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Affitti turistici: Airbnb pagherà le tasse!

30 Aprile 2017
Affitti turistici: Airbnb pagherà le tasse!

È stata definita «tassa Airbnb», anche se coinvolgerà tutti i soggetti che operano nel settore degli affitti brevi, siano essi operatori online o meno.

Le tasse per gli affitti brevi ora si pagano davvero: nell’articolo della Gazzetta Ufficiale [1] pubblicata il 24 aprile 2017 sono entrate in vigore le nuove regole sugli affitti brevi. La cosiddetta «tassa Airbnb» viene applicata con il meccanismo della cedolare secca: un’imposta ad aliquota fissa che sostituisce sia la tassazione ordinaria, sia gli altri tributi. L’aliquota è fissata al 21%.

Per sapere maggiori dettagli sulla cedolare secca e su quando sia applicabile ti consigliamo la nostra guida Cedolare secca: cos’è e quando conviene.

Affitto breve: le norme precedenti

In realtà, già prima le norme indicavano un quadro abbastanza preciso: il ricorso alla cedolare secca per gli affitti turistici era stato ‘concesso’ dall’Agenzia delle entrate come estensione alla norma generale, che ne prevedeva l’utilizzo per gli affitti superiori ai 30 giorni. Ma pochissimi dichiaravano regolarmente i proventi degli affitti brevi nelle località turistiche e altrove.

La nuova norma, invece, mette nero su bianco l’applicazione di questo regime anche per le locazioni brevi. In molte città anche non a vocazione turistica si è diffusa la possibilità di affittare il proprio appartamento  affidandolo in gestione a dei portali come Airbnb il tutto, ovviamente, in nero, perché i compensi non arrivavano neppure dall’inquilino ma direttamente dal portale, quindi non tracciabili da parte del fisco. Con relativo malumore di albergatori e gestori di Bed & Breakfast, che si sono trovati a subire una concorrenza pesantissima nelle città.

Per conoscere i dettagli relativi alla cedolare secca per gli affitti brevi ti consigliamo il nostro approfondimento Come funziona la cedolare secca per affitti brevi.

La «tassa Airbnb»

La nuova normativa prevede che i proprietari paghino all’erario una cifra calcolata in base all’aliquota fissa. Nel caso degli affitti turistici, però, c’è una differenza: la somma viene infatti trattenuta direttamente dall’intermediario. Nella nuova norma, inoltre, sono definite «locazioni brevi» i contratti di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni stipulati da persone fisiche o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online come Airbnb, appunto.

Vantaggio fiscale per gli affitti con cedolare secca

I padroni di casa avranno due possibilità: esercitare l’opzione per la cedolare secca del 21% liberandosi così degli adempimenti legati all’Irpef e all’imposta di registro, oppure dare   all’Irpef i proventi delle locazioni brevi e indicandoli nella dichiarazione dei redditi. Quando è il proprietario ad affittare direttamente l’alloggio, deve anche provvedere a pagare cedolare o Irpef. Diverso il discorso quando entrano in scena le agenzie o i portali.

Gli intermediari immobiliari trattengono la tassa

La norma introduce un adempimento completamente nuovo a carico degli intermediari immobiliari (agenzie ma anche portali come Airbnb) che concludono un contratto di locazione sotto i 30 giorni tra inquilino e proprietario, di regola su mandato di quest’ultimo.

L’adempimento più importante è quello di trattenere una ritenuta del 21% sui proventi della locazione e versarla usando il modello F24; i codici tributo da indicare dovranno anch’essi venire comunicati dall’agenzia delle Entrate. Se il proprietario avrà scelto la cedolare, indicato già nel contratto, la ritenuta sarà fatta a titolo d’imposta e non ci sarà più nulla da pagare, in caso di scelta per l’Irpef si tratterà di un versamento a titolo d’acconto e il proprietario lo considerà all’interno dei conti dell’Irpef dovuta per quell’anno.


note

[1] G. U. art. 4 del Dl 50/2017, pubblicata sul s. or. 20/L.

Autore immagine: Google Immagini.


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