Diritto e Fisco | Editoriale

Legittima difesa: la guida

8 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Marzo 2019



Difendersi in reazione alle azioni di qualcun altro può essere giustificato, se si rispettano però le previsioni di legge.

Farsi giustizia da soli non è possibile nel nostro sistema giuridico, in quanto l’esistenza stessa di un ordinamento prevede, e comporta, che ci siano delle regole precise da rispettare, la violazione delle quali ha conseguenze anche gravi, previste apposta per evitare che siano i singoli a prendere in mano la situazione, con esiti imprevedibili e difficili da controllare. Specialmente in un settore importante e delicato, come quello del diritto penale, la prevenzione dei crimini e la necessità di garantire un’efficace protezione a tutti sono spesso esigenze in contrasto, ed è compito del legislatore trovare i sistemi per bilanciare eventuali contrapposizioni e situazioni in cui ci siano conflitti di interesse fra beni giuridici da tutelare. Se quindi un’autotutela individuale animata da sentimenti personali e desideri di rivalsa non è ammissibile, questo non significa tuttavia che in particolari situazioni non sia possibile reagire ad un’offesa, fermo restando che ci devono essere determinati requisiti per poter rientrare nelle ipotesi che, nel nostro sistema penale, sono chiamate cause di giustificazione del reato. Tra queste, rientra anche la legittima difesa, che può verificarsi ed essere riconosciuta soltanto in presenza di specifiche condizioni.

Legittima difesa: cos’è una causa di giustificazione

La legittima difesa è una della cause di giustificazione previste dal nostro ordinamento, assieme allo stato di necessità, al consenso dell’avente diritto, all’esercizio di un diritto e adempimento di un dovere, all’uso legittimo delle armi e all’eccesso colposo. Cosa sono però le cause di giustificazione del reato? Secondo il nostro codice penale, per cause di giustificazione del reato si intendono particolari situazioni in presenza delle quali un fatto, che generalmente di suo costituisce reato e quindi è punibile, non lo diventa, perchè la legge lo consente, lo impone, oppure lo giustifica. Le cause di giustificazione, dette anche scriminanti (cioè che scriminano, non rendendo punibile il crimine) o cause di liceità, sono espressione di quello che viene definito il principio di non contraddizione dell’ordinamento, in quanto hanno la funzione di adeguare particolari situazioni di reato al caso concreto, giustificando – appunto – la condotta dell’agente.

Legittima difesa: cosa significa

Come abbiamo visto, la legittima difesa [1] è una delle cause di giustificazione previste dal nostro ordinamento, e sussiste in presenza di particolari requisiti. Per legittima difesa si intende quella causa di giustificazione in cui l’agente ha commesso il fatto di reato per difendersi da un’offesa ingiusta, altrui, che ha posto in pericolo un suo o un altrui diritto. L’azione deve essere stata obbligata, non essendoci altre alternative, e la difesa deve essere proporzionata all’offesa.

Quando si sta reagendo per legittima difesa, la finalità deve essere quella di proteggere un diritto proprio oppure un diritto altrui, relativo a un bene giuridicamente rilevante. Non rileva che il bene giuridico da proteggere sia di natura personale o ptarimoniale, in quanto in entrambi i casi è possibile difendersi. L’importante, per la legge, è che nel caso in cui il bene giuridico che si sta proteggendo con la reazione difensiva violenta sia meramente economico non venga messa a repentaglio l’incolumità dell’aggressore, dato che nel bilanciamento fra un bene patrimoniale e la salute (o la vita) di un individuo questi ultimi beni giuridici prevalgono. Per capire quando si può parlare di legittima difesa bisogna considerare con attenzione che non tutte le azioni difensive possono scriminare un certo comportamento, in quanto esistono specifici requisiti per invocare la legittima difesa.

