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Divorzio: fin quando è dovuto il mantenimento?

14 aprile 2018


Divorzio: fin quando è dovuto il mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 aprile 2018



Sono divorziato dal 2005 e i miei due figli che all’epoca avevano 15 anni ricevevano 300 euro di mantenimento ognuno. Dal 10/2010 al 7/2012 ero in cassa integrazione + disoccupazione e dal 7/2012 il mio stipendio è di 1200 euro. Mio figlio ha la residenza a casa della mamma ma non abita più li, mia figlia è incinta e convive in attesa di residenza a casa del compagno. Devo ancora il mantenimento?

La legge pone su entrambi i genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli, senza precisare, tuttavia, il momento esatto in cui tale obbligo venga meno.

È tuttavia pacifico che esso resti in vigore oltre la maggiore età dei figli, se essi non si siano ancora resi economicamente autosufficienti; tant’è che il giudice, in caso di separazione dei genitori, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico.

Quanto però ai presupposti di detta autosufficienza, sul tema le pronunce di giudici non sono del tutto omogenee.

In linea di massima può dirsi che essa viene intesa come percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in base alle normali condizioni di mercato.

Così, ad esempio, la Cassazione ha affermato che, per il venir meno del suddetto obbligo, non è sufficiente che al figlio sia fornita l’occasione di un lavoro (per quanto stabile), ma occorre che tale impiego sia adeguato alle sue attitudini e aspirazioni; per cui, i genitori sarebbero esonerati dal dovere di mantenimento solo qualora il figlio rifiuti, senza un motivo adeguato, un posto di lavoro in linea con la propria preparazione.

Va detto, tuttavia, che sul tema si sono susseguite anche pronunce di senso opposto, specie in ragione del mutamento dei tempi e la sempre maggior difficoltà a trovare un lavoro. Così, ad esempio, sempre la Cassazione ha revocato l’obbligo di versamento dell’assegno nei confronti di un figlio maggiorenne che, dopo il diploma, aveva rifiutato il posto (se pur precario) in un call center.

Dunque, i giudici hanno dato rilievo anche alla mancanza di buona volontà dei figli di rendersi autosufficienti, sia pure in modo parziale.

Inoltre, pur non esistendo un limite di età superato il quale viene meno l’obbligo di mantenimento dei figli, si è detto che, comunque, esso può individuarsi al compimento dei 30 anni di età.

Quanto alla prova dell’autosufficienza raggiunta dal figlio (di solito gravante sul genitore interessato ad ottenere la revoca dell’assegno da versare) si ritiene che, in presenza di un’età sufficientemente adulta del giovane (quale certamente è quella di un maggiorenne), sarà quest’ultimo a dover dimostrare -con una sostanziale inversione dell’onere della prova- di essersi seriamente impegnato e di aver fatto tutto quello che era nelle sue concrete possibilità per rendersi economicamente autonomo.

Ciò detto, può trasporsi quanto detto al caso specifico.

Si ha:

– da un lato un figlio che non vive più con la madre; cosa che non implica l’automatica l’acquisizione di una autonomia economica del giovane ma che, se non è correlata a ragioni di studio intrapresi fuori, potrebbe certamente far desumere un intervenuto stato di autosufficienza (quantomeno parziale)

– e dall’altro una figlia (incinta) in procinto di andare a vivere con il nuovo compagno. Dato questo che può certamente far desumere l’acquisizione della indipendenza in seno alla nuova famiglia ma che comunque non implica l’automatico esonero per i genitori dall’obbligo del mantenimento se la nuova entità familiare non è autosufficiente nè autonoma finanziariamente. Ciò tanto più considerato che tale esonero non interviene in automatico neppure col matrimonio.

Ciò detto tuttavia, va precisato che la legge sul divorzio (art. 9 L.898/70) attribuisce agli ex coniugi il diritto di chiedere la modifica sia dei provvedimenti riguardanti l’affidamento dei figli che di quelli relativi alla misura e alla modalità del contributo economico in loro favore, qualora sopravvengano giustificati motivi.

Espressione questa che va interpretata nel senso che tale domanda può essere presentata tutte le volte che sopraggiungano fatti nuovi rispetto al momento della pronuncia del giudice. Cosa certamente avvenuta nel caso di specie.

Dunque un mutamento delle condizioni economiche dei genitori (quale quello riferito dal lettore) può certamente influire sull’importo dell’assegno di mantenimento.

Avendo il lettore subito un sensibile peggioramento delle sue condizioni economiche rispetto al momento in cui è stato pronunciato il divorzio, se non riesce a trovare un accordo con la sua ex moglie (cosa che velocizzerebbe la procedure grazie al deposito di una istanza congiunta), dovrà presentare una autonoma domanda giudiziale, per il tramite di un avvocato di fiducia, con cui chiedere la revisione (nel senso di esonero o riduzione) dell’ammontare dell’assegno di mantenimento attualmente dovuto per i suoi due figli.

La domanda potrà essere corredata da ogni utile elemento che:

– da un lato provi la veridicità del peggioramento delle condizioni economiche del lettore alla base della richiesta di revisione (prova questa che certamente non sarà per lui difficile da fornire)

– e dall’altro illustri la situazione di vita dei suoi figli, lasciandone desumere (in assenza di diverse e specifiche prove) la intervenuta autosufficienza (anche parziale).

In conclusione, per ottenere l’esonero o la riduzione dell’assegno dovuto ai suoi figli, è necessario che il lettore depositi una espressa istanza di modifica delle condizioni economiche di divorzio, non potendo interrompere il versamento o autoridursi l’importo dell’assegno se non a rischio di doverne rispondere anche sul piano penale.

L’istanza potrà:

– essere redatta (anche con un unico avvocato) congiuntamente all’ex moglie del lettore (e, in tal caso, la procedura sarà più veloce)

– oppure potrà essere depositata per esclusiva iniziativa del lettore, così dando luogo ad una procedimento contenzioso (ossia una causa) dai tempi più lunghi ma che, in ogni caso, potrà anche chiudersi prima del tempo se lo stesso dovesse riuscire, anche dopo aver parlato con i suoi figli, a trovare un accordo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano

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