Diritto e Fisco | Editoriale

Riscatto della laurea: quando conviene?

17 Aprile 2018 | Autore:
Riscatto della laurea: quando conviene?

Calcoli sull’onere da sostenere per il riscatto della laurea: conviene o non conviene? Ecco alcuni esempi pratici

I tempi per accedere alla pensione si allungano sempre di più e le generazioni attuali si portano dietro le conseguenze della Manovra Salva-Italia [1], ribattezza «lacrime e sangue», che ha pesantemente inasprito le norme del sistema previdenziale italiano. Come possono gli italiani, in un contesto come quello attuale, porre rimedio all’aumento dell’età anagrafica per accedere alla pensione di vecchiaia e all’incremento dei requisiti contributivi per godere della pensione anticipata? Una soluzione c’è. Forse è un po’ dispendiosa, ma sicuramente è possibile avvicinare l’età pensionistica e incrementare anche l’importo della pensione stessa.

La soluzione si chiama riscatto della laurea, uno strumento che permette ai laureati (e vedremo anche quali) di rendere più agevole l’accesso alla pensione riscattando gli anni di studi passati tra i banchi delle aule universitarie. Purtroppo il costo per il riscatto non è certamente economico ma è sicuramente un’opportunità che deve essere valutata con attenzione, in quanto l’importo da pagare varia in base ad alcuni parametri.

Ma andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio quando conviene il riscatto della laurea, chi può richiederlo, come presentare domanda e quali sono le tempistiche da rispettare.

Riscatto della laurea: quale lauree sono riscattabili?

La prima condizione necessaria affinché sia possibile riscattare i periodi di studio è naturalmente il possesso di un titolo di studio, ossia una laurea. Vediamo quindi nel dettaglio quali sono i corsi universitari riscattabili e quali invece restano esclusi da questa possibilità.

Lauree riscattabili

Lauree non riscattabili

  • Diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre)
  • i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni)
  • i diplomi di specializzazione che si conseguono successivamente alla Laurea ed al termine di un corso di durata non inferiore a due anni
  • i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge
  • i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 3 novembre 1999 cioè:

Laurea (L), al termine di un corso di durata triennale

Laurea specialistica (LS), al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea.

·  diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), con riferimento ai nuovi corsi attivati a decorrere dall’anno accademico 2005/2006, e che danno luogo al conseguimento dei seguenti titoli di studio:

o  diploma accademico di primo livello

o  diploma accademico di secondo livello

o  diploma di specializzazione

o  diploma accademico di formazione alla ricerca.

  • Periodi di iscrizione fuori corso
  • i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto.

 

Riscatto della laurea: come funziona?

Il meccanismo del riscatto della laurea è molto semplice. Grazie a tale strumento, chi è in possesso di uno dei predetti titoli, può a proprie spese convertire i periodi di studio in anni di avvicinamento alla pensione. Ma non solo. È possibile anche aumentare il montante contributivo per ricevere in futuro un assegno pensionistico più alto rispetto a quello normalmente spettante.

Nel 2008 [2] sono state introdotte alcune novità in merito che hanno reso il riscatto della laurea più accessibile. Innanzitutto, è permesso al richiedente di estinguere il pagamento in un’unica soluzione oppure in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione. Inoltre, non è necessario essere iscritti in una delle forme di previdenza obbligatoria dell’INPS. Quindi possono ricorrervi anche coloro che non hanno mai avuto un rapporto di lavoro in Italia o all’estero.

Riscatto della laurea: come si calcola?

Come anticipato in precedenza, l’onere da sostenere non è esiguo e il costo si differenzia nel seguente modo:

  1. richiedente che non ha mai lavorato;
  2. richiedente che ha avuto ovvero ha in corso un rapporto di lavoro.

Nel primo caso, la legge dispone che bisogna prendere a riferimento l’imponibile minimo annuo degli artigiani ed esercenti attività commerciali (15.710 euro per l’anno 2018) e l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria), vigenti nell’anno di presentazione della domanda. L’importo così ottenuto va moltiplicato per gli anni di studio che s’intende riscattare.

Quindi, se per esempio un soggetto che non ha mai lavorato intendesse riscattare una laurea triennale conseguita lo scorso anno, bisogna procedere al seguente calcolo:

·  Costo annuale di riscatto: 15.710 euro x 33% = 5.184,30 euro·  Costo totale del riscatto: 5.184,30 x euro 3 anni = 15.552,90 euro.

Più articolato e complesso è il meccanismo di calcolo della seconda fattispecie, ossia nel caso in cui il richiedente abbia avuto o ha in corso un rapporto di lavoro. Infatti, il costo varia in funzione dei periodi da riscattare, ossia:

  • se questi ultimi siano anteriori al 31 dicembre 1995, applicando di conseguenza il metodo retributivo, ovvero;
  • se siano posteriori al 1° gennaio 1996, utilizzando il metodo contributivo.

Per i primi la legge [3] prevede che bisogna basarsi su un meccanismo che si chiama «riserva matematica». Si tratta di metodo utilizzato dall’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) per riscattare o ricongiungere periodi assicurativi che si collocano nel sistema retributivo, vale a dire periodi antecedenti al 2012 o al 1996 a seconda rispettivamente se l’assicurato può vantare o meno 18 anni di contributi alla data del 31.12.1995. L’importo da versare, in tal caso, non è uguale per tutti in quanto il costo varia in funzione di alcuni fattori chiave, quali: retribuzioni percepite negli ultimi anni, età, periodo da riscattare, ecc.

