Diritto e Fisco | Editoriale

Quali sono le tasse per un artigiano?

30 Aprile 2018 | Autore:
Quali sono le tasse per un artigiano?

Iva, Iri, Irpef, Irap, contributi previdenziali: le imposte e le agevolazioni previste per chi ha una piccola impresa.

Aprire un’attività in proprio è il sogno di molti. E per realizzare quel sogno, a volte basta una piccola impresa, senza per forza dover mettere in piedi una multinazionale. Le soddisfazioni ricompenseranno, sicuramente, i tanti sacrifici da fare, tra cui quello di pagare le imposte. Ma quali sono le tasse per un artigiano? Quali sono i costi, oltre a quelli vivi di materiali, apparecchiature, personale, utenze, ecc. che bisogna sostenere tra soldi da versare al Fisco e contributi da corrispondere all’Inps? E sono dei costi proibitivi per chi vuole dare il via alla sua attività?

Molte cose sono state semplificate, altre sono sparite. C’è, ad esempio, da considerare l’arrivo dell’Iri (che nulla c’entra con l’estinto Istituto presieduto dall’ancora arzillo Romano Prodi), cioè l’imposta sul reddito dell’imprenditore. Una nuova norma che ha cambiato qualche carta in tavola. C’è il passaggio a miglior vita dell’Irap ma solo a certe condizioni. Ci sono dei cambiamenti sul fronte contributivo.

Vediamo, allora, quali sono le tasse per un artigiano tra Iva, Irap, Irpef e contributi Inps.

Le tasse per un artigiano: l’Iri

Tra le novità introdotte recentemente per quanto riguarda le tasse per un artigiano c’è quella nota con l’acronimo Iri, cioè imposta sul reddito dell’imprenditore. L’obiettivo è quello di far pagare le tasse alle aziende allo stesso modo, al di là delle loro dimensioni o forme societarie, secondo un’aliquota proporzionale. Che cosa cambia con l’Iri? In pratica, chi svolge un’attività (artigianale, in questo caso) può far confluire il reddito dell’impresa in quello proprio, oggi soggetto ad Irpef con aliquota progressiva. Così, il reddito di impresa che oggi è soggetto ad Ires e ad Irpef verrà assoggettato a Iri.

Ma se la vecchia aliquota progressiva scompare, quale sarà quella nuova? Mancano ancora delle conferme (il nuovo Governo dovrebbe determinare i parametri ipotizzati da quello vecchio) ma, se non ci saranno ulteriori modifiche, si parla di un’aliquota unica e fissa al 24% da applicare solo al reddito di impresa o a quello di lavoro autonomo. Gli utili che spettano al titolare o ai soci, invece, resteranno assoggettati all’Irpef in basi agli scaglioni che tra poco vedremo.

Le tasse per un artigiano: il regime di cassa

Altra novità che riguarda le tasse di un artigiano è quella che interessa l’applicazione del regime di cassa per le fatture non saldate. In estrema sintesi, si può dire che, grazie a questa soluzione, l’artigiano è tenuto a versare le tasse solo sulle fatture effettivamente pagate o incassate e non su quelle emesse ma ancora insolute. Viene, così, superato il principio di competenza economica e, quindi, l’artigiano che non viene pagato da un cliente moroso o che viene pagato in ritardo non deve far rientrare nel proprio reddito quell’importo finché non lo avrà percepito. Esattamente come fanno i professionisti.

Lo stesso vale per le spese sostenute o da sostenere dagli artigiani, ad eccezione di quelle legate a quote d’ammortamento, Tfr o canoni leasing.

Questo regime contabile semplificato va applicato alle imprese (anche artigiane) i cui ricavi annui non superano i 400mila o i 700mila euro, a seconda dell’attività svolta.

Aderire al regime semplificato comporta i suoi obblighi e, nello specifico:

  • registrare tutte le fatture di acquisto e di cessioni e oneri deducibili ai fini di imposta sui redditi e fuori campo Iva;
  • registrare incassi e pagamenti entro 60 giorni da quando diventano effettivi;
  • registrare i beni ammortizzabili;
  • tenere un libro unico del lavoro se si ha dei dipendenti.

Le tasse per un artigiano: l’Irap

Altro elemento importante da sapere quando ci si chiede quali sono le tasse per un artigiano: l’esenzione dal pagamento dell’Irap per chi non ha il requisito dell’autonoma organizzazione. Così ha deciso la Cassazione [1].

