Diritto e Fisco | Editoriale

Oss: dove può lavorare?

10 Aprile 2018 | Autore:
Oss: dove può lavorare?

L’operatore socio-sanitario può collocarsi in strutture pubbliche e private: dall’ospedale al centro diurno, dalla casa di riposo alla comunità di recupero.

Se hai deciso di intraprendere la professione di operatore socio-sanitario, ti starai chiedendo se la tua scelta offre dei buoni sbocchi lavorativi, cioè se sarà relativamente semplice trovare un posto in una struttura pubblica o privata. Per avere una risposta a questa domanda, bisogna considerare almeno un paio di cose. La prima, sapere quali sono i compiti di questa figura professionale, dopo le modifiche introdotte dal decreto Lorenzin [1] (leggi, a questo proposito, Oss: guida al contratto, mansioni e responsabilità). La seconda, dove può lavorare l’Oss.

Avendo già trattato il primo, ci concentriamo, questa volta, sul secondo aspetto. Perché il ventaglio di possibilità che offre il settore dell’assistenza socio-sanitaria è più vasto di quello che si potrebbe pensare. Parliamo non soltanto di ospedali o di cliniche ma anche, ad esempio, di case di riposo, di scuole, di strutture di accoglienza, di ambulatori. Fondamentale, però, la formazione che, in seguito a quanto previsto dal decreto Lorenzin, dovrà essere più completa rispetto al passato.

Vediamo, allora, l’Oss dove può lavorare e quanto può guadagnare.

Oss: chi è e che cosa fa

L’Oss, cioè l’operatore socio-sanitario, è una figura professionale di supporto agli infermieri il cui compito primordiale è soddisfare i bisogni della persona e favorirne il benessere e l’autonomia. Il decreto Lorenzin, tuttavia, ha riconosciuto la figura dell’Oss all’interno delle professioni sanitarie, per cui, sempre dietro indicazioni e richiesta degli infermieri, può effettuare mansioni come:

  • piccole medicazioni;
  • aiuto nella corretta somministrazione di farmaci;
  • rilevazione di parametri vitali;
  • attività di supporto diagnostico e terapeutico;
  • prevenzione di ulcere da decubito;
  • interventi di primo soccorso.

A queste mansioni si aggiungono quelle già previste in passato, come ad esempio:

  • assistenza di base a paziente con totale o parziale dipendenza delle attività della vita quotidiana;
  • osservazione e collaborazione alla rilevazione dei bisogni del paziente;
  • disbrigo di pratiche burocratiche;
  • attività di sterilizzazione, sanitizzazione e sanificazione.

Ricordiamo, tuttavia, che l’Oss non è soltanto un operatore sanitario ma anche sociale. Per questo motivo, può lavorare anche in collaborazione con professionisti di questo settore come, ad esempio, assistenti sociali o educatori di una casa famiglia o di una comunità alloggio svolgendo attività relazionali.

Oss: quale formazione per poter lavorare

L’Oss può lavorare solo dopo avere frequentato dei corsi obbligatori di formazione organizzati dalle singole Regioni. Chi è in possesso di un titolo di operatore sanitario associato (Osa), per il quale non sarà più sufficiente avere la terza media, ha la possibilità di riqualificarsi come operatore socio-sanitario. Il quale, a sua volta, ha l’opportunità di diventare collaboratore socio-sanitario (Css) partecipando ad un corso di 2.000 ore durante il quale vengono impartite, tra le altre cose, nozioni di farmacologia.

Oss: dove può lavorare nel settore pubblico

Dicevamo all’inizio che il ventaglio di possibilità di occupazione di un operatore socio-sanitario è piuttosto ampio. Dunque, l’Oss dove può lavorare nel settore pubblico? Le possibilità sono:

  • un’Asl, cioè un’Azienda sanitaria locale (o Ausl che dir si voglia);
  • un istituto di pubblica assistenza e beneficenza (Ipab);
  • una residenza per l’esecuzione di misure di sicurezza (la Rems, cioè l’ex ospedale psichiatrico giudiziario);
  • una residenza sanitaria assistenziale (la Rsa);
  • una scuola;
  • un ospedale;
  • l’abitazione di un paziente bisognoso di assistenza domiciliare.

Oss: dove può lavorare nel settore privato

Anche il settore privato offre agli operatori socio-sanitari delle grosse opportunità, sia come dipendenti sia a partita Iva. Così, l’Oss può lavorare:

  • in un’agenzia interinale attiva nel settore dell’assistenza socio-sanitaria;
  • in un’agenzia di assistenza privata;
  • in una casa di riposo;
  • in un ambulatorio privato o in una clinica privata;
  • in un centro diurno per anziani;
  • in un ospedale privato;
  • in una comunità di accoglienza per minori o per disabili.

Oss: dove può lavorare all’interno delle strutture

Come detto, l’operatore socio-sanitario non è solo la persona che, ad esempio, porta la camomilla o sistema il cuscino ad un paziente ricoverato in ospedale o si occupa della sterilizzazione degli strumenti o dei locali in una struttura. Il decreto Lorenzin lo ha inserito tra le professioni sanitarie e, dunque, l’Oss è legittimato, a pieno titolo, a lavorare in un qualsiasi reparto, purché abbia l’adeguata formazione e segua scrupolosamente le indicazioni del personale medico-infermieristico.

Dove può lavorare l’Oss? Ovunque, dal reparto di medicina a quello di terapia intensiva, dall’ambulatorio alla sala operatoria. Qui, ad esempio, può sostituire il cosiddetto infermiere circolante (il terzo di sala) e svolgere le sue stesse mansioni aiutando l’équipe al corretto posizionamento del paziente sul tavolo operatorio o assistendo l’infermiere strumentista.

Oss: quanto guadagna?

Lo stipendio di un operatorio socio-sanitario è stato ritoccato dal rinnovo del contratto nazionale di categoria e come conseguenza del passaggio alla professione sanitaria stabilito dal decreto Lorenzin. Quest’ultimo, infatti, ha consentito all’Oss di abbandonare la categoria contrattuale B Super (Bs) e di accedere alla categoria C, che garantisce una retribuzione più elevata, oltre all’indennità nei reparti previsti, come il pronto soccorso o la terapia intensiva.

A titolo puramente esemplificativo, un Oss che lavora nel settore pubblico prima guadagnava circa 1.523 euro lordi al mese nella categoria B Super ed oggi, con il passaggio alla categoria C, può riuscire a portare a casa poco più di 1.600 euro lordi mensili tra aumento e indennità.


note

[1] DM del 22.12.2017.


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