Diritto e Fisco | Editoriale

Come tutelarsi dal fisco

10 aprile 2018


Come tutelarsi dal fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 aprile 2018



Accertamenti fiscali e riscossione esattoriale: la tutela del contribuente da redditometro, verifiche sui conti e cartelle di pagamento.

«Fisco ladro, fisco imbroglione»: quante volte hai detto, a denti stretti, queste parole e quante altre hai invece pensato che bisognerebbe punire più duramente gli evasori fiscali. Sembrano due affermazioni tra loro in conflitto: siamo tutti bravi a puntare il dito e ad accusare gli altri e, nello stesso tempo, a trovare giustificazioni ai nostri illeciti. Come tutelarsi dal fisco sembra quindi un interrogativo di comodo che si pone chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca: non pagare le tasse e nello stesso tempo usufruire dei servizi che lo Stato concede. Eppure non è necessariamente così. A invocare una tutela dal fisco è anche chi, a volte, fa le cose nel modo corretto e tuttavia non è in grado di dimostrarlo; ha ragione a tutelarsi dal fisco chi riceve un accertamento fondato su fatti inesistenti o una cartella esattoriale per debiti non propri. Ed ancora ha diritto a tutelarsi dal fisco chi è nullatenente ed è tutelato dalla legge che vieta il pignoramento su beni ritenuti essenziali come la prima casa o il minimo vitale della pensione. Ecco perché non si deve inorridire se qualcuno chiede al proprio commercialista come tutelarsi dal fisco e questo offre delle soluzioni. Soluzioni che, ovviamente, devono essere legali. Poiché, se così non fosse, la telefonata – che ben potrebbe essere intercettata in spregio al segreto professionale [1] – sarebbe una prova di colpevolezza per entrambi. In questo articolo forniremo alcuni dei più semplici e immediati consigli sulla base di quelle che possono essere le domande più frequenti.

Volendo fare una ripartizione dei suggerimenti su come tutelarsi dal fisco dobbiamo distinguere due fasi: quella dell’accertamento e quella della riscossione. Nella prima ci si tutela dal fisco adottando tutte le cautele necessarie a evitare la violazione di norme tributarie; nella seconda si possono attuare dei meccanismi di protezione del proprio patrimonio. Vediamo quali sono questi suggerimenti.

Tutelarsi da un accertamento fiscale

Gli accertamenti fiscali vengono effettuati dall’Agenzia delle Entrate. Essa si vale principalmente di alcuni strumenti particolarmente efficaci come il controllo delle dichiarazioni dei redditi, la verifica dei conti correnti bancari o postali, le indagini incrociate tramite banche dati delle pubbliche amministrazioni, l’acquisto di beni di lusso. Per ognuna di queste ipotesi il fisco dispone di appositi strumenti.

Redditometro

Il redditometro controlla le spese effettuate e verifica se queste sono compatibili con il reddito dichiarato. Le spese considerate dal fisco non sono solo quelle per l’acquisto di beni di lusso (come auto e case) ma anche quelle necessarie al loro mantenimento (tasse, manutenzione, assicurazione, condominio, ecc.).

Nel mirino del redditometro finiscono anche le polizze vita, le auto d’epoca, i mutui troppo elevati, ecc.

Un’eventuale anomalia viene segnalata dal redditometro agli ispettori dell’Agenzia delle Entrate: l’accertamento però scatta solo se il volume di spesa supera di oltre il 20% quello del reddito dichiarato. Prima dell’accertamento il contribuente viene chiamato a fornire chiarimenti. A tal fine deve presentarsi presso gli uffici o inviare la documentazione richiesta rispondendo al questionario inviatogli. Il mancato invio di tale documentazione gli impedisce di presentarla successivamente in giudizio.

In questa fase il contribuente deve dimostrare la provenienza dei soldi che gli hanno consentito spese superiori al reddito denunciato (vincite, donazioni, mutui, eredità, risarcimenti, ecc.). Potrebbe anche giustificarsi sostenendo che si tratta di contributi erogatigli da familiari, ma dovrebbe dimostrare le disponibilità economiche di questi e i singoli bonifici ricevuti.

Ecco perché, per tutelarsi dal redditometro e quindi dal fisco, è sempre consigliabile far circolare i soldi tramite bonifici o assegni anche se si tratta di familiari (salvo per somme esigue).

Attenzione: il fisco controlla le spese che vengono effettuate tramite rilascio di codice fiscale (ad esempio un mutuo, un viaggio, un contratto di locazione, un acquisto immobiliare, un’auto). Non sono tracciabili invece le spese con rilascio di scontrino che è anonimo. Questo significa che non si deve temere nulla se si va al supermercato e si spende più del dovuto.

Verifica dei conti correnti

La verifica dei conti correnti avviene solo sui versamenti di contanti o bonifici, non anche sui prelievi. Ogni entrata sul conto può essere visionata dall’Agenzia tramite accesso all’anagrafe dei rapporti tributari senza bisogno di chiedere documenti alla banca o alle poste. Per legge il fisco può presumere che ogni versamento sul conto che non trova una contropartita nella dichiarazione dei redditi sia un ricavo non dichiarato. Pertanto lo tassa e applica le sanzioni.

