mobile pignorato non basta un contratto di comodato mobiliare (anche se registrato) perché il contratto di comodato non dimostra che chi ha concesso in comodato i beni elencati sia anche il proprietario di quegli stessi beni.

In effetti un bene mobile può essere dato in comodato anche da chi non sia proprietario del bene: ad esempio, anche chi ha in affitto un bene mobile può concederlo in comodato ad altri ed è per questo motivo che il contratto di comodato non può essere utilizzato per dimostrare al giudice che chi ha concesso i beni in comodato sia anche il proprietario di quei beni (aggiungo che per dimostrare di essere proprietario del bene pignorato non si possono nemmeno utilizzare eventuali testimoni).

Pertanto, il modo più sbrigativo per evitare che i beni mobili presenti nella casa dove il debitore abita siano pignorati (se non si dispone di un atto di data certa anteriore al pignoramento che dimostri la proprietà del bene stesso) è di spostare questi beni, prima che il pignoramento sia iniziato, in un luogo che non sia di proprietà del debitore o in un luogo con il quale il debitore non abbia alcuna relazione.

Si precisa, infine, che esistono alcuni beni mobili che non possono mai, in nessun caso, essere pignorati dall’ufficiale giudiziario sia se fossero di proprietà del debitore, sia se fossero di proprietà di un soggetto diverso dal debitore (ecco l’elenco dei principali beni impignorabili: l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, il tavolo e le sedie necessari per consumare i pasti, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli da cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; i generi alimentari e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e alle persone della sua famiglia con lui conviventi; i mobili di rilevante valore economico, esclusi i letti, sono, invece pignorabili).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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