Diritto e Fisco | Editoriale

Giustizia italiana: come funziona e chi l’amministra?

10 aprile 2018


Giustizia italiana: come funziona e chi l’amministra?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 aprile 2018



Giudici, magistratura e Ministero della Giustizia: come funziona in Italia il sistema giudiziario, i processi e la responsabilità per le sentenze sbagliate.

Avrai certamente già sentito la parola magistratura e, di certo, saprai cos’è un processo. Non c’è bisogno di essere avvocati o tecnici del diritto per comprendere che, nel nostro Paese, la giustizia è affidata ai giudici che l’amministrano in modo imparziale (altrimenti che giustizia sarebbe). Non tutti però sanno come funziona la giustizia italiana e chi l’amministra. Si tratta di conoscenze di diritto costituzionale che non sempre le scuole forniscono e così finisce per approfondire solo chi si laurea in Giurisprudenza. Ecco perché spesso si rimane inerti dinanzi alla lesione di un proprio diritto, non si sa come difendersi, a quale autorità rivolgersi, quali tempi e costi ci vogliono. Ecco allora alcuni importanti chiarimenti.

Vietato farsi giustizia da sé

In Italia, non è consentito farsi giustizia da soli salvo in casi rarissimi (ad esempio: la legittima difesa o l’arresto in flagranza del criminale). Se hai subito un torto, un’aggressione, una persona ha parlato male di te o non ti ha pagato un vecchio debito o non ha eseguito un contratto e ti stai chiedendo come farti giustizia, c’è una sola risposta: rivolgerti alla magistratura ossia ai giudici. Difatti nel nostro Paese – così come in tutti i Paesi civili – esiste un organo terzo e imparziale che provvede da un lato a risolvere le liti tra privati cittadini o tra questi e la pubblica amministrazione e dall’altro a punire i crimini. Si tratta di un compito di estrema rilevanza sociale, proprio per ciò gestito come una sorta di monopolio (salvo rari casi come ad esempio l’arbitrato) e che non può affidato ad altri soggetti (esistono tuttavia delle ipotesi in cui è possibile risolvere la lite bonariamente ricorrendo a un organismo di mediazione o di conciliazione).

La magistratura è quindi un potere dello Stato autonomo e indipendente da tutte le altre amministrazioni anche se la supervisione è affidata al Ministero della Giustizia. Per sapere quindi come funziona la giustizia italiana e chi l’amministra bisogna pertanto far riferimento a questi due organi.

Cos’è la magistratura e che poteri ha?

La magistratura è costituita dall’insieme dei giudici (o magistrati) ai quali è delegata la cosiddetta funzione giurisdizionale.

La funzione giurisdizionale consiste nel giudicare le violazioni della legge civile e penale, applicando ai casi concreti le norme generali e astratte previste dalla legge e le relative sanzioni. Sulla base poi del tipo di norma violata avremo un processo civile e un processo penale (leggi Processo civile e penale: quali differenze).

Quando si parla di magistratura è facile accostare anche il concetto di potere giudiziario. A ben vedere però la magistratura non costituisce in sé un vero e proprio potere; il potere è in mano ai soggetti che possono operare scelte politiche vincolanti per la società (il parlamento) o che possono coartare fisicamente le persone (la polizia, i carabinieri, le forze militari). Invece i magistrati non hanno tale possibilità ma possono solo valutare se, nel caso concreto, vi è stata violazione di una legge e applicare la relativa sanzione prevista dall’ordinamento. A ragione del fatto che non hanno alcun potere coercitivo e autoritario, vi è il fatto che ogni sentenza deve essere motivata. Il giudice pertanto è un soggetto che si limita a interpretare e applicare la legge. Per questo è più corretto parlare di funzione giudiziaria piuttosto che di potere giudiziario.

Come funziona la giustizia italiana

La giustizia può essere di due tipi:

  • giustizia civile;
  • giustizia penale.

La giustizia civile si occupa di risolvere le controversie che sorgono in materia di diritto privato (tra privati o tra privati e pubblica amministrazione). Al giudice civile, per esempio, deve rivolgersi chi non riesce a ottenere un pagamento da un debitore, chi è stato danneggiato dal comportamento illegittimo di un’altra persona, chi vuole ottenere l’esecuzione di un contratto, chi è stato ingiustamente licenziato, il coniuge che vuole divorziare, ecc.

La giustizia civile viene di norma attivata con una citazione alla controparte e depositata in tribunale. Quest’atto sancisce la nascita del processo e l’avvio del processo.

La giustizia penale è diretta invece ad accertare se sono stati commessi reati e a perseguire i relativi colpevoli. Al giudice penale deve rivolgersi pertanto chi è stato diffamato, chi ha subito un furto, una rapina, una truffa o è vittima di un altro reato.

La giustizia penale viene di norma attivata con delle indagini che prendono avvio d’ufficio o su richiesta (querela) della parte. Se all’esito di esse il pubblico ministero ritiene che vi siano indizi di colpevolezza chiede al giudice il rinvio a giudizio e inizia il processo vero e proprio

In che modo viene amministrata la giustizia italiana?

Sebbene i giudici siano dipendenti del Ministero della Giustizia essi fanno parte di un corpo autonomo e indipendente dal potere politico e soprattutto dal Governo.

Esiste il CSM, ossia il Consiglio Superiore della Magistratura che è l’organo di autogoverno dei giudici. Esso è composto dal Presidente della Repubblica, che lo presiede, dal primo presidente e dal procuratore generale della Corte di Cassazione; da 16 magistrati ordinari eletti dai loro stessi colleghi; da 8 membri eletti dal Parlamento riunito in seduta comune scelti tra docenti universitari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di servizio. Questa composizione mista (tra giudici e non giudici) serve a evitare che la magistratura si trasformi in una casta chiusa.

I magistrati sono assunti per concorso e non sono sottoposti a gerarchie tra loro.

Vediamo ora quali sono i compiti residui del Ministro della Giustizia. Ad esso spetta soprattutto il compito di provvedere all’organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi all’amministrazione giudiziaria e carceraria. Nei confronti dei giudici, il ministro della Giustizia può solo promuovere l’azione disciplinare davanti al CSM. Non ha quindi un potere autonomo di sanzioni nei confronti dei magistrati. Questo evita che i giudici possano essere sottoposti al controllo del Governo.

Chi controlla i giudici?

«Chi controlla i controllori?» diceva Giovenale: un quesito che potrebbe porsi anche coi giudici. Da chi sono controllati eventuali abusi da questi posti in essere? Oltre all’azione disciplinare davanti al CSM e alla possibilità di chiedere il risarcimento del danno quando vi sono responsabilità per colpa grave o dolo, il giudice viene controllato da un altro giudice attraverso il sistema delle impugnazioni. Le sentenze di primo grado infatti possono essere sempre appellate. E contro le sentenze di appello si può andare in Cassazione per specifici vizi relativi all’interpretazione della legge sostanziale o della procedura. Quando però la sentenza diventa definitiva (il che avviene quando vengono fatti scadere i termini per l’impugnazione o sono esperiti tutti i mezzi di impugnazione) essa diventa immodificabile e non resta altro che adeguarsi al comando.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI