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Contratto di lavoro part-time: quali diritti?

11 Aprile 2018
Contratto di lavoro part-time: quali diritti?

Ai part-time paga oraria e diritti come i colleghi a tempo pieno: vietata la discriminazione. Conta la retribuzione globale che deve essere proporzionata.

Si pensa spesso al contratto di lavoro part-time come a un fratello minore di quello full-time, ove i dipendenti possono rivendicare meno tutele e diritti nei confronti del datore di lavoro. Ma non è così. È una falsa credenza quella di ritenere che le posizioni all’interno dell’azienda possano essere diversificate a seconda delle ore lavorative. Anzi, la stessa retribuzione deve essere calcolata con gli stessi criteri e le medesime voci, salva le dovute proporzioni rispetto al tempo dedicato. A dirlo non è solo la Cassazione con una serie di sentenze, l’ultima delle quali pubblicata stamane [1], ma anche l’Unione Europea che ha posto il divieto di discriminazione tra le due categorie di dipendenti. Vediamo dunque, in caso di contratto di lavoro part-time, quali sono i diritti dei lavoratori.

Cos’è il contratto part-time

Il part-time (o lavoro a tempo parziale) consiste in un rapporto di lavoro subordinato nel quale le parti stabiliscono lo svolgimento dell’attività lavorativa per un orario ridotto rispetto a quello previsto dalla legge o dai contratti collettivi.

Esistono tre tipi di part-time:

  • part-time orizzontale: si lavora tutti i giorni della settimana ma metà delle ore rispetto a quelle dei lavoratori a tempo pieno;
  • part-time verticale: si lavora solo alcuni giorni della settimana (di solito 3) ma per otto ore giornaliere, oppure solo alcune settimane o alcuni mesi dell’anno;
  • part-time misto: è una sintesi delle due categorie appena viste. In particolare, in alcuni periodi dell’anno tutti i giorni ma solo dalle 14 alle 18, mentre nei mesi restanti 8 ore al giorno ma solo dal martedì al venerdì.

È possibile il periodo di prova per il part-time?

Nel contratto part-time è possibile prevedere un periodo di prova nei limiti e con le modalità previste per i lavoratori a tempo pieno.

È possibile svolgere più lavori part-time per differenti aziende?

È diritto del lavoratore part-time svolgere più rapporti part-time alle dipendenze di differenti datori di lavoro, fermo restando i limiti relativi all’orario di lavoro ossia:

  • massimo 40 ore a settimana (48 considerato lo straordinario)
  • con un giorno di riposto alla settimana
  • con il riposo giornaliero (sono consentite massimo 11 ore consecutive di lavoro ogni 24 ore).

Proprio per consentire il rispetto di tali limiti, il dipendente part-time deve comunicare al datore di lavoro l’ammontare di ore entro cui può prestare la propria attività.

Naturalmente il dipendente deve fare in modo di non svolgere attività lavorativa tra aziende in concorrenza salvo apposita autorizzazione.

I diritti del lavoratore part-time

Come abbiamo anticipato, in applicazione del principio di non discriminazione sancito dalla normativa comunitaria e da quella italiana [2], al lavoratore part-time vanno garantiti gli stessi diritti del lavoratore a tempo pieno. In particolare si tratta dei seguenti diritti:

  • l’importo della retribuzione oraria (di tanto parleremo a breve);
  • la durata del periodo di prova;
  • la durata delle ferie annuali;
  • la durata del periodo di congedo di maternità, paternità e parentale, dei riposi giornalieri e dei permessi per malattia del figlio;
  • la durata del cosiddetto comporto ossia il periodo massimo di assenza per malattia, , infortuni sul lavoro e malattie professionali, periodo durante il quale il dipendente non può essere licenziato;
  • l’applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • l’accesso a iniziative di formazione professionale organizzate dal datore di lavoro;
  • l’accesso ai servizi sociali aziendali;
  • i criteri di calcolo delle competenze indirette e differite previsti dai contratti collettivi di lavoro;
  • i diritti sindacali.

