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Lo sai che? Maternità surrogata: cosa prevede la legge in Italia e negli altri Stati

Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2018

Aspetti e implicazioni legali della maternità surrogata in Italia e altri Stati.

Si sente molto parlare di maternità surrogata, cioè di donne che si prestano a portare a termine una gravidanza rinunciando poi al figlio messo al mondo per donarlo alle coppie. L’argomento è di estrema delicatezza per quei i genitori, e in particolare le donne, che non riescono ad avere figli per i motivi più diversi. Molti lo vedono come l’alternativa all’adozione, altri come l’unico modo per avere un figlio che abbia davvero lo stesso sangue. La madre surrogata, infatti, accoglie un ovulo fecondato con le tecniche della moderna ingegneria genetica.
In Italia la legge vieta tassativamente che si possa mettere un atto qualcosa del genere, mentre in alcuni dei Paesi che formano gli Stati Uniti è possibile, anche se con regole diverse a riguardo. Si tratta di un fenomeno diffuso soprattutto tra le classi sociali medio-alte, per il quale sono nate diverse agenzie che mettono in contatto le donne con le coppie che vogliono avere un figlio, o anche più di uno, sia etero che gay.
Ma vediamo meglio, in materia di maternità surrogata, cosa prevede la legge in Italia e negli altri Stati. 

Le legge sulla maternità surrogata in Italia

In Italia c’è una legge che regola la maternità surrogata, vietata dal nostro ordinamento [1]. Violarla significa avere ripercussioni penali e amministrative per chiunque e in qualsiasi modo favorisca questa pratica. In particolare si tratta di medici, infermieri, avvocati, cliniche e anche agenzie che fanno da tramite tra le coppie che vogliono un figlio e le donne che si rendono disponibili a portare a termine una gravidanza per altri.
In base a questa legge non è escluso che siano perseguibili le stesse donne che si prestano a tale pratica e anche agli eventuali donatori di materiale genetico.
Chi ambisce alla maternità surrogata di solito sono le coppie che non possono avere un figlio anche per motivi di sterilità.
In altre parole si tratta del cosiddetto “utero in affitto” in quanto reso disponibile dietro pagamento e in Italia non è strada assolutamente percorribile.
Tale pratica andrebbe anche contro a un articolo del codice civile, che afferma appunto che madre naturale è colei che ha partorito il bambino.
In tal senso non sarebbe possibile attribuire la maternità se non c’è questa condizione, anche nel caso in cui il materiale genetico appartenesse alla donna che ha affittato l’utero.
In tal senso è bene precisare che lo stesso problema non si pone nel caso di una fecondazione eterologa. La fecondazione eterologa prevede che sia impiantato nell’utero un ovulo donato da un’altra donna, ma fecondato con lo sperma del marito o fidanzato.
Questo è un caso in cui sussiste comunque la maternità di natura, in quanto il bambino viene partorito dalla madre, che diventa a tutti gli effetti quella naturale secondo la legge italiana. Vediamo allora, sulla maternità surrogata cosa prevede la legge in Italia e negli altri Stati.

Maternità surrogata di coppie italiane all’estero

I casi di maternità surrogata all’estero di coppie italiane che desiderano un figlio sono in continua continuo aumento e questo ha portato a intentare diverse cause. Queste ultime hanno dovuto affrontare il problema di dover registrare l’atto di nascita di un bambino nato all’estero che doveva essere trascritto all’anagrafe italiana.
Si tratta di un’operazione che tecnicamente a livello legislativo non è facile, anzi è impossibile.
L’ostacolo è rappresentato dal fatto che di fatto vengono rese delle dichiarazioni non vere all’Ufficiale di Stato, in quanto la madre naturale non c’è, specie nel caso di donne single. In alcuni casi per questi bambini è stata disposta la disponibilità all’adozione o comunque sono state avviate delle battaglie legali perché le coppie non perdessero i figli.
Oltre alle questioni strettamente legislative, che sono contrarie a quanto disposto dal nostro ordinamento, si pongono anche quelle etiche.
In Italia il dibattito continua, specie per le coppie che si trovano a dover provare il fatto di essere genitori a seguito della scelta di una maternità surrogata.

La maternità surrogata negli Stati Uniti

In altri Paesi, tra cui il Regno Unito, l’India e appunto gli Stati Uniti è legale avere dei figli con la maternità surrogata. Nello specifico è possibile in Paesi come il Colorado, il Texas, il Connecticut, la Florida, il Massachusetts e lo Utah. Sono in tutto 8 che ammettono questa pratica, Sono 4 invece quelli che la vietano espressamente nel loro ordinamento e sono Arizona, Washington, New York e un distretto della Colombia. Nei rimanenti Stati non esistono leggi che espressamente la vietano o la consentono.
Negli Stati Uniti appena citati questa è una pratica diffusa ormai da molti anni, ma è bene fare molta attenzione alle leggi che sono diverse nei vari Paesi.
Sono le agenzie che mettono in contatto le coppie e le donne che si prestano per una maternità surrogata. Tali agenzie si occupano della stipula del contratto tra le parti, dove vengono enunciati in modo chiaro diritti e doveri dei contraenti.
Tra questi è contemplato anche cosa può avvenire, nel caso i genitori che hanno preso una madre in affitto, dovessero venire a mancare prima del tempo. C’è la necessità di specificare chi sarà a prendersi cura del bambino in una tale evenienza e di solito si tratta proprio della madre che lo ha partorito.

