Diritto e Fisco | Editoriale

Collaboratori nella ditta di famiglia. Quando è occasionale?

24 Aprile 2018 | Autore:
Collaboratori nella ditta di famiglia. Quando è occasionale?

Consigli pratici su come inquadrare collaboratori nella ditta di famiglia mediante apporto di lavoro occasionale, senza versamento dei contributi Inps

Hai una ditta individuale e vorresti inserire nell’organico aziendale nuovo personale perché non riesci da solo a sopportare tutto il lavoro e mandare avanti l’attività. L’idea ti stuzzica sicuramente. Ma poi pensi che assumere una persona ti costa troppo, che i contributi da versare all’Inps (Istituto nazionale della previdenziale sociale) sono ormai alle stelle e che dovrai sicuramente avvalerti di un consulente del lavoro o dottore commercialista per inquadrare correttamente la nuova forza lavoro nella tua piccola azienda e adempiere a tutte le comunicazioni obbligatorie che ne derivano. Il tuo ragionamento è giusto, ma fino ad un certo punto. E ti spiego anche come inserire in azienda lavoratori senza pagare i temutissimi contributi all’Inps. Come? La soluzione te la diamo noi e ce l’hai proprio sotto il naso. Potresti pensare per esempio di inserire collaboratori familiari nella tua ditta, purché la loro attività sia resa in maniera occasionale. Ma facciamo un passo indietro e vediamo quando è possibile avvalersi di tale figure e quali sono i parametri da rispettare per non cadere nell’obbligo dei versamenti contributivi.

Quando il rapporto di lavoro è di natura morale?

Nella maggior parte dei casi, la collaborazione prestata all’interno di un contesto familiare viene resa in virtù di una obbligazione di natura morale, basata sulla c.d. affectio vel benevolentiae causa, ovvero sul legame solidaristico ed affettivo proprio del contesto familiare, che si articola nel vincolo coniugale, di parentela e di affinità e che non prevede la corresponsione di alcun compenso. Dunque, la circostanza che il lavoro sia reso da un familiare contribuisce a determinare in molti casi la natura occasionale della prestazione lavorativa, in modo tale da escludere l’obbligo di iscrizione in capo al familiare.

Chi sono i collaboratori familiari occasionali?

Una prima figura che il Mlps (Ministero del lavoro e delle politiche soociali) [1] riconduce sicuramente nell’ambito delle collaborazioni occasionali affectionis causa, e quindi esclusa dall’obbligo di versare i contributi all’Ente previdenziale di appartenenza, sono le prestazioni rese da pensionati, i quali non possono per ovvie ragioni garantire al familiare che sia titolare o socio dell’impresa un impegno con carattere di continuità. I motivi che spingono il MLPS a ritenere l’occasionalità del pensionato sono molteplici, come ad esempio: la scarsa volontà di impegnarsi in una attività nuova, la scelta di dedicarsi ad altri progetti o a curare più da vicino il contesto familiare. Pertanto, in caso di accesso ispettivo l’ispettore valuta le prestazioni rese da tali soggetti, a favore di parenti o affini dell’imprenditore, quali collaborazioni occasionali di tipo gratuito, tali dunque da non richiedere né l’iscrizione nella Gestione assicurativa di competenza, né da ricondurre alla fattispecie della subordinazione.

Analoga conclusione è possibile giungere nell’ipotesi di prestazioni svolte dal familiare impiegato full time presso altro datore di lavoro, considerato il residuale e limitato tempo a disposizione per poter espletare altre attività o compiti con carattere di prevalenza e continuità presso l’azienda del familiare.

Nei predetti casi, dunque, la collaborazione del familiare si considera presuntivamente di natura occasionale e pertanto il personale ispettivo, solo ove non ritenga di accedere a tale impostazione per la presenza di precisi indici sintomatici di una prestazione lavorativa in senso stretto, dovrà comunque dimostrare la sussistenza mediante puntuale e idonea documentazione probatoria di carattere oggettivo e incontrovertibile.

Quando la prestazione del collaboratore familiare è occasionale?

Fatta questa breve premessa, pare opportuno ora ricordare alcuni interventi di legge [2] [3] aventi l’obiettivo di affermare, al verificarsi di determinate condizioni, il carattere occasionale della prestazione lavorativa. La vigente normativa stabilisce che una prestazioni si considera occasionale qualora:

  1. la collaborazione è resa da un parente entro il terzo grado, aventi anche il titolo di studente;
  2. la collaborazione è resa per un periodo complessivo nel corso dell’anno non superiore a novanta giorni;
  3. la collaborazione deve avere carattere di aiuto, a titolo di obbligazione morale e perciò senza corresponsione di compensi;
  4. la collaborazione è prestata nel caso di temporanea impossibilità dell’imprenditore artigiano all’espletamento della propria attività lavorativa.

Nei predetti casi, dunque, ossia in presenza dell’elemento dell’occasionalità, il collaboratore può considerarsi escluso dall’obbligo di iscrizione all’Ente previdenziale e dal conseguente versamento contributivo relativo all’attività svolta dal familiare a titolo gratuito.

Quali sono i parametri e criteri dell’occasionalità?

Ma quali sono i parametri e la metodologia che i funzionari dell’Inl adottano in sede di accertamento ispettivo, al fine di valutare se una collaborazione familiare di tipo occasionale possa essere esclusa dagli obblighi previdenziali o meno?

Innanzitutto, va ripetuto che per attività occasionale si intende quella caratterizzata dalla non sistematicità e stabilità dei compiti espletati, non integrante comportamenti di tipo abituale e prevalente nell’ambito della gestione del funzionamento dell’impresa.

