Diritto e Fisco | Editoriale

Convivenza di fatto: come funziona

8 aprile 2018


Convivenza di fatto: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 aprile 2018



La convivenza di fatto indica,forse, più di ogni altra espressione la precarietà dei giovani e l’inversione di tendenza di chi si accinge a costruire una famiglia. Niente più matrimoni sfarzosi prembolo di una vita idilliaca e neanche più unioni civili. Dagli anni 2000 si parla di nucleo famigliare anche in assenza di un vincolo legale.

Sapresti dire che cosa è la convivenza di fatto e come funziona? Questo è il nocciolo dell’articolo: definire che cosa si intenda nel nostro ordinamento giuridico per convivenza di fatto e soprattutto spiegare al lettore, poco avvezzo al diritto, come essa funzioni in concreto, quali siano i comportamenti da tenere e come risolvere eventuali problemi insorti o che possono insorgere. Intanto cerchiamo di rispondere alla domanda come funziona la convivenza di fatto. Viene definita «di fatto» la convivenza tra “due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile”.
(Legge Cirinnà).

Quali sono le radici della convivenza di fatto?

Per semplificare la comprensione del testo e degli articoli che vengono prodotti sull’argomento della convivenza di fatto ricordiamo al lettore che questa viene frequentemente definita anche attraverso il ricorso all’espressione latina di “convivenza more uxorio” perifrasi analoga a quella che utilizziamo oggi, che richiama il mondo del diritto romano, dove questa tipologia di convivenza era già presente e conosciuta. Quindi possiamo sicuramente affermare che la convivenza di fatto ha radici molto antiche e nasce all’interno di una realtà, per certi versi, diversa da quella attuale.
Oggi i casi di convivenza di fatto, potremmo dire, sono all’ordine del giorno, essendosi registrata una forte diminuzione dell’unione di persone nel vincolo del matrimonio. Proprio per questo si è avvertita l’esigenza di offrire una regolamentazione ad un rapporto che non trovava disciplina puntuale in nessuna norma italiana.
Tuttavia la questione non è stata semplice da risolvere e sulla stessa si è sviluppato un acceso dibattito che ha dato vita ad un lungo iter legislativo, innovando il tema del diritto di famiglia.

Qual è la legge che disciplina la convivenza di fatto?

Nel 2016, finalmente, a seguito di ripetute richieste e lamentele da parte dell’opinione pubblica il Parlamento emana la c.d. “Legge Cirinnà” che si occupa proprio della necessità di regolamentare rapporti stabili tra persone non sposate.
Il lettore che voglia comprendere a fondo la disciplina su questa sorta di vincolo molto diffuso nel nostro secolo, pertanto, dovrà spendersi nella lettura della succitata legge della quale cercheremo di tracciare delle linee precise e definite.

Quando due persone possono essere definite conviventi di fatto?

Requisito fondamentale è la maggiore età. Due persone che si frequentano stabilmente, ancorché fidanzate, possono essere considerate conviventi more uxorio? La risposta è sì se c’è coabitazione, no se ognuno vive nella propria casa. Tuttavia la legge richiede anche un qualcosa in più. Due persone che semplicemente coabitano non possono dirsi legate da una convivenza legalmente riconosciuta.
Ad esempio due studenti universitari che vivano nella stessa casa non sono conviventi di fatto. La legge richiede che gli individui maggiorenni coabitino e siano uniti da uno stabile vincolo affettivo di coppia (senza distinzioni di sesso). Il vincolo deve essere poi caratterizzato da una reciproca assistenza morale e materiale. Non deve sussistere legame di parentela.

Che cosa si intende per coabitazione?

Letteralmente per coabitazione si intende il fatto che si viva nello stesso alloggio, pertanto i due soggetti devono avere dimora nello stesso Comune. Il dato non è espressamente indicato dalla norma ma si ricava implicitamente dalla lettura della disciplina sul tema dell’iscrizione all’anagrafe.

