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Lo sai che? Pensione, meglio gestione separata o cassa professionale?

Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 aprile 2018

Per il libero professionista è più conveniente iscriversi e pagare i contributi alla gestione separata dell’Inps o alla cassa di categoria?

Gestione separata o cassa professionale? Questa è una domanda che ogni giorno si pongono numerosi professionisti, che devono scegliere tra l’iscrizione, e il relativo versamento dei contributi previdenziali, presso la gestione separata dell’Inps, o l’iscrizione alla gestione previdenziale della categoria professionale a cui appartengono (ad esempio Inarcassa per gli ingegneri e gli architetti, cassa Forense per gli avvocati).

In particolar modo, i professionisti si chiedono non solo se ai fini della pensione sia meglio la gestione separata o la cassa professionale, ma anche quale sia la gestione più conveniente relativamente ai contributi da versare.

Requisiti per il pensionamento che variano a seconda della gestione previdenziale, tipi di pensione diversi tra cui scegliere anche per gli iscritti alla stessa gestione, presenza di contributi minimi da versare ogni anno anche con reddito zero, e differenti aliquote contributive rendono la scelta tra cassa professionale e gestione separata notevolmente complessa.

Peraltro, in molti casi parlare di scelta è improprio: i liberi professionisti non iscritti a un ordine, cioè i liberi professionisti senza cassa, ad esempio, non hanno la possibilità di versare in una gestione previdenziale di categoria, per cui la loro unica scelta è la gestione separata. Al contrario, i liberi professionisti iscritti a un albo, nella maggior parte dei casi (secondo quanto dispone il regolamento della gestione previdenziale) sono obbligati a iscriversi alla cassa professionale. La scelta cade, quindi, sullo svolgimento, o meno, di un’attività riservata a particolari categorie di professionisti.

Ma procediamo per ordine e cerchiamo di capire, sia in base ai costi da sostenere che in base alla futura pensione, se è più conveniente la gestione separata o la cassa professionale.

Chi è obbligato a iscriversi alla cassa professionale?

Innanzitutto, bisogna considerare che, se per svolgere la propria attività sono necessarie specifiche conoscenze tecniche e competenze tipiche della particolare categoria professionale (come quella dell’ingegnere o dell’architetto), l’interessato non si deve iscrivere alla gestione separata, ma alla cassa di categoria, alla quale deve versare il contributo integrativo, quello soggettivo e il contributo per la maternità, come avviene per la generalità degli iscritti alle gestioni dei liberi professionisti. Lo ha chiarito la Cassazione, con una sentenza che è considerata il fondamento degli orientamenti della giurisprudenza in materia [1].

Ci sono però delle casse professionali che non consentono l’iscrizione, se l’interessato versa già i contributi a una gestione previdenziale obbligatoria. Il regolamento di Inarcassa, ad esempio, la cassa di ingegneri e architetti, dispone che non deve versare contribuzione chi è iscritto a una forma di previdenza obbligatoria diversa, in quanto l’iscrizione a Inarcassa è incompatibile con qualsiasi forma di previdenza obbligatoria. In pratica, se l’ingegnere o l’architetto è anche un imprenditore iscritto a Inps commercianti (o a una differente gestione obbligatoria), deve versare ad Inarcassa il 4% del volume d’affari professionale (contributo integrativo) in via solidaristica, ossia senza ricavarne in futuro alcunché, in quanto non si tratta di contributi accantonabili per la pensione, mentre, per i redditi che derivano dalla libera professione, l’architetto o l’ingegnere è assoggettato alla gestione separata. l’orientamento è stato confermato anche dall’Inps, con una nota circolare [2], nella quale l’istituto illustra i casi in cui un ingegnere o un architetto devono iscriversi alla gestione separata.

Differente è il caso dei medici e degli odontoiatri, obbligati a iscriversi all’Enpam anche se iscritti all’Inps o all’Inpdap (per gli iscritti ad entrambe le gestioni cambia, ad ogni modo, la contribuzione da versare; vi sono poi numerosi fondi interni all’Enpam).

Il principio generale da seguire, ad ogni modo, in conformità agli orientamenti più recenti della Corte di Cassazione [3], è che l’oggettiva riconducibilità alla professione dell’attività in concreto svolta dal professionista, anche se non espressamente riservata, determina l’inclusione dei compensi derivanti dall’attività tra i redditi che concorrono a formare la base imponibile previdenziale, sulla quale calcolare i contributi obbligatori e integrativi dovuti all’ente previdenziale di categoria.

Chi è obbligato a iscriversi alla gestione separata?

