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Figli: scuola pubblica o privata?

10 aprile 2018


Figli: scuola pubblica o privata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 aprile 2018



Separazione, divorzio e spese per il mantenimento dei figli: bisogna preferire la scuola pubblica o quella privata? E che succede se il genitore decide senza il consenso dell’altro?

Quando ci si separa, i figli diventano d’un tratto un peso. Strano vedere coppie che, finché sono unite, investono tutto sul futuro della prole e non appena si separano utilizzano i bambini come arma di ricatto o di scontro personale. Così l’assegno di mantenimento per i figli è il punto da cui partono le principali contese. Al centro di molte battaglie giudiziarie vi è la scelta della scuola o dell’università: tra chi vorrebbe destinare il proprio discendente ai migliori studi e chi invece preferisce risparmiare. Naturalmente il tutto deve sempre avvenire in linea con le possibilità economiche dei genitori e siccome non c’è alcuna presunzione che la scuola privata sia migliore di quella pubblica, nella scelta tra le due i giudici tendono a privilegiare la scuola pubblica. Così se i due ex coniugi litigano sulla questione se mandare il figlio alla scuola pubblica o privata prevale sempre chi opta per la prima scelta. A meno che non vi siano particolari esigenze, da dimostrare però caso per caso.

Scuola pubblica o privata? 

Quando i genitori – separati o divorziati – non trovano un accordo sull’istruzione dei figli, con uno che propende per la scuola privata e l’altro per quella pubblica, la decisione finale è rimessa al giudice, su ricorso di uno dei due. E in tal caso, il magistrato, come regola, preferisce la scuola pubblica. 

Il principio generale della prevalenza della scuola pubblica su quella privata si giustifica per il fatto che quest’ultima è gratuita e comunque, essendo una pubblica amministrazione, deve rispettare i parametri costituzionali della imparzialità, efficienza e deve essere orientata allo sviluppo culturale di qualsiasi minore. Si tratta, infatti, di una «scelta neutra, espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione» [1].

Inoltre, la frequenza della scuola privata richiede «l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa) che possono non essere condivisi dai genitori e rispetto ai quali il Tribunale investito della scelta non può esprimere preferenze».

Quando preferire la scuola privata

In alcuni casi, da considerare eccezionali, e sempre nell’ottica di favorire l’interesse del figlio minore, i giudici autorizzano l’iscrizione alla scuola privata. Le ragioni – che devono essere valutate nel caso concreto – possono spaziare dalla necessità di preservare il valore della continuità scolastica al bisogno di far seguire il minore da insegnanti specializzati o in grado di rispondere meglio alle sue fragilità o difficoltà.

Bisogna quindi analizzare il caso specifico e valutare tutte le caratteristiche della situazione. 

Ad esempio, il tribunale di Milano [2] ha ritenuto che, in caso di figlio “fragile”, soprattutto a causa della criticità della relazione con i genitori, è preferibile la scuola privata a quella pubblica (nel caso di specie però il minore proveniva già da una scuola privata, sicché il tribunale ha preferito dare continuità allo stesso percorso di studi già intrapreso, senza creare quindi rotture traumatiche col passato). 

Un altro caso in cui è stata preferita la scuola privata confessionale è quello di una figlia che accusava un grave disagio psicologico e che aveva bisogno di sentirsi integrata in una comunità religiosa [3].

In un’altra occasione il tribunale di Milano ha ritenuto legittima la scelta della scuola privata se il genitore in disaccordo non si oppone tempestivamente [5] o se padre e madre concordano sull’iscrizione alla scuola privata ma dissentono sulla scelta dell’istituto [6]. Del resto la decisione del giudice non può mai creare una terza via rispetto alle due prospettate dai genitori ma decidere solo quale di queste è la più conveniente per gli interessi del figlio.

