Diritto e Fisco | Editoriale

Cartella di pagamento: termini di decadenza

13 aprile 2018


Cartella di pagamento: termini di decadenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 aprile 2018



Il termine entro cui la prima cartella di pagamento deve essere notificata al contribuente; la differenza con la prescrizione.

Ti è arrivata una cartella di pagamento per una tassa di diversi anni fa che non hai pagato. È passato così tanto tempo che ormai non pensavi potesse arrivarti un accertamento e l’avvio delle azioni esecutive. Vorresti impugnare l’atto ma i termini di prescrizione non si sono ancora compiuti. Così ti chiedi come è possibile difendersi in ipotesi come questa. Per sfuggire alle richieste di pagamento delle tasse notificate con la cartella esattoriale non c’è solo la chance della prescrizione, ma anche quella della decadenza. Si tratta di una ulteriore “via di fuga” che non poche volte è stata utilizzata dai contribuenti per far annullare la pretesa esattoriale. È quindi bene vedere quali sono i termini di decadenza della cartella di pagamento al fine di riuscire a individuare le ipotesi in cui è possibile ricorrere al giudice.

Cos’è la decadenza

Prima di spiegare quali sono i termini di decadenza della cartella di pagamento, è bene spiegare di cosa stiamo parlando e chiarire cos’è la decadenza. La decadenza è il termine entro cui la cartella di pagamento deve essere notificata al contribuente da quando l’ente titolare del credito ha iscritto a ruolo il tributo. In buona sostanza, quando un cittadino non versa una tassa dovuta, l’amministrazione gli invia l’accertamento o il sollecito di pagamento e se resta insensibile anche a tale diffida, incarica l’Agente per la riscossione esattoriale di procedere al recupero coattivo. Prima di questo incarico, l’ente titolare del credito tributario esegue un’operazione che si chiama iscrizione a ruolo: crea cioè un documento (il ruolo, appunto) in cui individua con esattezza l’importo non pagato dal contribuente. È sulla base di tale “attestazione” che poi l’Esattore procede alla formazione della cartella di pagamento.

Quindi, possiamo sintetizzare quanto sopra dicendo che la decadenza di una cartella di pagamento è il termine entro cui deve avvenire la prima notifica della stessa (a prescindere poi dai successivi solleciti). 

Differenza tra prescrizione e decadenza

È molto facile individuare la differenza tra prescrizione e decadenza quando si ha a che fare con le cartelle di pagamento: la prescrizione è il termine massimo entro cui, dall’ultima notifica, l’Agente per la riscossione esattoriale deve agire o, comunque, rinnovare la diffida all’adempimento spontaneo (con la notifica di una nuova cartella, di una intimazione di pagamento, con l’avvio di un procedimento di pignoramento o con l’iscrizione di una misura cautelare come l’ipoteca o il fermo auto). La decadenza è invece il termine entro cui la cartella di pagamento deve essere notificata dal giorno dell’iscrizione a ruolo del tributo (attività quest’ultima che compie l’ente titolare del credito). 

Inoltre, i termini di decadenza, a differenza di quelli di prescrizione, non possono essere interrotti e fatti ripartire da capo. Come noto, infatti, la prescrizione potrebbe non verificarsi mai se, prima della sua scadenza del relativo termine, il creditore esercita il proprio diritto (ad esempio invia un sollecito con raccomandata a/r o intraprende l’azione esecutiva). La decadenza invece non può essere interrotta: l’unico modo per verificare che essa si compia è notificare la cartella di pagamento.

Quali sono i termini di decadenza della cartella di pagamento

Detto ciò possiamo vedere quali sono i termini di decadenza della cartella di pagamento. Essi sono diversi a seconda dell’imposta.

Decadenza per Irpef, Iva, Irap, Ires

Relativamente alle imposte sui redditi, all’Iva e all’Irap, la cartella di pagamento va notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del:

  • secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo;
  • terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, in caso di liquidazione automatica [1];
  • quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, in caso di controllo formale [2].

Per le società che non hanno l’esercizio sociale coincidente con l’anno solare, il termine decorre non dal periodo d’imposta successivo alla presentazione della dichiarazione, bensì da quello di «scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è stata presentata» [3].

Di contro, la Corte di Cassazione ha affermato che, nelle imposte d’atto (nel caso di specie si trattava di imposta di successione), la cartella di pagamento va notificata entro l’ordinario termine di prescrizione di dieci anni [4]. 

Decadenza per tributi locali (Imu, Ici, Tasi, Tari)

Per i tributi locali come Imu, Ici, Tasi e Tari, la cartella di pagamento deve essere notificata, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo [5].

Decadenza per bollo auto

Anche per il bollo auto, in quanto tributo locale, vale la decadenza di tre anni.

Decadenza per sentenza passata in giudicato

Se la cartella di pagamento deriva da sentenza passata in giudicato con cui il giudice ha rigettato il ricorso del contribuente contro una imposta, vale la prescrizione di 10 anni, posto che il titolo legittimante l’esazione non è più il ruolo ma la sentenza [6].

Termine scadente in giorno festivo

Potrebbe succedere che il termine ultimo entro cui occorre notificare l’atto impositivo scada in un giorno festivo o di sabato. In tal caso si verifica lo slittamento al primo giorno feriale successivo [7]. Ove il 31.12 cada di sabato, è dubbio che operi lo slittamento, visto che il codice civile non fa riferimento al sabato.

Come verificare se sulla cartella c’è decadenza 

Ogni cartella di pagamento contiene l’indicazione della data di iscrizione a ruolo del tributo. C’è infatti, tra i fogli contenuti nella raccomandata, il dettaglio dell’imposta e delle somme dovute con l’indicazione della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo. Da tale data, quindi, si può far partire il conteggio dei giorni per verificare se si è compiuta la decadenza. 

Cosa fare se c’è la decadenza della cartella di pagamento 

Il contribuente che intende contestare la decadenza della cartella di pagamento può:

  • presentare un ricorso in autotutela, inviandolo con posta elettronica certificata o raccomandata a/r, tanto all’Agente della riscossione quanto all’ente titolare del credito. Il ricorso non sospende i termini per fare ricorso, per cui bisogna fare molta attenzione: poiché è raro ricevere la risposta e poiché il silenzio all’istanza si considera rigetto, allora bisognerà essere pronti a presentare subito il ricorso al giudice;
  • presentare un ricorso al giudice, avviando una versa e propria causa per l’impugnazione della cartella.

note

[1] Artt. 36-bis del DPR 600/73 e 54-bis del DPR 633/72.

[2] Art. 36-ter del DPR 600/73 (art. 25 del DPR 602/73).

[3] L’art. 19 del DLgs. 46/99, nell’elencare gli articoli del DPR 602/73 applicabili solo alle imposte sui redditi, non richiama però l’art. 25, per cui si può sostenere che esso valga per tutte le entrate riscosse a mezzo ruolo.

[4] Cass. sent. n. 1974/2015.ù

[5] Art. 1 co. 163 della L. 296/2006.

[6] Cass. 19.7.2013 n. 17669 e Cass. 21.2.2014 n. 4153.

[7] In ragione dell’art. 2963 cod. civ., norma con valenza generale.


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1 Commento

  1. Come sempre detto e ribadisco, la legge non è uguale per tutti!!! visto che i POTERI FORTI vincono su tutto facendo quello che gli pare!!!!

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