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Lo sai che? I diritti dei figli carnali e adottivi

Lo sai che? Pubblicato il 9 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 aprile 2018

A partire dal 2012 non esiste alcuna differenza fra figli carnali ed adottivi. Entrambi sono equiparati dalla legge e godono di una serie di diritti, anche quando il figlio carnale sia nato fuori dal matrimonio.

Il diritto di famiglia ha subito, nel corso degli anni, una lenta trasformazione che è andata di pari passo all’evoluzione degli usi e dei costumi di una società. Qualche anno addietro era facile etichettare categorie di persone, e lo era ancor di più quando si trattava di un figlio. Quest’ultimo, se nato fuori dal matrimonio, non solo era considerato illegittimo, ma godeva di una posizione inferiore rispetto a colui che fosse nato da una coppia sposata. Attualmente la legge [1] ha eliminato completamente qualsiasi terminologia esistente fra figlio legittimo e figlio illegittimo, prevedendo solo un’unica categoria di prole: quella carnale. Figli carnali e figli adottivi sono uguali e godono degli stessi diritti nel momento in cui nascono o vengono adottati da una famiglia. Le norme a riguardo sono numerose ed impongono specifici obblighi in capo ai genitori, che dovranno provvedere all’educazione, al mantenimento ed all’assistenza dei figli, considerando le inclinazioni naturali, le capacità e le loro aspirazioni [2].
Madre e padre devono provvedere ai propri figli in maniera proporzionale e secondo le proprie capacità di lavoro professionale e casalingo [3], ed in caso di disaccordo è possibile chiedere l’intervento del giudice [4]. Premesso ciò, quali sono i diritti dei figli carnali e adottivi? Cosa succede se un genitore non asseconda le aspirazioni e le volontà della prole?

Quali sono le differenze fra figli carnali e figli adottivi

La differenza fra figli carnali e figli adottivi è soltanto terminologica, ossia non esistono diritti riservati solo agli uni o solo agli altri. A maggior ragione oggi in cui nessun testo di legge pone ancora una separazione fra figli nati da una coppia sposata (legittimi), figli nati a seguito di un rapporto extraconiugale (illegittimi), figli nati da conviventi (naturali) e figli adottati. Per quanto riguarda il vincolo di parentela, esso viene riconosciuto sia in caso di figli naturali che adottivi, considerando come legame quello esistente fra uno stipite comune e una o più persone [5]. Il figlio adottivo, una volta riconosciuto come tale a seguito della sentenza del giudice, acquista lo stato di figlio legittimo, ossia di figlio nato durante il matrimonio. Questa equiparazione al figlio legittimo è spiegata con il fatto che l’adozione può essere richiesta solo da persone sposate da almeno tre anni, e viene tutt’ora impedita ai conviventi ed alle persone che hanno contratto unione civile.

La differenza rimane quindi una questione puramente scientifica, poiché i figli carnali vengono riconosciuti dagli stessi genitori biologici mentre quelli adottivi, per questioni differenti, vivranno con una famiglia diversa da quella di origine. In entrambi i casi l’educazione, l’assistenza ed il mantenimento devono essere assicurati da parte della famiglia e da chi, per legge [6], è obbligato agli alimenti in caso di necessità. Inoltre, i figli adottati perdono diritti e doveri nei confronti dei genitori biologici ed acquistano, a seguito dell’adozione, diritti e doveri nei confronti della nuova famiglia [7].
Nonostante c’è stato un notevole sforzo da parte del legislatore nell’eliminare qualsiasi differenza fra figli naturali, legittimi, illegittimi ed adottati, ancora permane qualche piccola disuguaglianza dovuta più che altro alle situazioni particolari in cui si ritrovano genitori e figli. Vediamo insieme quali sono prima di conoscere i diritti dei figli carnali e dei figli adottivi.

Figli carnali e figli incestuosi

L’unica differenza ancora presente può essere rinvenuta nel caso di figli incestuosi, ossia nati a seguito di un rapporto fra due persone legate da un vincolo di parentela. Questo, per considerarsi incestuoso, deve essere di in linea retta fino all’infinito, ed in linea collaterale di secondo grado [8]. Secondo il computo dei gradi, il figlio incestuoso è quello che nasce fra persone legate da una relazione di ascendenza o di discendenza (nonno, padre, figlio, nipote, ecc), e da un legame di fratellanza (fratelli di uno stesso genitore), escludendo quindi i rapporti indiretti dal terzo grado in poi.

La riforma ha coinvolto anche il caso del figlio incestuoso, attribuendo a quest’ultimo il diritto ad essere riconosciuto mediante autorizzazione del giudice, che procederà per tutelare gli interessi del figlio ed al fine di evitare qualsiasi pregiudizio. Anni addietro, il riconoscimento da parte dei genitori nei confronti del figlio incestuoso era vietato dalla legge, a meno che al tempo del concepimento uno o entrambi i genitori fossero in buona fede e non fossero a conoscenza del rapporto di sangue esistente fra loro. L’incesto era riconosciuto anche in presenza di un vincolo di affinità in linea retta (nuora con suocero, genero con suocera), ma veniva meno qualora fosse stato dichiarato nullo il matrimonio da cui derivava il rapporto di affinità.

