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Lo sai che? Aliquote Irpef

Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 aprile 2018

Ecco quali sono gli scaglioni di reddito sui quali si applicano le aliquote Irpef e in base a cui si paga l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Le deduzioni fiscali più importanti. L’Irpef è un’imposta che cresce in modo più che proporzionale al reddito.

Avrai certamente sentito parlare di «capacità contributiva»: di cosa si tratta? È un principio proclamato dalla nostra Costituzione in base al quale tanto più guadagni, tanto più devi pagare le tasse, non tanto come forma di punizione per la ricchezza posseduta quanto per una questione di giustizia sostanziale. Il che significa che ciascuno contribuisce alla spesa pubblica sulla base di quanto può permettersi. Alla luce di ciò, le imposte dirette (quelle cioè applicate sul reddito prodotto dalle persone, società o enti, a prescindere dal possesso di particolari beni come l’auto o la casa) non sono uguali per tutti i contribuenti ma variano in funzione della loro ricchezza. L’Irpef è la principale imposta diretta, quella che coinvolge tutte le persone fisiche. Essa ha però una particolarità che la distingue dalle altre tasse: cresce in modo più che proporzionale rispetto al reddito. In buona sostanza, per quanto la graduazione dell’imposta sulla ricchezza prodotta potrebbe essere garantita da una semplice percentuale fissa (ad esempio, stabilendo che il tributo da pagare è pari al 20% del reddito), al contrario nell’Irpef questa percentuale cresce anch’essa con il crescere del reddito. Ciò, in buona sostanza, si traduce in una serie di scaglioni delle aliquote Irpef. A seconda dello scaglione di reddito nel quale si rientra si può stabilire qual è la propria aliquota. 

Quanti scaglioni aliquote Irpef

Nelle campagne elettorali viene sempre sbandierato, come tema ricorrente, la riduzione degli scaglioni (che, dagli attuali cinque, si vorrebbe portare a due o tre) o magari la possibilità di una flat tax, una tassa fissa. In verità questi progetti di riforma non sono mai andati in porto, anche perché l’Irpef costituisce una importante copertura per il debito pubblico e difficilmente lo Stato potrebbe ridurre il prelievo fiscale in un momento di crisi: dovrebbe avere la forza – cosa che il nostro Paese al momento non ha – di coprire ugualmente le proprie spese nonostante la riduzione del gettito. Riduzione che, secondo alcuni esperti, dovrebbe essere solo momentanea visto che un abbassamento delle tasse dovrebbe disincentivare l’evasione; il che dovrebbe portare piuttosto – ma ciò solo nel medio-lungo periodo – a un aumento del gettito fiscale. Al momento però continuano a essere in vigore le aliquote Irpef. Alla luce di ciò possiamo quindi dire quali sono le aliquote Irpef e i relativi scaglioni attualmente in vigore per legge. 

Cos’è l’aliquota Irpef?

Prima di elencare quali sono gli scaglioni dell’Irpef dobbiamo capire cos’è un’aliquota. La parola aliquota potrebbe essere “tradotta” con il termine più comune di “quota”, “percentuale”. Essa quindi altro non è che una percentuale fissata dalla legge e applicata al reddito imponibile (il reddito cioè su cui si pagano le tasse): dal risultato dell’operazione matematica si ha l’indicazione dell’imposta da versare allo Stato.

Tanto per fare un esempio, immaginiamo una persona che guadagni 10mila euro all’anno come reddito netto imponibile (quindi sottratte le deduzioni fiscali). In questo caso l’aliquota Irpef è del 23%. Dunque, l’imposta da versare a fine anno sarà di 2.300 euro.

Quali sono le aliquote Irpef?

Detto ciò possiamo ricordare quali sono le aliquote Irpef:

  • reddito fino a 15.000 euro: 23% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro: 27% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 28.000 euro e fino a 55.000 euro: 38% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 55.000 euro e fino a 75.000 euro: 41% aliquota Irpef;
  • reddito oltre 75.000 euro: 43% aliquota Irpef.

Attenzione però: le aliquote così indicate non si applicano su tutto il reddito ma solo su quello che rientra nel correlativo scaglione. Ad esempio chi guadagna 76mila euro non subisce l’aliquota del 43% su tutto il reddito, ma solo su quello che va da 75mila euro in su (ossia solo su mille euro), mentre per quello inferiore si applicano le aliquote dei relativi scaglioni. Facciamo un esempio.

Se la base imponibile (reddito complessivo al netto degli oneri deducibili) è pari a 100.000 euro, l’IRPEF lorda dovuta ammonta a 36.170 euro, data dalla sommatoria di:

  • 3.450 euro, per il primo scaglione (15.000 x 23%);
  • 3.510 euro, per il secondo scaglione (13.000 x 27%);
  • 10.260 euro, per il terzo scaglione (27.000 x 38%);
  • 8.200 euro, per il quarto scaglione (20.000 x 41%);
  • 10.750 euro, per il quinto scaglione (25.000 x 43%). 

Questa circostanza è molto importante. Spesso infatti si teme che un aumento di stipendio o una fattura in più faccia rientrare tutto il reddito nello scaglione più alto e così, per pochi spiccioli, invece di diventare più “ricchi” si diventa più “poveri”. Invece non è affatto così perché, come abbiamo spiegato, la tassazione più elevata si subisce solo per quella parte di reddito che finisce nello scaglione Irpef più alto e non per tutto. Quel che si può fare, invece, senza perciò violare la legge, è posticipare l’emissione di una fattura se si ritiene, ad esempio, che l’anno successivo si potrà guadagnare di meno. In tal modo quel “reddito aggiuntivo” sarà tassato con una aliquota inferiore. 