note

[1] Trib. Perugia, ord. del 2.05.2017: «Nell’ipotesi di contrasto tra i genitori in merito all’iscrizione del figlio nella scuola, deve privilegiarsi l’istruzione pubblica, trattandosi di scelta “neutra”, espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione nonché esplicazione principale del diritto costituzionale di cui all’art. 33 comma 2° della Costituzione. Ne consegue che nel caso di conflitto genitoriale in merito alla scelta tra scuola pubblica e privata, il Tribunale non può che indicare la scuola pubblica, dovendosi ritenere l’istruzione pubblica quella cui i minori devono accedere anche obbligatoriamente fino al sedicesimo anno di età. Tale conclusione si desume anche dalla struttura dell’ordinamento scolastico gratuito e universale solo con riferimento alla scuola pubblica, mentre la scuola privata impone il pagamento di rette e, soprattutto, l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa) che possono non essere condivisi dai genitori, e rispetto ai quali il Tribunale investito della scelta non può esprimere preferenze attenendo tali opzioni a scelte personalissime rimesse al solo consenso dei genitori. Né d’altra parte può ritenersi che a fronte di una pregressa adesione verbale alla scelta futura della scuola privata, i genitori siano obbligati a rispettare tale scelta, come se fosse vincolante. Le istituzioni scolastiche diverse da quelle pubblica (paritarie, private in generale, possono incontrare il favore del giudice nella risoluzione del conflitto ove emergano elementi precisi e peculiari che rendano in concreto preferibile, nell’interesse del minore, la frequentazione di una scuola diversa da quella pubblica o vi siano evidenti controindicazioni all’interesse del minore nella frequentazione della scuola pubblica.»

[2] Trib. Milano decr. del 2.02.2017. «Il principio per cui in materia di conflitti genitoriali qualora non esista, o non persista, un’intesa tra i genitori a favore di qualsivoglia istituto scolastico privato, la decisione dell’Ufficio giudiziario, in sé sostitutiva di quella della coppia genitoriale, non può che essere a favore dell’istruzione pubblica, in base ai canoni dall’ordinamento riconosciuti come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto minore residente sul territorio. Siffatta regola può, tuttavia, subire eccezioni nelle ipotesi in cui, per le peculiarità del caso concreto, emergano evidenti controindicazioni all’interesse del minore e, quindi, la soluzione della scuola pubblica possa non essere quella più rispondente all’interesse del minore, quali difficoltà di apprendimento, particolari fragilità di inserimento nel contesto dei coetanei o fragilità personali del minore (come accertato nella fattispecie), esigenze di coltivare studi in sintonia con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori ecc.».

[3] Trib. Milano, ord. del 26.07.2011.

[4] Trib. Milano, decr. del 30.07.2009.

[5] Trib. Torino ord. del 25.08.2016.

TRIBUNALE DI PERUGIA

PRIMA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, in composizione collegiale, riunito in camera di consiglio, nelle persone dei sigg.ri magistrati:

dott.ssa Maria Letizia Lupo Presidente

dott. Claudio Baglioni Giudice

dott.ssa Ilenia Miccichè Giudice rel. est.

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

letti gli atti e sciogliendo la riserva assunta dal giudice relatore all’udienza del 5 aprile 2017 nel procedimento ex art. 709 ter c.p.c., iscritto al n. 1246/17 R.G., promosso da (A) (avv. G. …) nei confronti di (B) (avv.ti … e …);

PREMESSO

 Che con ricorso depositato il 20.02.17 (A) ha premesso che dalla relazione con (B) è nato, il., il piccolo (C) e che, dopo la fine della relazione e della convivenza, con ordinanza n. 253/16, l’intestato Tribunale aveva disciplinato le questioni relative al figlio minore, disponendone l’affido condiviso ad entrambi i genitori e la collocazione prevalente presso la madre, regolamentando le modalità di visita del padre e ponendo a suo carico un assegno mensile di mantenimento;

che la (A) ha aggiunto essere sopravvenuto con l’ex compagno un contrasto riguardo alla iscrizione del figlio al prossimo anno di scuola dell’infanzia, avendo il padre manifestato la propria volontà di iscriverlo presso l’istituto privato “(X)” in (Z) e volendo invece essa iscriverlo alla scuola dell’infanzia di (Y), ove il bambino è già iscritto e che sta frequentando;