Per coloro che si collocano nel metodo contributivo, invece, e quindi periodi di riscatto posteriori al 1° gennaio 1996, occorre basarsi essenzialmente su due elementi:

  • la retribuzione lorda percepita;
  • e l’aliquota contributiva obbligatoria.

Grazie a questi due elementi è possibile stabilire quanto il lavoratore deve pagare per riscattare i suoi anni di studi universitari.

Facciamo un esempio.

Prendiamo il caso di un libero professionista «senza cassa» iscritto all’Inps (ossia non appartenente ad alcun Albo professionale), voglia riscattare la sua laura triennale conseguita nel 2015. Ipotizzando che è titolare di una retribuzione lorda di 24.000 euro, il calcolo che ne scaturisce è il seguente:

·  Riscatto annuo: 24.000 euro x 25,72% = 6.652,80 euro·  Riscatto totale: 6.652,80 euro x 3 anni = 19.958,40 euro.

Riscatto della laurea: posso godere di vantaggi fiscali?

Oltre al vantaggio di poter diminuire gli anni pensionistici per collocarsi a riposo, nonché incrementare il montante contributivo sul quale si rivalutano poi i contributi versati durante gli anni di lavoro, chi intende utilizzare il riscatto della laurea deve tenere in considerazione anche un’ulteriore aspetto, che non è di secondaria importanza. Infatti, è possibile godere dei seguenti vantaggi fiscali:

  • deducibilità integrale del costo sostenuto (per quanto riguarda ovviamente i lavoratori);
  • detraibilità nella misura del 19% dell’importo pagato (per quanto riguarda la compagine dei disoccupati). In tal caso, naturalmente, la detraibilità può essere utilizzata dal soggetto che ha carico il richiedente del riscatto. Questo è il caso per esempio dei genitori che intendono pagare per conto del proprio figlio il costo del riscatto, godendo della suddetta detraibilità.

Riscatto della laurea: e se non pago le rate?

Può anche capitare il caso che si chieda il riscatto della laurea rateizzando l’intero costo e successivamente lo stesso, per dimenticanza o per problemi economici, non sia in grado di sopportare il pagamento della rata. Cosa succede in tali casi? Ebbene, la legge parla chiaro. L’inosservanza della scadenza della rata equivale a rinuncia alla domanda stessa, con il risultato che il richiedente si veda archiviare la sua pratica.

Tuttavia, esistono dei termini di tolleranza e la revoca della domanda non è così immediata come si pensa. Infatti, è consentito pagare la rata con un ritardo massimo di 30 giorni, e per non più di cinque volte. Questo solo per le rate successiva alla prima. Quindi, entro questi termini il richiedente conserva la domanda di riscatto.

E per i versamenti parziali o pagamenti di rate inferiori a quelle stabilite? In quest’ultimo caso vengono convalidati solamente in proporzione ai periodi assicurativi corrispondenti.

Riscatto della laurea: come fare domanda?

Fare domanda è molto semplice. Basta accedere sul sito dell’Inps, previo possesso del Pin, e accedere alla voce «Riscatti di laurea» presente nel menu «Cittadino». Il sistema chiederà l’indicazione di alcuni dati, quali:

  • il conseguimento del diploma di laurea;
  • gli anni accademici durante i quali è stata frequentata la facoltà;
  • gli anni fuori corso;
  • la durata del corso legale di laurea.

Chi non fosse molto pratico con gli strumenti informatici, può anche telefonare al Contact center integrato oppure recarsi direttamente presso un Patronato per farsi assistere nell’iter di compilazione dell’istanza.

Riscatto della laurea: come pagare?

L’onere del riscatto può essere effettuato utilizzando:

  • il bollettino MAV (inviati direttamente dall’Inps). È possibile stampare la versione online del bollettino richiedendolo al Contact center (numero 803 164, gratuito da telefono fisso, oppure al numero 06 164164 da cellulare), i quali provvederanno all’invio della copia sulla casella di posta elettronica indicata al momento della domanda.

Ottenuta la copia del MAV è possibile pagarlo con diverse modalità messe a disposizione dall’Inps:

  • soggetti aderenti al circuito “Reti Amiche” (tabaccherie, sportelli bancari o sul sito internet di Unicredit SpA);
  • online sul sito INPS utilizzando la carta di credito;
  • da smartphone o da tablet, utilizzando l’app Inps;
  • online da tutti gli altri dispositivi mobili;
  • con carta di credito utilizzando il Contact center.

Riscatto della laurea: è conveniente?

Da qui sorge spontanea la domanda: è conveniente riscattare i periodi di studio? La risposta non è certamente univoca per le ragioni sopra descritte, e va fatta un’attenta analisi ad hoc per valutarne la convenienza. Sicuramente, sulla base dei predetti esempi, è possibile affermare che la scelta deve essere fatta subito dopo il conseguimento della laurea, in quanto il calcolo si basa sull’imponibile minimo annuo degli artigiani e commercianti. Ciò consente di versare il costo del riscatto su un importo non troppo elevato e permette sicuramente anche ai genitori del richiedente di poter detrarre il 19% dell’onere sostenuto in dichiarazione.


note

[1] Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in Legge 22 dicembre 2011, n. 214.

[2] Legge 24 dicembre 2007,  n. 247.

[3] Art. 13, Legge del 12 agosto 1962, n. 1338.


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