Diritto e Fisco | Editoriale

Gli enti pubblici che controllano i redditi e le tasse pagate

8 Aprile 2018


Gli enti pubblici che controllano i redditi e le tasse pagate

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Aprile 2018



Gli evasori fiscali possono essere smascherati grazie alle numerose strumentazioni messe a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e a chi ha il compito di controllare redditi e tasse.

Ogni anno si stimano evasioni fiscali per oltre cento miliardi di euro, ed il numero sembra essere destinato ad aumentare. Nonostante molte persone cercano la scorciatoia migliore per sottrarre al Fisco i propri redditi, le strumentazioni di oggi consentono alle agenzie fiscali di individuare i furbetti. Tra redditometro, spesometro e, da ultimo, risparmiometro a cui si aggiungono indagini sempre più sofisticate, evadere le tasse non è più così semplice, poiché ogni piccolo movimento, ogni minima transazione passa (per via diretta o mediata) sotto la lente del Fisco. Se la disciplina tributaria è una matassa ingarbugliata di difficile interpretazione, esistono però enti e soggetti giuridici il cui compito consiste nell’accertare la regolarità dei contribuenti, e per farlo fanno affidamento su personale qualificato e su software di ultima generazione. Un ulteriore supporto viene fornito dalla legge [1] che, a discapito di privacy e di tutela del cittadino, consente di accedere ad una serie di informazioni che possono fornire dati utili sulla situazione reddituale di una persona. Ma vediamo insieme quali sono gli enti pubblici che controllano i redditi e le tasse pagate.

Quali sono i soggetti che si occupano di fisco

Quando si parla di Fisco, il riferimento all’Agenzia delle Entrate ed all’Agenzia Entrate Riscossione (ex Equitalia) è immediato: chi non conosce i due principali enti colpevoli di mettere alla gogna l’onesto cittadino? Cartelle esattoriali gonfiate, sanzioni salate ed accertamenti inopportuni causano non pochi problemi a chi, quotidianamente, cerca di mettere insieme qualche soldo per far fronte alle esigenze principali. Sicuramente questi due enti hanno il compito di smascherare i furbetti delle tasse che, con la complicità di esperti nel settore finanziario, riescono ad aggirare anche le norme più severe. Ma non mancano casi in cui le cartelle esattoriali fanno riferimento al mancato pagamento del bollo auto, oppure all’errata determinazione della base imponibile in un determinato periodo d’imposta.

Detto ciò, i principali enti che si occupano dell’accertamento e della riscossione di tutti i tributi (quindi imposte, tasse, bollo auto, canone Rai, Ires, Irpef, Irap, Tasi Imu, ecc) sono:

  • l’Agenzia delle Entrate,
  • la Guardia di Finanzia,
  • gli enti locali (comuni, Regione)
  • l’INPS
  • l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli,
  • l’Agenzia Entrate e Riscossione
  • le amministrazioni fiscali estere,
  • il Dipartimento delle Finanze del MEF.

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza hanno compiti simili fra loro ed entrambi si occupano principalmente dell’accertamento e della riscossione dei tributi, a prescindere dalla denominazione. Con specifico riferimento alla Guardia di Finanza, l’organo militare ha anche il potere di agire con funzione di polizia giudiziaria per indagare su tutti quei reati che hanno come elemento in comune l’economia o la finanza.

Gli enti locali, l’Agenzia delle Dogane, l’ex Equitalia ed il MEF sono organismi ausiliari che supportano le attività principali svolte dall’AE e dalla GdF. Inoltre, agli stessi organi possono essere deputate funzioni specifiche (come ad esempio quella di riscuotere un tributo non versato mediante notifica della cartella esattoriale), tutte disciplinate dalla legge che, in questo caso, legittima le attività poste in essere da questi enti.

In alcuni casi è possibile che la gestione diretta di alcuni tributi (ad esempio quelli comunali, come l’IMU, le tasse sull’acqua, ecc) venga delegata a società private il cui compito principale sarà quello di occuparsi della riscossione. Lo scopo è quello di affidare a soggetti abilitati, con competenze specifiche nell’ambito delle imposte, una serie di servizi che lo stesso ente non riesce a garantire senza peccare di inefficienza.

Quali sono le funzioni dell’Agenzia delle Entrate

Sicuramente l’organo principale che si occupa dell’accertamento dei redditi e del pagamento delle tasse è l’Agenzia delle Entrate, che gode di un’ampia autonomia sia nell’organizzazione che nella gestione dei compiti affidati dalla legge [2]. L’Agenzia svolge servizi relativi alla amministrazione, alla riscossione e al contenzioso dei tributi, che siano essi imposte, tasse, diritti o entrate erariali e locali. La funzione principale rimane quella dell’accertamento che consiste in una serie di attività volte a verificare la veridicità dei dati forniti dal contribuente rispetto a quanto viene prescritto dalla normativa tributaria. In altre parole, i funzionari dell’AE hanno il compito di analizzare tutto quello che viene inoltrato in sede di dichiarazione dei redditi (ma anche quello che non viene inoltrato) e di confrontarlo con alcuni dati desumibili, ad esempio, dal possesso di alcuni beni, dalle spese effettuate in un determinato periodo oppure dalle somme depositate sul proprio conto corrente.
L’analisi è il frutto di un controllo accurato, che deve portare a risultati il più possibile veritieri per poter insinuare l’accusa di evasione o di elusione fiscale.