che la (A) ha chiesto ordinarsi l’iscrizione alla scuola dell’infanzia di (Y) anche per il prossimo anno, deducendo che il bambino aveva stabilito significativi legami con i compagni e le educatrici, che sarebbe contrario al suo interesse sradicarlo dall’ambiente scolastico già frequentato e che l’iscrizione a (Z) comporterebbe difficoltà logistiche, anche tenuto conto della propria necessità di spostarsi frequentemente in tutta l’Umbria per motivi di lavoro, oltre che maggiori consistenti oneri economici;

che (B), costituitosi, per chiedere ordinarsi l’iscrizione del figlio alla scuola “(X)” ha riferito che in passato la ricorrente aveva prestato il proprio gradimento (…), anche per la modalità bilingue della giornata scolastica, e che l’iscrizione alla scuola di (Y) era stata fatta solo in via cautelativa; ha aggiunto che nella scuola di (Y), a causa della inacessibilità del giardino, era precluso ai bambini di poter passare tempo all’aperto a contatto con la natura e che la ricorrente stava anteponendo il proprio volere al preminente interesse del figlio; ha dedotto la strumentalità delle motivazioni addotte a sostegno del ricorso ed ha dichiarato di essere disposto a sostenere per intero il costo delle retta mensile;

che all’udienza del 5.04.17, ove comparivano personalmente le parti insistendo nelle rispettive difese, i difensori discutevano la causa, che veniva rimessa alla decisione del Collegio;

OSSERVA

Il presente procedimento rientra nell’ambito delineato dall’art. 709 ter c.p.c., norma di riferimento per il caso di contrasto tra i genitori separati, anche solo di fatto, in ordine alle scelte da assumersi nell’interesse del figlio minore, che investe il Tribunale della decisione in luogo degli esercenti la responsabilità genitoriale.

Nel merito, il Collegio aderendo ad un consolidato orientamento della giurisprudenza, rileva come nell’ipotesi di contrasto tra i genitori in merito all’iscrizione del figlio nella scuola, debba essere privilegiata l’istruzione pubblica, trattandosi di scelta “neutra”, espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione nonché esplicazione principale del diritto costituzionale ex art. 33 comma II cost.

Dunque, a fronte dell’accertato conflitto genitoriale in merito alla scelta tra scuola pubblica e privata, il Tribunale non può che indicare la scuola pubblica, dovendosi ritenere l’istruzione pubblica quella cui i minori devono accedere anche obbligatoriamente fino al sedicesimo anno di età.

Tale conclusione si desume anche dalla struttura dell’ordinamento scolastico gratuito e universale solo con riferimento alla scuola pubblica, mentre la scuola privata impone il pagamento di rette e, soprattutto, l’adesione a specifici orientamenti non solo didattici ma anche di impostazione educativa (o religiosa) che possono non essere condivisi dai genitori, e rispetto ai quali il Tribunale investito della scelta non può esprimere preferenze attenendo tali opzioni a scelte personalissime rimesse al solo consenso dei genitori. Né d’altra parte può ritenersi che a fronte di una pregressa adesione verbale alla scelta futura della scuola privata, i genitori siano obbligati a rispettare tale scelta, come se fosse vincolante; essi, invero, sono chiamati a rinnovare il consenso per i cicli di studio successivi, ben potendo una determinata impostazione didattica ovvero educativa essere condivisa, come forse avvenuto nel nostro caso, nell’ottica del nucleo familiare unito e non anche dopo, nella fase della disgregazione.

