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Lo sai che? Assegno divorzile: è possibile rinunciarvi?

Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 aprile 2018

Sono divorziata dal 2015 e vorrei rinunciare agli assegni degli alimenti che mi passa il mio ex marito. Come posso fare? 

Il quesito posto, facendo riferimento al divorzio avvenuto nel 2015, lascia desumere che l’espressione assegni alimentari si riferisca più propriamente ad un assegno divorzile, ossia quel contributo che il marito della lettrice le versa mensilmente per come stabilito dal giudice che ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del vostro matrimonio. 

Se così è, si deve anche supporre che dal momento della pronuncia della sentenza di divorzio la lettrice abbia avuto un miglioramento delle sue condizioni economiche che le consente oggi di poter fare a meno del predetto contributo da parte dell’ex coniuge, tanto più che l’assegno in questione non può essere disposto su libera iniziativa del magistrato, ma solo nel caso in cui il coniuge economicamente più debole (la lettrice) gliene abbia fatto espressa richiesta in giudizio o i coniugi abbiano raggiunto un accordo divorzile in tal senso. 

Ciò detto, dando per scontato che certamente il marito non avrà alcuna difficoltà ad accogliere l’istanza della lettrice, sono diverse le possibilità che la stessa ha per rendere la rinuncia effettiva. 

1) Una prima, è quella di redigere una scrittura privata nella quale la lettrice, dichiarando la propria attuale autosufficienza, dichiara espressamente di rinunciare d’ora innanzi all’emolumento stabilito in sede di divorzio. Sarebbe ancora meglio se tale scrittura, oltre che recante la sottoscrizione della lettrice e quella del suo ex marito, fosse redatta e sottoscritta da un avvocato (anche lo stesso che l’ha assistita nella domanda di divorzio). 

2) Altra strada, più opportunamente praticabile in quanto assicurerebbe ad entrambi un titolo (provvedimento giudiziario) incontestabile, è quella di chiedere congiuntamente la revisione delle condizioni economiche di divorzio. Si precisa congiuntamente perché la procedura congiunta è molto più snella e da spazio a diverse possibilità: 

– quella (tradizionale) di rivolgersi al tribunale con l’assistenza di un unico avvocato: in tal caso verrà fissata un’udienza nella quale la lettrice e il suo ex marito dovranno semplicemente confermare le nuove condizioni economiche del divorzio che il giudice si limiterà ad approvare;

– quella di firmare una convenzione di negoziazione assistita da avvocati. In tal caso eviterebbero l’udienza in tribunale perché l’intera procedura sarebbe gestita dai loro avvocati (uno per parte) che dovranno depositare l’atto prima in Procura al fine di ottenere il visto del Pubblico ministero e di seguito presso gli uffici del Comune; 

– quella, economicamente più conveniente (in quanto vi sarebbe da sostenere il solo costo della marca da bollo), di rivolgersi presso gli uffici di Stato civile senza la necessaria assistenza di un avvocato. Tale procedura (c.d. “fai da te”) è consentita, tuttavia, solo se non vi sono figli minori o maggiorenni autosufficienti (perché in tal caso è obbligatoria la scelta tra le due procedure poc’anzi indicate). L’Ufficiale dello Stato Civile riceverà dagli ex coniugi la dichiarazione che essi intendono modificare le condizioni di divorzio con la previsione di una rinuncia da parte della lettrice all’assegno divorzile. L’atto contenente l’accordo verrà compilato e sottoscritto immediatamente dopo il ricevimento delle dichiarazioni delle parti e avrà il medesimo valore di un provvedimento del giudice. 

Si fa comunque presente che la eventuale rinuncia non precluderebbe in futuro alla lettrice la possibilità di chiedere nuovamente che le venga riconosciuto il diritto ad un assegno divorzile. Ciò in quanto la sua attuale volontà si basa su una condizione di autosufficienza che potrebbe anche venir meno in futuro. 

Ed anzi, vi è pure che se attualmente l’importo percepito dalla lettrice da parte del suo ex marito ha natura solo alimentare (cioè serve solo a provvedere ai suoi bisogni primari di vita) un accordo di rinuncia all’assegno, non accompagnato da un’effettiva autosufficienza della lettrice, sarebbe addirittura nullo per la legge (essendo il diritto agli alimenti irrinunciabile e imprescrittibile). 

In ogni caso, il consiglio alla lettrice, prima di operare questa scelta è quello di valutare la sua decisione con attenzione (meglio se su consiglio dell’avvocato che l’ha assistita nel divorzio). Ciò in quanto se la stessa in futuro dovesse semplicemente pentirsi della scelta che oggi vuole operare, non le sarà possibile tornare indietro, essendo comunque necessario, ai fini di una ulteriore revisione dell’accordo, che sussistano fatti nuovi rispetto al momento in cui è stata raggiunta questo nuova intesa. 

Vi è poi che negli ultimi tempi l’orientamento dei giudici in tema di presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile sta notevolmente mutando in favore di una nuova interpretazione della legge che non vede più (come era in passato) nell’assegno di divorzio un contributo destinato a garantire al coniuge più debole il tenore di vita goduto durante il matrimonio, bensì una funzione sempre più vicina al più semplice sostegno alimentare. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano 


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