L’accetamento riguarda principalmente:

  • le imposte dirette inerenti al patrimonio di una persona fisica o di una società (Irpef, Ires, Irap),
  • le imposte indirette (IVA, imposte di registro, ipotecarie e catastali, imposte per successioni e donazioni),
  • le imposte erariali o locali la cui gestione non è affidata ad altri enti,
  • i contributi previdenziali e assistenziali che vengono versati all’INPS da parte dei liberi professionisti, degli imprenditori, dei soci o dei datori di lavoro.

Poiché la mole di lavoro potrebbe risultare imponente, l’Agenzia delle Entrate utilizza software ed algoritmi capaci di incrociare alcuni dati e di segnalare delle anomalie in caso di scostamenti importanti. In questo caso, l’accertamento si trasforma in procedimento istruttorio in cui il contribuente può essere chiamato a fornire delucidazioni circa le anomalie risultate a seguito del controllo. In alcuni casi, l’AE può eseguire ispezioni, anche con l’ausilio della Guardia di finanza, presso i locali commerciali, gli uffici professionali e, in casi estremi, a casa del contribuente.

All’attività di accertamento si affianca quello del controllo, sia automatico che formale, rivolto alle dichiarazioni dei redditi. Come detto poc’anzi, con criteri selettivi e programmi sempre più all’avanguardia si individuano quelle situazioni di evasione fiscale. Se dall’accertamento risultano prove tali da far presumere un comportamento del contribuente non conforme alla legge, ad esso sarà notificata una cartella esattoriale volta al recupero delle somme sottratte alle casse dello Stato (attività di riscossione). L’importo della cartella sarà maggiorato con sanzioni amministrative e interessi.

Quali sono i compiti della Guardia di Finanza

Anche alla GdF spetta il compito di accertare i redditi di cittadini ed imprese. Essa viene conosciuta come polizia tributaria la cui funzione principale consiste nel prevenire, ricercare e denunciare le evasioni e le violazioni finanziarie. L’organo ha una funzione ulteriore rispetto all’AE, in quanto si occupa soprattutto di quei reati economici che possono ledere l’economia pubblica e gli interessi di privati, come la truffa, il riciclaggio di denaro sporco, il contrabbando, la ricettazione di opere d’arte e, non da ultimo, la violazione dei diritti di proprietà intellettuale e di proprietà industriale.
La GdF coopera proprio con l’Agenzia delle Entrate attraverso una serie di attività istruttorie finalizzate all’accertamento dei redditi di un soggetto, e lo fa con ispezioni ed indagini, anche in concomitanza con un procedimento penale. In effetti, quando sussiste il presupposto di un reato (ad esempio quello del riciclaggio) è necessario reperire tutte quelle prove che possono essere portate in giudizio per accusare qualcuno.
La GdF lavora in quei casi in cui si presume che una persona riceva indennità previdenziali non dovute, oppure occulta ingenti capitali esportandoli all’estero, e come accade per l’AE, può eseguire ispezioni nella proprietà privata o presso i locali commerciali.

La collaborazione fra Fiamme Gialle ed AE avviene con un continuo scambio di informazioni che si trasmettono l’un l’altro in sede di accertamento: in questo modo è possibile procedere alle indagini evitando ripercussioni negative nei confronti del contribuente.
La Guardia di Finanza gode di alcuni poteri che gli permettono di agire in maniera autonoma, ma per farlo deve essere legittimata dalla legge [3] [4]. Ad esempio, per poter accedere nei locali commerciali di un imprenditore deve ottenere un’Autorizzazione dal Comando Regionale di cui fa fede. Attenendosi a tutte le normative del settore, le prove ottenute dall’ispezione potranno essere utilizzate durate un giudizio che deciderà sulla colpevolezza o meno del presunto evasore.

Come per l’AE, anche la GdF può avere accesso all’anagrafe tributaria e alle banche dati in possesso degli enti creditizio (come banche ed istituti finanziari) per la verifica di conti corrente, rapporti finanziari, depositi e libretti di risparmio da cui è possibile ottenere informazioni utili circa l’accertamento dei redditi di una persona.

Quali sono le mansioni dell’Agenzia Entrate Riscossione

Fino a qualche anno fa era conosciuta come Equitalia ma, a partire dal 2011 [5], ha cambiato denominazione diventando oggi l’Agenzia Entrate Riscossione. A tale organismo viene affidato il compito di recuperare tutte quelle somme evase, attraverso la gestione delle cartelle esattoriali inoltrate dall’Agenzia delle Entrate e dagli enti pubblici locali. Si tratta di un ente pubblico economico dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, contabile e gestionale. Esso, in un’ottica di efficienza, cerca di attivare tutte le strumentazioni necessarie per la riscossione dei tributi, e lo fa inoltrando entro i termini previsti dalla legge la cosiddetta ”cartella esattoriale”.

