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Alle badanti spetta la liquidazione?

13 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 aprile 2018



Chi si prende cura dei nostri anziani deve essere messo in regola. Gli spettano diritti e doveri precisi. Vediamo se tra questi rientra anche il Tfr

Si prendono cura dei nostri nonni, dei nostri genitori, ormai divenuti anziani, dei nostri zii. Giorno e notte sono al loro fianco, li aiutano nelle faccende domestiche, nel vestirsi, nel lavarsi, nel cucinare, li sorreggono, fanno loro compagnia, mentre noi lavoriamo tutto il giorno. Sono le o gli insostituibili badanti, che spesso diventano membri della nostra famiglia. Migliaia di famiglie decidono di farsi dare una mano, per tamponare la frenesia della vita moderna sempre piena di impegni. Non solo chiedono aiuto a collaboratrici e colf, ma per assistere gli anziani di casa o genitori malati e non più autosufficienti ricorrono alle badanti, divenute/i ormai parte integrante del tessuto sociale italiano. Il farsi dare una mano però non significa che ci si possa servire del loro lavoro in nero. Le badanti vanno messe in regola. Devono cioè essere assunte al pari di qualsiasi altro dipendente. E chi non lo fa va incontro a pesanti sanzioni. Va garantito loro uno specifico trattamento, regolato in modo certosino dal contratto collettivo della categoria (ccnl). Riposi, ferie, stipendi, mansioni. Tutto è definito all’interno di questo contratto. Vediamo allora i dettagli e, soprattutto analizziamo se alle badanti spetti la liquidazione.

Badanti: chi paga i contributi?

Una volta scritta una breve lettera di assunzione ed esserti recato all’Inps con i documenti pronti (e permesso di soggiorno se la persona da assumere è straniera) per comunicare l’assunzione, il rapporto di lavoro ha inizio. È chiaro che la persona che si prende cura dei nostri anziani si aspetti di vedere i contributi. Chi deve farlo? Devi farlo tu. Questo perché è obbligo di chi assume il/la badante versare i contributi previdenziali. Se assumi la tua collaboratrice badante facendo fede al contratto collettivo del lavoro domestico, la devi iscrivere alla cassa mutua per colf e badanti. I contributi che tu pagherai all’Inps confluiranno poi direttamente nei fortini di questa Cassa, denominata Cas.Sa.Colf. In pratica l’Inps riscuote per conto della Cassa. I contributi possono essere tranquillamente pagati anche online, sul sito dell’Inps, attraverso il Portale dei pagamenti.

Tutto questo tutelerà la persona in caso di infortuni, malattia, pensione, disoccupazione e maternità. Il pagamento dei contributi avviene ogni tre mesi e viene calcolato sulla base delle ore retribuite nel trimestre di competenza e della retribuzione oraria.

Per il calcolo dei contributi, l’Inps ha messo a disposizione un software apposito. È sufficiente entrare nel portale Inps e cliccare sul servizio “Calcolare contributi, tredicesima, ferie per i lavoratori domestici” – “Simulazione calcolo contributi lavoro”. Accedendo al servizio Inps, potrai fare una vera e propria simulazione dei contributi che devi versare.

Inoltre, per qualsiasi aspetto riguardante il rapporto di lavoro badante-datore, sul portale Inps è stata inaugurata una nuova sezione – “Cassetto previdenziale del lavoro domestico” – dove si possono trovare tutte le informazioni utili e la propria situazione. È sufficiente entrare in: “Accesso ai servizi per lavoratori domestici” e “Cassetto previdenziale lavoro domestico”, accedendo con il proprio codice Pin.

Alle badanti spettano le ferie?

Dal momento che sono assunte regolarmente, anche le badanti e le colf hanno il sacrosanto diritto alle ferie annuali retribuite. Nello specifico – come stabilito dall’ultimo rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro domestico – si ha diritto a 26 giorni retribuiti di ferie ogni anno lavorato. E proprio come qualsiasi altro dipendente subordinato, per chi ha lavorato meno di un anno presso un datore, spettano i ratei di ferie corrispondenti a un dodicesimo del totale spettante. Quindi a ognuno la propria quota di ferie. L’unica richiesta è che le ferie vengano concordate tra la badante e la famiglia.

Alle badanti spetta il riposo settimanale?

