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Lo sai che? Oss come libero professionista

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

Cosa deve fare un operatore socio-sanitario per mettersi in proprio, come aprire partita Iva e posizione Inps e dove può lavorare.

Perché non si trova un posto come dipendente o perché non ci si vuole «sposare» con qualcuno: i motivi per lavorare a partita Iva sono sempre quelli. In qualsiasi settore. Anche in quello socio-sanitario. Così, cresce il numero di operatori che vogliono mettersi in proprio per prestare la propria attività come autonomi anziché a busta paga. Fare l’Oss come libero professionista è una scelta piuttosto diffusa e non complicata: la difficoltà principale sarà quella di chiun que abbia deciso di lavorare per conto suo, cioè quella di garantirsi un «parco-clienti» sufficiente a portare a casa uno stipendio che consenta di vivere e di pagare le tasse.

Essere Oss come libero professionista, dunque, comporta l’apertura di una posizione Iva e Inps da un punto di vista fiscale e contributivo ma anche individuare i propri interlocutori, cioè strutture socio-sanitarie e assistenziali piuttosto che singoli privati ai quali prestare la propria opera.

Oss come libero professionista: le pratiche burocratiche

Primo passo per fare l’Oss come libero professionista, dunque, è quello di espletare le pratiche burocratiche, e cioè:

  • aprire una partita Iva;
  • decidere il proprio regime fiscale;
  • iscriversi alla gestione separata dell’Inps.

Per questi passaggi conviene, comunque, appoggiarsi sempre ad un commercialista.

Oss come libero professionista: partita Iva e regime fiscale

Chi vuole fare l’Oss come libero professionista può aprire una partita Iva con il regime forfettario, particolarmente indicato per chi lavora da solo ed è all’inizio dell’attività. In pratica, si paga un’unica tassa, cioè l’imposta sostitutiva del 5% nei primi 5 anni e del 15% negli anni successivi.

L’unico vincolo per aderire al regime forfettario è quello di non superare la soglia di reddito annuo imposta dal relativo codice Ateco. E che cos’è questo codice? Si tratta di un parametro che stabilisce il coefficiente di redditività delle singole categorie lavorative.

L’Oss, a seconda della sua attività come libero professionista, può scegliere i tre codici Ateco.

Il primo è 86.90.29 e riguarda, genericamente, le altre attività paramediche indipendenti. Nello specifico:

  • servizi di assistenza sanitaria non erogati da ospedali, da medici o da dentisti;
  • attività di infermieri o altro personale paramedico in servizi vari di optometria, massaggi, idroterapia, ostetricia, ecc.;
  • attività di personale paramedico odontoiatrico (terapia dentaria, igienisti, ecc.).

Il secondo codice Ateco che può interessare un Oss per aprire una partita Iva è il codice 86.22.06, che riguarda i centri di medicina estetica.

Infine, il terzo codice Ateco è l’86.10.20 ed è riservato a chi lavora come libero professionista presso ospedali o case di cura specialistici.

Oss come libero professionista: i contributi Inps

Altro obbligo per fare l’Oss come libero professionista è quello di pagare i contributi previdenziali iscrivendosi alla gestione separata dell’Inps. L’aliquota prevista per il 2018 è del 25%, a cui si aggiunge un’ulteriore aliquota dello 0,72%. Pertanto, il calcolo dei contributi risponde all’aliquota complessiva del 25,72%.

Come ricorda l’Inps [1] l’onere contributivo è a carico del professionista. Il versamento deve essere effettuato tramite modello F24 telematico alle scadenze previste per il pagamento delle imposte sui redditi.

Per il 2018, inoltre, il massimale di reddito previsto è di 101.427 euro, quindi l’aliquota si applica sul reddito ottenuto fino a quella cifra. Il minimale, invece, è stato fissato in 15.710 euro. Pertanto, per gli Oss come liberi professionisti ai quali viene applicata l’aliquota del 25,72% avranno l’accredito con un contributo annuale pari a 4.040,61 euro.

Oss come libero professionista: per chi può lavorare?

Le possibilità di lavoro di un Oss come libero professionista sono ampie, soprattutto nel settore privato, e non molto diverse da quelle dell’operatore socio-sanitario assunto a busta paga.

Da una parte, e per fare qualche esempio, si può proporre ad una struttura come:

  • una casa di riposo;
  • una clinica privata o un ospedale specialistico;
  • una casa di accoglienza per minori o per disabili;
  • un centro di riabilitazione;
  • un ambulatorio privato;
  • una scuola, in cui svolgere il ruolo di operatore sociale;
  • una cooperativa sociale.

Dall’altra, invece, può lavorare a domicilio direttamente dall’utente che ha bisogno dei suoi servizi.

Di norma, il compenso viene calcolato ad ore e al lordo di contributi previdenziali e di tasse. La tariffa varia a seconda del mercato e della professionalità dell’operatore.

Oss come libero professionista: che cosa può fare?

C’è da ricordare, comunque, che l’Oss non va confuso con l’infermiere, nonostante il decreto Lorenzin [2] abbia inserito la figura dell’operatore socio-sanitario tra le professioni sanitarie, appunto. I suoi compiti e le sue responsabilità sono limitate, per quanto, con la dovuta formazione, sia abilitato ad eseguire piccoli interventi come:

  • piccole medicazioni;
  • aiuto nella corretta somministrazione di farmaci;
  • rilevazione di parametri vitali;
  • attività di supporto diagnostico e terapeutico;
  • prevenzione di ulcere da decubito;
  • interventi di primo soccorso.

In campo sociale, l’Oss può essere di supporto, anche come libero professionista, ad assistenti sociali o educatori sia in ambito scolastico, sia in comunità di recupero sia a domicilio.

note

[1] Circ. Inps n. 18 del 31.01.2018.

[2] DM del 22.12.2017 noto come decreto Lorenzin.


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