Va anche detto che le istituzioni scolastiche diverse da quelle pubblica (paritarie, private in generale o (…)) possono incontrare il favore del giudice nella risoluzione del conflitto ove emergano elementi precisi e peculiari che rendano in concreto preferibile, nell’interesse del minore, la frequentazione di una scuola diversa da quella pubblica o vi siano evidenti controindicazioni all’interesse del minore nella frequentazione della scuola pubblica; si pensi, ad esempio, alla necessità di preservare il valore della continuità scolastica, o alla necessità di far seguire il bambino da insegnanti specializzati o che applichino un metodo di insegnamento precipuamente finalizzato a sostenere specifiche, accertate, difficoltà di apprendimento, di socializzazione, di inserimento.

Nel nostro caso, non vi sono esigenze peculiari che rendano anche solo in astratto preferibile per (C) l’iscrizione alla scuola (…), né specifiche controindicazioni alla scuola pubblica che legittimino la deroga alla regola generale. Non vi è di certo l’esigenza di garantire la continuità scolastica, dal momento che il piccolo è già iscritto e sta frequentando la scuola dell’infanzia pubblica, né vi sono lacune o deficit di sorta che rendano indispensabile ricorrere ad approcci educativi specifici o individualizzati. Nemmeno può ragionevolmente sostenersi che la scuola (…) sia in astratto migliore o meglio rispondente all’interesse del minore rispetto alla scuola pubblica, trattandosi – come detto – di valutazione del tutto soggettiva e personale che non può essere svolta dal Tribunale.

Alla luce di quanto detto, deve concludersi per l’accoglimento del ricorso.

 La particolare natura del giudizio e le esposte ragioni della decisione rendono opportuno far luogo alla integrale compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

Letto l’art. 709 ter c.p.c., così provvede:

Dispone che il minore (C) sia iscritto, per l’anno scolastico 2017/2018, alla Scuola dell’Infanzia di (Y), Circolo Didattico di …, salvo diverso accordo tra i genitori.

Spese processuali compensate.

Manda alla Cancelleria per le comunicazioni. Così deciso in Perugia il 24 aprile 2017. Depositata in Cancelleria il 2 maggio 2017.

 

Tribunale Milano, Sezione 9 civile Decreto 2 febbraio 2017

DECRETO

(omissis)

La scelta della scuola

Le parti sono rimaste ferme nelle loro domande, insistendo il padre per l’iscrizione alla scuola pubblica ed opponendo assoluta contrarietà alla scuola privata di qualunque tipo e chiedendo la madre di autorizzare l’iscrizione di X presso l’Istituto …. per frequentare il .. .. con indirizzo economico giuridico. Questo Tribunale ha affermato in più occasioni il principio per cui in materia di conflitti genitoriali, là dove non esista, o non persista, un’intesa tra i genitori a favore di qualsivoglia istituto scolastico privato, la decisione dell’Ufficio giudiziario – in sé sostitutiva di quella della coppia genitoriale – non può che essere a favore dell’istruzione pubblica, secondo i canoni dall’ordinamento riconosciuti come idonei allo sviluppo culturale di qualsiasi soggetto minore residente sul territorio.

Ha, però, riconosciuto la possibilità che la regola di principio sopra enunciata possa subire eccezioni nelle ipotesi in cui, per le peculiarità del caso concreto, emergano evidenti controindicazioni all’interesse del minore e, quindi, la soluzione della scuola pubblica possa non essere quella più rispondente all’interesse del minore (ad es. difficoltà di apprendimento, particolari fragilità di inserimento nel contesto dei coetanei o fragilità personali del minore, esigenze di coltivare studi in sintonia con la dotazione culturale o l’estrazione nazionale dei genitori ecc.) (Tribunale Milano, sez. IX, decreto n. 4 febbraio 2015 Pres., est. Gloria Servetti; Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 14 luglio 2016, est. G. Buffone).

Ritiene il Collegio che nel caso in esame sussistano quelle concrete ragioni per derogare alla regola generale al fine di tutelare il percorso di crescita e la relazione di X con entrambi i genitori.