Che cosa si intende per coppia?

La coppia può essere formata indistintamente da persone di diverso sesso o dello stesso sesso (uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo).

Casi di coabitazione e legami di parentela che escludono la convivenza di fatto

Poniamo il caso di una coppia stabilmente convivente. Se ad esempio uno dei due individui od entrambi sono legati da pregressi rapporti di matrimonio od unione civile è escluso il riconoscimento dello status di conviventi di fatto.
La coppia di conviventi deve trovarsi in quello che viene tradizionalmente definito stato libero.
Per comprendere meglio facciamo un esempio: pensiamo a Tizio, che separato, inizia a convivere con la nuova compagna Mevia in questo caso non si potrà parlare di convivenza legalmente riconosciuta perché Tizio non si trova nello stato libero.
Se Tizio ha divorziato dalla precedente moglie ed inizia una convivenza con Mevia questa può dirsi legalmente riconosciuta? La risposta è, in tal caso, affermativa perché il precedente vincolo è cessato.
Altro aspetto da considerare è quello dei legami di parentela. Il nonno che conviva col nipote, la zia che conviva con il nipote, il fratello che coabiti con la sorella escludono la possibilità di parlare di convivenza di fatto.
La coppia che può essere riconosciuta come legalmente convivente deve essere formata da persone che non siano legate da rapporti di parentela.

Che cosa significa assistenza morale e materiale?

In questo caso l’espressione indica un requisito già conosciuto dal codice civile italiano da prima della legge del 2016 previsto dall’articolo 143 ed in parte applicabile anche all’ipotesi in esame.
L’assistenza morale si riferisce all’impegno spirituale di comprensione e rispetto reciproco.
L’assistenza materiale indica la possibilità del coniuge di pretendere la ripartizione degli oneri famigliari di cui si è fatto carico.

Che cosa si intende per iscrizione all’anagrafe?

La coppia che presenti tutti i suddetti requisiti e che voglia risultare stabilmente convivente presenta all’ufficio anagrafe del Comune di residenza una dichiarazione nella quale attesta di coabitare e dimorare nello stesso Comune. La dichiarazione può essere resa innanzi all’ufficiale dell’anagrafe oppure inviata telematicamente o per fax.
Attraverso la dichiarazione la coppia viene riconosciuta legalmente e costituisce a tutti gli effetti una famiglia con la conseguente possibilità di ottenere il certificato dello stato di famiglia attestante la loro ufficiale convivenza.

Accertamento della convivenza

La legge Cirinnà parla anche di accertamento della convivenza che secondo l’orientamento dominante avverrebbe proprio attraverso l’iscrizione all’anagrafe.

Quali sono i diritti spettanti ai conviventi di fatto?

La risposta a questa domanda ci permette di avere un quadro completo per capire cosa sia davvero la convivenza di fatto ma soprattutto quali siano in concreto i vantaggi di un simile riconoscimento e le differenze con l’istituto del matrimonio o dell’unione civile.

  1. Possibilità di visitare il partner in carcere;
  2. possibilità di visita, assistenza, accesso alle informazioni personali del partner in caso di malattia o ricovero del partner;
  3. la possibilità per ciascun componente della coppia di designare l’altro come legittimo rappresentante con poteri pieni in caso di malattia o morte. Designazione da effettuarsi obbligatoriamente in forma scritta ed
    autografata o alla presenza di un testimone;
  4. nel caso di morte del proprietario dell’abitazione comune il convivente superstite può continuare a viverci per un periodo di due anni,
    o pari alla convivenza se superiore a due anni (mai più di sei anni); il diritto di abitazione è aumentato a tre anni se c’è un figlio minore o disabile;
  5. nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il suo/la sua convivente ha la
    facoltà di succedergli nel contratto (comma 44);
  6. il partner può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno
    nel caso in cui il convivente venga interdetto, inabilitato o dichiarato beneficiario di amministrazione di sostegno;
  7. lo stesso diritto al risarcimento del danno spettante al coniuge in caso di decesso spetta al convivente di fatto;
  8. applicazione delle norme in tema di partecipazione alla gestione e agli utili
    dell’impresa famigliare;
  9. possibilità per il giudice di stabilire il diritto del convivente a ricevere
    gli alimenti dall’altro in caso di cessazione del rapporto quando si provi che lo stesso non sia in grado di provvedere al suo mantenimento o versi in stato di bisogno.