Che cos’è questo requisito? L’autonoma organizzazione – accertata dal giudice di merito – ricorre se il contribuente:

  • sia il responsabile dell’organizzazione sotto qualsiasi forma e, quindi, non inserito in una struttura sotto la responsabilità altrui;
  • impieghi dei beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per esercitare l’attività oppure si avvalga occasionalmente di prestazioni altrui.

Sarà il contribuente – in questo caso l’artigiano – a dover dimostrare di avere diritto al rimborso dell’Irap pagata e all’esenzione dall’imposta [2].

Se, invece, l’artigiano possiede un’attività svolta in forma societaria, autonomamente organizzata e diretta alla produzione e allo scambio o alla prestazione di servizi, allora sarà tenuto al pagamento dell’Irap. Tuttavia, nel caso di piccoli imprenditori che lavorano sotto forma di ditta individuale, l’applicazione dell’imposta non è automatica ma presuppone l’accertamento del requisito dell’autonoma organizzazione.

Le tasse per un artigiano: l’Irpef

Come abbiamo detto in precedenza, per il reddito di impresa di un artigiano è prevista la tassazione con un’aliquota fissa del 24%. Gli utili che spettano al titolare o ai soci, però, restano assoggettati all’Irpef in basi a questi scaglioni:

  • fino a 15.000 euro: aliquota del 23%;
  • da 15.001 a 28.000 euro: 3.450 euro + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro;
  • da 28.001 a 55.000 euro: 6.960 euro + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro;
  • da 50.001 a 75.000 euro: 17.220 euro + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro;
  • oltre i 75.000 euro: 25.420 euro + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro.

Il calcolo dell’imposta va determinato a seconda di:

  • il reddito complessivo (la somma dei redditi imponibili netti);
  • il reddito imponibile (reddito complessivo – oneri deducibili ed eventuali perdite di anni precedenti);
  • l’imposta lorda (applicazione delle aliquote progressive appena viste al reddito imponibile);
  • l’imposta netta (imposta lorda – detrazioni ed eventuali crediti d’imposta).

Dall’imposta netta, inoltre, verranno scomputati i versamenti di acconto e le ritenute alla fonte a titolo di acconto. Il risultato di quest’operazione sarà l’importo della tassa effettivamente da versare.

Le tasse per un artigiano: i contributi Inps

Anche il capitolo dedicato ai contributi previdenziali da versare all’Inps rientra tra le tasse per un artigiano ma riserva qualche novità. In particolare, è cambiato il reddito minimo, fissato ora a 15.710 euro, e sono aumentate le aliquote, cioè le percentuali relative ai contributi calcolati sul reddito.

Partiamo dalle aliquote, che sono:

  • il 24% per gli artigiani;
  • il 21% per i coadiutori artigiani minori di 21 anni.

Per quanto riguarda, invece, il reddito minimale, come detto, oggi è pari a 15.710 euro. Di conseguenza, gli importi contributivi minimi da versare sono:

  • 3.777,84 euro per gli artigiani (3.770,40 + 6,44 di contributo maternità);
  • 3.306,54 euro per i coadiutori artigiani minori di 21 anni (3.299,10 + 7,44 di contributo maternità).

Che succede, però, se il reddito supera l’importo minimo? In questo caso, si applicano le stesse aliquote fino al limite della prima fascia di retribuzione annua pensionabile, fissata per il 2018 in 46.630 euro. I redditi superiori a questa cifra vedranno aumentare l’aliquota di un punto percentuale, quindi:

  • 25% per gli artigiani;
  • 22% per i coadiutori artigiani minori di 21 anni.

I contributi vanno pagati, attraverso il modello F24, in quattro rate di pari importo entro:

  • il 16 maggio;
  • il 21 agosto;
  • il 16 novembre;
  • il 18 febbraio dell’anno successivo.

I contributi che, invece, eccedono il minimale vanno versati entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche.

Gli artigiani, comunque, possono continuare ad usufruire degli sconti sui contributi Inps per over 65 e per chi aderisce al regime forfettario (leggi qui per approfondire questo aspetto).


note

[1] Cass. sent. n. 24515/2016 del 30.11.2016.

[2] Cass. sent. n. 21124/2010.


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