Diritto e Fisco | Editoriale

Chi riscuoteva le tasse nell’antica Roma?

23 Aprile 2018 | Autore:
Chi riscuoteva le tasse nell’antica Roma?

Quali erano le tasse a Roma? Chi riscuoteva i tributi nella repubblica romana? Chi li riscuoteva durante l’impero?

Si dice che due cose siano certe nella vita: la morte e le tasse. Niente di più vero. Le tasse sono sempre state riscosse, fin dall’antichità. Anche la loro funzione è sempre stata la stessa: finanziare i servizi pubblici destinati alla collettività. Senza le tasse lo Stato non potrebbe pagare la sanità, le strutture pubbliche, i servizi scolastici; insomma, tutto ciò che è messo a disposizione dei cittadini.

Le tasse sono sempre esistite, praticamente da quando esiste la società organizzata. Anche in passato è sempre stato così. Ma, se la funzione delle tasse è sempre stata identica, è interessante sapere come avveniva la riscossione. Ad esempio: chi riscuoteva le tasse nell’antica Roma? Scopriamolo con questo articolo.

Tasse nell’antica Roma: cos’erano?

Quando si parla dell’antica Roma si fa riferimento ad un periodo storico molto ampio, equivalente a circa un millennio. Per questo motivo, le tasse nell’antica Roma sono state molto varie, diverse a seconda dell’epoca presa in considerazione.

Comunque, le tasse erano presenti anche nell’antica Roma: dd esempio, esistevano già i dazi doganali, l’imposta sulle successioni, l’imposta sul prezzo degli oggetti venduti (tra i quali rientravano anche gli schiavi), la tassa sul trasporto delle merci, la tassa sul celibato, l’imposta sulla monomissione, cioè sulla liberazione di uno schiavo.

Tra le tasse nell’antica Roma molto nota fu, per la sua stravaganza, quella introdotta dall’imperatore Vespasiano: si tratta della tassa sull’urina (in latino, vectigal urinae). Questa tassa dell’antica Roma riguardava la raccolta dell’urina da cui si traeva l’ammoniaca, utile come detergente e sbiancante.

Fu invece l’imperatore Augusto ad istituire il fiscus e ad affiancarlo all’aerarium (le traduzioni in italiano sembrano superflue). Il fisco rappresentava la cassa delle entrate dell’imperatore; l’erario, invece, quella del popolo.

Sempre all’imperatore Augusto si deve l’istituzione di un erario militare, destinata a pagare le spese dell’esercito.

Tasse nell’antica Roma: quali erano le più importanti?

Tra le tasse nell’antica Roma più importanti ne ricordiamo due: l’imposta personale (tributum capitis) e l’imposta fondiaria (tributum soli). La prima doveva essere pagata da tutti i residenti, sulla base dei censimenti periodici che venivano effettuati nell’antica Roma. Anche nel Vangelo si narra del censimento che obbligò Maria e Giuseppe a recarsi presso il loro paese di origine per dichiarare i redditi sui quali poi pagare l’imposta proporzionale.

L’imposta fondiaria, invece, riguardava i terreni e veniva pagata in proporzione alla produttività del suolo. Da questa tassa è derivata l’istituzione del catasto, registro nel quale venivano catalogati tutti i fondi per estensione e qualità.

Tasse nell’antica Roma: chi erano i pubblicani?

Le tasse nell’antica Roma esistevano ed erano numerose. Vediamo ora chi le riscuoteva. Nell’antica Roma repubblicana non esistevano agenti del fisco incaricati dallo Stato a riscuotere le tasse. Coloro che se ne occupavano erano i pubblicani.

La riscossione delle tasse nell’antica Roma repubblicana funzionava più o meno così: i pubblicani stipulavano con il senato di Roma dei contratti pubblici per vari fini (gestione delle forniture militari all’esercito, controllo e finanziamento dei progetti di costruzione degli edifici pubblici, ecc.) tra i quali, appunto, la riscossione delle tasse.

In altre parole, il pubblicano realizzava le opere pubbliche per conto di Roma e poi riscuoteva per conto proprio, quale prezzo dell’opera realizzata. Si trattava, in buona sostanza, di un vero e proprio appalto di imposte: le opere per la collettività venivano commissionate ai pubblicani i quali le realizzavano chiedendo poi i tributi ai romani. I pubblicani erano talmente evoluti da essere riuniti in vere e proprie società (societates).

