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Lo sai che? Ci sono tasse per chi vende casa?

Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 maggio 2018

Cosa prevede la legge italiana per quanto riguarda la tassazione del prezzo di una casa incassato dal venditore persona fisica

Alla domanda se ci sono tasse per chi vende casa la risposta, per i venditori che siano persone fisiche, è positiva nel caso in cui vi sia stata vendita di una casa acquistata da meno di cinque anni (salvo si tratti della abitazione principale); se, invece, la casa risulta acquistata da più di cinque anni, il venditore non dovrà pagare alcuna tassa sull’importo incassato a seguito della compravendita.

Quando viene tassato il prezzo incassato dal venditore di una casa?

Nel dettaglio, allora, ci sono tasse per chi vende casa?

A questa domanda, scendendo nello specifico, si risponde dicendo che:

– il venditore persona fisica di un immobile acquistato da più di 5 anni non è soggetto al pagamento dell’Irpef sulla plusvalenza [1], cioè sulla differenza tra il corrispettivo complessivo ottenuto dalla vendita dell’immobile ed il valore di acquisto dello stesso;

– in ogni caso, poi, sono escluse dalla tassazione Irpef sulla plusvalenza le vendite di immobili, anche se avvenute prima dei 5 anni dalla data del loro acquisto, a condizione che per la maggior parte del periodo intercorso tra l’acquisto e la vendita essi siano stati adibiti ad abitazione principale del venditore oppure dei suoi familiari (cioè è necessario che il venditore o il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado, vi abbiano avuto la loro residenza).

Questo significa che se viene venduta, anche prima dei cinque anni dal suo acquisto, quella che è stata l’abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte del tempo intercorrente tra l’acquisto e la cessione, sulla plusvalenza incassata non si dovrà comunque pagare nemmeno l’Irpef.

Precisiamo che:

  • per abitazione principale si intende, ai fini dell’esenzione dalla tassazione Irpef della plusvalenza, la dimora abituale cioè quella che, generalmente, coincide con la residenza anagrafica (salvo che il contribuente dimostri con riscontro oggettivi che, anche in presenza di risultanze anagrafiche contrarie, quella casa fu effettivamente dimora abituale);
  • occorre anche che nella casa in questione il contribuente o i suoi familiari abbiano avuto la loro abitazione principale per la maggior parte del tempo intercorrente tra l’acquisto e la cessione (ad esempio: se tra acquisto e vendita della casa sono decorsi due anni, è necessario per poter fruire dell’esenzione, che il contribuente o i suoi familiari vi abbiano avuto la loro dimora abituale per più di un anno).

Nel caso, invece, in cui la vendita non riguardi la cosiddetta “prima casa” e avvenga prima dei cinque anni dal suo acquisto, allora il venditore persona fisica dovrà pagare sulla plusvalenza incassata (cioè sulla differenza tra il corrispettivo complessivo ottenuto dalla vendita dell’immobile ed il valore di acquisto dello stesso aumentato dei costi di acquisizione, come le spese notarili) l’Irpef:

  • nella misura risultante, generalmente, sulla base dello scaglione di reddito di riferimento (sommandosi il prezzo di vendita incassato, qualificato come reddito diverso, agli altri redditi percepiti) e quindi, nella gran parte dei casi, con aliquota al 23%;
  • oppure, sulla base di dichiarazione da rendersi al notaio, applicando un’imposta sostitutiva nella misura del 20% [2].

Il venditore di una prima casa non paga alcuna tassa

Ci sono altre spese da sopportare quando si vende la casa e a carico di chi sono?

Quando si vende un appartamento esistono altri costi oltre alle eventuali tasse da pagare al fisco.

In effetti, occorre innanzitutto farsi carico dell’onorario dovuto al notaio che redige il cosiddetto rogito (cioè il contratto definitivo di compravendita).

Ebbene, le spese per l’onorario dovuto al notaio per il rogito e le attività connesse sono a carico dell’acquirente, a meno che l’acquirente ed il venditore non si accordino diversamente [3].

A carico del venditore restano invece le spese che risultassero necessarie per presentare eventuali richieste di sanatorie edilizie o di correzione di mappe catastali errate o per presentare volture catastali mancanti.

Infine, sono e resteranno a carico di chi le avesse già sostenute le spese erogate a favore di professionisti per le consulenze richieste nella fase precedente alla stipula del rogito e l’eventuale provvigione corrisposta al mediatore.

Le spese per l’onorario del notaio sono di regola a carico dell’acquirente

note

[1] Artt. 67 e 68 del Testo unico imposte sui redditi.

[2] Art. 1, comma 496, l. n. 266/2005.

[3] Art. 1475 cod. civ.


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