Dunque, asserito che nei particolari casi del familiare pensionato e del lavoratore full time possiamo presuntivamente inserirli tra quelle attività di tipo occasionali e rese in maniera gratuita, al di fuori di tali fattispecie il Ministero del lavoro individua un parametro di natura quantitativa di tipo convenzionale da poter utilizzare in linea generale al fine di uniformare l’attività di vigilanza in ordine all’accertamento delle collaborazioni familiari in questione.

Ebbene, per quanto riguarda il settore dell’artigianato, il limite temporale massimo della collaborazione occasionale e gratuita è fissato in 90 giorni nel corso dell’anno. Parametro, questo che può essere ragionevolmente applicato agli artigiani, al commercio e al settore agricolo, in ragione dei comuni aspetti di carattere previdenziale.

In tal senso, nei diversi contesti settoriali, il Mlps lega la nozione di occasionalità al limite quantitativo dei 90gg, intesi come frazionabili in ore, ossia 720 ore nel corso dell’annoi solare (720 ore x 90gg). Quindi, anche se il collaboratore familiare superasse la soglia dei 90gg, il limite quantitativo si considera comunque rispettato laddove l’attività resa dal familiare si svolga soltanto per qualche ora al giorno, fermo restando il tetto massimo delle 720 ore.

Esempio. Prendiamo il caso per esempio di un figlio che lavora presso l’azienda del padre per 120gg nell’anno solare per 4 ore al giorno. In quest’ultimo caso, l’occasionalità è garantita dal fatto che la prestazione lavorativa non supera le 720 ore massime (120gg x 4 = 480 ore).

Quali parenti posso inserire nella ditta di famiglia?

A questo punto sorge spontanea una domanda? Ma posso inserire nella ditta di famiglia solo mia moglie e i miei figli o anche parenti dal secondo grado in poi? Ebbene, la legge riconduce in via generale nell’alveo dell’occasionalità le collaborazioni occasionali instaurate tra il titolare dell’azienda, oltre che con il coniuge, anche con i parenti e degli affini entro il terzo grado, salva la specifica disposizione applicabile nel settore agricoli che contempla i rapporti di parentela e affinità fino al quarto grado.

A tal proposito, è dunque fondamentale ricordare chi sono i parenti e gli affini, nonché il vincolo e il grado di parentale.

Per quanto riguarda i parenti:

  • sono di primo grado i genitori e i figli;
  • sono di secondo grado i nonni, i fratelli e sorelle, i nipoti intesi come figli dei figli;
  • sono di terzo grado i bisnonni e gli zii, i nipoti intresi come figli di fratelli e sorelle, i pronipoti intesi come figli dei nipoti di secondo grado.

Per quanto concerne gli affini invece:

  • sono di primo grado i suoceri;
  • sono di secondo grado i nonni del coniuge e i cognati;
  • sono di terzo grado i bisnonni del coniuge, gli zii del coniuge, i nipoti intesi come figli dei cognati.

Come si calcola l’occasionalità nel settore turistico?

In un recente intervento di prassi dell’Inl [4] è stato ribadito il concetto di occasionalità dei collaboratori/coadiuvanti familiari, precisando che l’esame delle attività prestati da questi ultimi non possono prescindere da una valutazione caso per caso delle singole fattispecie.

Riepilogando quindi:

  • nel caso del pensionato e familiare full-time, è possibile ricondurre verosimilmente tali prestazioni ad esigenze solidaristiche temporalmente circoscritte e, conseguentemente, optare per un giudizio di occasionalità delle stesse con esclusione dell’obbligo di iscrizione alla relativa gestione previdenziale;
  • al di fuori dei casi appena descritti, si è ritenuto di fornire al personale ispettivo un mero indice di valutazione di occasionalità della prestazione che, laddove utilizzabile in ragione degli elementi acquisiti, è analogo – ove ricorrano i medesimi presupposti – ai criteri adottati dal legislatore per il settore dell’artigianato (90 giorni nell’anno) e si basa sull’orientamento della giurisprudenza di legittimità formatosi per il settore del commercio in ordine ai requisiti di abitualità e prevalenza della prestazione [5].

Tale indice può risultare utile anche in relazione al settore turistico tenendo presente che, laddove si tratti di prestazione resa nell’ambito di attività stagionali, lo stesso indice (90 giorni nell’anno) andrà evidentemente riparametrato in funzione della durata effettiva dell’attività stagionale (ad es. per una durata stagionale di tre mesi, 90:365×90 = 22 giorni).

In definitiva, le indicazioni sopra fornite sono riferite agli obblighi di carattere previdenziale nei confronti dell’Inps. Per quanto riguarda la tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall’Inail (Istituto nazionale assicurazione Infortuni sul Lavoro) dei collaboratori familiari nei settori dell’artigianato, dell’agricoltura e del commercio – trattandosi di obbligo assicurativo notoriamente più stringente – restano valide le precisazioni fornite dal Ministero del lavoro nel 2013 [6].


note

[1] Ministero del Lavoro, Circolare n. 10478 del 10 giugno 2013.

[2] Art. 21, c. 6-ter del D.L. n. 269/2003 (conv. nella L. n. 326/2003).

[3] Art. 74 del D.Lgs. n. 276/2003.

[4] Ispettorato nazionale del lavoro, Lettera Circolare n. 50 del 15 marzo 2018.

[5] Art. 2 della L. n. 613/1966.

[6] Ministero del lavoro, Lettera Circolare n. 14184/2013.


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