I figli nati fuori dal matrimonio o da unione civile ma in una convivenza di fatto che tutele hanno?

In questo caso è fondamentale che i figli nati da persone di sesso diverso vengano riconosciuti dai genitori che si dichiarano, appunto, padre o madre degli stessi. Il riconoscimento è presupposto sufficiente e necessario perché possa applicarsi in toto la disciplina della filiazione. Effettuato questo atto non ci saranno differenze tra figli nati dal matrimonio oppure all’interno di una convivenza di fatto ed i genitori, al pari di quelli sposati, diventano titolari nei loro confronti di diritti e doveri. In questo campo il diritto dal 2005 circa ad oggi ha fatto passi da gigante eliminando le differenze normative che vigevano in materia. Sono state ad esempio eliminate le discriminazioni in tema successorio o le diversità per quel che riguarda la disciplina processuale.

Cosa accade in caso di separazione dei conviventi di fatto e quali sono le regole per il mantenimento dei figli?

Se è vero che la legge Cirinnà nel caso di separazione di conviventi di fatto non prevede uno specifico obbligo al mantenimento del convivente debole ma un mero diritto agli alimenti, al contempo, è molto precisa per quanto riguarda il tema del mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio ma in una convivenza more uxorio.
Ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale alle proprie capacità reddituali ed economiche. Nel determinare il mantenimento il giudice deve tenere conto del tenore di vita che il figlio aveva quando la coppia era convivente, comparate le condizioni di ciascuno dei coniugi deciderà quale tra i due è tenuto alla corresponsione dell’assegno di mantenimento.

Se i conviventi di fatto si separano a chi vengono affidati i figli?

La totale parificazione dei figli naturali ai figli legittimi comporta l’applicazione delle norme previste per la disciplina dell’affido condiviso con l’applicazione del principio di bigenitorialità. Per garantire al figlio un sano equilibrio psico-fisico la legge stabilisce, solitamente, la collocazione fisica dello stesso presso l’abitazione del genitore maggiormente in grado di fornire cure, assistenza e presenza.
Anche se, va precisato, che non sono mancate decisioni in cui le Corti si sono pronunciate a favore del pernottamento presso il genitore non-collocatario, che di norma è secondo il diritto vigente, ancora il padre.
Può un genitore rinunciare all’affido basato sul meccanismo della bigenitorialità?
La risposta è da intendersi in senso negativo in quanto trattasi di un diritto del fanciullo e non dei genitori pertanto l’affido condiviso non è negoziabile.

Quando una coppia di fatto decide di separarsi deve necessariamente rivolgersi al Tribunale?

Sicuramente no, si tratta però di una strada percorribile quando si vuole essere sicuri di ottenere maggiori tutele.
La scelta di ricorrere al Tribunale può risultare particolarmente indicata soprattutto nel caso in cui la coppia abbia dei figli; questo perché gli effetti di una scrittura privata non sono vincolanti alla stessa stregua di un provvedimento del giudice.
Se i genitori riescono a raggiungere pacificamente un accordo circa l’affido e il mantenimento dei figli il problema è presto risolto, ma nella prassi le circostanze sono diverse e solitamente più burrascose. In tali circostanze è perciò consigliabile ricorrere all’esperienza e alla mediazione del giudice. Per fare ciò sarà sufficiente rivolgersi al legale di fiducia o farsene consigliare uno e depositare un ricorso al giudice nel quale esplicare le condizioni di affidamento e mantenimento.