L’orario di lavoro nel part-time

Di solito l’orario di lavoro dei lavoratori del part-time orizzontale è dalle 9 alle 13 mentre per quello verticale è di otto ore al giorno. Tuttavia, è possibile prevedere le cosiddette clausole elastiche. In pratica, con un accordo scritto accettato dal dipendente, il datore di lavoro si può riservare una maggiore flessibilità potendo distribuire diversamente la prestazione lavorativa concordata nell’ambito della giornata, della settimana, del mese o dell’anno; egli può in alternativa estendere la durata della prestazione lavorativa per periodi prolungati e continuativi fino al limite della durata “normale” del lavoro a tempo pieno.

Lavoro supplementare nel part-time

Le ore di lavoro supplementare sono retribuite come ore ordinarie, salva la facoltà per il ccnl di prevedere una percentuale di maggiorazione sull’importo della retribuzione oraria globale di fatto dovuta.

Lavoro straordinario nel part-time

Anche nel part-time è ammesso lo straordinario rispetto alle ore di lavoro dovute. Per il principio di non discriminazione si applica la disciplina legale e contrattuale vigente in materia di lavoro straordinario nei rapporti a tempo pieno.

Ferie nel part-time

Il lavoratore part-time deve godere delle ferie annuali come i colleghi a tempo pieno inquadrati al medesimo livello. Per quanto riguarda la durata delle ferie:

  • nel part-time orizzontale, è uguale a quella prevista per i lavoratori a tempo pieno;
  • nel part-time verticale, poiché nei periodi di sospensione del rapporto le ferie non maturano, il dipendente ha diritto ad un numero di giorni di ferie determinato in proporzione alla durata della prestazione lavorativa.

La retribuzione del lavoratore part time durante il periodo di ferie va sempre riproporzionata alla ridotta entità della prestazione lavorativa.

Permessi retribuiti legge 104 e part-time

Al lavoratore dipendente che assiste un familiare con handicap spettano tre giorni di permessi al mese nel part-time verticale dal lunedì al giovedì. In particolare, secondo la Cassazione, ha diritto a tre giorni di permesso al mese per assistere il parente disabile il lavoratore che osserva un orario part-time verticale dal lunedì al giovedì, dalle 8,30 alle 14,30. E ciò perché la prestazione ridotta dal tempo parziale non può comprimere i diritti del dipendente che non hanno natura patrimoniale.

Retribuzione nel part-time

I dipendenti part-time hanno diritto a una paga oraria pari ai colleghi che hanno lo stesso inquadramento in base al contratto collettivo di lavoro: nessuna circostanza di fatto, ad esempio l’adibizione a turni, può giustificare una disparità di trattamento che si riflette sulla retribuzione globale, pena la violazione dell’accordo quadro Ue sul lavoro a tempo parziale, che vieta ogni forma di discriminazione rispetto ai contratti full-time.

La legge prevede solo che la retribuzione deve essere riproporzionata a causa della ridotta entità della prestazione lavorativa per l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti, «dunque con caratteristiche di esaustività».   


note

[1] Cass. ord. n. 8966/18 dell’11.04.2018.

[2] Art. 7 D.lgs. n. 81/2015.


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2 Commenti

  1. Da aprile 2018 sono lavoratore dipendente con part time al 90%, la sede di lavoro si trova a 130 km dalla mia residenza e dalla mia attività. Negli anni 2017 2018 e 2019 il mio reddito di impresa(artigiano p.iva individuale) è pari a zero. L’Inps mi chiede i contributi come artigiano, ho scritto e mi hanno risposto che il problema fosse il contratto di tipo part-time. Potreste dirmi se posso evitare di pagare doppia contribuzione per gli anni 2018 e 2019?

