Diritto e Fisco | Editoriale

Cyberbullismo: chi risarcisce il danno?

2 Maggio 2018 | Autore:


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Tocca pagare ai genitori se ritenuti responsabili di carenza educativa del figlio. Ma anche alla scuola per omesso controllo. Le conseguenze e come difendersi.

I genitori di ragazzi colpevoli di episodi di cyberbullismo sono tenuti a pagare il risarcimento del danno da carenza educativa alla vittima dei soprusi. Lo ha stabilito con una recente sentenza il Tribunale di Sulmona [1], accogliendo il ricorso della famiglia di una ragazza minorenne i cui compagni avevano fatto circolare tramite i loro cellulari e su un falso profilo Facebook una fotografia osé della giovane. La pubblicazione di questa immagine, ritenuta a tutti gli effetti materiale pedopornografico in virtù della minore età della ragazza e del fatto che posava senza indumenti, rappresenta secondo i giudici abruzzesi una condotta lesiva di interessi attenenti la sfera della persona, protetti dall’articolo 2 della Costituzione (diritto alla riservatezza, alla reputazione, all’onore, all’immagine). Ma se non sono i ragazzi a pagare, in caso di cyberbullismo chi risarcisce il danno? Lo fanno i loro genitori, poiché sono mancati al loro doveri educativi e di controllo sui figli. In altre parole, la carenza educativa da loro dimostrata si traduce nell’obbligo di risarcire il danno non patrimoniale alla ragazza ed ai suoi familiari.

Cyberbullismo: le conseguenze penali

Sebbene, di per sé, il cyberbullismo non costituisca reato, ci sono delle condotte punibili penalmente, come:

  • l’istigazione al suicidio;
  • la minaccia;
  • la diffamazione;
  • lo stalking;
  • l’estorsione.

Fatta la denuncia alle Forze dell’ordine, partono le indagini penali.

Cosa rischia penalmente il minorenne autore di cyberbullismo? Dipende dalla sua età:

  • chi ha meno di 14 anni non è mai imputabile a livello penale, quindi non può essere sottoposto a processo. Quello che può succedere è che venga ritenuto socialmente pericoloso. In questo caso, il Tribunale per i Minorenni può sentenziare un percorso di cura e di rieducazione che preveda certe misure di sicurezza speciali, come l’ingresso in un riformatorio giudiziario o lo stato di libertà vigilata;
  • chi ha tra i 14 ed i 17 anni, deve essere sottoposto al parere del giudice sulla sua capacità di intendere e di volere circa il reato compiuto.

Cyberbullismo: causa penale o civile?

Restiamo sul caso su cui si è pronunciato il Tribunale di Sulmona per capire, di fronte ad un episodio di cyberbullismo, non solo chi risarcisce il danno ma anche quale tipo di causa è più pertinente avviare. Come accennato, quella vicenda ha visto come protagonista una ragazzina minorenne che si era fatta fare da un’amica una foto senza veli dietro insistente richiesta di un «amico». Quest’ultimo ha chiesto alla giovane di inviargli la foto, promettendo di non diffonderla. Lei ci è cascata e lui, infrangendo la promessa fatta, l’ha fatta circolare via telefono ad altri coetanei, dopodiché l’immagine è finita su un falso profilo Facebook creato ad hoc e visibile a chiunque.

Quando la sorella della vittima del raggiro l’ha scoperta, ne ha parlato con i genitori ed è partita la denuncia contro ignoti, poi individuati e rinviati a giudizio davanti al Tribunale dei Minori. Qui si parlava di causa penale. Il reato contestato era quello di avere ceduto ad altri materiale pedopornografico a titolo gratuito [2], punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da 1.549 a 5.164 euro. Il procedimento, però, si era chiuso con una sentenza di non luogo a procedere.