Il conflitto sulla scelta della scuola tra i genitori, che sino ad oggi è bene ricordarlo hanno concordato e consentito che X frequentasse uno dei più costosi ed elitari istituti privati di Milano, l’Istituto .., dove lo stesso signor Y dice di aver studiato, è, ad avviso del Tribunale, indicativo di un più profondo dissidio sulle scelte educative e di crescita complessiva del minore che sino ad oggi ha vissuto in un contesto familiare, paterno e materno, certamente dotato di significative risorse economiche. Ciò è tanto più vero che ciascuna delle parti tende ad addossare all’altra la responsabilità di messaggi educativi improntati soltanto alla ricchezza e al denaro.

La percezione, quindi, che X abbia introitato, secondo la prospettiva paterna, valori di vita che il signor Y non condivide e che sembra anche emergere dalla valutazione fatta dal dott. .., è, ad avviso del Collegio, la conseguenza di scelte educative complessive e di comportamenti di entrambi i genitori posti in essere nel tempo.

La soluzione non può essere ora, come pretende il signor Y, quella di insegnare al figlio che “il mondo è altro “attraverso una scelta scolastica che non può che essere vissuta dal minore unicamente come punitiva e senza una motivazione alla base nella prospettiva del minore. …

La prosecuzione del percorso scolastico superiore in un contesto privato appare, secondo il Tribunale, allo stato la soluzione più tutelante per il percorso di crescita del minore a fronte della criticità della relazione dello stesso con entrambi i genitori e delle fragilità attuali dello stesso ragazzino che dovranno essere affrontate con gli interventi di supporto di cui sopra si è detto. Ritiene, cioè, il Collegio che la soluzione in questa delicata fase non possa essere il radicale mutamento delle abitudini e delle prospettive di vita del minore, sino ad oggi consentitegli da entrambi i genitori, senza che allo stesso siano offerti adeguati strumenti di riflessione ed aiuto per superare quelle criticità.

Quello che scrive il dott. .. là dove, descrivendo le risultanze del test proiettivo TAT somministrato a X, dice “….” è indicativo, ad avviso del Tribunale, di un quadro personologico di difficoltà di X radicatosi in relazione a comportamenti educativi dei genitori che non possono che essere risalenti e reiterati nel tempo e che merita attenzione e adeguati interventi, pena un rischio evolutivo connesso anche al possibile radicalizzarsi della frattura della relazione con il padre e alla non emancipazione dalla figura materna.

E in tale quadro non si può del tutto tralasciare l’opinione espressa da X in sede di ascolto sul presupposto paterno che quello che X ha verbalizzato non è quello che vuole lui, ma quello che vuole sua madre.

Non sono emersi dalla relazione agli atti aspetti che mettono in dubbio la capacità di discernimento del minore e la capacità di esprimere il suo pensiero e la sua volontà. Anzi è lo stesso X a spiegare la sua difficoltà a rappresentare al padre la sua scelta, sapendo che il padre era contrario alla scuola privata. E in ciò si rispecchia una dinamica tipica della relazione con il padre descritta dal dott. …, là dove dice che X “fatica a sollevare obbiezioni, lamentele o critiche, teme il giudizio paterno e quindi finisce per aderire in modo piuttosto passivo alle proposte del padre e a relegarsi in una posizione di spenta compiacenza”. Infine, non può sottacersi che l’Istituto … è una scuola privata che offre un progetto formativo ed educativo aperto a modelli valoriali certo poco paragonabili a quelli dell’Istituto … cui il signor Y imputa “gli atteggiamenti da ragazzino viziato” assunti dal figlio.

OMISSIS P.Q.M.

Il Tribunale Ordinario di Milano, Sezione IX Civile, in composizione collegiale, definitivamente pronunciando nella causa fra le parti di cui in epigrafe, ogni altra istanza ed eccezione disattesa, a parziale modifica delle condizioni della sentenza di divorzio n. …./2011 del …2011, così provvede:

1) dà atto dell’accordo raggiunto dalle parti…..

2) respinge la richiesta di modifica dei tempi di permanenza di X presso il padre, avanzata da Y …;

 3) dispone che Y X venga iscritto presso l’Istituto … di Milano ..con … per l’anno scolastico 2017/2018; 3) (omissis)

4) compensa tra le parti le spese di lite;

Manda alla cancelleria per la comunicazione alle parti costituite del presente provvedimento. Provvedimento immediatamente esecutivo.