In assenza di autorizzazione da parte del giudice (che può essere negata per motivi seri, come ad esempio per tutelare la persona contro ogni pregiudizio), al figlio incestuoso viene riconosciuto il diritto di ottenere un assegno vitalizio in sostituzione delle quote di successione che spettano ai parenti.
Attualmente la parola figlio incestuoso non compare nella legge, ma viene sostituita da una formula meno pesante, ovverosia ”figlio non riconoscibile” [9] .

Quali sono i casi particolari di adozione

La legge [10] prevede alcuni casi in cui l’adozione avviene in condizioni diverse da quelle tradizionali, come ad esempio quando un minore perde entrambi i genitori e viene adottato da un parente, oppure quando il figlio di una persona viene adottato dall’altro coniuge. In questo ultimo periodo, a seguito del riconoscimento delle unioni civili, i giudici della Cassazione si sono pronunciati a favore dell’adozione di un figlio da parte di un partner dello stesso sesso, nel momento in cui il minore sia figlio riconosciuto dal genitore biologico [11] [12]. In questo caso gli interessi del minore prevalgono rispetto alla questione se sia o meno opportuno concedere il diritto di essere genitori alle coppie omosessuali, poiché il minore instaura legami affettivi all’interno di quella che viene considerata famiglia a tutti gli effetti.

Ulteriore caso particolare è l’adozione delle persone di maggiore età [13] che viene generalmente riconosciuta a tutti coloro che non hanno discendenti. L’adozione di una persona di maggiore età non comporta vincoli di parentela fra adottante ed adottato, ma consente di ottenere diritti di successione al momento della divisione dell’eredità.

Quali diritti spettano ai figli carnali ed agli adottivi

Se esistono dei diritti nei confronti dei figli, al contrario i genitori hanno il dovere di provvedervi in maniera tale da mantenerli, istruirli ed educarli. E per farlo, i genitori devono prendere in considerazione le aspirazioni, le capacità e le inclinazioni della prole. Un tempo non si dava molta importanza alle diverse esigenze di un minore, come quella di poter scegliere il tipo di scuola da frequentare, il corso pomeridiano da seguire per le attività sportive o quelle ludiche, mentre oggi questi interessi vengono riconosciuti dalla legge.

I principali diritti dei figli si riducono a quattro doveri dei genitori: mantenimento, istruzione, educazione ed assistenza. Per quanto riguarda il mantenimento, esso è obbligatorio sempre e comunque nei confronti dei figli minorenni. I figli maggiorenni hanno diritto al mantenimento economico quando:

– non siano economicamente autosufficienti, e l’assenza di indipendenza economica non dipende da loro. Un esempio potrebbe essere il figlio che decide di seguire un corso universitario e si trova nell’impossibilità di lavorare per mancanza di tempo, oppure il figlio che ancora non è in grado di inserirsi nel mondo del lavoro;

– siano affetti da un handicap grave tale da impedire qualsiasi possibilità di trovarsi un lavoro.

Il mantenimento è di tipo economico, e riguarda le spese ordinarie e straordinarie. Al mantenimento sono chiamati entrambi i genitori in relazione alle proprie capacità economiche, anche nel momento in cui siano separati o divorziati. Ad esempio se una madre ha un contratto di lavoro precario e un padre lavora a tempo indeterminato, è possibile che la prima sia obbligata al mantenimento per una quota pari al 20%, mentre al secondo spetterà di provvedere al mantenimento per il successivo 80%. E la ripartizione è riferita soprattutto alle spese.

Il diritto all’istruzione [14] consiste in quella necessità di impartire al minore l’amore per la cultura, per l’arte e per la scienza, nonché di garantire l’accesso alle scuole di ogni ordine e grado. Quindi ciascun genitore deve provvedere affinché il figlio abbia i mezzi adeguati per frequentare anche corsi universitari, corsi extracurricolari e tutto ciò che riguarda l’ambito della cultura. Il questo caso, il diritto all’istruzione è strettamente connesso al diritto al mantenimento, a maggior ragione se il figlio ha raggiunto la maggiore età e decide di proseguire gli studi piuttosto che entrare nel mondo del lavoro.

Il diritto di ricevere un’educazione adeguata non contrasta con il dovere dei genitori di impartire regole fondamentali per il vivere civile. Educare significa formare il minore nel carattere e nella personalità, senza prevaricare le sue inclinazioni, ma seguendo una linea di insegnamento comune ad entrambi i genitori. L’educazione dovrebbe essere improntata al rispetto degli altri ed alla conoscenza delle regole alla base di una società, e dovrebbe evitare pregiudizi di qualsiasi genere.

Infine, il diritto all’assistenza morale va oltre ogni valutazione economica tipica del mantenimento. Si tratta dell’affetto e dell’empatia che entrambi i genitori devono riservare nei confronti di un figlio, non soltanto qualora esso fosse minorenne o portatore di handicap. L’assistenza morale si configura anche come un dovere di cura verso la prole, che ha bisogno di ricevere le giuste attenzioni a seconda delle esigenze che essi richiedono.

