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Lo sai che? Avvocati: gli ISA (indici sintetici di affidabilità fiscale)

Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2018

Fisco e studi legali: sostituiscono gli studi di settore e servono all’Agenzia delle Entrate per comprendere se l’avvocato evade le tasse o meno.

Un tempo l’Agenzia delle Entrate aveva gli studi di settore per capire se le attività commerciali o professionali evadevano le tasse. Veniva fatto un confronto tra il dichiarato e l’attività svolta e se il primo era inferiore rispetto agli standard del settore scattava la procedura di accertamento. Ora ci sono gli Isa ossia gli indici sintetici di affidabilità fiscale. Il decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 aprile 2018 («Approvazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, relativi ad attività economiche dei comparti delle manifatture, dei servizi, del commercio e delle attività professionali e di approvazione delle territorialità specifiche»), individua, in un apposito allegato (il numero 34) l’attività degli studi legali, descrivendo le metodologie per comprendere se vi è evasione fiscale o meno. Svariati gli indici rivelatori di capacità contributiva che vengono inseriti nel nuovo software dell’Agenzia delle Entrate e sulla base dei quali verrà verificata la congruenza al settore economico.

L’Isa avvocati è calcolato come media aritmetica di un insieme di indicatori elementari: si va dal numero di collaboratori e dipendenti agli ammortamenti per beni strumentali, dall’età professionale al numero di incarichi di consulenza o di attività giudiziale, dalle remunerazioni per eventuali consulenze esterne e perizie al tasso di occupazione a livello regionale, finendo con le spese totali.

Gli Isa elaborano poi una sorta di pagella che viene data al professionsta sulla base dei ricavi dichiarati: si tratta di un posizionamento del contribuente, ossia un punteggio definitivo, inteso come media degli indicatori elementari (da 1 a 10) volti a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale. Più basso sarà il valore dell’indice, minore è l’affidabilità fiscale del soggetto; più alto sarà il valore, maggiore sarà la sua attendibilità fiscale. L’indice sintetico di affidabilità fiscale esprime quindi un giudizio di sintesi sull’affidabilità dei comportamenti fiscali dell’avvocato.

I contribuenti interessati possono indicare ulteriori componenti positivi non risultanti nelle scritture contabili che concorrono al calcolo degli indicatori elementari per migliorare il proprio profilo di affidabilità fiscale.

Gli avvocati vengono divisi in una sorta di sei sottocategorie a ciascuna delle quali corrisponde un diverso criterio di calcolo:

  • avvocati che in genere esercitano la professione a titolo individuale senza ricorrere a personale dipendente o collaboratori esterni;
  • avvocati che in genere esercitano la professione a titolo individuale, affidando a terzi prestazioni direttamente afferenti l’attività professionale;
  • avvocati che svolgono l’attività prevalentemente per il committente principale non operando esclusivamente presso il suo studio e/o struttura;
  • avvocati che in genere esercitano la professione a titolo individuale avvalendosi di dipendenti e/o collaboratori;
  • avvocati che esercitano l’attività esclusivamente presso lo studio/struttura del committente principale;
  • avvocati che in genere esercitano la professione in forma associativa o comunque collettiva.

Un peso particolarmente elevato nella identificazione del profilo del contribuente lo hanno i compensi per gli addetti e dipendenti, le giornate di lavoro di questi ultimi e l’incidenza degli ammortamenti.

Per scaricare gli Isa degli studi legali clicca qui.

Il programma informatico, realizzato dall’Agenzia delle entrate, di ausilio all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale segnala anche il punteggio relativo agli indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili.

Il programma consente altresì al contribuente la possibilità di indicare l’inattendibilità delle informazioni desunte dalle banche dati rese disponibili dall’Agenzia delle entrate, attraverso l’inserimento dei dati ritenuti corretti dal contribuente stesso.

Il decreto precisa inoltre che i nuovi indicatori non si applicano a:

  • contribuenti che hanno dichiarato ricavi di ammontare superiore a euro 5.164.569;
  • contribuenti che si avvalgono del regime forfetario agevolato o del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità;

Viene confermata in blocco l’abrogazione degli famigerati studi di settore. Il contribuente potrà adeguare la propria dichiarazione senza subire sanzioni o interessi al fine di migliorare il proprio profilo di affidabilità fiscale, anche per consentire l’acceso al regime premiale previsto per gli Isa. 

  


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