Così deciso in Milano il 2 febbraio 2017. Depositata in Cancelleria il 2 febbraio 2017.

Tribunale Torino, civile Ordinanza 25 agosto 2016

ORDINANZA

vista l’istanza in corso di causa della convenuta XX per l’autorizzazione all’iscrizione della figlia minore Y, di anni tre, ad una scuola materna francese sita in Torino per l’anno scolastico 2016/2017;

vista la memoria di replica dell’attore ZZ; sentite le parti all’udienza del …2016;

considerato che la madre caldeggia l’iscrizione della figlia minore in scuola internazionale francese insistendo sull’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere e sull’elevata qualità dell’offerta formativa dell’istituto, dichiarando inoltre la disponibilità propria e della sua famiglia di origine a sostenere gli oneri economici relativi, quantificati dal padre in circa 5.800 Euro all’anno, cifra non contestata da controparte, richiedendo al padre un contributo pari alla metà della retta della scuola … da lui proposta e quantificata per l’intero dal padre stesso in circa 1.200 Euro annui, ovvero in subordine a sostenere i predetti oneri anche in via integrale;

considerato che il padre si oppone ritenendo che la scuola francese non sia coerente con il ceto socio-economico familiare né si configuri come scelta educativa adatta alla figlia, oltre a essere particolarmente distante dal suo luogo di residenza (…), insistendo per l’iscrizione alla scuola privata parificata .. ovvero, in via subordinata, alle altre scuole indicate in atti, dichiarandosi, in via ulteriormente subordinata, disponibile a contribuire alla retta della scuola francese per non più di 600 Euro all’anno, pari alla metà della retta della predetta scuola ..;

ritenuto che il contrasto tra le parti sussista, in via principale, sulla scelta tra l’istituto francese .. .. e l’istituto .., scuole entrambe connotate da spiccati elementi di specificità, l’una essendo scuola internazionale con l’utilizzo prevalente della lingua francese e l’altra essendo scuola privata a matrice confessionale cattolica, secondo quanto emerso dalle dichiarazioni delle parti in udienza;

Lex24 – Gruppo 24 ORE Pagina 1 / 3

 ritenuto, dunque, alla luce della posizione di entrambi i genitori, concordi nel senso di escludere, in via preferenziale, l’iscrizione alla scuola pubblica italiana, che tale opzione – pur considerata neutra e preferibile, in caso di contrasto, da altri Giudici di merito (cfr. Trib. Milano 04.02.2015, in Fam. e Dir., 2016, 801 ss.) – possa essere presa in considerazione da questo Giudice, anche in via officiosa, soltanto ove nessuna delle scuole proposte in via principale dai genitori risulti conforme all’interesse della minore, risultando al contrario preferibile valutare preliminarmente le due opzioni sostenute in via principale dai genitori;

ritenuto, a riguardo, che la frequentazione di una scuola internazionale plurilingue – dalla documentazione in atti risulta un impiego settimanale della lingua francese per 12,5 ore, della lingua inglese per 3 ore e della lingua italiana per 5,5/7 ore – costituisca per la minore una vantaggiosa e benefica opportunità di apprendimento di una o più lingue straniere sin dalla tenera età, notori essendo, da un lato, la particolare predisposizione dei bambini all’apprendimento degli idiomi nei primi anni di vita, e, dall’altro lato, l’estrema utilità, nell’attuale contesto socioeconomico globale, della conoscenza di una o più lingue straniere, nonché di confronto e interazione con compagni e modelli culturali differenti che non può che essere valutato positivamente in un’ottica “europea” di educazione e formazione, opportunità che per l’elevato costo sono solitamente precluse alla generalità dei bambini ma che questo Giudice ritiene debbano invece essere opportunamente sfruttate, ove siano economicamente sostenibili e non risultino contrarie all’interesse della minore;

