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Lo sai che? Riscaldamento: quali spese spettano all’affittuario?

Lo sai che? Pubblicato il 9 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 aprile 2018

Affitto: se l’appartamento è dotato di propria caldaia e ha il riscaldamento autonomo, le spese fisse condominiali sono a carico dell’inquilino o del padrone di casa? 

Immaginiamo di vivere in un appartamento in affitto. Il proprietario di casa si è distaccato dal riscaldamento centralizzato e ha dotato la casa di una propria caldaia. In questo modo siamo in grado di conteggiare, con precisione, i nostri consumi e pagare le relative spese insieme al canone mensile di affitto. Nel contratto di locazione è previsto, inoltre, come spesso succede in questi casi, che il conduttore (ossia l’inquilino) è tenuto al pagamento delle spese condominiali di sua spettanza. In virtù di ciò, versiamo tali importi al locatore in modo che questi, a sua volta, li giri all’amministratore di condominio. Senonché un mese arriva anche un conguaglio per spese di riscaldamento condominiale. La cosa ci fa ovviamente trasecolare visto che paghiamo già i consumi per l’impianto autonomo. Ci viene però ricordato che la legge impone, anche a chi si distacca dal riscaldamento centralizzato, di partecipare ad alcune spese per quest’ultimo come quelle di manutenzione dell’impianto, quelle per la dispersione del calore e i cosiddetti consumi involontari (sul punto leggi l’approfondimento Riscaldamento autonomo, cosa paga chi si distacca?). Di qui il dubbio: quali spese di riscaldamento spettano l’affittuario? Ecco alcuni importanti chiarimenti sul da farsi e su come dividere le spese tra inquilino e padrone di casa.

Appartamento con riscaldamento centralizzato: cosa paga l’affittuario?

In caso di riscaldamento centralizzato, le spese per i consumi spettano per legge [1] all’inquilino. Quest’ultimo, prima di pagare, ha diritto a chiedere al padrone di casa la specifica indicazione delle spese da sostenere, con evidenza dei criteri di ripartizione; egli può, inoltre, prendere visione dei relativi documenti giustificativi. Non spettano sul conduttore tutte le spese diverse dai consumi della caldaia comune: ossia quelle relative alla manutenzione ordinaria e straordinaria.

In conseguenza di tale obbligo economico che grava su di lui il conduttore può votare in assemblea, in sostituzione del proprietario, su ogni decisione sulle spese e sulle modalità di gestione del servizio di riscaldamento. L’avviso di convocazione però gli deve essere comunicato non dall’amministratore, ma dal proprietario; se quest’ultimo non lo fa, la delibera condominiale è ugualmente valida ma l’inquilino avrà eventualmente diritto a ottenere un risarcimento del danno se dimostri che il mancato intervento in assemblea lo ha pregiudicato.

Spetta invece al locatore ogni decisione relativa al distacco dell’appartamento dall’impianto centralizzato. 

Appartamento con riscaldamento autonomo: cosa paga l’affittuario?

In caso di appartamento con riscaldamento autonomo, se da una parte il proprietario dell’appartamento distaccatosi dall’impianto condominiale non è più tenuto a partecipare alle spese ordinarie per il riscaldamento, dall’altra, però, deve contribuire alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto centralizzato, oltre alla sua conservazione e messa a norma.

Tuttavia, i rapporti con l’inquilino non cambiano rispetto al caso precedente. Dunque, anche in tale ipotesi l’affittuario è tenuto a corrispondere al padrone di casa solo i costi collegati al suo effettivo consumo. Eventuali aggravi derivanti dalla conservazione dell’impianto di riscaldamento condominiale – che comunque è tenuto a corrispondere anche il condomino distaccato – spettano solo al padrone di casa.

Il dubbio potrebbe però porsi per quanto riguarda i cosiddetti «consumi involontari»  (la cui percentuale di ripartizione tra i condomini viene di solito determinata da una perizia). Difatti, l’utilizzo di un impianto centralizzato comporta sempre una (seppur minima) dispersione di calore che fuoriesce dai tubi e finisce involontariamente per riscaldare tutti gli appartamenti, anche quelli distaccatisi (che, pertanto, ne beneficiano). Ebbene, tali quote di riscaldamento ricadono sull’affittuario o sul proprietario della casa? Ecco qual è la soluzione al legittimo quesito.

Poiché la gestione della caldaia condominiale da cui ci si è distaccati afferisce alle spese di competenza della proprietà, sarà il padrone di casa a dover sopportare i relativi oneri. Rimane in capo al conduttore il dovere di sostenere le spese relative ai consumi e alla manutenzione ordinaria della caldaia dell’appartamento dato in locazione.

note

[1] Art. 9 Legge n. 392/1978.


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