Legittima difesa: requisiti e presupposti

I presupposti della legittima difesa sono anzitutto l’esistenza di una situazione aggressiva e di una reazione difensiva. Questi due requisiti fanno riferimento alle posizioni di due soggetti diversi: da una parte, l’aggressore, e dall’altra l’aggredito, che reagisce per difendersi. Entrambe le situazioni devono avere specificità ulteriori, se si vuole invocare la legittima difesa. L’aggressione dell’agente infatti deve essere connotata dall’aver creato una situazione di pericolo attuale che comporti un’offesa ingiusta ad un diritto dell’aggredito, o a un diritto altrui. Il pericolo deve essere attuale, quindi un periocolo incombente sull’aggredito, in essere al momento del fatto, che sia immimente e persistente. Il pericolo, inoltre, non deve essere stato causato dall’aggredito, ma dall’aggressore (cosiddetta non volontarietà del pericolo). Allo stesso modo, anche l’azione difensiva deve avere particolari requisiti, dovendo essere necessaria, in quanto avente la finalità di difendersi, e deve essere una reazione proporzionata all’offesa.

Legittima difesa: proporzionalità fra offesa e difesa

Questo requisito è determinante per capire quando opera la legitima difesa, in quanto si tratta di effettuare una verifica della situazione concreta, del pericolo in corso, e delle alternative che sono possibili per l’aggredito. Se c’è infatti la possibilità di fuga, senza dover ricorrere necessariamente all’uso della forza, allora questa soluzione è quella da preferire.

Per verificare quando si può parlare di legittima difesa occorre effettuare inoltre quello che viene definito giudizio di accertamento, che consiste in un giudizio di verifica ex ante – cioè preventiva – di tutte le circostanze di fatto che si sono verificate, da rapportare cronologicamente al momento della reazione in quelle specifiche situazioni concrete nelle quali l’aggredito si è – suo malgrado – trovato. L’esistenza dei requisiti di proporzione e necessità della difesa deve essere verificata in relazione a quel momento, senza effettuare alcun accertamento ex post, cioè successivo.

Legittima difesa: la legittima difesa domiciliare

Dal 2006 è stato previsto nel nostro codice penale un’ulteriore ipotesi di legittima difesa: la legittima difesa domiciliare. Si tratta di quelle situazioni in cui, secondo la legge, la proporzionalità fra reazione e aggressione è presunta – e quindi sussistente senza che occorra un accertamento – e si verifica nei casi di violazione di domicilio, in cui chiunque abbia una ragione legittima per trovarsi all’interno di quel luogo utilizzi un’arma legalmente detenuta per difendere la propria o altrui incolumità, o per salvaguardare i beni propri o altrui, da un pericolo di aggressione.

Con la riforma del 2019, la legge ha stabilito che sussiste sempre la proporzionalità tra difesa e offesa nei casi di legittima difesa domiciliare. Tuttavia, la norma deve essere letta in continuità con il suo seguito (rimasto immutato) che prevede la necessità, per l’uso di un ’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo, di difendere «la propria o la altrui incolumità oppure i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione».

Sempre nei casi di legittima difesa domiciliare, la novella del 2019 ha scriminato l’eccesso colposo nei casi in cui colui che si sia difeso si trovava in uno stato di grave turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto. In pratica, chi si difende in casa propria e cagiona all’intruso-aggressore un danno maggiore di quello voluto (ad esempio, si cerca di sparare ai piedi ma si colpisce al ventre), non risponde penalmente se l’eccesso di difesa è dovuto al particolare stato di agitazione in cui versava.

Legittima difesa: domande e casi concreti

I casi che sono stati oggetto di pronuncia da parte dei tribunali di merito e della corte di cassazione in materia di legittima difesa sono numerosi e toccano differenti ipotesi, approfondendo sia i contorni dei requisiti della legittima difesa che in quali casi la legittima difesa debba essere esclusa.Vediamo assieme qualche sentenza recente su cui si è espressa la giurisprudenza, che ha risposto ad alcune delle domande più frequenti su cosa sia la legittima difesa.

Cosa significa che la reazione dell’aggredito deve essere necessaria?