    1. In merito alla situazione di chi, come il lettore, è sia titolare d’impresa, che dipendente, la maggiore problematica deriva dal fatto che l’Inps abbia ufficialmente riconosciuto la prevalenza dell’attività dipendente, e la conseguente esenzione dall’obbligo di versamento presso le gestioni artigiani-commercianti, soltanto nell’ipotesi in cui l’attività di lavoro subordinato sia svolta a tempo pieno.Nei casi in cui il rapporto di lavoro subordinato sia svolto a tempo parziale, l’obbligo di versamento della contribuzione presso le gestioni artigiani- commercianti non è, comunque, automatico, ma la prevalenza deve essere verificata caso per caso.La questione è tutt’altro che secondaria, in quanto la contribuzione dovuta presso le gestioni artigiani e commercianti è calcolata su un minimale reddituale annuo, attualmente pari a 15.878 euro (valore 2019), che prescinde dal reddito effettivamente prodotto; di conseguenza, anche un’attività autonoma che frutta poche migliaia di euro, o dalla quale non si traggono guadagni, comporta il pagamento di un contributo annuo che si avvicina a 3.800 euro.In merito alla possibilità di evitare l’iscrizione presso le gestioni artigiani e commercianti, ed il relativo pagamento della contribuzione sul minimale, nell’ipotesi in cui sia svolto lavoro dipendente part time, l’Inps non prevede l’esonero se l’orario lavorativo non supera la metà dell’orario normale (generalmente pari a 40 ore settimanali in base al D.lgs. 66/2033, salvo diversa previsione del contratto collettivo).In altre parole, in caso di contemporaneo svolgimento di attività autonoma e dipendente, se l’attività subordinata interessa un contratto part-time non superiore a 20 ore settimanali, l’Inps suppone sempre la prevalenza del lavoro autonomo sul lavoro dipendente. Questo non comporta, comunque, che con un part time dal 51% al 99% l’esonero sia sempre riconosciuto.La redditività o meno dell’attività, invece, ha un’influenza marginale nella valutazione della prevalenza, in quanto il reddito delle imprese è legato a molti fattori; un reddito esiguo, o una perdita, non provano di per sé uno scarso apporto lavorativo.Nel caso del lettore, con un part time pari all’87,50%, come si evince dalla busta paga allegata, l’orario si avvicina notevolmente al tempo pieno.Tuttavia, non trattandosi di un rapporto full time, l’esclusione dall’iscrizione e dal versamento della contribuzione non è automatica.La legge 22 luglio 1966, n. 613, tra i requisiti d’iscrivibilità, prevede la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, senza fornire ulteriori specifiche.Manca, nelle circolari Inps (ad es. 78/2013, 121/1998, 215/1998 e 32/1999, che affrontano ambiti differenti, inerenti la problematica della prevalenza nell’esercizio dell’attività), un riferimento dal quale si evinca un esonero espresso dal pagamento della contribuzione presso le gestioni artigiani/commercianti per i lavoratori dipendenti non full time, ma con un orario che si avvicina al tempo pieno.L’Istituto, tuttavia, ha in più occasioni ribadito che le verifiche riguardo alla prevalenza debbano essere effettuate volta per volta. Nel Suo caso, oltre alla vicinanza dell’orario al tempo pieno, si può senz’altro far valere, tra gli argomenti a favore, al notevole distanza del luogo di lavoro, che di fatto comporta un impegno anche superiore all’orario full time.Per quanto riguarda l’avviso di addebito, il lettore può far presente la situazione all’Inps chiedendo alla sua sede la verifica della partita debitoria, e la sospensione e l’annullamento dell’avviso: attenzione, però, si tratta di una richiesta in autotutela, che non sospende i termini per il ricorso (40 giorni), e alla quale l’Inps potrebbe non dar seguito.L’unica modalità per far valere le sue ragioni è allora il ricorso. Il ricorso deve essere presentato al Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, nella cui circoscrizione ricade la sede Inps che ha emesso l’avviso (non è previsto il ricorso amministrativo). È il giudice a decidere se sospendere l’esecuzione dell’avviso di addebito, pertanto la sospensione non è automatica.

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