Iscriversi alla gestione separata è una scelta obbligata per chi non esercita un’attività professionale, o più precisamente un’attività riservata a una determinata categoria di liberi professionisti, per la quale è obbligatoria l’iscrizione ad un albo. L’iscrizione alla gestione separata è obbligatoria anche per i lavoratori parasubordinati, qualsiasi risulti l’attività esercitata in concreto: si tratta, in particolare, dei cococo, ossia dei collaboratori coordinati e continuativi. L’iscrizione alla gestione separata è obbligatoria anche per chi svolge la propria attività col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia, o ancora per i lavoratori autonomi occasionali (si tratta di coloro che svolgono un’attività di lavoro autonomo in modo non continuativo e non organizzato professionalmente, per cui non necessitano dell’apertura della partita Iva).

Conviene di più l’iscrizione alla cassa professionale o alla gestione separata?

Fatte queste premesse, necessarie per capire in quali casi sia obbligatorio iscriversi, o meno, alla cassa di categoria o alla gestione separata, valutiamo ora qual è la cassa più conveniente, gestione separata o cassa professionale, in base ai costi, all’obbligo o meno del versamento di contributi minimi annuali ed ai trattamenti di pensione che è possibile ottenere.

Dal punto di vista della valutazione di convenienza, dobbiamo distinguere, da un lato, il risparmio nello scegliere la cassa professionale piuttosto che la gestione separata e, dall’altro lato, la ripercussione di questo risparmio sulla pensione.

Contributi gestione separata e cassa professionale, chi versa di meno?

Per quanto riguarda le casse professionali, non è possibile fare una valutazione unitaria sul costo della contribuzione, in quanto, da fondo a fondo, variano sia i contributi da versare in misura minima annuale che le aliquote contributive.

Presso la cassa degli ingegneri e degli architetti, ad esempio, oltre al contributo integrativo del 4%, la percentuale da applicare sul reddito professionale netto, per determinare i contributi dovuti (ossia l’aliquota contributiva), è pari a 14,5% sino a 121.600 euro.

È comunque previsto un contributo minimo, da corrispondere indipendentemente dal reddito professionale dichiarato, il cui ammontare varia annualmente in base all’indice annuale Istat. Per l’anno 2017 è pari a 2.280 euro, mentre devono essere comunicati i valori 2018.

Anche la Cassa Forense, cioè la cassa degli avvocati, prevede un contributo minimo da versare, pari a 2.815 euro annui.

Quasi tutte le gestioni stabiliscono, però, delle agevolazioni per i giovani iscritti e per i pensionati che continuano a svolgere l’attività: l’Enpacl, la cassa dei consulenti del lavoro, prevede ad esempio il dimezzamento del contributo minimo (con aliquota pari al 6% anziché al 12%), sia per i pensionati che per i nuovi iscritti, sino ai 35 anni di età e per i primi 5 anni di iscrizione.

Per quanto concerne il lavoro parasubordinato o libero professionale non assoggettato a versamenti presso la cassa di categoria, considerando che l’attuale reddito minimale vigente presso la gestione separata Inps su cui calcolare i contributi è 15.710 euro, per l’accredito di 12 mesi di contribuzione è necessario il versamento di:

  • 377,53 euro annui, 448,13 euro mensili, se si lavora come collaboratori (co.co.co. o parasubordinati), in quanto l’aliquota è pari al 34,23%;
  • 040,61 euro annui, 336,72 euro mensili, se si lavora in qualità di liberi professionisti non iscritti a una cassa professionale, in quanto l’aliquota è pari al 25,72%;
  • 770,40 euro, 314,20 euro mensili, se si lavora in qualità di iscritti a un’altra gestione, in quanto l’aliquota è pari al 24%.

Questi versamenti non sono obbligatori, ma se non è versata la contribuzione nella misura minima indicata, gli accrediti contributivi sono riproporzionati in base all’importo versato presso la gestione separata: ad esempio, il libero professionista che versa, in base al reddito prodotto, 2.021 euro di contributi annui si vede accreditare, ai fini della pensione, solo 6 mesi presso la gestione Separata.

In buona sostanza, il libero professionista iscritto alla gestione separata versa il 25,72% di quanto guadagna, quindi l’aliquota è più cara rispetto a quella deliberata dalla maggior parte delle casse professionali. Non è però obbligato a versare un minimale contributivo, al quale è invece obbligato se si iscrive a una gestione previdenziale dei liberi professionisti (il contributo minimo si paga, nella generalità dei casi, anche se il reddito è pari a zero). Tuttavia, se il reddito conseguito nell’anno è inferiore a 15.570 euro (valore del reddito minimale presso la gestione separata Inps per il 2018), risulteranno contribuiti meno di 12 mesi nell’anno presso la gestione Separata ai fini della pensione, quindi i requisiti per la quiescenza si matureranno più tardi. I versamenti possono comunque essere integrati se si è autorizzati al versamento dei contributi volontari presso la stessa gestione.

