Diritto e Fisco | Editoriale

Non mantenere il figlio non è più reato per chi non è sposato

12 aprile 2018


Non mantenere il figlio non è più reato per chi non è sposato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2018



Il nuovo articolo 570bis cod. pen. che punisce la violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio ha creato una pericolosa lacuna.

C’è una grossa novità in tema di mantenimento dei figli: se un tempo il reato di violazione degli obblighi di natura economica, a carico del padre (o, anche se più infrequente, della madre) che fa mancare i mezzi di sussistenza al figlio, era sanzionato in una legge speciale [1] disciplinante l’affido condiviso dei figli (sia per le coppie sposate che per le coppie non sposate), oggi lo stesso è stato inserito nel codice penale con un nuovo articolo [2]. L’intento è quello di armonizzare la disciplina e riassumerla tutta all’interno dello stesso testo, appunto il codice penale. Per questo, il decreto legislativo appena approvato dal parlamento [3] ha introdotto nel codice penale la nuova norma incriminatrice [4] riconducendovi i reati previsti dalla legge sul divorzio e da quella sull’affido condiviso.

In verità, il contenuto della norma cambia di poco. Rischia infatti il carcere fino a un anno o una multa fino a 1.032 euro il coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli. La novità, da un punto di vista contenutistico, sta nel fatto che il reato non risulta compiuto solo da chi fa mancare i mezzi di sussistenza ma per l’omissione di «ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, cessazione o nullità del matrimonio» [5].

Ma la riforma pone molti interrogativi. Alcuni di questi li abbiamo elencati in Assegno di mantenimento: nuovo reato per chi non lo paga. Quello che però più preoccupa è l’applicazione della norma che, a quanto sembra, sarebbe possibile solo alle coppie sposate e non invece a quelle di conviventi o, comunque, a quelle non unite dal matrimonio. Insomma, stando alle prime interpretazioni, e salvo successivi chiarimenti della giurisprudenza, non mantenere il figlio non è più reato per chi non è sposato. Cerchiamo di capire il perché.

La nuova norma incriminatrice è intitolata (il termine tecnico è «rubricata») con la seguente denominazione: «Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio». Pertanto, a detta dei primi commentatori, l’abrogazione della precedente norma contenuta all’interno della legge sull’affido condiviso dei figli, implicherebbe che il genitore non sposato potrebbe non commettere reato se manca di versare l’assegno di mantenimento, specie se i figli sono maggiorenni. 

Fra l’altro, i principi generali del nostro ordinamento vietano l’applicazione analogica delle norme incriminatrici del codice penale (al fine di garantire la certezza delle pene e dei reati). Sicché, non potendosi colmare la lacuna con una interpretazione che estenda l’ambito della nuova norma anche ai conviventi e alle coppie non sposate, si ha che chi non versa l’assegno ai figli ma questi sono nati fuori dal matrimonio non sarebbe più passibile di un procedimento penale. Vedremo cosa diranno a questo punto i giudici o se sarà necessario un intervento correttivo dello stesso Parlamento che ha creato il problema.

note

[1] Art. 3 Legge 54/06 che richiama, ai fini delle sanzioni penali, la legge sul divorzio, ossia l’art. 12-sexies della legge n. 898/1970 che a sua volta si rifà alle sanzioni contenute nellart. 570 cod. pen.

[2] D. lgs. n. 21/2018.

[4] Art. 570 bis cod. pen.

[5] L’articolo 570 cod. pen., invece, riconnette rilevanza penale alle condotte che fanno mancare al minore l’essenziale per vivere: casa, cibo, vestiario.


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