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Lo sai che? Fringe benefits: cosa sono e come funzionano

Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2018

I benefits che l’azienda riconosce ai dipendenti possono avere contenuto svariato: dall’uso dell’auto aziendale a un’assicurazione sulla salute, dal pagamento dell’affitto al viaggio annuale con la famiglia.

Se sei fortunato da lavorare per una azienda solida, che tiene ai suoi dipendenti e che cerca di motivarli, sicuramente avrai sentito parlare dei fringe benefits; magari ti sarà anche capitato di godere di questi benefici e di scegliere quello che fa più al caso tuo. Avrai quindi intuito che i fringe benefits, come dice la parola stessa, sono «benefici accessori» alla retribuzione, ossia elementi aggiuntivi alla busta paga che, in linea di massima, vengono riconosciuti ai lavoratori al fine di integrare il loro normale compenso o incentivarli a una maggiore produttività. In molti li chiamano semplicemente benefits (anche perché non sempre l’inglese si adatta ai concetti giuridici) e non sempre si conosce qual è la loro disciplina. Ma, come si suol dire, «a caval donato non si guarda in bocca» e tutto ciò che l’azienda regala in più rispetto allo stipendio è “tanto di guadagnato”, per cui non ci si mette a sottilizzare. Noi però vogliamo ricordarti cosa sono e come funzionano i fringe benefits in modo tale che, se dovessero sorgere contestazioni con il datore o con i tuoi colleghi, potrai essere ben edotto dei tuoi diritti. Procediamo dunque con ordine.

Cosa sono i fringe benefits?

I cosiddetti fringe benefits o semplicemente benefits sono elementi aggiuntivi della retribuzione vera e propria che, in linea generale, concorrono alla formazione del reddito tassato in capo al lavoratore dipendente. Sono di solito beni e servizi forniti al dipendente diversi dalle somme in denaro. Si tratta dunque di benefici in natura che vanno a migliorare il tenore di vita del lavoratore evitandogli di sostenere determinate spese o garantendogli delle prestazioni che altrimenti non potrebbe permettersi.

Le principali ipotesi riguardano la concessione del telefono cellulare, del computer portatile o del tablet, l’abitazione in affitto, un’assicurazione, la cessione di azioni, l’uso dell’automobile. In particolare, la concessione al lavoratore in uso privato, totale o parziale, di veicoli aziendali (autovetture, autoveicoli per trasporto promiscuo, motocicli e ciclomotori) costituisce una forma di retribuzione in natura.

Di solito la disciplina dei fringe benefits viene fissata nel contratto individuale che l’azienda stipula con il dipendente.

I fringe benefits sono tassati?

Ai sensi del Testo Unico sulle imposte [1], il reddito da lavoro dipendente è costituito da tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali (ossia regali), in relazione al rapporto di lavoro.

Pertanto, i benefits, costituendo parte della retribuzione, sono oggetto di tassazione. Il valore del bene o del servizio oggetto di benefits viene determinato in base al prezzo o al corrispettivo mediamente praticato per i beni ed i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo più prossimi [2].

I fringe benefits tuttavia non vengono tassati (e quindi non concorrono a formare il reddito) se si tratta di beni ceduti e di servizi di importo non superiore a 258,23 euro nel periodo d’imposta. Se il limite viene superato l’intero valore concorre a formare il reddito. Il limite va considerato per tutti i fringe benefits percepiti, anche se derivanti da altri rapporti di lavoro eventualmente intrattenuti nel corso dello stesso periodo d’imposta. In caso di cessione agevolata al dipendente di prodotti dell’azienda (e non solamente commercializzati), la determinazione del valore normale del benefit avviene considerando il prezzo che l’impresa applica mediamente al grossista. Ciò a condizione che l’azienda operi anche all’ingrosso.

Il sostituto d’imposta (ossia l’azienda) deve applicare la ritenuta sul valore dei fringe benefits.

L’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi a titolo di fringe benefits da parte del datore di lavoro può avvenire mediante documenti di legittimazione (cosiddetti voucher) in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale [3].

I documenti di legittimazione non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale, senza integrazioni a carico del titolare [4].

Solo per i beni e servizi esclusi da imposizione fino a 258,23 euro i beni e i servizi possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione, purché il valore complessivo non ecceda il limite di importo.

Beni acquistati a un costo inferiore rispetto al prezzo di mercato

A volte i fringe benefits consistono in particolari sconti che l’azienda riconosce ai propri dipendenti sui beni da essa stessa commercializzati. Si pensi, ad esempio, a una fabbrica di automobili che consente, ai propri lavoratori, di acquistare un veicolo al 50% di sconto. In tal caso il valore normale di riferimento, per i beni e servizi offerti dal datore di lavoro ai dipendenti, può essere costituito dal prezzo scontato che il fornitore pratica sulla base di apposite convenzioni ricorrenti nella prassi commerciale, compresa l’eventuale convenzione stipulata con il datore di lavoro.

Buoni acquisto utilizzabili presso esercizi convenzionati 

La distribuzione ai dipendenti di buoni acquisto utilizzabili presso esercizi convenzionati si traduce essenzialmente in un compenso in natura e, di conseguenza, il benefit deve essere quantificato in base al valore nominale del buono. Anche in questo caso non c’è tassazione se il valore non supera 258,23 euro.

Stock options: le azioni 

I fringe benefits possono anche consistere nella concessione ai lavoratori (singolarmente o ad una determinata categoria) del diritto di opzione per l’acquisto di azioni, stabilendo un prezzo (che rimane fisso) e un termine entro il quale l’opzione può essere esercitata (cosiddetta stock options).

note

[1] Art. 50 co. 1 del TUIR.

[2] Occorre fare riferimento ai listini dell’azienda applicati nelle vendite ai grossisti, senza tenere conto degli sconti d’uso. Sono esclusi da tale disposizione i dipendenti di artisti e professionisti, quelli delle aziende che producono beni per la vendita soltanto al dettaglio, delle aziende che producono servizi e di quelle che effettuano soltanto commercializzazione dei beni. Se il dipendente corrisponde somme per la cessione del bene o la prestazione del servizio, il valore da assoggettare a tassazione è al netto di tali somme; peraltro si potrà tenere conto delle somme in questione soltanto nel periodo d’imposta in cui sono effettivamente trattenute o versate dal dipendente. In pratica, se il dipendente paga il prodotto lo stesso prezzo che viene pagato dal grossista non si ha compenso in natura.

[3] Art. 1 co. 190 lett. b) della L. 208/2015 che ha introdotto il nuovo co. 3-bis nell’art. 51 del TUIR.

[4] Art. 6 del DM 25.3.2016.


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