Per avere diritto all’autorizzazione ai versamenti volontari nella gestione separata, è necessario poter far valere uno dei seguenti requisiti, alternativamente, alla data in cui si decide di inviare la domanda di autorizzazione stessa:

  • almeno 5 anni di contributi (260 contributi settimanali o 60 contributi mensili), indipendentemente dalla data di versamento;
  • almeno 1 anno di contributi nei 5 che precedono la data di presentazione della domanda.

Valgono, però, i soli contributi effettivi versati nella gestione Separata e non quelli accreditati figurativamente (come quelli per i periodi di maternità).

Gestione separata e cassa professionale, come si calcola la pensione?

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, quanto accreditato presso la gestione separata è convertito in assegno di pensione attraverso il sistema di calcolo contributivo: questo sistema si basa sul montante dei contributi (cioè sulla somma dei contributi versati), rivalutati annualmente in base alla variazione quinquennale del Pil nominale, e trasformati in assegno di pensione da un coefficiente di trasformazione, che aumenta in base all’età.

Ad esempio, se il professionista possiede presso la gestione Separata 250mila euro di contributi (rivalutati) e si pensiona a 67 anni, si utilizza (al 2018) il coefficiente 5,7%, quindi ottiene una pensione lorda annua pari a 14.250 euro, mensile pari a 1096 euro.

La maggior parte delle gestioni di categoria applicano ugualmente il calcolo contributivo della pensione, ma solo a partire da un determinato anno (la cassa dei ragionieri e quella dei commercialisti, ad esempio, dal 2004, Inarcassa dal 2013). In parole semplici, la pensione di vecchiaia di queste casse professionali è costituita da due quote:

  • una relativa ai periodi maturati sino alla vigenza del sistema di calcolo reddituale, calcolata con un sistema simile al retributivo, basato sui redditi migliori rivalutati;
  • una contributiva, determinata cioè col sistema di calcolo contributivo, per le anzianità maturate successivamente.

Le differenze di calcolo della pensione tra la cassa professionale e la gestione separata Inps sono dunque meno significative quante più sono le annualità calcolate col sistema contributivo.

Possono esserci differenze, però, anche quando il sistema di calcolo è lo stesso, in quanto molte casse professionali che adoperano il sistema contributivo, rivalutano i contributi al 31 dicembre di ogni anno utilizzando un tasso differente da quello applicato dall’Inps, pari alla variazione media quinquennale del monte redditi degli iscritti alla cassa, con un valore minimo dell’1,5%.

Gestione separata e cassa professionale, vantaggi e svantaggi

Tirando le somme, l’iscrizione presso la maggior parte delle casse di categoria ha lo svantaggio di comportare il versamento di contributi minimi ogni anno, anche con reddito zero, ma ha il vantaggio legato al sicuro accredito dell’annualità ai fini della pensione, dell’aliquota contributiva più leggera (che però può essere uno svantaggio in termini di minor pensione) e del più favorevole sistema di calcolo.

L’iscrizione presso la gestione Separata ha il vantaggio di non comportare versamenti se il reddito è pari a zero, ed in ogni caso di comportare versamenti proporzionali ai guadagni. Il metodo di calcolo non è particolarmente favorevole, e l’aliquota (cioè la percentuale da applicare al reddito per determinare i contributi) è più pesante rispetto a quella applicata dalla generalità delle casse dei liberi professionisti. Da non dimenticare, poi, il problema della riduzione dei contributi su base mensile se il reddito conseguito dall’iscritto alla gestione separata è inferiore al minimale (15.570 euro per l’anno 2018).

In ogni caso le contribuzioni presenti sia presso la gestione separata, che presso la cassa professionale, possono essere cumulate con i contributi versati all’Inps ai fini della pensione di vecchiaia ordinaria (ottenibile, dal 2019, con 67 anni di età e 20 anni di contributi) ed anticipata (per la quale dal 2019 sono necessari 43 anni e 3 mesi di contributi).

note

[1] Cass. Sent. n.14684/2012.

[2] Inps Circ. n.72/2015.

[3] Cass. Sent. n. 14684/2012, Cass. Sent. n. 5827/2013, Cass. Sent. n. 9076/2013.


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