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Lo sai che? Quanto costa avviare un’attività professionale

Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2018

Apertura partita Iva, contributi previdenziali, iscrizione all’albo, imposte e tasse: quanto paga ogni anno il professionista?

Avviare un’attività professionale conviene? Quali costi comporta? Non esiste una risposta univoca: bisogna innanzitutto considerare che, per il libero professionista, l’investimento inizia sin dall’università, per poi continuare durante il periodo di praticantato, sino all’esame di Stato. In questa prima fase, i costi sono legati alle tasse universitarie, alle eventuali spese per mantenersi fuori sede, alle tasse e ai contributi per sostenere l’esame di abilitazione.

Una volta terminata la trafila per abilitarsi, i costi “entrano a regime”: si inizia con la tassa d’iscrizione all’ordine professionale, per poi aprire la partita Iva, aprire la propria posizione presso la cassa previdenziale di categoria e pagare i relativi contributi, versare, trimestralmente o mensilmente, l’Iva derivante dalla liquidazione periodica (solo per chi non ha scelto il regime forfettario), sino ad arrivare alla dichiarazione dei redditi annuale ed al relativo versamento delle imposte dovute.

Senza contare le spese “non istituzionali”, ma ugualmente necessarie, legate all’attività: affitto dello studio, utenze, tassa rifiuti, condominio, costo dei software gestionali (un tempo si dovevano acquistare una volta sola: oggi, a causa degli aggiornamenti, si finisce per pagare ogni anno), costo di arredi e attrezzature, materiale di cancelleria, etc.

Vediamo ora, nel dettaglio, in base alle principali voci di spesa previste per il professionista durante il periodo di studio e praticantato e dopo l’iscrizione all’albo, quanto costa avviare un’attività professionale.

Spese universitarie

Come abbiamo detto, le spese del professionista iniziano dall’università: i costi si limiteranno alle tasse universitarie (che variano a seconda dell’università scelta e della fascia di reddito Iseeu a cui si appartiene; mediamente si va dai 500 euro annui ai 1500, ma se si scelgono istituti privati si può andare anche oltre i 3mila euro annui) ed all’acquisto dei libri, per chi studia nella propria città. Costi notevoli, invece, per gli studenti fuori sede, che devono pagare l’affitto (nelle grandi città, come Roma e Milano, è difficile spendere meno di 500 euro al mese), le utenze, eventuali spostamenti e vitto.

Costi dell’esame di abilitazione

Una volta laureati e svolto il periodo di praticantato (il pagamento di tasse e contributi è previsto anche per l’iscrizione presso i registri dei praticanti, ma gli importi sono piuttosto esigui), per avviare l’attività professionale si deve sostenere l’esame di Stato per l’abilitazione.

Anche questo comporta dei costi, che variano sia a seconda della sede d’esame, sia della professione alla quale ci si vuole abilitare.

Considerando le principali località, per la tassa d’esame (tassa di ammissione, uguale per tutti e pari a 49,58 euro, più contributo per sostenere l’esame) si va da un massimo di 500 euro per i commercialisti che sostengono l’esame di abilitazione a Milano, e di 495 euro per i medici che si abilitano a Roma, sino ad arrivare ai 115 euro degli avvocati ed ai 120 euro dei consulenti del lavoro che sostengono l’esame a Palermo, ed ai 63 euro per gli avvocati ed ai 50 euro per i consulenti del lavoro che sostengono l’esame a Milano.

Costi iscrizione albo professionale

La tassa d’esame, però, è ben poca cosa in confronto ai costi d’iscrizione, ai contributi previdenziali ed alle imposte, oltreché, ovviamente, alle spese legate allo svolgimento dell’attività.

Si parte con l’iscrizione all’albo: la tassa d’iscrizione (assieme al contributo annuale ed alla tassa di concessione governativa) varia a seconda dell’ordine di appartenenza e della località in cui ci si stabilisce per l’esercizio della professione. Si va dai 718 euro per i consulenti del lavoro di Milano e Roma, 680 euro per i consulenti di Palermo, ai 193 euro richiesti agli ingegneri di Milano. Per i medici, si va da un minimo di 228 euro a Milano a un massimo di 393 euro a Palermo. Gli avvocati oscillano tra i 468 euro di Roma ed i 528 euro di Milano.

Costi cassa di previdenza professionale

Le spese sono ancora più alte per quanto riguarda i contributi previdenziali, cioè i contributi per la pensione da versare alla cassa professionale di appartenenza. Nonostante le agevolazioni, che dimezzano i contributi dei neoiscritti, si va dai 1.118 euro annui dei consulenti del lavoro, ai 1077 euro di architetti e ingegneri, ai 788 euro degli avvocati, sino ai 261 euro dei medici ed ai 97 euro dei commercialisti.

Costi apertura partita Iva

Una volta iscritti all’albo ed alla cassa, si deve procedere all’apertura della partita Iva. Se si possiedono le credenziali per l’accesso ai servizi dell’Agenzia delle entrate (Entratel o Fisconline), è possibile iscriversi senza bisogno di affidarsi a un intermediario, quindi senza alcun costo di iscrizione.