A differenza degli organismi precedenti, l’Agenzia Entrate Riscossione non si occupa dell’accertamento dei redditi ma svolge la fase finale dell’istruttoria messa a punto dall’AE e dalla Guardia di Finanza. Costoro sono infatti amministrazioni pubbliche che hanno il potere di accedere alle informazioni patrimoniali dei privati cittadini e delle imprese, mentre l’ex Equitalia è un organismo privato che gestisce un pubblico servizio ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero delle Economie e delle Finanze. L’organismo ha già a disposizione tutti i dati necessari per inoltrare la cartella esattoriale e recuperare, anche coattivamente, le somme che spettano allo Stato ed agli enti locali. L’Agenzia Entrate Riscossioni funge da tramite fra ente pubblico e privato cittadino, con uffici dislocati su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sicilia. Quest’ultima si avvale di un altro organismo, denominato Riscossione Sicilia SpA ed opera sull’isola con gli stessi compiti e le medesime funzioni che spettano all’Agenzia Entrate Riscossioni.

Come agiscono gli enti locali nell’accertamento delle tasse

La legge attribuisce a Regioni e Comuni la possibilità di determinare alcune imposte nei limiti indicati da alcune normative. Un esempio fra tutti potrebbe essere l’IMU il cui ammontare deve attenersi ad alcuni parametri, fra cui la rendita catastale dell’immobile. I Comuni, ad esempio, riscuotono le tasse sull’acqua e sui rifiuti ed inviano annualmente un modello F24 a tutti i residenti, all’interno del quale sono presenti le somme da versare entro un termine di scadenza.
Anche gli enti locali possono procedere all’accertamento non tanto dei redditi, quanto delle tasse non versate dal cittadino e dalle imprese, e le normative di riferimento sono due leggi specifiche. La prima riguarda il procedimento amministrativo [6], la seconda lo Statuti dei Diritti del Contribuente [7]. In semplici parole, il Comune può accedere ad una serie di atti che riguardano il cittadino e, attraverso l’analisi dei dati riscontrati, avvia un procedimento amministrativo nei confronti del privato. Il procedimento si conclude con un atto motivato, inoltrato all’interessato per mezzo di notifica e quest’ultimo ha modo di impugnarlo nelle opportuni sedi. Sempre se lo reputa lesivo di un proprio interesse.

Di solito, il Comune invia la cartella esattoriale quando, ad esempio, accerta che l’IMU di un immobile non è stata versata dal proprietario dello stesso, oppure quando le tasse sull’acqua non sono state pagate in tempo. L’ente ha un tempo di cinque anni per notificare l’avviso, mentre il contribuente può agire contro il Comune entro 60 giorni dal ricevimento della cartella.
Come per tutti i tributi non riscossi, quelli comunali sono maggiorati di sanzioni ed interessi che devono essere versati entro la scadenza di 60 giorni dalla notifica dell’atto. In caso contrario, e qualora il cittadino non abbia fatto ricorso, l’ente ha tutto il diritto di procedere alla riscossione, avvalendosi (se lo reputa necessario) di società private specializzate al recupero dei crediti.

Cosa può fare il cittadino in caso di accertamento

Spesso accade che una cartella esattoriale sia ingiustificata e venga inoltrata al contribuente. Costui gode di diversi strumenti legali che gli permettono di tutelarsi contro l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia Entrate Riscossioni e contro gli enti locali. Può farlo impugnando la cartella ed avvalendosi di un esperto in materia che si occuperà di impostare il ricorso contro l’organismo notificatore. Per la maggior parte dei tributi, la competenza è delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali che emetteranno la sentenza a favore o contro il cittadino.

In caso di ispezioni da parte della Guardia di Finanza presso le strutture commerciali, esse devono mostrare all’interessato la relativa autorizzazione all’interno del quale è contenuta l’identità degli agenti e le motivazioni delle indagini. In assenza di questo atto, il privato ha tutto il diritto di rifiutarsi alla richiesta avanzata dalla GdF.

Quando viene notificato un atto da parte del Comune, è possibile replicare con una raccomandata A/R o per mezzo di Posta Elettronica Certificata ed inviare la documentazione necessaria per contestare le presunzioni dell’ente. Ad esempio, se la cartella fa riferimento all’IMU di un immobile già venduto in precedenza, l’atto del notaio che attesta il passaggio di proprietà può essere utilizzato come prova.

note

[1] Art. 11 co. 2 e 3 del D.L. n. 201 del 06.12.2011

[2] Art. 62 D. Lgs. n. 300 del 30.07.1999

[3] Artt. 30 e ss della l. n. 4 del 07.01.1929

[4] Art. 33 del D.P.R. n. 600 del 29.09.1973

[5] D.L. n. 193 del 22.10.2016

[6] L. n. 241 del 07.08.1990

[7] l. n. 212 del 27.07.2000


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