Chi sono le donne della maternità surrogata

La questione etica che è presente in Italia non si pone per le donne che hanno deciso di prestarsi negli Stati Uniti per la maternità surrogata.
In alcuni Stati devono superare severi controlli medici e avere altrettanti requisiti per essere definite idonee a tale compito.
Il buono stato di salute e l’età sono tra i requisiti essenziali. In particolare non devono aver avuto malattie ereditarie, infettive o mentali. Non sono ammesse neppure quelle con un passato di alcool o droga o che abbiano subito interventi, che potrebbero in qualsiasi modo inficiare la gestazione.
Si tratta, quindi, di donne sane che non devono superare l’età di 35 anni e la cui età minima è in genere intorno ai 20 anni. In altri Stati come in Ucraina si richiede che siano sposate e con altri figli.
In alcuni di questi Paesi d’oltreoceano dove è ammessa la maternità surrogata, ci sono altri requisiti che riguardano la situazione patrimoniale delle madri che danno l’utero in affitto.
A queste donne è richiesto un reddito alto, in modo da evitare che la maternità surrogata diventi “merce di scambio” per quelle in condizioni di indigenza, che potrebbero anche essere sfruttate. In questo modo si combattono le truffe, i traffici di essere umani e anche eventuali azioni illegali di coppie che vogliono un figlio a tutti i costi. L’intento è quello di promuovere una maternità solidale che non sia influenzata soltanto dall’aspetto economico e dagli interessi.
Purtroppo però esiste un “mercato” parallelo di donne che proprio per soldi mettono in vendita il loro corpo a coppie che per un qualsiasi motivo decidono di scavalcare il sistema giuridico.
Succede anche in Italia, dove in assenza di una legge che tuteli il nascituro a seguito di questo tipo di “contrattazioni”, si rischia di lasciarlo senza una famiglia e di affidarlo a istituti di accudimento e servizi sociali.

Il ruolo delle agenzie di maternità surrogata

Le agenzie per la maternità surrogata seguono da vicino tutto il percorso che dovranno affrontate le coppie e la madre surrogata.
Questo comprende anche l’intervento per impiantare nell’utero l’ovocita già fecondato e che contenga il materiale genetico della coppia committente.
Questa viene chiamata in gergo maternità surrogata tradizionale. Per quelle coppie che invece hanno problemi di sterilità o per quelle omosessuali, è ammesso anche l’impianto di ovuli che provengano da genitori diversi, oppure che utilizzino il materiale genetico di uno dei due.
A tale proposito è bene precisare che negli Stati Uniti esistono banche di ovuli e sperma che vengono utilizzati dalle suddette coppie. La prassi vuole che siano pagati per la donazione del materiale genetico e in alcuni casi che risultino anche sulla documentazione che accompagna il certificato di nascita del bambino all’estero. Il alcuni Stati la legge consente la maternità surrogata soltanto se i donatori di ovuli e spermatozoi sono i futuri genitori. In altri casi bisogna essere eterosessuali, legalmente sposati e provare una situazione patrimoniale che possa essere adeguata alla nascita di un bambino.
Ci sono anche Stati che accettano qualsiasi condizione in cui si presenti la coppia, che sia etero o gay e che abbia i mezzi di sostentamento adatti.
Le agenzie stabiliscono anche il compenso per la “prestazione”, che varia da Stato a Stato. Potrebbe essere rappresentato soltanto dalle spese sostenute dalla donna durante la gestazione, oppure comprendere una cifra assai più consistente. I contratti che vengono stipulati non sono tutti uguali e prevedono che la madre surrogata consegni il bambino ai genitori al momento della nascita, senza più alcuna pretesa.
Ci sono dei casi in cui questo non avviene e la stessa donna non accetta di separarsi dal bambino, ma sono rari.
In tal caso si avviano contenziosi legali, che portano solitamente alla vittoria della coppia.
Alcune donne possono anche rifiutare il compenso in quanto a favore delle cosiddette gravidanze altruistiche.

La maternità surrogata in Ucraina

E’ stato il primo Paese dove le coppie italiane impossibilitate ad avere figli si sono recate.
La pratica è accettata con grande normalità e c’è un apparato di più di 50 cliniche che si occupano sia dell’intervento di fecondazione assistita che della nascita dei bambini.
I requisiti delle gestanti devono essere quelli di un’età compresa tra 19 e 35 anni, sposate, con figli e con un reddito congruo. I controlli accertano che siano in ottima salute e c’è l’obbligo che il bambino abbia almeno il 50% del patrimonio genetico dei genitori che lo alleveranno. E’ ammessa quindi la fecondazione eterologa tramite la donazione del materiale genetico maschile e femminile.
Il costo in Ucraina della maternità surrogata si aggira intorno ai 30 mila euro e la donna ne riceve 10 mila. La cifra è di un certo riguardo in quanto le retribuzioni sono molto basse in questo Paese.

