Diritto e Fisco | Editoriale

Congedo Legge 104 disabile che lavora

2 maggio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 maggio 2018



È possibile chiedere il congedo straordinario retribuito, se il disabile assistito lavora?

Vuoi chiedere un periodo di aspettativa retribuita per assistere un tuo familiare disabile, ma la persona che devi assistere lavora? Né l’Inps, né la tua azienda possono negarti il congedo straordinario Legge 104, in quanto lo svolgimento di attività lavorativa non cancella la necessità del disabile di essere assistito: lo ha chiarito il ministero del Lavoro, in risposta a un interpello posto nel 2010 [1], e l’ha successivamente confermato l’Inps stesso [2].

Ma com’è possibile che il portatore di handicap che lavora abbia comunque necessità di assistenza? Cerchiamo di capire in quali casi può essere concesso il congedo Legge 104 per assistere il disabile che lavora, dopo aver compreso come funziona questo particolare tipo di aspettativa retribuita.

Come funziona il congedo Legge 104 per assistere disabili

Il congedo straordinario Legge 104 consiste in un’assenza dal lavoro, retribuita, che può avere una durata massima di 2 anni nell’intero arco della vita lavorativa. L’assenza è finalizzata all’assistenza di un familiare portatore di handicap grave ai sensi della Legge 104.

Per ogni disabile, i familiari che lo assistono non possono richiedere più di 2 anni di assenza nell’arco della vita lavorativa; facciamo un esempio per capire meglio:

  • il padre di Tizio, disabile grave, fruisce nell’arco della vita lavorativa di un anno di congedo straordinario per assisterlo;
  • successivamente diviene referente unico per l’assistenza il fratello di Tizio, Caio;
  • quest’ultimo può richiedere soltanto un anno di congedo straordinario per assistere Tizio, nonostante non abbia mai fruito dell’aspettativa retribuita.

Un disabile non può, inoltre, essere assistito contemporaneamente da due lavoratori in congedo.

L’astensione può essere frazionata a giorni, ma non a ore; l’assenza è retribuita con un’indennità che corrisponde alle voci fisse e continuative dell’ultimo stipendio e dà diritto all’accredito dei contributi figurativi ai fini della pensione (si applica però un tetto massimo, valido sia per l’indennità che per la contribuzione figurativa).

Per quali familiari si può chiedere il congedo Legge 104

Il congedo straordinario Legge 104 può essere richiesto per assistere i seguenti familiari: coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle, altri parenti e affini, conviventi, sino al terzo grado (nel caso in cui i familiari più vicini siano assenti, o in una situazione assimilabile all’assenza; è il caso, ad esempio, del coniuge divorziato).

In particolare, il congedo Legge 104 spetta, nell’ordine:

  • al coniuge (o unito civilmente) convivente del portatore di handicap grave;
  • al padre o alla madre, in caso di mancanza, decesso o in presenza di malattie invalidanti del coniuge convivente;
  • ad uno dei figli conviventi, in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre;
  • ad uno dei fratelli o sorelle conviventi in caso di mancanza, decesso o in presenza di malattie invalidanti dei figli conviventi;
  • al parente o all’affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente, la parte dell’unione civile convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli e sorelle conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Il congedo può essere fruito solo dal familiare che risulta referente unico per l’assistenza del disabile, salvo rare eccezioni, come quelle relative ai genitori. In ogni caso, il referente unico può essere cambiato.

Congedo Legge 104 per assistere il disabile che lavora

Il congedo straordinario Legge 104 può essere ottenuto anche se il familiare disabile da assistere lavora. La prestazione di lavoro del familiare assistito, difatti, non contrasta con la finalità del congedo, che è quella di consentire al dipendente di interrompere l’attività lavorativa per fornire assistenza al portatore di handicap grave. L’assistenza, nello specifico, si può concretizzare anche in attività complementari ed ausiliarie rispetto al concreto svolgimento dell’attività lavorativa da parte del disabile.

Il familiare in congedo, ad esempio, può assistere il disabile lavoratore accompagnandolo da e verso il luogo di lavoro, o sbrigando per lui alcune commissioni, come prenotare e ritirare gli esami clinici.

Il lavoratore in congedo può dedicarsi ad altre attività?

In base a quanto osservato, è evidente che l’attività di assistenza del disabile non debba essere intesa nel senso “comune” del termine, cioè come assistenza sanitaria continuativa, ma si può realizzare con tante attività diverse, che risultano comunque d’aiuto al familiare bisognoso.

L’assistenza che legittima il congedo, peraltro, non può essere intesa come esclusiva e “totalizzante”: il lavoratore in congedo, ad esempio, ha la possibilità di dedicare del tempo alla cura dei propri interessi personali e familiari, di riposarsi e di recuperare le energie psico-fisiche. L’importante, perché il comportamento del lavoratore in congedo non possa essere contestato, è che l’assistenza abbia carattere permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e di relazione del disabile [3].

note

[1] Mlps, Risp. Interpello n.30/2010.

[2] Inps Mess. 24705/2011.

[3] Cass. Sent. n. 29062/2017.

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