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Lo sai che? Figlio maggiorenne nato fuori dal matrimonio: quali tutele ha?

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

Mio figlio, nato da una convivenza more uxorio cessata dopo un anno, è da poco diventato maggiorenne ma non è ancora economicamente indipendente. Il padre, con il quale non ha più rapporti, ha sin dalla sua nascita provveduto con piccoli e sporadici versamenti. Gli avvocati che ci hanno assistito per gli accordi sull’affidamento e mantenimento di nostro figlio ci hanno fatto firmare una scrittura privata, mai registrata né omologata. Ho seri problemi economici ed ho richiesto al mio ex tramite diffida il versamento di quanto dovuto. Non avendo avuto riscontri ho presentato denuncia- querela per il reato di cui all’art. 570 c.p.. Che tutela è prevista per i figli nati fuori dal matrimonio? Sussiste ancora reato pur avendo raggiunto mio figlio la maggiore età?

 

Prima di rispondere al quesito va chiarito che la fattispecie criminosa di cui all’art. 570, comma 2, cod.pen., e quella prevista dall’art. 12-sexies, legge 1 dicembre 1970, n. 898 (divorzio), pur avendo come caratteristica comune l’inadempimento di un obbligo stabilito dal giudice civile, si differenziano tuttavia per il fatto che la prima richiede l’ulteriore condizione dello stato di bisogno del figlio (è irrilevante che sia nato fuori o dentro il matrimonio), mentre tale condizione non sussiste nel secondo caso, dove è sufficiente che il genitore, si sia sottratto all’obbligo previsto dalla sentenza di divorzio. Ne deriva la totale autonomia delle due fattispecie.

Venendo poi al punto della questione, la legge (art. 570, co II, n. 2 cod.pen.) configura il reato di mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza ai figli, riferendosi in modo espresso a quelli di “età minore” ovvero maggiorenni “inabili a lavoro”. Sicché non può considerarsi reato la violazione dell’obbligo di assicurare i mezzi di sussistenza ai figli maggiorenni, non inabili al lavoro, anche se si tratti, ad esempio, di semplici studenti.

Se ne deduce che l’obbligo, oggetto di sanzione penale, di prestare i mezzi di sussistenza ha un contenuto più limitato di quello previsto dalla legge civile in tema di separazione, divorzio e affido condiviso.

Mentre, infatti, il genitore separato e divorziato è obbligato per legge a concorrere al mantenimento del figlio anche dopo che questi sia divenuto maggiorenne (obbligo che cessa solo quando il genitore potrà provare che il figlio ha raggiunto l’autonomia economica), invece ai figli maggiorenni, portatori handicap grave, la legge estende le disposizioni stabilite in favore dei figli minori (ai sensi dell’art 337 septies cod. civ.).

Dunque, mentre la legge civile punisce anche il semplice inadempimento dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento stabilito dal giudice del divorzio in favore della prole senza limitazioni di età, purché economicamente non autonoma, questo non può dirsi per la legge penale.

Da ciò si desume che la “inabilità al lavoro” dei figli maggiorenni è condizione necessaria affinché possa configurarsi il reato previsto dall’art. 570, comma secondo, n. 2 cod.pen., dovendosi intendere per “Inabile al lavoro” il soggetto avente “totale e permanente inabilità lavorativa” (ai sensi degli artt. 2 e 12 legge n. 118 del 1971). Al contrario, la persona che abbia una “invalidità” con riduzione permanente della “capacità lavorativa” inferiore o pari al 74% non può essere considerata “inabile al lavoro” (artt. 2 e 13 Legge 118 del 1971 e art. 9 d.lgs. 509 del 1988). In questo caso, perciò, la violazione dell’obbligo di corrispondere al figlio maggiorenne un eventuale assegno di mantenimento potrà comportare solo conseguenze sul piano civile.

Sul punto si rinvia per un approfondimento all’articolo Omesso mantenimento del figlio inabile con handicap: quando è reato dove si chiarisce che il reato di violazione dell’obbligo di prestare i mezzi di sussistenza è configurabile sino a quando il figlio non abbia raggiunto la maggiore età e non anche per il periodo successivo nel quale la eventuale violazione dell’obbligo integrerà solo un illecito civile.

Come d’altronde ha chiarito la stessa Suprema corte (Cass., sent. n. 34080/13) gli obblighi di assistenza morale ed economica da parte dei genitori presuppongono che i figli siano minori e non inabili al lavoro e cessano con l’acquisizione della capacità di agire da parte dei figli divenuti maggiorenni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano


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