Altri tipi di diritti riconosciuti ai figli

Oltre a quelli appena definiti, la legge [15] individua ulteriori diritti a favore dei figli, sia carnali che adottivi, come ad esempio:

– il diritto di crescere in famiglia e di relazionare con i propri parenti (fra cui i nonni),

– il diritto di essere ascoltato per tutte le questioni e le procedure che lo riguardano,

– il diritto di scegliere liberamente la religione da seguire, anche qualora essa fosse in contrasto con la fede di uno o entrambi i genitori [16],

– il diritto all’identità, mediante attribuzione di nome e cognome [17],

– il diritto ad agire per la dichiarazione giudiziale di paternità [18],

– il diritto ad agire per il disconoscimento della paternità [19],

– il diritto di ereditare i beni di un genitore, per le quote stabilite in tema di successione legittima e di successione dei legittimari, con relativo diritto di procedere alle azioni di riduzioni qualora il testamento leda la quota indisponibile,

– il diritto di ricevere gli alimenti da parte dei genitori e, in loro assenza dagli ascendenti prossimi, anche in riferimento agli adottanti.

Un diritto ulteriore spetta solamente al figlio adottivo e non anche a quello carnale: è l’ipotesi in cui, raggiunto il venticinquesimo anno di età, è possibile accedere alle informazioni inerenti all’origine ed all’identità dei genitori biologici [20]. Si tratta di una serie di circostanze previste dalla legge in tutti quei casi in cui, ad esempio per motivi di salute o per consanguineità, diventi necessario conoscere il nome della famiglia di origine.

Anche i figli non riconoscibili (di cui sia impossibile ottenere l’autorizzazione al riconoscimento da parte del giudice) godono di un diritto in più rispetto agli altri: il mantenimento e l’educazione mediante azione giudiziale [21]. Se per i figli riconoscibili il mantenimento, l’istruzione e l’educazione sono la conseguenza naturale del rapporto di filiazione (e strettamente legati ad un dovere in virtù del riconoscimento da parte dei genitori), questo non succede per i figli non riconoscibili. Costoro si troverebbero nell’ipotesi in cui sul genitore non grava alcun dovere, e rimangono quindi sprovvisti di tutela. I figli non riconoscibili possono agire in giudizio per ottenere il mantenimento, per vedersi riconosciuto il diritto all’educazione ed all’istruzione, ma soprattutto per avere gli alimenti se si trovassero nell’impossibilità di provvedere autonomamente.

Cosa succede se i genitori non provvedono ai figli

In caso di contrasti nell’educazione, nell’istruzione e nel mantenimento dei figli, ciascun genitore può chiedere aiuto al giudice [22]: un esempio potrebbe essere quello di curare la malattia di un figlio o con le medicine tradizionali o con terapie omeopatiche [23]. Anche nella scelta della religione il giudice può essere chiamato per fornire un supporto, ed ogni qualvolta dovrà decidere in merito, avrà l’onere di ascoltare il minore che abbia compiuto almeno dodici anni. Le decisioni vengono assunte considerando principalmente gli interessi del minore, che potrebbero essere anche in conflitto con quelli dei genitori.

Ben più grave è l’ipotesi in cui i figli minorenni (sia adottivi che carnali) siano oggetto di molestie, di soprusi e di abbandono. In questo caso entriamo nell’ambito del penale, e la legge prevede ipotesi di reato anche gravi, come ad esempio l’abbandono di minori o di incapaci e la violenza sessuale [24].
Nelle ipotesi più gravi è prevista addirittura la perdita della patria potestà.

note

[1] L. n, 219 del 10.12.2012

[2] Art. 147 cod. civ.

[3] Art. 316 bis cod. civ.

[4] Art. 145 cod. civ.

[5] Art. 74 cod. civ.

[6] Art. 433 cod. civ.

[7] Art. 27 co. 3 L. n. 184 del 04.05.1983

[8] Art. 251 cod. civ.

[9] Art. 594 cod. civ.

[10] Art. 44 L. n. 184 del 04.05.1983

[11] Cass. sent. n. 12962/2016 del 22.06.2016.

[12] Cass. sent. n. 14878/2017 del 15.06.2017.

[13] Artt. 291 e ss cod. civ.

[14] Art. 30 Cost.

[15] Art. 315 bis cod. civ.

[16] Cass. sent. n. 24683 del 04.11.2013

[17] Per l’attribuzione del gonome della madre: Corte Cost. sent. n. 286 del 08.11.2016

[18] Art. 270 cod. civ.

[19] Art. 244 co. 3 cod. civ.

[20] Art. 28 co. 5 L. n. 184 del 04.05.1983

[21] Art. 279 cod. civ.

[22] Art. n. 316 cod. civ.

[23] Trib. di Roma ordinanza 16.2.2017

[24] Artt. 591 e 609 bis cod. pen.


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