Oltre alle ferie, alle badanti spetta anche il meritato riposo settimanale. Una recente sentenza della Cassazione [1] si è schierata con le badanti e contro gli abusi di molte famiglie che costringevano il proprio personale domestico a turni massacranti H24. I supremi giudici hanno chiaramente stabilito invece che anche le badanti hanno il diritto a usufruire, al pari di tutti i lavoratori, di 11 ore consecutive di riposo minimo giornaliero. In particolare:

  • un riposo giornaliero che di 11 ore consecutive;
  • un riposo settimanale di 36 ore, così divise: 24 ore la domenica (o altro giorno stabilito) e 12 ore in un’altra giornata.

Attenzione perché chi non rispetta queste regole minime va incontro a pesanti multe, e rischia anche una denuncia per sfruttamento di manodopera.

Alle badanti spetta la maternità?

Se decidete di assumere una persona come badante per i vostri cari, sappiate che avrete quasi gli stessi doveri di qualsiasi altro datore di lavoro, compreso quello di tutelare in tutti i suoi diritti di lavoratore questa persona. La maternità non fa eccezione. Le donne badanti hanno diritto di diventare mamme, senza per questo perdere il posto di lavoro e l’indennità di maternità. Per ottenerla però devono certificare almeno 52 contributi settimanali nell’arco dei 24 mesi precedenti l’inizio del congedo (anche se accumulati per lavori diversi da quello domestico).

Proprio come di norma, la maternità obbligatoria è di 5 mesi anche per le badanti: due mesi prima del parto e tre mesi dopo. Sarà l’Inps a farsi carico di questa indennità. A te datore spetta solo l’obbligo di elaborare i cedolini per i ratei aggiornati durante il periodo di congedo.

Alle badanti spetta la liquidazione?

E veniamo al nodo principale. Alle badanti spetta la liquidazione? È il trattamento di fine rapporto o la buonuscita, quello che fa chiudere ogni rapporto di lavoro con il sorriso (almeno per chi ne esce). Ne hanno diritto tutti i lavoratori e le lavoratrici. Rientrano tra questi anche le/i badanti? Certamente. Anche loro sono lavoratori e lavoratrici, e al termine del loro percorso professionale devono ricevere la liquidazione, a prescindere dal motivo per cui il contratto di lavoro si è concluso, e anche se la badante o il badante si sono fermati a casa vostra giusto il tempo del periodo di prova (sempre ammesso che sia durato almeno 15 giorni).

Liquidazione badanti: chi paga?

Per quanto riguarda la liquidazione o tfr della tua (o del tuo) badante, sarai tu a doverla accantonare e poi versare (è un obbligo a carico del datore di lavoro). La puoi pagare – su richiesta del lavoratore – ogni anno oppure la puoi accantonare e corrisponderla al momento della chiusura del contratto.

La/il badante ha inoltre la possibilità – dopo 8 anni di lavoro – di chiedere l’anticipo del 70 per cento del tfr maturato. In ogni caso la liquidazione va pagata con la prima busta paga utile.

Insomma, prima di precipitarti ad assumere una badante tieni conto anche di questo aspetto, che potrà pesare abbastanza sulle tue tasche. E ricordati che dovrai risparmiare a modi salvadanaio un bel gruzzoletto, che si trasformerà in liquidazione.

Liquidazione badanti: come si calcola?

Il tfr (o liquidazione) corrisponde a una mensilità per ogni anno di lavoro. Si accantona di anno in anno e si calcola sommando le retribuzione globale di fatto percepita dalla/dal badante. Questa retribuzione è quella che comprende ogni mese: retribuzione base, tredicesima, quota vitto e alloggio (se c’è), premi e scatti di anzianità.

La cifra ottenuta va moltiplicata per i mesi di lavoro svolti (tredicesima compresa). Il risultato va diviso per 13,5. Ecco qui la quota annuale di Tfr maturata e da accantonare ogni anno.

Esempio:

retribuzione globale di fatto 1.000 euro

Moltiplicare 1.000 euro x i mesi di lavoro (12+tredicesima): 1.000×13 = 13.000 euro.

Dividere 13.000 per 13,5 = 962,96 euro. Questa è la quota da accantonare ogni anno, che però di anno in anno va rivalutata.

note

[1] Cass. sent. n. 24/18 del 3 gennaio 2018

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