La cattiva fama di cui hanno goduto i pubblicani è dovuta al fatto che le tasse nell’antica Roma non erano determinate in modo specifico nel loro ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani approfittavano di questa indeterminatezza per riscuotere molto più del dovuto; in poche parole, non si comportavano diversamente dagli usurai.

Tasse nell’antica Roma: chi le riscuoteva?

Abbiamo detto che chi riscuoteva le tasse nell’antica Roma erano i pubblicani. Ma non è sempre stato così: durante l’impero, infatti, la riscossione delle tasse venne affidata a funzionari imperiali, come i censori, i questori e i procuratori.

In questo modo, il sistema di riscossione delle tasse nell’antica Roma si è decisamente avvicinato a quello classico che ben conosciamo anche noi: le tasse possono essere riscosse solamente da chi è appositamente incaricato dallo Stato.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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5 Commenti

  1. A quanto pare come vedete non è cambiato nulla!! anzi è peggiorato!!!
    1. Nell’antica Roma repubblicana non esistevano agenti del fisco incaricati dallo Stato a riscuotere le tasse. Coloro che se ne occupavano erano i pubblicani. Adesso si chiama A.E.R. che fanno parte dello stato.
    2. I pubblicani erano talmente evoluti da essere riuniti
    in vere e proprie società. La stessa società oggi si
    chiama A.E.R.
    3. La cattiva fama di cui hanno goduto i pubblicani è
    dovuta al fatto che le tasse nell’antica Roma non
    erano determinate in modo specifico nel loro
    ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani
    approfittavano di questa indeterminatezza per
    riscuotere molto più del dovuto; in poche parole, non
    si comportavano diversamente dagli usurai.
    Uguale e identico come è tutt’ora!!!
    Non è cambiato nulla, nell’ antica Roma c’ era la schiavitù!!! Oggi sei schiavo dello stato con l’ A.E.R.
    Provate a trovare quale differenza c’è oggi!!!

  2. Anch’io mi chiamo Lino, ma dissento dal mio omonimo sul punto 3.
    Che le tasse vadano pagate – in modo equo e progressivo, come previsto dalla nostra Costituzione – o è una base di partenza comune, oppure non si può confrontarsi nel merito.
    Se il mio omonimo accetta questo punto di partenza, allora per sua conoscenza gli dico che Agenzia della Entrate Riscossione, come pure la precedente Equitalia, non sono affatto usurai, ma si limitano ad applicare le leggi regolarmente approvate dal Parlamento.
    Essendo i suoi dipendenti funzionari incaricati di pubblico servizio, qualora non rispettassero scrupolosamente leggi, regolamenti e circolari sarebbero passibili di punizioni disciplinari, nonché di condanne anche penali.
    Se qualcuno si ritiene schiavo, sappia che nella Roma repubblicana ed anche in quella imperiale gli schiavi non pagavano tasse: giuridicamente non erano “persone”, ma solo bene patrimoniale del loro padrone.
    Questo per riportare le cose alla realtà di quei tempi.
    Oggi anche il cittadino più “tartassato” è comunque una “persona giuridica”, oltreché fisica, e solo nei regimi dittatoriali non ha modo di difendersi, magari anche grazie al gratuito patrocinio assicurato a chi non può permettersi un avvocato.
    Se posso esprimere un auspicio, io vorrei pagare molto più degli 8mila euro di IRPEF (più relative addizionali comunali e regionali) che annualmente mi vengono trattenute: vorrebbe dire che avrei guadagnato in proporzione di più.
    Mi dispiace solo che gran parte delle imposte siano destinate dallo Stato a pagare il pesante debito pubblico che su ognuno di noi grava dalla nascita in modo sempre crescente – qui davvero si potrebbe parlare di strozzinaggio – e non in spese assai più utili ed urgenti per l’Italia (dalla sanità, all’istruzione, alla previdenza, all’ambiente e via enunciando).

    1. BUONASERA A TUTTI A MALINCUORE ANCH’IO MI CHIAMO LINO, SONO D’ACCORDO CON I VOSTRI PENSIERI, LE COSE FINO AD OGGI NON SONO ANCORA CAMBIATE L’ITALIA è TUTT’ORA POPOLATA DA IGNORANTI CHE SI RIFIUTANO DI PAGARE TRIBUTI, IMPOSTE E TASSE PUR DI MANDARE IN ROVINA IL PAESE,….
      TU PIUTTOSTO ROSA RITA VAMMI A FARE UN PANINO

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