La richiesta di attribuzione partita Iva, per le persone fisiche, deve essere effettuata compilando il Modello AA9; lo stesso modello va utilizzato anche per la variazione e la cessazione dell’attività.

Non è necessario presentare la Comunica, ossia il modello di comunicazione unica di avvio attività da inviare alla Camera di Commercio, in quanto non si sta avviando un’attività commerciale o imprenditoriale in genere, ma soltanto un’attività professionale, per la quale dunque l’iscrizione al registro delle imprese non è richiesta.

La richiesta di attribuzione della partita Iva, una volta compilata attraverso l’apposito software, dovrà essere controllata (tramite gli appositi moduli di controllo, che si trovano nella medesima sezione del Portale dell’Agenzia delle Entrate), autenticata ed inviata, con gli strumenti messi a disposizione nel sito per gli utenti abilitati ai servizi delle Entrate.

A quanto ammontano le imposte

Le imposte applicate sul reddito variano molto a seconda del regime fiscale utilizzato: è possibile scegliere, nel 2018, tra il regime agevolato Forfettario e la contabilità ordinaria- semplificata.

Costi regime forfettario

Il regime forfettario comporta una tassazione sostitutiva del 15% (del 5% per le nuove attività, per i primi 5 anni): non sono applicate Irpef, addizionali regionali e comunali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore- indicatori di affidabilità e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito però non è inteso come differenza tra ricavi e costi, ma si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, su 10mila euro di fatturato, si pagheranno contributi e imposte su 7.800 euro.

Il meccanismo per la liquidazione di saldo ed acconti è, tuttavia, il medesimo previsto per l’Irpef.

Per un maggiore approfondimento sul regime Forfettario, si veda: Regime Forfettario, Nuovi Minimi 2016.

Costi e adempimenti regime della contabilità semplificata

La contabilità semplificata, invece, comporta la soggezione del reddito (inteso come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) all’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). L’imposta è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

In pratica, se il professionista, soggetto alla contabilità semplificata, guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, verserà allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro, meno una piccola detrazione sul reddito da lavoro autonomo (che si determina con la seguente espressione: 1.104*(55.000-reddito imponibile) /50.200).

L’acconto Irpef deve essere pagato:

  • in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre;
  • in due o più rate, oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.

Sino a 51,65 euro non deve essere versato alcun acconto.

Oltre all’Irpef, il contribuente in contabilità semplificata deve pagare le addizionali comunali (pari, nella generalità dei casi, allo 0,80% dell’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda del Comune) e l’addizionale regionale (che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione); qualora possieda il requisito di autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vastissima giurisprudenza), sarà soggetto al pagamento dell’Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della regione e della categoria cui appartiene il contribuente).

Il lavoratore autonomo in contabilità semplificata, poi, può detrarre l’Iva sugli acquisti, ma deveemettere le proprie fatture assoggettandole ad Iva (la cui aliquota ordinaria è pari al 22%).

È obbligatoria, oltre alla numerazione ed alla conservazione delle fatture, la tenuta dei registri Iva degli acquisti, dei beni ammortizzabili (le relative annotazioni possono essere comunque effettuate nel registro acquisti) e delle vendite, o fatture emesse.

Oltre all’obbligo di dichiarazione dei redditi, da effettuarsi mediante Modello Redditi (obbligo al quale sono tenuti anche i contribuenti aderenti al regime Forfettario), i contribuenti con contabilità semplificata devono effettuare anche i seguenti adempimenti:

  • dichiarazione Iva annuale (dal 1° febbraio al 30 aprile di ogni anno);
  • comunicazioni dati liquidazioni periodiche Iva: si tratta della comunicazione telematica dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche trimestrali Iva effettuate; la sua periodicità è trimestrale (31 maggio 2018, 16 settembre 2018, 30 novembre 2018, 28 febbraio 2019);
  • spesometro (ex elenchi clienti-fornitori): si tratta della comunicazione dati fatture emesse e ricevute; la sua periodicità è trimestrale (31 maggio 2018, 30 settembre 2018, 30 novembre 2018, 28 febbraio 2019), ma può essere semestrale su opzione;
  • comunicazioni Intrastat, se si effettuano acquisti o vendite con soggetti UE superiori a una determinata soglia;

Lo spesometro è abrogato dal 2019, perché entrerà in vigore la fatturazione elettronica obbligatoria per i professionisti (salvo che per i forfettari).

Costi tenuta contabilità

La tenuta della contabilità ha costi molto differenti, a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una particolare categoria professionale, e del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 600/700 euro annui per i contribuenti Forfettari con un basso volume d’affari, sino a 1500 euro per professionisti in contabilità semplificata con un volume d’affari medio-alto. Il tutto aumenta, ovviamente, se si tratta di studi professionali con dipendenti e collaboratori, poiché gestione ed adempimenti si complicano notevolmente.


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