La reazione necessaria è quella inevitabile, e quindi che non può in concreto essere sostituita da un’altra reazione meno dannosa, che però possa essere ritenuta allo stesso modo idonea a garantire la protezione e salvaguardia della persona aggredita. Pertanto allontanarsi dalla scena – fermo restando che nell’allontanarsi non si devono creare situazioni di pericolo per eventuali terzi – è la soluzione obbligata, dal momento che la reazione violenta può mettersi in atto soltanto se inevitabile per salvaguardare un proprio bene giuridico in pericolo [2].

E se percepisco un pericolo futuro?

Il pericolo, affinchè operi la scriminante della legittima difesa, deve essere attuale, e quindi presente, in corso di svolgimento, incombente. Vanno dunque esclusi sia il pericolo che si sia già esaurito che quello futuro. L’attualità del pericolo è infatti elemento che caratterizza la legittima difesa, e che permette di distinguerla sia da una semplice difesa preventiva a scopo precauzionale che da una ingiustificabile vendetta privata [3].

Il pericolo dell’offesa ingiusta deve essere provato?

Sì: la legittima difesa non può essere riconosciuta se non sussiste alcuna prova che ci fosse stato un pericolo attuale da neutralizzare, di qualsiasi tipo esso fosse [4].

Chi agisce per vendetta può invocare la legittima difesa?

La scusante della legittima difesa non si può invocare se la persona agisce per ritorsione, o magari perchè risentita nei confronti di qualcuno che ritenga gli/le abbia causato un’offesa: occorre infatti sempre la convinzione, anche se non corretta, di essere obbligati a reagire per difendersi [5].

Cos’è la legittima difesa putativa?

Oltre alla legittima difesa come l’abbiamo finora analizzata esiste anche quella che viene definita legittima difesa putativa. I presupposti sono gli stessi di quella reale, ma la differenza riguarda la percezione della persona che si difende in relazione alla situazione di pericolo. Nella legittima difesa putativa, infatti, il pericolo non è esistente in concreto, ma soltanto supposto dall’agente. Anche la legittima difesa putativa ha come conseguenza quella di scusare l’agente, purchè l’errore sulla situazione di pericolo trovi giustificazione in una qualche situazione che abbia in concreto determinato la persuasione di essere effettivamente esposto al pericolo attuale di un’offesa ingiusta [6].

Posso invocare la legittima difesa se vengo provocato e accetto la sfida?

No: la legittima difesa non può essere riconosciuta come causa di giustificazione del reato nei confronti di colui/colei che abbia accettato una sfida, o abbia scelto di mettersi consapevolmente e volontariamente in una situazione di pericolo, da cui sia prevedibile o ragionevole prevedere che sarà poi inevitabile doversi difendere [7].

Chi mi ha offeso se ne sta andando: se lo aggredisco è legittima difesa?

No: la causa di giustificazione della legittima difesa non opera se c’è un’aggressione alla persona che sceglie di abbandonare il luogo dell’alterco in corso, mettendo così fine a qualsiasi condotta che possa essere ormai definita ostile [8].

Legittima difesa e lesioni personali

Nel caso di delitto di lesioni personali e percosse, la violenza fisica con la quale si reagisce deve necessariamente essere una reazione difensiva inevitabile: non si può riconoscere sussistente la scriminante della legittima difesa se la persona aggredita ha la possibilità di darsi alla fuga, evitando in questo modo l’aggressione [9].

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Sent. Corte App. Brescia, sez. lavoro, del 24 gennaio 2017.

[3] Sent. Cass. Pen., sez. V, n. 12274 del 14 febbraio 2017.

[4] Sent. Corte App. Roma, sez. I, del 2 agosto 2016.

[5] Sent. Cass. Pen., sez. I, n. 52617 del 14 novembre 2017.

[6] Sent. Trib. Genova dell’8 agosto 2016.

[7] Sent. Trib. Udine del 22 marzo 2017.

[8] Sent. Corte App. Trento del 26 maggio 2017.

[9] Sent. Trib. Bari, sez. I, del 12 aprile 2017.

Autore immagine: Pixabay.


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