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Stipendi non pagati: consigli pratici per il dipendente che vuol fare causa all’azienda

6 Maggio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 Maggio 2013



Se il datore di lavoro è in arretrato con il pagamento delle buste paga, è bene che il dipendente, prima di iniziare una causa, sia ben informato sulle strade da percorrere per recuperare i propri crediti: non sempre, infatti, una forte conflittualità con l’azienda può essere conveniente.

L’azienda in crisi ha smesso di pagare le buste e il lavoratore – che, per fortuna, ha perso quel timore reverenziale di un tempo – si trova davanti all’incertezza di come comportarsi: fare scrivere dall’avvocato, contattare il datore di lavoro attraverso i sindacati, parlare con i colleghi o con il superiore, fare una causa, un decreto ingiuntivo o un’istanza di fallimento? Quale di questi è il sistema migliore per difendersi concretamente?

Premesso che ogni storia ha le sue particolarità, capita anche che il lavoratore venga mal consigliato: mal consigliato dal suo stesso orgoglio, dalla fretta o dalle persone che, invece, dovrebbero aiutarlo.

Lo scopo di questo articolo è quindi di fornire una chiara e succinta panoramica di quelle che possono essere, per il dipendente, le scelte più convenienti onde recuperare le somme non riscosse.

Prima di vedere le possibilità che si profilano, vorrei fare una domanda: chi mai, avendo sete, rinuncerebbe al bicchiere offertogli solo perché non è pieno fino all’orlo? Sempre che la sete sia effettiva (e non simulata), sarebbe da sciocchi rifiutare un po’ di acqua per averne di più.

Questo banale esempio dovrebbe servire a molti lavoratori quando, sul banco delle trattative, sono di fronte alla scelta tra:

– accettare un piano di pagamento rateizzato da parte dell’azienda in difficoltà;

fare causa e, poi, magari, presentare istanza di fallimento.

Un esempio

Mi spiego meglio con un esempio per come ce ne sono tanti.

Il lavoratore si dimette e chiede il TFR all’azienda. L’azienda non ha i soldi per pagarlo. Il lavoratore allora decide di iniziare una vertenza legale.

Le parti si incontrano per un trattativa e per tentare un accordo.

L’azienda offre al lavoratore il pagamento dell’80% del TFR in rate mensili, tutte uguali, dilazionate in due anni.

Il lavoratore può scegliere se accettare o fare causa.

1- Se accetta

Le parti andranno alla Direzione Provinciale del Lavoro, sigleranno l’intesa che costituirà un titolo esecutivo. In questo modo, se il datore non rispetta gli impegni, il lavoratore ha un documento che gli consente di agire direttamente in esecuzione forzata, senza prima dover fare la causa.

Entro due anni, il dipendente riceverà le somme, rinunciando a recuperare il 20% di ciò a cui ha diritto.

2- Se non accetta e decide di fare causa

Il lavoratore dovrà andare dall’avvocato che probabilmente intraprenderà la via del decreto ingiuntivo.

Per ottenere un decreto ingiuntivo, notificarlo e renderlo esecutivo bisogna mediamente attendere circa 4 mesi.

Spesso l’azienda che abbia ancora qualcosa da perdere (e non sia già sull’orlo del fallimento) decide di fare opposizione al decreto ingiuntivo. Si tratta di un’opposizione mediamente formulata su motivi pretestuosi, solo per prendere tempo e che potrebbe contrastare l’efficacia dei decreti ingiuntivi che non siano provvisoriamente esecutivi.

La prima udienza viene fissata nel giro di un anno (faccio l’esempio del tribunale di Cosenza, un normale tribunale di provincia).

L’intero giudizio richiede in media circa tre/quattro anni (per il primo grado).

È verosimile che il lavoratore vinca la causa.

A questo punto, nella rara ipotesi che l’azienda paghi il dipendente una volta uscita la sentenza, quest’ultimo avrà ottenuto il pagamento del 100% dei propri crediti, ma nel giro di quattro anni e rimanendo comunque vincolato a pagare l’onorario all’avvocato.

