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Lo sai che? Non si può rinunciare all’eredità dopo aver posseduto i beni

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

Dopo la morte del fratello la sorella eredita tutto. Entrambi erano orfani, non coniugati e senza figli. Una lontana parente fa denuncia di successione e così col testamento si appropria di alcuni beni. Ora però vuole rinunciare all’eredità e al testamento e chiudere la causa in corso (il testamento è stato impugnato dalla sorella del de cuius). Può rinunciare all’eredità pur essendone già in possesso e godendone? Che fine fa il testamento? Si può agire con art. 185 cpc?

 

Secondo l’insegnamento della Cassazione “L’immissione nel possesso dei beni ereditari è atto non univoco, che, di per sè considerato, non equivale necessariamente ad accettazione tacita dell’eredità, poichè non presuppone necessariamente, in chi lo compie, la volontà di accettare e la qualità di erede, potendo anche dipendere da un mero intento conservativo del chiamato o da tolleranza da parte degli altri  chiamati” tuttavia, nell’affermare il principio di diritto che precede, la Suprema Corte ha ravvisato un caso di accettazione tacita nel comportamento dell’erede che, immessosi in possesso dei beni ereditari, aveva poi effettuato un pagamento con danaro ereditario ed aveva, ancora, promesso in vendita un appartamento dell’asse.

Secondo l’art. 474 cod. civ. infatti “L’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fase se non nella qualità di erede.”

Più in generale e sempre secondo l’insegnamento della Cassazione recentemente ripreso anche dal Tribunale di Milano2 “In tema di successione ereditaria, l’accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può essere desunta anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o siano concludenti e significativi della volontà di accettare. Pertanto, l’accettazione tacita dell’eredità può essere desunta dal comportamento complessivo del chiamato all’eredità che ponga in essere non solo atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione di per sé sola inidonea a comprovare l’accettazione tacita, ma anche atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale che rileva non solo dal punto di vista tributario, ma anche dal punto di vista civile per l’accertamento, legale o semplicemente materiale, della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi.”

Dunque il comportamento tenuto dalla Signora che ha fatto valere il testamento comporta con ogni probabilità l’avvenuta accettazione dell’eredità e dunque la confusione tra i due patrimoni, quello personale dell’erede e quello rappresentato dalla massa ereditaria acquistata, il che comporta per principio generale l’impossibilità ad oggi di rinunciare all’eredità secondo il meccanismo di cui all’art. 521 c.c.

La Signora invece può ancora abbandonare il giudizio nel quale resiste alla domanda di annullamento del testamento che regola l’eredità, accordandosi con la sorella del de cuius per il trasferimento a favore di quest’ultima dei beni ereditari di cui si è impossessata. In quest’ultimo caso l’eredità verrebbe suddivisa secondo gli accordi transattivi presi dalle parti in causa e gli effetti del testamento potrebbero essere salvaguardati o meno a seconda degli specifici accordi.

Quanto alla possibilità di ricorrere all’art. 185 c.p.c., si tratta di una norma che disciplina il tentativo di conciliazione condotto dal giudice su richiesta congiunta delle parti e vi si può ricorrere finché non è esaurita l’istruzione della causa. Ciò non toglie che le parti raggiungano una conciliazione in via autonoma e al di fuori del processo abbandonando quindi quest’ultimo a seguito della stipulazione di apposita transazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Enrico Braiato

 

[1] Cfr. Cass. civ., sez. III, 17.11.1999, n. 12753

[2] Cfr. Trib. Milano, sez. IV, 18.07.2017


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