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Cambio del cognome paterno con quello materno: ne viene a conoscenza il padre?

14 aprile 2018


Cambio del cognome paterno con quello materno: ne viene a conoscenza il padre?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 aprile 2018



Sono maggiorenne e vorrei cambiare il mio cognome con quello materno, sia perché mi ha cresciuto solo mia madre, sia perché il mio cognome non mi piace e mi mette in imbarazzo. Conosco il  procedimento e so che l’autorizzazione viene data dal prefetto solo in presenza di motivi da lui ritenuti meritevoli. Se il prefetto dovesse autorizzare il cambio di cognome, di questo, verrebbe informato mio padre? Con lui non sono in buoni rapporti da molti anni. Si può, in un primo momento, aggiungere il cognome materno per poi eliminare il cognome paterno in un secondo momento?

Dando per nota, in base a quanto affermato nel quesito, la procedura relativa al cambio di nome e cognome, si procede a rispondere alle due domande.

1) Se il prefetto dovesse autorizzare il cambio di cognome, di questo, verrebbe informato mio padre?

Certamente si, se non altro per l’ovvia ragione che il genitore deve conoscere, non foss’altro per ragioni di mero tipo burocratico, il mutamento delle generalità del proprio figlio.

Ma non solo. Probabilmente la informativa al genitore andrebbe fatta prima di ottenere l’autorizzazione prefettizia. Infatti l’istanza che è tenuto a depositare il soggetto maggiorenne va solitamente corredata da una serie di documenti tra i quali è annoverata la dichiarazione di assenso di eventuali “soggetti cointeressati” accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità degli stessi; e certamente, considerando che il rapporto con il padre rappresenta la ragione primaria della richiesta del lettore (che dovrà essere adeguatamente motivata), egli può certamente ritenersi un “soggetto cointeressato”.

In ogni caso, la dichiarazione di assenso del padre non è obbligatoria, altrimenti la legge indicherebbe tassativamente i soggetti dei quali vada prodotta tale dichiarazione (cosa che invece non fa) ; dunque potrebbe bastare quella della madre del lettore (visto che lo stesso intende assumere il cognome di quest’ultima).

Pertanto, astrattamente, il lettore potrebbe anche depositare l’istanza senza né informare suo padre, né raccoglierne il consenso al cambio di cognome; tuttavia, va tenuto presente che, a seguito della domanda presentata, il prefetto, dopo aver assunto le necessarie informazioni, autorizza il richiedente ad affiggere un avviso contenente il sunto della domanda nel Comune di residenza attuale dell’interessato e nel Comune di nascita (qualora non coincidano). Tale affissione dovrà avere la durata di trenta giorni. Dunque è prevista una precisa forma di pubblicità della domanda, proprio allo scopo di mettere eventuali soggetti interessati anche nelle condizioni di opporsi alla richiesta di cambio di cognome.

Ed inoltre, con il decreto che autorizza la pubblicazione, il prefetto può anche disporre che il richiedente notifichi a determinate persone il sunto della domanda qualora, dai motivi in essa illustrati ovvero dall’istruttoria svolta, emerga l’esistenza di terzi che possano avere un interesse contrario al suo accoglimento.

Pertanto è più che verosimile che tale prescrizione possa essere disposta nei riguardi del padre del lettore ove risulti mancante una dichiarazione di assenso di quest’ultimo a corredo della domanda; in tal caso sarà cura del lettore dar prova non solo dell’avvenuta affissione e della sua durata, ma anche della eventuale specifica notifica richiesta dal prefetto.

Eventuali interessati (e quindi anche il padre del lettore) potranno fare opposizione, con atto notificato al prefetto, entro 30 giorni dalla scadere dei termini previsti per la affissione oppure entro 30 giorni dalla ricezione della eventuale notifica disposta dal prefetto.

Una volta decorso tale termine senza che siano state presentate opposizioni, il prefetto potrà emettere (sempre con decreto) il proprio provvedimento (motivato) di concessione o diniego al cambio di cognome.

Alla luce di quanto esposto si ritiene  quantomeno consigliabile al lettore di informare suo padre dell’intenzione di effettuare il cambio di cognome pur senza necessariamente assumerne il previo consenso.

È  verosimile che, se non altro per disinteresse (quale quello mostrato sino ad oggi nei confronti del figlio) l’uomo non muoverà opposizioni alla domanda anche qualora il prefetto dovesse disporre la notifica della domanda nei suoi confronti o ritenere di interpellarlo nella fase istruttoria della procedura.

2) Si può, in un primo momento aggiungere il cognome materno per poi eliminare il cognome paterno in un secondo momento?

Si tratta di una procedura astrattamente possibile ma che, tuttavia, è da sconsigliare poiché la presentazione di due domande di mutamento di cognome potrebbe far ritenere poco credibili (dettate cioè da una sorta di indecisione sulla identità che si intende assumere) le motivazioni alla base della seconda istanza, favorendone quindi il rigetto.

Si tenga presente, infatti, che quello ad ottenere il cambio del cognome (o del nome) non è un diritto di ciascun cittadino, ma un semplice interesse legittimo.

Il suggerimento al lettore è quindi di riflettere bene sin da ora su cosa vuole effettivamente in modo da mostrarsi convinto e determinato al momento della presentazione dell’istanza: e cioè se per il lettore potrebbe bastare assumere anche il cognome materno in aggiunta a quello paterno o se desidera, invece, portare il solo cognome di sua madre.

Un consiglio pratico è, in ogni caso, quello di recarsi presso i competenti uffici della Prefettura e parlare col funzionario addetto a questo tipo di istanze, non solo per assumere la documentazione necessaria al deposito della domanda ma anche per sottoporgli eventuali dubbi sulla documentazione occorrente a corredo dell’istanza atta a favorirne l’accoglimento. Un colloquio informale con l’impiegato prefettizio potrà rivelarsi senz’altro utile a comprendere la prassi dello specifico ufficio e decidere meglio come muoversi. Si noti, in ogni caso, che tra le domande di cambio di cognome più ricorrenti rientrano proprio quelle di aggiunta di cognome materno a quello paterno o di sostituzione del cognome materno a quello paterno e che, pertanto, se adeguatamente motivata dalle ragioni esposte dal lettore (il fatto cioè di essere stata cresciuto solo da sua madre e di provare imbarazzo dal fatto di portare il cognome paterno), è da ritenere a parere dello scrivente che l’istanza potrà trovare facile accoglimento nonostante la (eventuale, se pur improbabile) opposizione del padre.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano

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