Più spesso però accade che l’azienda non paghi neanche dopo la sentenza.

Si profila allora la necessità di agire in esecuzione forzata: una lunga e tortuosa via, senza alcun margine di certezza, che soprattutto si scontra con la possibilità che il datore di lavoro, nel frattempo, abbia svuotato l’azienda. Nel caso poi in cui l’impresa sia una S.r.l. o una S.p.a., è anche impossibile rivalersi contro i beni personali dell’imprenditore.

Capita allora che il lavoratore, insoddisfatto, proceda con l’istanza di fallimento. Si cade, così, dalla padella alla brace. A parte i tempi biblici delle procedure concorsuali, il lavoratore potrebbe trovare insoddisfatti gran parte dei propri crediti quando l’azienda è priva di un patrimonio sufficientemente capiente.

In questo caso, l’unica garanzia è quella offerta dal Fondo di solidarietà dell’INPS che coprirà il pagamento delle ultime tre mensilità non corrisposte e del TFR.

A conti fatti, i lavoratori che hanno accettato l’accordo, pur avendo ottenuto solo l’80% delle somme cui avevano diritto, sono stati accontentati nel giro di due anni. Gli altri invece non hanno ottenuto nulla.

È bene dunque che si ponderino (anche grazie al consiglio di un legale di fiducia) le vie da intraprendere. Quali sono queste vie?

La strada più veloce, ma che nello stesso tempo garantisce un certo margine di formalità, è ovviamente quella della diffida scritta da inviare al datore di lavoro.

Generalmente è meglio che sia redatta da un avvocato o da un consulente professionale (per es. consulente del lavoro). Nella diffida si accorderà, al datore di lavoro, un certo margine di tempo per onorare la pretesa (in genere non più di 15 giorni).

Su un gradino superiore in termini di conflittualità c’è il tentativo di conciliazione facoltativo presso la DPL – Direzione Provinciale del Lavoro (o anche presso i sindacati).

Il lavoratore, in questi casi, si rivolge alla DPL chiedendo che venga convocato l’imprenditore affinché si tenti una mediazione. In quella sede, si tenderà a trovare un accordo per evitare il giudizio in tribunale.

Maggiore margine di offensiva ha la scelta di un tentativo di conciliazione presso la DPL in composizione monocratica. L’incontro è volto ad accertare la regolarizzazione del contratto di lavoro e il pagamento degli oneri contributivi. Se non si trova un accordo, un ispettore andrà in azienda a verificare che l’imprenditore non abbia violato la legge e, se non in regola, scattano sanzioni particolarmente onerose.

Questa scelta è troppo incisiva per le aziende già in difficoltà: trovandosi a pagare le sanzioni, esse potrebbero non avere più la liquidità per soddisfare anche il lavoratore.

C’è infine la carta della causa. E di questo abbiamo già parlato sopra.

Insomma, il consiglio è di accantonare le questioni di principio o le inutili e rischiose speranze di “averla vinta”: spesso, infatti, con la giustizia, chi troppo vuole, nulla ottiene. È un controsenso, lo sappiamo bene. Ma “teoria” e “pratica” non sono mai andate tra loro d’accordo.

 


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45 Commenti

  1. buonasera sono dipendente di una srl che adesso causa debiti ha trasferito i dipendenti presso una cooperativa facendoli diventare soci se non accettiamo cosa succede perchè il trattamento soldi non è uguale al vecchio stipendio ma molto meno grazie

  2. Buona sera, il mio è un caso raro, chiedo delucidazioni in merito .

    ho lavorato come impiegato presso una società “srl” per 14 anni, ho sempre ricoperto diversi ruoli per esigenza, muratore,trasportatore e magazziniere, oltre ovviamente al mio primo da impiegato.

