Professionisti Il patteggiamento nelle indagini preliminari

Professionisti Pubblicato il 9 aprile 2018

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Poniamo la lente di ingrandimento su uno dei riti speciali previsti dal codice di procedura penale ed in particolare sull’attivazione del patteggiamento nella fase delle indagini preliminari.

Il patteggiamento o, con un linguaggio giuridicamente più adeguato, l’applicazione della pena su richiesta delle parti trae origine dall’applicazione dell’articolo 2 della Legge n. 81 del 1987 (“Delega legislativa al Governo della Repubblica per l’emanazione del nuovo codice di procedura penale).

In particolare tale testo normativo tratteggiava i caratteri distintivi di un nuovo procedimento premiale che avrebbe consentito all’imputato, richiedente o consenziente, a seguito di accordo con l’ufficio di procura di ottenere una serie di benefici primo fra tutti lo sconto di pena fino ad un terzo. Ma analizzeremo meglio l’istituto più avanti.

Di certo il legislatore attraverso l’introduzione di questo nuovo istituto processuale si era prefissato quale obiettivo quello di ridurre il numero dei processi pendenti al fine di snellire e velocizzare la macchina giudiziaria celebrando un minor numero di dibattimenti. I risultati deflattivi collegati all’introduzione di questo nuovo procedimento premiale non furono però quelli sperati, tanto da indurre il Legislatore ad intervenire successivamente con la Legge n. 134 del 2003 (“Modifiche al codice di procedura penale in materia di applicazione della pena su richiesta delle parti”) per allargare l’area di applicabilità del predetto istituto. 

Cos’è il patteggiamento?

L’istituto di cui in oggetto trova espressa previsione nell’articolo 444 del codice di procedura penale, ove si stabilisce che “l’imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l’applicazione nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria”.

Siamo dunque senz’altro in presenza di un procedimento premiale che consente all’imputato, sia esso parte richiedente o consenziente ad una richiesta avanzata dall’ufficio di procura, di ottenere uno sconto di pena fino ad un terzo ed altresì di subordinare l’efficacia di tale richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena.

Per effetto della legge 134 del 2003, l’applicabilità dell’istituto de quo è stata di fatto allargata attraverso la scissione del patteggiamento nelle due figure del “patteggiamento allargato” e del “patteggiamento ristretto”.

Il primo, previsto dall’articolo 444 poc’anzi richiamato, estende la possibilità dell’accordo tra Pubblico Ministero ed imputato ad una pena finale che, tenuto conto di tutte le circostanze e diminuita fino ad un terzo, non superiore cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Tale previsione ha in sostanza allargato il ventaglio di fattispecie di reato per le quali è possibile addivenire ad un accordo assorbendo tale istituto anche tipologie di reato più gravi.

Quanto al “patteggiamento ristretto” esso viene disciplinato normativamente dall’articolo 445 del codice di procedura penale ove si ricalca la previsione originaria del legislatore del 1987 che consentiva l’applicazione di tale strumento procedurale, all’esito dell’accordo tra pubblico ministero ed imputato, entro il limite dei due anni di pena finale irrogata.

Tratteremo l’aspetto dei benefici conseguenti alla scelta di tale rito più avanti.

Il patteggiamento nella fase delle indagini preliminari 

Tale possibilità è espressamente prevista dall’articolo 447 del codice di procedura penale.

La particolarità di questa scelta risiede proprio nel momento processuale in cui tale meccanismo viene attivato, poiché siamo ancora in una fase ove non vi è ancora una richiesta di rinvio a giudizio del Pubblico Ministero né alcuna udienza fissata dal Giudice.

In tale contesto, nel caso vi fosse una richiesta congiunta o una richiesta con il consenso scritto dell’altra parte, il Giudice delle indagini preliminari fissa con decreto l’udienza per la decisione concedendo, se necessario, un termine alla parte richiedente per la notificazione dell’avviso all’altra parte.

Nell’udienza fissata dal Giudice, il P.M. e l’indagato vengono sentiti solo se compaiono e, così come avviene dinanzi al giudice per l’udienza preliminare o del dibattimento, il Giudice delle indagini preliminari a seguito di accordo delle parti, al fine di pronunciare immediatamente sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, dovrà soltanto valutare la congruità della pena concordata tra le parti, l’assenza di ipotesi di proscioglimento, la corretta qualificazione giuridica del fatto nonché la corretta applicazione e comparazione delle circostanze aggravanti ed attenuanti.

I benefici connessi all’attivazione dell’istituto processuale del patteggiamento 

Passando all’analisi dei benefici connessi all’istituto del patteggiamento, appare senza dubbio più rilevante il beneficio premiale della diminuzione fino ad un terzo della pena finale da comminare.

Ma se questo è l’aspetto che rileva maggiormente, occorre altresì evidenziare che a tale opzione processuale si legano una serie di altri benefici non di secondaria importanza. Tali benefici sono in particolare strettamente correlati al c.d. “patteggiamento ristretto” ossia all’ipotesi in cui la pena finale irrogata a seguito di accordo tra le parti (P.M. ed imputato) non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria. In tal caso, infatti, la sentenza di patteggiamento pronunciata dal Giudice non comporterà la condanna alle spese del procedimento né l’applicazione di pene accessorie (come ad esempio ex multis l’interdizione dai pubblici uffici, l’interdizione da una professione o da un’arte, etc.). Non è prevista neppure l’applicazione di misure di sicurezza, con la sola eccezione della confisca obbligatoria nei casi previsti dall’articolo 240 del codice penale.

Ma vi è di più. La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, sia essa derivata dall’applicazione del patteggiamento allargato o del patteggiamento ristretto, anche se equiparata dal codice di procedura ad un sentenza di condanna, con la sola eccezione dei procedimenti disciplinari, non produrrà i suoi effetti nei giudizi civili o amministrativi anche se venisse pronunciata dopo la chiusura del dibattimento.

 

Avv. Antonio Lamonica Miraglio


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