Ecco che, a quel punto, i genitori della ragazzina – titolari di un bar – scelgono la causa civile per chiedere il risarcimento del danno subìto sia dalla figlia sia da loro: lei si era chiusa in casa, aveva perso la sua vita sociale, era stata pesantemente criticata, il che era sfociato in una crisi depressiva e nella richiesta di aiuto a due psicologhe. I genitori sono stati esposti al giudizio di conoscenti e non. Danno non patrimoniale, dunque. Ma anche patrimoniale, in quanto la clientela del loro bar è via via scemata. E quella della causa civile si è rivelata una mossa vincente.

I genitori dei cyberbulli, infatti, sono stati chiamati in giudizio per rispondere di «culpa in vigilando o in educando», cioè di non avere educato e controllato i figli come avrebbero dovuto, comportamento previsto nel Codice civile [3].

Com’è finita? Con una condanna nei confronti dei genitori dei minorenni e degli altri ragazzi maggiorenni che avevano partecipato all’episodio di cyberbullismo al pagamento di:

  • 84.000 euro come risarcimento dei danni non patrimoniali;
  • 605,43 euro dei danni patrimoniali (spese vive sostenute);
  • 12.000 euro per spese di lite, interessi legali e rivalutazione come per legge.

Morale: dalla causa penale non è stato ottenuto nulla, mentre durante la causa civile è stato dimostrato che, in caso di cyberbullismo, risarcisce il danno il genitore del minorenne scorretto o il maggiorenne che compie l’azione.

Cyberbullismo: perché a risarcire il danno sono i genitori?

I giudici di Sulmona non hanno mancato di spiegare chi risarcisce il danno da cyberbullismo e perché devono essere i genitori dei bulli a pagare. Secondo il tribunale, la legge colloca in capo al genitore «l’onere di provare e di dimostrare il corretto assolvimento dei propri obblighi educativi e di controllo sul figlio». Solo in questo modo possono evitare una condanna al risarcimento del danno.

Insomma, se sono in grado di provare di avere dato un’adeguata educazione a mio figlio, magari attraverso il comportamento ineccepibile degli altri figli o le testimonianze dei vicini o degli amici più stretti che hanno sempre visto la mia famiglia con un atteggiamento corretto e costruttivo, rispettoso verso gli altri, potrò dire di avere avuto una mela marcia che non mi ha ascoltato e che si è fatto influenzare dai suoi coetanei. Potrò, cioè, tentare di evitare in questo modo di risarcire il danno e far sì che sia mio figlio ad assumersi le sue responsabilità.

Se, viceversa, davanti al tribunale mio figlio dimostrerà, in base alla sua età, una carenza educativa, una mancanza di senso critico, di discernimento e di orientamento consapevole delle proprie scelte nel rispetto e nella tutela degli altri, a quel punto dovrò essere io a pagare il risarcimento per l’episodio di cyberbullismo di mio figlio.

Cyberbullismo: il risarcimento può spettare alla scuola?

Abbiamo parlato prima di «culpa in educando», cioè della responsabilità dei genitori riguardo alla mancata educazione dei figli autori di fatti di cyberbullismo. Tuttavia, come spiegato prima, posso essere un genitore modello, con tre figli eccezionali ed uno che si fa condizionare dagli amici a scuola e prende la strada sbagliata. Non potendo controllare mio figlio durante le ore di lezione o di ricreazione, se combina qualcosa chi risarcisce il danno da cyberbullismo? Devo essere sempre io, nonostante ci abbia messo tutta la buona volontà a tirarlo su come un bravo ragazzo?

Anche la scuola può avere le sue responsabilità. Dirigenti ed insegnanti possono essere chiamati in causa per «culpa in vigilando», cioè per non avere controllato quello che mio figlio fa durante le ore in cui è affidato alla loro custodia e, quindi, non avere impedito un suo comportamento scorretto. Se così fosse accertato, la famiglia della vittima può chiedere al giudice di condannare loro al risarcimento del danno.

Cyberbullismo: come identificarlo?