In questo caso per difendersi dal fisco bisogna dimostrare che si tratta di redditi esenti (donazioni, risarcimenti, ecc.) o già tassati alla fonte (successioni, vincite, ecc.). Anche in questo caso la prova deve essere documentale, quindi sarà necessario ricevere i soldi tramite bonifici o assegni.

Spostamento di soldi

In ogni caso si ricorda che i pagamenti in contanti per somme a partire da 3mila euro sono vietati. Lo stesso dicasi per i libretti al portatore, il cui trasferimento è legittimo fino a 2.999,99 euro. In ogni caso, ciascun libretto non può più contenere somme superiori a 1.000 euro.

Solo per gli imprenditori possono avvenire i controlli anche sui prelievi dal conto. Questi sono esenti da verifiche se fino a mille euro al giorno e non oltre 5mila al mese. Sopra tale soglia invece bisogna giustificare al fisco l’investimento.

Per l’estero è libero il trasferimento di denaro nei limiti di 10mila euro in contanti senza dichiarazione in dogana oppure su conti correnti.

Come evitare il controllo fiscale se acquisti tramite contanti

Se devi acquistare un oggetto di valore (ad esempio l’anello di fidanzamento alla tua fidanzata) e non vuoi problemi col fisco non devi lasciare tracce. Questo non vuol dire commettere un illecito. La legge ti consente – ed è quindi del tutto lecito – di pagare in contanti fino a 2.999 euro. Dunque, a meno che non vuoi acquistare un diamante, puoi farlo con il cash. Senza tracciabilità del pagamento, nessuno ti verrà a chiedere perché ti sei privato del pane quotidiano pur di dire «ti amo» a una donna. Fare in modo che l’acquisto non transiti dal conto non significa avere la coscienza sporca o voler eludere il fisco: significa solo evitare di dover, un giorno, dare spiegazioni per le quali si potrebbero perdere i documenti (ad esempio lo scontrino di acquisto).

Come evitare il controllo fiscale se acquisti tramite conto corrente

Se invece acquisti tramite il tuo o un altro conto corrente problemi non ce ne dovrebbero essere. L’importante è infatti tracciare la provenienza del denaro. Potrebbe trattarsi di una donazione indiretta: tuo padre, ad esempio, versa sul tuo conto i soldi per l’acquisto dell’auto esplicitandolo nella causale del bonifico oppure paga direttamente la concessionaria.

Come tutelarsi dagli accertamenti fiscali

Quando arriva un accertamento fiscale bisogna verificare per prima cosa che sia stato firmato dal direttore dell’ufficio (ossia il dirigente della sede territoriale). Eccezionalmente questi può far firmare l’atto a un altro funzionario ma prima deve dargli una delega che deve essere

  • scritta
  • motivata
  • con indicazione del nome e cognome del delegato (non è sufficiente la qualifica)
  • con indicazione del tempo di inizio e di scadenza della delega.

Il contribuente ha diritto a visionare la delega.

Tutelarsi dalla riscossione fiscale

La legge tutela alcuni beni del contribuente che non possono essere soggetti a pignoramento neanche da parte del fisco. Questi beni sono:

  • la prima casa, quando questa è anche l’unica (il debitore non deve cioè avere altri immobili intestati, neanche per quote), è adibita a residenza e a civile abitazione, non è di lusso (categorie A/8 e A/9). Se il contribuente ha più di un immobile, tutti gli possono essere pignorati ma solo se il debito complessivo per cartelle scadute è superiore a 120mila euro e il valore degli immobili, sommati tra loro, supera 120mila euro;
  • l’ultimo stipendio o l’ultima mensilità della pensione versata sul conto;
  • in caso di pignoramento del conto, la giacenza fino a una misura pari a tre volte l’assegno sociale. Per il 2018, l’assegno sociale è pari a 453 euro al mese. Pertanto il triplo dell’assegno sociale è pari a 1.359 euro.

In caso di pignoramento dello stipendio o della pensione, le somme pignorabili sono:

  • un decimo se l’importo dello stipendio o della pensione non supera 2,5mila euro;
  • un settimo se l’importo dello stipendio o della pensione non supera 5mila euro;
  • un quinto se l’importo dello stipendio o della pensione supera 2,5mila euro.

In ogni caso dalla pensione va detratto sempre il minimo vitale pari a una volta e mezzo l’assegno sociale (ossia, per il 2018: 679,5 euro); il residuo sarà pignorato secondo i predetti scaglioni.

L’auto di lavoro che serve a professionisti o imprenditori non può essere soggetta a fermo.

I beni aziendali (anche l’auto) possono essere pignorati solo se non ci sono altri beni pignorabili e sempre nei limiti di un quinto del loro valore.

Il fondo patrimoniale sulla casa non è opponibile ai debiti fiscali (questo è almeno l’orientamento più recente sposato dalla Cassazione).

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note

[1] Cass. sent. n. 14007 del 26.03.2018. Leggi Telefonata con il commercialista: può essere usata contro il cliente?

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