Casi e consigli pratici

Aldilà della delicata tematica dei figli nati fuori dal matrimonio, l’argomento in esame è estremamente vasto e pone spesso degli interrogativi di carattere pratico cui può sembrare complesso trovare una risposta.

Quanti di voi conviventi di fatto si sono trovati nella situazione di capire come comportarsi dopo aver acquistato insieme un qualcosa?
-Se i conviventi durante la convivenza acquistano insieme un bene si ha contitolarità della cosa perché la stessa risulta dall’atto di acquisto, perciò il bene è di proprietà comune, e si applicheranno le norme previste sul tema dal codice civile. In caso di beni immobili è indispensabile un’intestazione formale ai due conviventi nel contratto di acquisto, nel caso di beni mobili invece la comproprietà può desumersi dall’esame delle circostanze in cui è maturato l’acquisto.
-Quando invece durante la convivenza i conviventi acquistano normalmente beni destinati a un uso comune, (ad esempio un’automobile, una casa e i relativi arredi o anche altri beni mobili, da una bicicletta a uno strumento finanziario) la proprietà resta del convivente che ha concluso il contratto, anche se l’altro ha contribuito al suo acquisto, a meno che non sia fatta una apposita pattuizione. Non si applicano le norme in tema di comunione legale previste per il matrimonio.
-Nel caso in cui venga acquistato un immobile durante la convivenza senza intestazione ad entrambi i conviventi la contitolarità può essere riconosciuta solo se si dimostra che vi è stata una donazione indiretta.

Come avviene la gestione del conto corrente bancario?
-Per quanto riguarda invece ad esempio il conto corrente bancario se i partners non prevedono la cointestazione ma solo la capacità di disporne (la sola firma sul conto) il titolare del conto può escludere l’altro.
-Se invece, il conto è cointestato essi sono comproprietari in parti uguali delle somme depositate. Se le somme versate appartengono esclusivamente o principalmente ad uno dei contitolari l’altro può disporre delle somme in esso depositate? Sì, proprio perché a monte è stata stabilita una contitolarità.

Come tutelarsi a seguito della separazione nel caso in cui si subisce estromissione dalla casa da parte dell’altro convivente?
-Se l’ex convivente subisce l’estromissione violenta o clandestina della casa da parte dell’altro convivente può esercitare nei confronti di quest’ultimo le azioni possessorie (azione di spoglio) anche se non vanta un diritto di proprietà sull’immobile.

In caso di morte del convivente il partner può ottenere dei permessi lavorativi?
Il convivente ha in tali situazioni il diritto di ottenere un congedo lavorativo.

Nel caso di lavori di ristrutturazione le norme di detrazione fiscale previste per i coniugi sono applicabili ai conviventi di fatto?
Il diritto alla detrazione dall’imposta lorda prevista per le spese di ristrutturazione di un immobile è previsto parimenti per i coniugi e per i conviventi di fatto ma per ottenere la detrazione la convivenza dev’essere iniziata prima dell’inizio dei lavori; l’onere della prova spetta al contribuente.

I conviventi di fatto possono adottare?
Ai conviventi di fatto è preclusa l’adozione, tranne che in condizioni particolari. Ammessa l’adozione di maggiorenni.
Nel caso di coppie dello stesso sesso è possibile il solo riconoscimento del figlio del convivente (stepchild adoption).

E’ ammesso il ricorso alla procreazione assistita?
Solo per coppie di individui di sesso diverso. In questo caso il riconoscimento del figlio consegue automaticamente alla pratica e non è più a discrezione dei genitori. E’ vietato il ricorso alla pratica della madre surrogato.


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1 Commento

  1. Grazie per l’articolo, ma avrei bisogno di un esempio specifico:

    Se la mia ragazza viene a vivere a casa mia per un anno senza firmare contratti di convivenza e poi io decido di lasciarla, lei ha diritto ad alimenti? Io ho paura di essere forzato da un giudice a pagare alimenti senza nessun tipo di contratto di convivenza in atto.

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