Ci siamo occupati finora di chi risarcisce il danno da cyberbullismo. Ma in che cosa consiste esattamente quel danno? Come vive la vittima anche un singolo episodio di cyberbullismo? Quello che i genitori (o i fratelli o sorelle maggiori) possono avvertire sono comportamenti come:

  • trovare una qualsiasi scusa per non andare a scuola;
  • fare delle frequenti richieste di denaro oppure notare degli insoliti ammanchi dal portafoglio;
  • avere un particolare stato di tensione dopo la scuola;
  • dormire male o bagnare il letto;
  • raccontare di non avere degli amici o vedere il figlio isolato.

Di fronte a questi sintomi, la scelta migliore è quella di parlare con il preside, con l’insegnante di fiducia o con quello che fino a ieri era l’amico più fidato. Serve non solo a capire se anche loro hanno colto questi segnali ma anche a prendere eventuali provvedimenti a tutela di tutti i ragazzi.

È anche possibile rivolgersi:

  • al numero verde 800.669696 o all’indirizzo e-mail bullismo@istruzione.it;
  • al numero della Polizia di Stato 113;
  • al numero dell’emergenza per l’infanzia 114;
  • al numero dei Carabinieri 112;
  • al numero di Telefono Azzurro gratuito per i minori di 14 anni 19696;
  • al numero di Telefono Azzurro per chi ha dai 14 anni in su 199.151515.

Cyberbullismo: come difendersi?

Sempre in chiave di prevenzione, per evitare che il danno subìto da chi rimane vittima del cyberbullismo abbia ulteriori conseguenze, si possono adottare certi provvedimenti.

Istanza al social network o al titolare del sito

Tra le soluzioni più immediate quando ci si accorge di essere vittime di un episodio di cyberbullismo, c’è quella di presentare un’istanza alla piattaforma o al sito su cui compare la foto, il commento o il video incriminato (che si tratti di Facebook, Instagram, YouTube, Pinterest, ecc.). L’istanza deve riportare la richiesta di rimozione del contenuto lesivo e può essere presentata sia dal minore interessato (purché abbia compiuto i 14 anni) sia dai suoi genitori.

Il sito è obbligato a prendere in carico questa richiesta entro 24 ore e a provvedere alla rimozione o all’oscuramento del contenuto entro 48 ore. Di solito, i social più importanti provvedono a farlo immediatamente.

Istanza a Google

Opzione B: chiedere a Google di rimuovere il link che rimanda alla pagina del sito o del blog in cui è presente il contenuto lesivo. La società proprietaria del principale motore di ricerca al mondo ha messo a disposizione un modulo online a cui inoltrare le richieste di cancellazione dei contenuti diffamatori o che possono essere lesivi del diritto all’oblio.

Ricorso al Garante per la Privacy

Terza possibilità: rivolgere la richiesta online di oscuramento del sito al Garante per la privacy tramite un reclamo o una segnalazione, purché il richiedente sia maggiorenne. Possono agire anche i genitori di un minorenne. Il Garante deve provvedere entro 48 ore dal ricevimento della domanda.

Si protegge in questo modo il minore rimasto vittima di fatti che non costituiscono reato, come i selfie a contenuto intimo o erotico diffusi spontaneamente dal minore e poi sfuggiti al suo controllo (vedi il caso di Sulmona).

Richiesta di ammonimento al Questore

Una quarta strada per difendersi dal cyberbullismo è quella di presentare al Questore una richiesta di ammonimento nei confronti del responsabile. Anche in questo caso la domanda va fatta o dal maggiorenne o dai genitori del minorenne. Prima, però, è necessario avere sporto querela o denuncia per diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati commessi da un minore con più di 14 anni in danni di un altro minore.

Il Questore è tenuto a sentire l’autore dei fatti illeciti (che verrà quindi chiamato a presentarsi), insieme ad almeno uno dei genitori della vittima.

note

[1] Trib. Sulmona sent. n. 103/2018 del 09.04.2018.

[2] Art. 600 ter co. 4 cod. pen.

[3] Art. 2048 cod. civ.


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