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Lo sai che? Il diritto dei nonni di incontrare i nipoti: ruolo dei servizi sociali

Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 aprile 2018

Nel decreto provvisorio emesso un anno fa dal tribunale minori di Bologna si legge:“Il servizio regolamenterà i rapporti con i nonni materni con modalità protette, almeno inizialmente,e comunque solo se rispondenti alle esigenze del minore”. Dopo molti mesi di visite protette che dovevano essere «almeno inizialmente» ed il cui esito era sempre stato positivo, i servizi,indispettiti dalle rimostranze dei nonni per il prolungarsi ingiustificato della modalità protetta,iniziarono a cercare ogni pretesto per trovare qualcosa che non andava negli incontri, fino a sospendere sine die gli stessi. La frase «solo se rispondenti alle esigenze del minore» mi pare di capire che ha carattere di oggettività che non può essere delegata ad una superficiale valutazione. In ogni caso,il riferimento alla frase precedente tramite la congiunzione «e» indica che l’esigenza del minore è riferita ai rapporti con modalità protette e non già ai rapporti con i nonni «tout court»,mentre invece i servizi sostengono che la frase va letta nel senso che tutti i rapporti con i nonni sono soggetti al loro giudizio circa la rispondenza degli stessi alle esigenze del minore. È così?

Esprimere un personale giudizio in merito ad una vicenda di cui poco e nulla si conosce (se non le poche righe di un provvedimento provvisorio) è cosa certamente non facile. Ciò tanto più in quanto la materia dei diritti dei nonni non è disciplinata nello specifico da alcuna norma, se non nella misura in cui riconosce da qualche anno a questa parte il diritto degli ascendenti (e non invece degli zii o di altri parenti) di rivolgersi al giudice ove siano ostacolati nella possibilità di frequentare i nipoti (ai sensi dell’ art. 317 bis cod. civ.).

Non esistono tuttavia delle cause tipizzate dal legislatore e tutto quindi è demandato alla “buona volontà” del magistrato chiamato a decidere; magistrato che, nella maggior parte dei casi, prima di assumere un provvedimento (che mai comunque – quando si parla di interessi affettivi dei figli – potrà essere definitivo) delega l’attività del monitoraggio ai servizi sociali o ad altri esperti dell’infanzia affinché, individuate le cause ostative alle frequentazioni nonni-nipoti, favoriscano gli incontri tra gli stessi se questi non si rivelano di ostacolo all’interesse della prole.

Si tratta, in altre parole, di una materia scevra da qualsiasi formalismo in quanto la tutela del minore è l’unico e primario obiettivo che deve guidare le scelte del giudice e gli operatori chiamati a collaborare col quest’ultimo; sicché, sotto tale profilo, è da ritenere che poco rilievo possa avere in un caso come questo (ma in generale in ogni caso analogo) un’interpretazione così strettamente letterale del provvedimento del Tribunale, per come intesa dal lettore.

Per comprendere la vicenda è utile fare un esempio concreto.

Si ipotizzi che il giudice, nel momento della redazione del provvedimento, intendesse proprio attribuirgli il significato riferito dal lettore: ossia che la rispondenza all’interesse del minore sia da ricondursi alle modalità protette (peraltro da attuarsi solo inizialmente) e non invece agli incontri tra il bambino e i nonni. Cioè, abbia dato per ovvio che gli incontri debbano esserci, mentre le modalità (protette e temporanee) sarebbero soggette alla discrezionalità dei servizi sociali.

Sta di fatto che, tuttavia, a seguito degli incontri programmati col bambino, gli operatori sociali (per ragioni che non è possibile ipotizzare non conoscendo nulla della vicenda) ritengano che gli incontri stessi tra nonni e nipoti non corrispondano all’interesse del bambino. Così, tanto per fare un esempio, abbiano raccolto (nonostante le apparenze) un disagio manifestato dal minore. Ciò è senz’altro possibile in quanto nello staff dei servizi sociali sono spesso presenti esperti dell’infanzia in grado di “leggere” nei comportamenti del minore un disagio non sempre espresso verbalmente o comunque con modalità manifeste.

Ebbene, è da ritenere a parere dello scrivente che in un caso del genere irrigidirsi su una interpretazione letterale del provvedimento del tribunale sarebbe quantomeno controproducente. Ciò in quanto qualunque magistrato, dinanzi ad una relazione negativa dei servizi sociali (che in questi casi fungono da consulenti di parte, avendo delle competenze specifiche che il magistrato non ha) metterebbe da parte la rigida lettura del proprio provvedimento, preoccupandosi invece di tutelare il benessere del bambino.

