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Lo sai che? Figlio nato da un rapporto extraconiugale della madre e cognome del padre

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

Mia figlia è sposata ma è rimasta incinta di un altro uomo che frequenta da un anno (non aveva più rapporti con il marito e viveva da ”separata in casa”). Ora che si trova all’ottavo mese della gestazione può al momento della nascita dichiarare che il figlio non è del marito, dare prima il suo cognome (di mia figlia) e dopo procedere con il riconoscimento da parte del padre naturale?

Se, quando la donna è sposata, per legge si presume che il marito sia anche il padre del bambino, tuttavia, qualora questi non sia il padre naturale, detta presunzione legale si ritiene integrativa rispetto a quanto risulta dall’atto di nascita; atto che in definitiva determinerebbe l’attribuzione dello status. In pratica, la presunzione di paternità avrebbe valore solo dopo la formazione dell’atto di nascita, che rappresenta il titolo dello stato di figlio. Anche prima della entrata in vigore della L. 154/13 che ha parificato i figli nati fuori e dentro il matrimonio, la Cassazione [1], infatti, aveva stabilito che non opera la presunzione di cui all’articolo 232 cod. civ. (cioè il concepimento del bambino durante il matrimonio) poiché la presunzione di paternità del marito (ai sensi dell’ art. 231 cod. civ.) non interviene per il solo fatto della procreazione da donna coniugata, ma solo quando vi sia anche un atto di nascita di figlio legittimo. Pertanto, quando risulti che la madre abbia dichiarato il figlio come “naturale”, difetta l’operatività di dette presunzioni e dello status di figlio legittimo e non è necessario che il marito proceda al disconoscimento ai sensi dell’abrogato art. 235 cod. civ.

Dunque la madre può senz’altro dichiarare che il figlio è nato da “relazione adulterina”. E, ove ciò avvenga:

– da un lato viene esclusa l’operatività della presunzione di genitorialità del marito (sicché questi non dovrebbe proporre alcuna azione di disconoscimento di paternità),

– dall’altro il genitore biologico avrebbe pieno titolo per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità.

In parole più semplici, l’acquisto da parte del nascituro dello stato di figlio legittimo (cioè nato dentro il matrimonio) in base alla presunzione di paternità del marito non opera in modo automatico per il solo fatto che il bambino sia nato da una donna sposata, ma richiede, per il suo operare, anche la formazione di un titolo che attribuisca tale stato, ovvero dell’atto di nascita come figlio legittimo: perciò, se all’atto di nascita risulti che il bambino è stato dichiarato dalla madre come figlio “naturale”, ossia come concepito da persona diversa dal marito, in tal caso la presunzione di paternità non trova applicazione.

Dunque, la figlia del lettore dovrà dichiarare, alla nascita del bambino, che il piccolo non è figlio del marito ma di un uomo al quale non è legata da alcun legame di parentela o affinità nei gradi (ciò per escludere la diversa ipotesi di figlio incestuoso). Diversamente il bambino si presumerà figlio del marito, il quale dovrà, entro precisi limiti di tempo, chiedere al giudice il disconoscimento di paternità. Disconoscimento senza il quale non sarà mai possibile al genitore biologico il riconoscimento del bambino. Naturalmente tutto questo richiederebbe del tempo (molti mesi e forse oltre un anno) in quanto si aprirebbe un procedimento giudiziario vero e proprio che è senz’altro possibile (anzi, opportuno) evitare con la suddetta dichiarazione alla nascita.

Quanto alla forma del riconoscimento e al cognome del nascituro, questi assumerà il solo cognome della madre se questa renda autonoma dichiarazione alla nascita. Di seguito il padre biologico, col consenso della donna, potrà chiedere che il bambino porti il proprio cognome aggiungendolo, anteponendolo o sostituendolo a quello materno.

È comunque possibile che il riconoscimento del bambino avvenga contestualmente ad opera di entrambi i genitori alla nascita, evitando la necessità di successive richieste di cambio di cognome. Ai sensi dell’ art 250 cod. civ. infatti il figlio naturale può essere riconosciuto (nei modi previsti dall’ art. 254 cod. civ.), dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.

L’art. 262 del cod. civ. inoltre stabilisce che il figlio naturale assume il cognome del padre, se il riconoscimento è congiunto. In caso di riconoscimento successivo da parte del padre, il figlio naturale può assumere il cognome del padre aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre.

Va poi chiarito che anche qualora il riconoscimento da parte del padre naturale dovesse avvenire dopo diverso tempo, la Suprema Corte ha comunque ribadito in più occasioni che il figlio, anche se nato da una relazione extraconiugale, ha diritto di essere mantenuto sin dalla nascita dal suo padre naturale, anche nel caso in cui con questo non vi sia mai stata alcuna frequentazione. Sarà naturalmente compito del giudice determinare la misura del mantenimento dovuto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano

[1] La presunzione di paternità di cui all’art. 231 cod. civ. non opera per il semplice fatto della procreazione da donna coniugata, ma solo quando vi siano anche un atto di nascita di figlio legittimo o, in difetto, il relativo possesso di stato, mentre, quando risulti che la madre abbia dichiarato il figlio come naturale, difettando l’operatività di detta presunzione e dello status di figlio legittimo, non è necessario il disconoscimento ai sensi dell’art. 235 cod. civ., ne’ si frappone alcun ostacolo all’azione per la dichiarazione giudiziale della paternità naturale di persona diversa dal marito. (Cass., Sent. n. 8059/1997).


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