ritenuto, a proposito, che la frequentazione di tale istituto scolastico non presenti, allo stato, apprezzabili svantaggi per la minore, né dal punto di vista dell’apprendimento della lingua italiana, essendo entrambi i genitori e la minore stessa di madrelingua italiana e prevedendo in ogni caso la scuola ore di insegnamento della lingua italiana, né dal punto di vista del temuto vincolo in ordine al futuro percorso formativo;

ritenuto, infatti, a quest’ultimo riguardo, che, trattandosi di scuola materna, l’eventuale passaggio a scuola italiana sia nel corso del ciclo scolastico sia all’inizio della scuola elementare, a fronte di eventuali difficoltà della minore, che risulta presa in carico dal Servizio Sociale e di Psicologia come da ordinanza del Presidente del ….2016, ovvero della necessità di riduzione delle spese da parte dei genitori ovvero per qualsiasi altra ragione, consentirebbe alla minore di proseguire il proprio percorso formativo senza significativi disagi;

ritenuto che gli elementi negativi addotti dal padre non siano tali da superare i vantaggi che la frequentazione della predetta scuola potrebbe recare allo sviluppo culturale e personale della minore, in particolare non apparendo dirimente la diversa ubicazione delle due scuole, entrambe in Torino e comunque entrambe a considerevole distanza dal domicilio paterno;

ritenuto, in particolare, che la scuola internazionale francese sia preferibile rispetto all’istituto privato parificato … proposto dal padre, proprio per il positivo apporto che l’ambiente internazionale e l’insegnamento plurilingue potranno recare all’educazione e alla formazione della minore, prevedendo l’istituto .., alla stregua di numerose scuole materne, soltanto una limitata attività di insegnamento della lingua inglese (“una volta alla settimana” secondo la documentazione prodotta in atti);

ritenuto doversi altresì precisare che la natura confessionale dell’istituto .. non è significativamente rilevante nel caso in esame, non essendo emersa una marcata opposizione della madre a tale impostazione, risultando peraltro i coniugi sposati con rito concordatario e la minore battezzata, sicché deve desumersi, nonostante la dichiarata preferenza della madre per una scuola non confessionale, un generale consensus circa l’educazione cattolica della minore, che potrà naturalmente proseguire a prescindere dall’istituto scolastico frequentato;

ritenuto, infine, che all’indisponibilità del padre a contribuire in via paritaria alla cospicua retta della scuola internazionale possa ovviarsi alla luce della dichiarata disponibilità della madre di farsi carico in via pressochè esclusiva dei costi connessi, e che la deroga al principio di contribuzione proporzionale al mantenimento dei figli, su consenso del genitore su cui grava una quota maggiore o proporzionalmente maggiore, non rivesta, per sé sola, i paventati connotati di svilimento dell’altra figura genitoriale laddove, come nel caso di specie, sia funzionale al miglior interesse della minore, competendo poi ad entrambi i genitori, nel corretto esercizio della propria responsabilità genitoriale, evitare che tale mera circostanza sia veicolo di connotazione negativa del genitore che apporta il minor contributo economico;

ritenuto, in ogni caso, necessario prevedere, in virtù del generale obbligo di compartecipazione alle spese sostenute nell’interesse dei figli, che il padre contribuisca alle spese scolastiche e che, alla luce del sostanziale consenso espresso dalle parti sul punto, ancorché in via subordinata, la quota di partecipazione del padre debba essere contenuta in Euro 600 annui, restando i residui oneri a carico della madre;

P.Q.M.

AUTORIZZA XX ad iscrivere la figlia minore Y alla scuola materna dell’istituto .di … per l’A.S. 2016/2017;

DISPONE che ZZ contribuisca al pagamento della retta scolastica nella misura di 600 Euro per l’intero anno scolastico, restando a carico della madre XX l’intera quota residua.

Spese al definitivo.

Si comunichi alle parti costituite.

 Così deciso in Torino il 25 agosto 2016. Depositata in Cancelleria il 25 agosto 2016.

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