    ora, mi sono fatto licenziare piu di 7 mesi fa, mettendomi d accordo per il rientro di circa 30 mila euro , tfr maturato + stipendi arretrati.

    cosa posso fare per rientrare prima possibile del mio passivo ? visto che non mi pagano? l’srl non ha nulla intestato.

    grazie Sanna

  3. Ma per favore! Uno lavora e DEVE essere pagato. Accettare la mediazione per ricevere l’80% ? Ma per favore. Mettersi in malattia a tutto andare, usare tutte le ferie fino all’ultimo giorno, fare pubblicità negativa a 360 gradi, guerra totale ai ladri che si fanno la barca a discapito del dipendente. Denunciare A TUTTO SPIANO, compreso il fatto che se il titolare ha usato fondi dell’azienda in altro modo si becca l’APPROPRIAZIONE INDEBITA, OLTRE AL FALLIMENTO AZIENDALE E PERSONALE.
    Se va bene il titolare si fa la barca e il dipendente ha il solito stipendio. Se va male il titolare si vende il mercedes e va in giro in mutande a chiedere l’elemosina, altro che il dipendente rinuncia all’80%.

  4. MONIKA VAI AI GIORNALI, COSI’ TUTTI QUESTI PARASSITI ALMENO RIESCONO A RUBARE MENO SOLDI ALLA GENTE.

  5. A me hanno dato una busta paga relativa all’ultimo mese di lavoro ma non c’è traccia del tfr….. per gli altri dipendenti che sono operai c’era … per me chi sono impiegata mi hanno detto che ci sarà una seconda busta solo per il tfr…. è così ?????

  6. SAlve a tutti ,cosa pensate di un dipendente che a percepito fino al ultimo euro in busta + tfr dovuto anche se è stato pagato in 2 rate e fato causa al datore di lavoro con decreto ingiuntivo e chiede 8600 euro di tfr per 14 mesi lavorate .
    le sue buste erano di 2100-2200 euro al mese.
    fano bene quelli che fano i contrati al estero perché qui non se ne può più di gente cosi, fano bene voler abolire certi diritti, che fano le cooperative.
    che gente non si lamenti che non ce lavoro, m dispiace per quelli bravi ma io non ho incontrato uno tutti da quattro anni da quando ho su azienda non fano che provare a spelarmi di soldi.
    e noi che ci difende? per quello scappano tutti al estero.

  7. L’azienda per cui ho lavorato non mi ha corrisposto lo stipendio per ben 2 mesi, fino a che a luglio 2014 mi sono licenziata, a distanza di quasi 4 mesi dal licenziamento ho maturato un credito di circa 5000€ tra stipendi arretrati, ferie e tfr.
    Mi sono state consegnate delle cambiali pagheró di cui 2 le ho versate in banca e altre due no.
    Ora i miei ex colleghi mi hanno fatto sapere che il titolare dell’azienda è sull’orlo del fallimento e probabilmente quelle cambiali non saranno pagate.
    Credo fosse tutto precalcolato e insieme a me nella stessa situazione ci sono altri colleghi, cosa possiamo fare di tempestivo ed efficace affinchè non perdiamo gli stipendi di mesi di lavoro e che lui(il totolare) ne esca senza
    Un minimo “graffio”?
    Mariachiara

  8. la mia ditta e in aretrato di 13 mensilita e ultimamente da solo piu acconti – a fine dicembre ha chiuso la ditta senza dirci niente ci e arrivata 1 raccomandata dicendoci chesiamo stati assunti da un altra ditta sempre gli stessi padroni ma hanno affittato i mezzi dalla ditta precedente .abbiamo lavorato qualche giorno adesso ci hanno messo in cassa e non ci pagano gli arretrati cosa possiamo fare

  9. vedo da per tutto che la legge non e uguale sono andato da i sindacati… risposta?
    SIAMO IN MANO DI GUDICE e non sappiamo perché ….il giudice non dice niente
    SONO 12000euro busta page non pagate e il mio ex datore non li paga potete dirmi esiste un altro modo a prendere i miei stipendi i devo acetare la fregatura questo non e legge