Cosa significa questo sul piano pratico? Significa che certamente non è stato opportuno da parte dei nonni mostrare insofferenza per l’operato dei servizi sociali, anzichè collaborazione rispetto alle scelta (quella del procrastinarsi degli incontri protetti) da questi adottata. In questo genere di procedimenti, infatti, la valutazione espressa dagli operatori individuati dal tribunale ha un peso rilevante ai fini della decisione del magistrato.

Certamente sarà sempre possibile ai nonni rappresentare al giudice competente, per il tramite del loro avvocato, il loro personale punto di vista, segnalando che prima di questo ultimo “cambiamento di rotta” da parte degli operatori sociali, gli incontri col bambino erano sempre stati positivi. Ma certamente il giudice non potrà ignorare la relazione degli operatori incaricati al monitoraggio degli incontri.

Sarebbe stato interessante conoscere anche l’età del bambino, in quanto di solito, quando il minore ha compiuto i 12 anni, viene dato un peso rilevante anche alle sue dichiarazioni e alla volontà da questo espressa riguardo alla frequentazione dei nonni. Va sottolineato tuttavia che il giudice può ritenere il bambino capace di discernimento anche quando egli sia nella semplice età scolare (cfr. Cass. sent.n. 752/15).

In conclusione, se pure l’espressione utilizzata nel decreto del Tribunale di Bologna (“Il servizio regolamenterà i rapporti con i nonni materni con modalità protette, almeno inizialmente, e comunque solo se rispondenti alle esigenze del minore “) sia più facilmente (se pur non inequivocabilmente) interpretabile nel senso di demandare la valutazione dei servizi sociali alla rispondenza al bene del bambino in merito alle sole modalità protette degli incontri e non agli incontri stessi, tuttavia va considerato che in questo genere di procedure agli operatori incaricati è attribuita una ampia discrezionalità di valutazione circa gli esiti degli incontri nonni-nipoti. E in questo senso è corretto quanto da loro affermato; cioè che “tutti i rapporti con i nonni sono soggetti al loro giudizio circa la rispondenza degli stessi alle esigenze del minore”.

La relazione degli operatori sociali è cioè di fondamentale importanza ai fini della decisione del magistrato, il quale difficilmente non terrà conto di quanto riferitogli dai servizi delegati. Naturalmente, detta relazione rappresenta solo un parametro di riferimento per il magistrato, il quale valuterà anche il punto di vista dei nonni. Ad esempio, nel caso specifico, che gli incontri protetti dei nonni col bambino hanno avuto, a loro avviso, sempre esito positivo e che semmai le ultime valutazioni dei servizi sociali sono state dovute più alla comprensibile “insofferenza” manifestata dai nonni per essere stati privati per così tanto tempo di un più libero spazio di frequentazione col minore.

Il consiglio è quindi per il lettore e la nonna del bambino quello di avere ancora pazienza, cercando d’ora innanzi di mostrarsi il più collaborativi possibile con gli operatori e di avere a cuore esclusivamente il bene del loro nipote.

Si può perfettamente immaginare che questo non debba essere affatto facile e che i nonni sentano messi da parte il loro bisogno di frequentare il bambino, ma è da ritenere che “fare un passo indietro” sia l’unico modo per poter col tempo riacquisire la normalità di incontri col loro nipote, anche al di là delle modalità protette.

Se infatti detti incontri dovessero essere interrotti troppo a lungo, perché ritenuti contrari all’interesse del minore è più facile che, col passare del tempo, sia il bambino stesso a non sentire più il bisogno di incontrarli e, in tal caso, sarà ancora più difficile per i nonni riuscire a veder tutelato, da un qualsiasi tribunale, il loro diritto a frequentare il nipote.

Non va dimenticato però che fino a pochi anni fa la legge non riconosceva ai nonni uno specifico e diretto strumento di tutela, ma occorreva tentare di percorrere strade giudizialmente più tortuose che, spesso, portavano ad un nulla di fatto. Oggi finalmente le cose sono cambiate, vale dunque la pena saper fare buon uso di questo rimedio fornito dalla legge, mostrando di avere a cuore solo e soltanto l’interesse del piccolo.

Un consiglio che inoltre è il caso di dare, se pur non si conoscono le ragioni delle difficili frequentazioni col bambino, è di cercare di lavorare sulla causa primaria delle stesse (ad esempio, il conflitto in atto tra voi e i/il genitore/i), ad esempio seguendo un percorso di mediazione familiare. Difficilmente infatti, ove questo rimanga irrisolto, sarà possibile ai nonni poter vivere una frequentazione del tutto serena con il loro nipote per l’inevitabile influenza che produrrà su di lui il punto di vista portato dal/i genitore/i.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Elena Casarano


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