Maternità surrogata nel Regno Unito

Nel Regno Unito la maternità surrogata è permessa fin dal 1985, ma a titolo gratuito. Le uniche spese previste sono quelle durante la gravidanza.
Questa pratica è permessa solo a chi è residente in Gran Bretagna soprattutto tra parenti e amici. Il certificato di nascita si ottiene entro 6 mesi dalla nascita dal bambino a seguito di un’udienza in tribunale. È anche accettata la fecondazione autologa, con la donazione di ovuli e spermatozoi, quindi anche per le coppie gay. Il nascituro avrà quindi la metà del patrimonio genetico di uno dei genitori.

La maternità surrogata in India

In India la legge sulla maternità surrogata impone che non possa essere praticata con cittadini stranieri, per evitare che diventi una “compravendita” di esseri umani.
La donna che porterà a termine la gravidanza può essere sia sposata che single. Nel primo caso è necessario che ottenga il permesso del marito e in nessun caso di possono superare 5 gravidanze. L’età minima per accettare questo “incarico” è di 21 anni e quella massima di 35. In India non è ammesso l’utero in affitto per le coppie gay e per chi è single, mentre il costo totale si aggira anche in questo caso intorno ai 30 mila euro. La gestante riceve un compenso di 6 mila euro e solo in alcuni casi viene seguita sia a livello medico che psicologico da una clinica durante tutto l’arco della gravidanza. In questo Paese il rischio che una tale pratica porti allo sfruttamento è molto alta.

La maternità surrogata in Grecia

La Grecia ha permesso la maternità surrogata dal 2014 ed consentita anche ai cittadini stranieri. Questo ha consentito a tante coppie con problemi di sterilità specialmente in Europa di avere un figlio. In Grecia come in Gran Bretagna si tratta di gravidanze solidali, in quanto la madre surrogata ha un compenso massimo di 10 mila euro. Si tratta del rimborso di spese durante la gestazione e delle conseguenti giornate di lavoro che dovrà perdere. Ai futuri genitori la maternità surrogata ha un costo che si aggira sui 20 mila euro.
La parte amministrativa consiste nella richiesta del permesso a procedere a un giudice, dimostrando di non poter avere figli. La madre che porterà avanti la gravidanza, invece, deve presentare un certificato medico che conferma l’idoneità a procreare, lo stato di buona salute anche mentale. il giudice sancisce quindi l’accorta tra i futuri genitori e la donna.

Il contratto di maternità surrogata

Il contratto di maternità surrogata contiene una serie di voci che prevedono tutte le eventualità, anche quelle più inaspettate.
La garanzia offerta a chi sceglie questa strada per avere un bambino sono quelle della consulenza attenta di un avvocato. Quest’ultimo lo analizzerà attentamente e potrà consigliare la coppia sulla bontà o meno dello stesso.
In California un contratto del genere può costare intorno ai 40 mila dollari, in quanto la gestante dovrà seguire le volontà dei futuri genitori riguardo allo stile di vita da seguire. Tra le spese da sostenere ci sono le visite, le eventuali cure in caso qualcosa non rientrasse nei parametri clinici, i vestiti, i viaggi, e in alcuni casi anche uno stipendio mensile.
Il contratto può anche avere una clausola nella quale si affronta l’eventuale problema della malformazione del feto e quindi l’aborto terapeutico.
Nel caso in cui la donna si rifiutasse, potrebbe anche andare incontro al pagamento di una penale.
Queste sono solo alcuni dei punti importanti di un contratto, che tuttavia non escludono l’instaurarsi di un rapporto diretto con la gestante.
Questo di sicuro andrà oltre a una questione “di lavoro” e coinvolgerà l’emotività e la sfera personale delle persone coinvolte.

Il certificato di nascita da madre surrogata

Uno degli aspetti più importanti a cui le coppie che scelgono la maternità surrogata tendono molto è il nome dei genitori che comparirà sul certificato di nascita.
In alcuni Stati americani dove questa pratica è legale i nomi di entrambi compaiono sulla dicitura di “padre” e “madre”, mentre in altri è presente anche il nome della madre surrogata o addirittura quello dei donatori di materiale genetico.
Per chi vive negli Stati Uniti questo potrebbe essere un aspetto trascurabile, ma se invece si tratta di coppie italiane che rimpatriano col bambino i problemi sono inevitabili.
Come già detto sopra sarà difficile provare la genitorialità alla luce delle leggi vigenti in Italia.

note

[1] art. 12 comma sesto della l. 40/2004


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