  10. ITALIA…. legge none uguale per tutti
    ANCE MIO PADROVE NONE PAGATO SOLDI A ME..
    SONO TRISTE

  11. Anche io ho un datore di lavoro che mi tiene praticamente in ostaggio. Mi deve almeno 7.000 euro di stipendi (e sono una di quelle messe meglio) e adesso ci ha comunicato che tra un mese dichiarerà fallimento ma che deve prima finire dei lavori. Ci ha proposto un accordo con assegno post datato e bonifico tra qualche giorno ma penso che stia solo prendendo tempo visto che anche in passato ci ha dato assegni scoperti, figuriamoci ora!! Sono anche obbligata a lavorare se voglio almeno beneficiare della disoccupazione dell’INPS quando ci licenzierà tutti. Il fondo di garanzia mi coprirà solo 3 mesi. e gli altri sudatissimi mesi di lavoro? Sto seriamente pensando al suicidio. Per lo schifo e la vergogna che provo. Siamo noi il Terzo Mondo!!!

  12. Ho letto per intero, quindi fatemi capire, io apro una società non pago i dipendenti, m’intasco i soldi e nessuno mi fa nulla? Dovrei farlo anch’io. Leggendo queste leggi mi pare che il dipendente ne esca solo “cornuto e mazziato” e mi chiedo a chi giovano queste leggi? Allo stato o ai tribunali?

  13. Salve, avrei da chiedere informazioni riguardo la situazione di mia figlia.
    Nel luglio 2017 si è diplomata all’istituto d’arte Guggenheim di Venezia e qualche giorno dopo ha avuto la “fortuna” di trovare lavoro c/o una ditta di chincaglierie e oggettistica veneziana (CASA VENEZIA SRL).
    Il lavoro, in prova per due mesi, veniva svolto per lo più in orario serale ed è terminato, per volontà del titolare il 9 settembre.
    Il fatto è che questi NON ha mai corrisposto un salario, che a conti fatti, è risultato poi ammontare a più di 1700€.
    Mi sono informato all’ufficio delle entrate di Venezia e mi è stato detto che, oltre a non poter fare nulla, dovevo dichiarare la somma non percepita, nel modello 730 per non incorrere in sanzioni pecuniarie.
    Da notare che risultano regolarmente pagati i contributi Inps.
    Ci siamo così rivolti all’ispettorato del lavoro che, dopo aver raccolto la nostra denuncia, ha provato ad inviare sia a casa che alla sua sede amministrativa, varie raccomandate A/R che non sono MAI state ricevute, e senza tale ricezione non c’è la possibilità di far partire il procedimento.
    Chiedo pertanto a Lei, se la strada che sto intraprendendo sia quella giusta, oppure se poteste dirmi come procedere affinchè i nostri diritti siano rispettati ed altre giovani non siano più truffate da gente del genere.
    Ho fatto una visura c/c la camera di commercio di Venezia e ho scoperto che in data 04/07/2017, con data protocollo 21/07/2017, e con atto di compravendita depositato dal notaio, casa venezia è stata ceduta a tale BEGUN MAKSUDA.
    Posso rivalermi su di questa persona???
    Cordialmente BRESSANELLO Giovanni.

    1. Se il datore di lavoro non paga la retribuzione, il lavoratore ha diversi strumenti per ottenere quanto gli spetta. Se il datore di lavoro non paga lo stipendio regolarmente, il lavoratore può contare su una serie di diritti che la legge gli riconosce. Ecco un breve vademecum che aiuterà a fare chiarezza sui diritti del lavoratore nel caso di stipendi non pagati nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/173427_stipendi-non-pagati-quali-sono-i-diritti-dei-lavoratori
      Per richiedere una consulenza professionale sul caso specifico e rivolgerti agli esperti del nostro network clicca qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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