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La moglie deve assistere il marito disabile anche in corso di separazione?

13 aprile 2018


La moglie deve assistere il marito disabile anche in corso di separazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 aprile 2018



Sono un disabile di 50 anni, con due figli maggiorenni e ho in corso la separazione chiesta da mia moglie, per un rapporto extraconiugale di soli due giorni, tra l’altro non consumato, per via della mia patologia, ossia IRC in trattamento dialitico quadri settimanale. Sia io che lei lavoriamo e abbiamo lo stesso stipendio, di circa 1200 euro; in più io prendo l’indennità di accompagnamento. Per poter riavere assistenza da mia moglie, dice che da adesso devo pagarla. L’alternativa sarebbe una badante. Essendo disabile al 100% con accompagnamento, ho qualche diritto da far valere, considerando il mio stato di bisogno di aiuto quotidiano?

Non risulta chiaro dal tenore del quesito se gli eventuali diritti che il lettore vorrebbe far valere vadano intesi in generale (quali diritti di un soggetto invalido) o solo riguardo ai corrispondenti doveri gravanti su sua moglie, per quanto sia in corso il giudizio di separazione con la stessa.

Ad ogni modo, visto che il lettore si è soffermato su particolari inerenti la sua separazione, è bene preliminarmente chiarire quali ne sono gli effetti sui coniugi.

In particolare, la pronuncia di separazione ha una incidenza sugli obblighi che, dopo il matrimonio, sorgono in capo ai coniugi ai sensi dell’art. 143 cod. civ; obblighi tra i quali possiamo distinguere quelli che incidono sui rapporti personali (collaborazione, assistenza morale, fedeltà) da quelli di natura patrimoniale (assistenza materiale).

Più nello specifico, per quanto concerne i rapporti personali fra i coniugi, viene meno l’obbligo di coabitazione tra i coniugi (obbligo che cessa già a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti pronunciati dal Presidente del Tribunale alla prima udienza).

Stessa cosa dicasi per l’assistenza morale e di collaborazione, purché questa non riguardi i figli non autosufficienti, verso i quali invece gli obblighi di assistenza morale e materiale restano fermi fino a quando non ne vengano meno i presupposti (maggiore età e autosufficienza economica).

L’unico obbligo gravante sui coniugi che, pertanto, rimane in piedi dopo la separazione, è quello di assistenza materiale, intesa non come obbligo di attendere alle cure fisiche della persona, bensì come dovere di contribuire ai bisogni economici di questa ove ne sussistano i presupposti di legge.

La contribuzione economica va poi distinta a seconda del grado di bisogno e della condizione personale di chi richiede il contributo al coniuge; perché –va precisato- per poter ottenere il riconoscimento di qualsiasi contributo, occorre formulare una espressa istanza al giudice il quale, in mancanza, non potrà mai disporlo di propria iniziativa, anche qualora il coniuge richiedente versi in stato di totale indigenza.

Si ha così che il coniuge più debole potrà richiedere gli alimenti (anche al di fuori del giudizio di separazione) quando si trovi:

1) in stato di bisogno: ossia in quella condizione in cui vengono a mancare le risorse necessarie al soddisfacimento delle esigenze di vita primarie ed essenziali; esigenze che, comunque, vanno valutate sulla base dello specifico contesto socio-economico del richiedente;

2) nell’incapacità di provvedere, anche in modo parziale, al proprio mantenimento a causa della invalidità o dell’impossibilità di trovarsi un’occupazione.

Dunque, nel caso di specie, nessuna di queste condizioni può considerarsi sussistente atteso che il lettore percepisce uno stipendio per effetto dell’attività lavorativa che svolge nonostante la grave patologia sofferta.

Altro contributo che, con la separazione, può domandarsi al coniuge, è l’assegno di mantenimento, ossia un assegno in grado di mantenere la conservazione di un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio.

Se però il diritto ad un tale emolumento non presuppone (com’è invece per gli alimenti) uno stato di bisogno, il suo riconoscimento implica, tuttavia, una disparità di reddito tra i coniugi tale da far sorgere l’esigenza di riequilibrare le loro posizioni economiche.

Risulta evidente pertanto che, nel caso specifico, detto presupposto non può ritenersi sussistente attesa la riferita circostanza che il lettore e sua moglie hanno lo stesso stipendio, di circa 1200 euro e il lettore percepisce anche l’indennità di accompagnamento.

Dunque, restando nell’ambito dei rapporti tra i due coniugi, si ritiene a parere dello scrivente che per quella che è la situazione economica descritta (di autosufficienza e sostanziale parità reddituale) il lettore non possa vantare diritti economici nei riguardi di sua moglie, né tantomeno –attesa la separazione in corso- diritto alcuno ad una qualche forma di assistenza da parte della consorte.

Peraltro, la condizione economica del lettore di piena autonomia e il fatto di percepire una indennità di accompagnamento la pone nella condizione di farsi aiutare da qualcuno nelle necessità della sua persona (è proprio questo lo scopo dell’accompagnamento), il tutto in piena consapevolezza, atteso che la sua patologia non incide nemmeno sulla sfera delle sue capacità cognitivo-volitive.

Dunque, la posizione assunta dalla moglie del lettore (se pur rigida) non si pone in contrasto con alcun obbligo di legge ma rientra nei pieni diritti di un coniuge che, per effetto del tradimento, ha perso la fiducia nell’altro.

In una situazione del genere, se il lettore sente che la rottura è insanabile, il consiglio è quello di evitare di cercare la assistenza di sua moglie. Dovendo comunque farsi assistere a pagamento, sarà meglio farlo con l’aiuto di un estraneo, certamente non animato da sentimenti di astio nei suoi confronti.

Quanto agli eventuali ulteriori diritti di chi, come il lettore, si trova in una situazione di salute svantaggiata, questi non possono certamente ricondursi alla sola indennità di accompagnamento (già percepita dal lettore), ma racchiudono diverse ulteriori agevolazioni sia di natura economica che riguardanti la sfera lavorativa; agevolazioni che, per la loro ampiezza, dovrebbero semmai essere oggetto di una autonoma trattazione nell’ambito di una specifica consulenza previdenziale.

Si rinvia pertanto ad alcune delle guide illustrative del sito laleggepertutti.it sul tema dei diritti dell’invalido e delle agevolazioni previste dalla L.104.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano

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