Diritto e Fisco | Editoriale

Fisco: servizi online tramite Spid

9 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2018



Un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate dà il via all’uso dell’identità digitale per accedere a tutti i portali della Pubblica amministrazione. Cosa cambia?

L’Agenzia delle Entrate fa un nuovo balzo in avanti verso il «Fisco 2.0» e mette a disposizione dei contribuenti tutti i servizi online tramite Spid, il Sistema pubblico di identità digitale. Sarà, così, più semplice per i cittadini verificare la propria posizione fiscale, ma anche registrare un contratto di locazione o consultare i dati catastali. Il provvedimento [1] è stato firmato dal direttore generale dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini, ed è operativo dal 9 aprile. Ma che cosa cambia e quali sono i vantaggi dello Spid per i cittadini?

Fisco: a che serve lo Spid?

Lo Spid, cioè il servizio di identità digitale, serve ad accedere a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni, quindi anche a quelli del Fisco. Si tratta di una password unica che semplifica la loro consultazione. In pratica, anziché avere una chiave di accesso per il Comune (ammesso e non concesso che abbia un portale che lo consenta), un’altra per la Regione, un’altra ancora per l’Inps o per l’Agenzia delle Entrate, lo Spid rappresenta una soluzione unica. Una soluzione, come dicevamo, che oggi consente non solo di verificare la propria posizione con l’Agenzia (l’esistenza o meno di cartelle esattoriali, ad esempio) ma anche di registrare un contratto di affitto senza muoversi da casa o di controllare i dati catastali di un immobile che ci interessa. Così come sarà possibile evitare un viaggio in Posta quando abbiamo ricevuto nella cassetta delle lettere l’avviso di una comunicazione da parte della Pubblica amministrazione. E, ancora: a pagare la Tasi, ad ottenere un certificato dell’Inps, a chiedere una prestazione sanitaria, a presentare domanda per ottenere un bonus. Persino ad accedere ai servizi pubblici in ambito internazionale, all’interno dell’Unione europea.

Quello appena raggiunto, però, non è l’ultimo traguardo per il servizio di identità digitale: secondo l’Agenzia delle Entrate, lo Spid potrebbe essere utilizzato in futuro per accedere ai servizi online di alcuni privati come aziende o banche.

Fisco: in che cosa consiste lo Spid?

Il sistema pubblico di identità digitale, o Spid, che consente di accedere a tutti i servizi online della Pubblica amministrazione e, quindi, anche a quelli del Fisco, consiste in un’autenticazione simile a quella che, normalmente, otteniamo quando ci registriamo ad un qualsiasi sito Internet. Quindi, username e password.

Per entrare in questi portali ed ottenere il servizio desiderato, dunque, basterà un qualsiasi dispositivo collegato alla Rete: un pc, un tablet, un cellulare.

Fisco: come chiedere lo Spid

Il Sistema pubblico di identità digitale è gestito dall’Agenzia per l’Italia digitale, anche se, per poter avere lo Spid per accedere a tutti i servizi online del Fisco, occorre rivolgersi ai gestori di identità digitale o identity provider, che in inglese le cose tecnologiche suonano sempre meglio. Spieghiamo, però, in italiano chi sono: si tratta di soggetti privati accreditati che forniscono e gestiscono le identità digitali dopo avere verificato i dati rilasciati dal cittadino.

Gli identity provider hanno anche nome e cognome. Si chiamano:

  • InfoCert SpA;
  • Poste Italiane;
  • Telecom Italia Trust Technologies Srl;
  • Aruba Pec SpA;
  • Sielte SpA;
  • Namirial;
  • Register.it.

La scelta di uno di questi provider non è per tutta la vita: lo si può cambiare nel momento in cui lo si ritiene necessario.

Per poter fare la richiesta dello Spid occorre prima registrarsi al sistema di uno dei provider indicati e identificarsi tramite la Carta nazionale dei servizi, cioè la nuova tessera sanitaria blu dotata di chip, oppure con la carta di identità elettronica (per chi fosse così fortunato di esserne già in possesso).

Una volta che il sistema sa chi siamo, cioè concluse le presentazioni, viene rilasciato il codice per accedere a tutti i servizi online tramite Spid, sia del Fisco sia del resto delle amministrazioni pubbliche.

Fisco: chi ha la Pec deve dotarsi di Spid?

Sempre allo scopo di semplificare le cose (diamone atto, almeno per una volta), chi è tenuto per legge ad avere un indirizzo di posta elettronica certificata (cioè la Pec) si trova automaticamente ad avere anche un domicilio virtuale Spid, anche se il contribuente interessato può decidere di separare entrambe le cose.

Quindi, è possibile eleggere questo indirizzo e-mail come «domicilio digitale», inserendolo nell’Indice nazionale delle persone fisiche e degli altri enti di diritto privato che l’Agenzia per l’Italia digitale deve realizzare entro il 2019. Tutti gli Indici nazionali migreranno poi nell’Anagrafe della popolazione residente.

Fisco: lo Spid è un sistema sicuro?

Argomento sempre spinoso quando si devono rilasciare su Internet i propri dati: la sicurezza. Ci si può fidare dello Spid quando lo si richiede per accedere a tutti i servizi online della Pubblica amministrazione, compresi quelli del Fisco, con maggiore semplicità? Così pare, perché il sistema per l’identità digitale fornisce ai provider solamente i dati che servono all’operazione che si deve eseguire. Insomma, per dirla in modo quasi brutale, si evita un «mercimonio» di dati sensibili.

La conferma dovrebbe arrivare dal fatto che sono previsti tre livelli di sicurezza, che corrispondono ad altrettanti livelli di identità. E cioè:

  • il primo livello per l’autenticazione tramite username e password dell’utente;
  • il secondo livello per l’inserimento di una one time password aggiuntiva, ossia (diciamo anche questo in italiano, che non guasta) di una chiave di accesso utilizzabile una sola volta;
  • il terzo livello, infine, prevede l’aggiunta di una smart card per l’utilizzo della carta di identità elettronica e della Carta dei servizi.

Ad ogni modo, sarà il cittadino a dare il consenso sull’uso dei propri dati.

note

[1] Agenzia delle Entrate, provvedimento n. 75242 de 09.04.2018.

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