Diritto e Fisco | Editoriale

Responsabilità nelle associazioni

15 aprile 2018


Responsabilità nelle associazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2018



Debiti di un’associazione no profit: li pagano gli associati? Quali responsabilità per le altre cariche?

Hai costituito un’associazione e ti sei fatto nominare presidente. Hai fatto molta promozione e ora ti trovi a gestire le quote associative di molti associati. Dovrai concludere contratti, pagare i fornitori, acquistare e vendere merci e servizi; con gli eventuali ricavi, dovrai provvedere alle esigenze e agli scopi che si prefigge la tua associazione. Dovrai anche assumere una persona come segretaria e pensare ad alcune collaborazioni esterne. Con l’aumentare del numero dei rapporti e dei contratti è naturale che inizi a preoccuparti su quali possano essere le tue responsabilità e cosa rischieresti se un giorno l’associazione non dovesse più avere i soldi per pagare i propri debiti. Ti chiedi anche se gli associati potrebbero rimetterci di tasca propria, cosa che pregiudicherebbe la tua credibilità nei loro confronti avendo fatto molto proselitismo. Insomma, qual è la responsabilità degli associati per i debiti dell’associazione? La risposta è scritta nelle regole del codice civile. Cerchiamo quindi di capire cosa prevede la legge.

Prima di capire se, per i debiti dell’associazione gli associati possano subire un pignoramento, dobbiamo capire cos’è un’associazione, come funziona e, soprattutto, quanti tipi di associazioni esistono. È proprio da quest’ultima precisazione dalla quale scaturiscono due soluzioni diverse al problema di partenza. Ma procediamo con ordine.

Cos’è un’associazione

Le associazioni sono organizzazioni di persone con scopo quello di realizzare finalità non economiche. Ecco perché vengono anche chiamate associazioni no profit. È proprio l’assenza di uno scopo di lucro (ossia dallo scopo di dividere tra i partecipanti gli utili conseguiti) che distingue l’associazione dalla società.

L’associazione non può infatti ripartire tra i propri associati gli utili eventualmente realizzati dall’attività.

Esistono due tipi di associazioni:

  • associazioni riconosciute, ossia con personalità giuridica. Funzionano più o meno come le società di persone e hanno un’autonomia patrimoniale imperfetta (vedremo a breve in cosa consiste);
  • associazioni non riconosciute, ossia senza personalità giuridica. Funzionano più o meno come le società di capitali, hanno cioè autonomia patrimoniale perfetta.

Associazione riconosciuta

Per creare un’associazione riconosciuta ci vuole l’atto notarile.

L’atto costitutivo e lo statuto devono contenere:

  • la manifestazione della volontà dei fondatori di dare vita all’associazione;
  • la denominazione dell’ente;
  • lo scopo;
  • l’indicazione del patrimonio e della sede;
  • le norme sull’ordinamento e sull’amministrazione;
  • i diritti e gli obblighi degli associati;
  • le condizioni di ammissione dell’associazione.

Per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica, l’atto costitutivo e lo statuto devono essere presentati alla prefettura nella cui provincia è stabilita la sede dell’ente, insieme alla richiesta di riconoscimento dell’associazione come persona giuridica.

La prefettura dovrà verificare:

  • il rispetto dei requisiti richiesti dalla legge per la costituzione dell’ente;
  • che lo scopo sia possibile e lecito;
  • che il patrimonio sia adeguato alla realizzazione dello scopo.

Se il controllo dà esito positivo, il prefetto provvede all’iscrizione dell’associazione nel registro delle persone giuridiche tenuto presso la prefettura. Con l’iscrizione l’associazione acquista personalità giuridica.

La struttura dell’associazione è costituita da:

  • l’assemblea degli associati (che si occupa di varie questioni della vita dell’ente tra cui la modifica dell’atto costitutivo e dello statuto, l’approvazione del bilancio, l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ecc..);
  • gli amministratori (che hanno competenza per la gestione dell’attività associativa e rappresentano l’associazione nei confronti dei terzi).

Patrimonio dell’associazione riconosciuta

Con i conferimenti versati dagli associati all’atto dell’adesione e coi proventi dell’attività svolta dall’associazione viene costituito il patrimonio dell’associazione che serve a pagare i debiti contratti. Come detto tale patrimonio non può mai produrre dei redditi per gli associati che, tutt’al più, possono svolgere prestazioni esterne per l’associazione o essere da questa assunti e, in tal caso, percepire compensi per lavoro autonomo o dipendente. Il patrimonio dell’associazione però non può mai dar luogo a utili da dividere tra gli associati o i suoi amministratori.

Responsabilità per i debiti dell’associazione riconosciuta

Per i debiti contratti dall’associazione riconosciuta è responsabile solo ed esclusivamente quest’ultima con il suo patrimonio (cosiddetta «autonomia patrimoniale perfetta»).

Associazione non riconosciuta

L’associazione non riconosciuta si può costituire anche senza notaio. È sufficiente una scrittura privata. Essa dunque nasce con un accordo tra i suoi fondatori, senza ulteriori formalità. Dall’altro lato però essa non ha personalità giuridica.

Fondo comune

L’associazione non riconosciuta ha un suo fondo comune distinto dal patrimonio dei singoli associati, che non possono chiederne la divisione per tutta la durata dell’associazione, né pretenderne una quota in caso di recesso.

Responsabilità per i debiti dell’associazione non riconosciuta

Per quanto riguarda i debiti contratti dall’associazione non riconosciuta occorre distinguere tra:

  • debiti derivanti da contratti: a coprire tali debiti è innanzitutto il fondo comune. In caso di insufficienza, la responsabilità è anche di coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione. Si tratta di una responsabilità personale e solidale. In pratica tali soggetti (ad esempio il presidente) rischia un pignoramento dei propri beni personali (cosiddetta «autonomia patrimoniale imperfetta»);
  • debiti non derivanti da contratti (es. obbligazioni da atti illeciti o responsabilità per danni): a coprire tali debiti è sempre, in prima battuta, il fondo comune e, se questo dovesse essere insufficiente, saranno responsabili in solido i soggetti che hanno diretto la gestione associativa nel periodo in questione [1].

note

[1] Cass. sent. n. 858/2008.

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