Come si arriva al reddito imponibile?

Dopo aver stabilito quali sono le aliquote Irpef dobbiamo comprendere su quale ricchezza si applicano le percentuali. La ricchezza viene detta «reddito imponibile». Il reddito imponibile si calcola sommando sei fattori dal cui risultato vanno poi sottratte le deduzioni d’imposta:

  1. reddito da lavoro dipendente e assimilati;
  2. reddito da lavoro autonomo ed esercenti arti o professioni (professionisti);
  3. reddito di impresa (derivanti dai frutti di azioni, dividendi, ecc)
  4. redditi fondiari (da immobili, terreni, fabbricati);
  5. reddito di capitali (da utilizzo ed impiego di capitale finanziario, ecc);
  6. redditi diversi (categoria residuale).

Addizionale regionale e comunale Irpef

Oltre alle aliquote Irpef relative agli scaglioni di reddito che abbiamo appena elencato il contribuente deve anche versare le cosiddette addizionali Irpef che possono essere di due tipi:

  1. addizionale regionale Irpef;
  2. addizionale comunale Irpef.

Si tiene conto della Regione e del Comune ove il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio dell’anno cui si riferisce il pagamento dell’addizionale stessa. 

Le addizionali regionali e comunali Irpef devono essere pagate dopo aver scomputato:

  • tutte le detrazioni d’imposta riconosciute dalla legge (es. lavoro dipendente, familiari a carico, oneri detraibili, ecc.) e
  • i crediti d’imposta per redditi prodotti all’estero che hanno subito il pagamento di imposte a titolo definitivo.

Addizionale regionale IRPEF

L’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF è composta da due parti:

  1. un’aliquota “di base”, che dall’anno d’imposta 2011 è pari all’1,23% (l’aliquota dell’1,23% si applica anche alle Regioni a statuto speciale – Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna – ed alle Province autonome di Trento e Bolzano);
  2. un eventuale incremento o diminuzione di tale aliquota, deliberato dalla singola Regione o Provincia autonoma.

La maggiorazione dell’aliquota “di base” non può essere superiore al 2,1%, a decorrere dall’anno 2015.

La maggiorazione oltre i 0,5 punti percentuali non trova applicazione sui redditi ricadenti nel primo scaglione dei redditi IRPEF.

Addizionale comunale IRPEF

I Comuni possono deliberare un’addizionale IRPEF fino alla misura massima dello 0,8% (un’eccezione è rappresentata per il Comune di Roma che può incrementare l’addizionale comunale fino allo 0,9%).

Sospensione degli aumenti dei tributi locali e delle addizionali

L’efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni comunali per la parte in cui prevedono aumenti di tributi e delle addizionali attribuite alle Regioni ed agli enti locali, rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l’anno 2015, è stata sospesa dalla legge di bilancio 2018 per l’anno 2018.

Deduzioni Irpef

Prima di applicare l’aliquota al reddito imponibile, bisogna sottrarre alla base imponibile le cosiddette deduzioni Irpef. Si ha una deduzione quando un onere viene sottratto dal reddito complessivo, determinando così la riduzione della base imponibile su cui si calcola l’imposta (IRPEF o IRES).

Nel modello di dichiarazione dei redditi, alcuni quadri sono destinati all’indicazione di specifici oneri che, a seconda dei casi, possono essere fatti valere in due diversi modi:

  • alcuni (oneri detraibili) consentono di detrarre dall’imposta una percentuale della spesa sostenuta;
  • altri (oneri deducibili) permettono di ridurre il reddito imponibile su cui si calcola l’imposta lorda.

Ecco alcune delle principiali spese deducibili dalla dichiarazione dei redditi che vanno quindi a diminuire il reddito imponibile. Diminuendo il reddito imponibile si scende anche di scaglione di aliquota Irpef e, in definitiva, si pagano meno tasse:

  • canoni, livelli, censi ed altri oneri gravanti sui redditi degli immobili;
  • spese mediche generiche e quelle di assistenza specifica per soggetti portatori di handicap;
  • spese mediche e di assistenza specifica per persone disabili sostenute anche nell’interesse dei familiari anche se non a carico fiscalmente;
  • assegno di mantenimento periodico versato al coniuge separato o divorziato. Sono esclusi gli assegni destinati al mantenimento dei figli. Non è deducibile l’assegno versato una tantum;
  • contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori e quelli versati facoltativamente alla gestione previdenziale obbligatoria di appartenenza
  • contributi e premi versati alle forme pensionistiche complementari;
  • indennità per la perdita dell’avviamento;
  • erogazioni liberali per il sostentamento del clero della Chiesa Cattolica;
  • erogazioni liberali ad altre confessioni religiose;
  • spese sostenute dai genitori per le adozioni internazionali;
  • erogazioni liberali in denaro o in natura alle ONLUS, alle associazioni di promozione sociale (APS), alle fondazioni e associazioni riconosciute
  • spese per l’acquisto o la costruzione di nuove abitazioni da locare. È riconosciuta una deduzione dal reddito complessivo IRPEF pari al 20% per: a) l’acquisto di unità immobiliari residenziali di nuova costruzione che risultano invendute al 12.11.2014; b) l’acquisto di unità immobiliari residenziali oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia o di restauro e risanamento conservativo; c) gli interessi passivi dipendenti da mutui contratti per l’acquisto delle unità immobiliari in questione; d) la costruzione di una o più unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente stesso prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono già riconosciuti diritti edificatori. Possono beneficiare della deduzione del 20% le persone fisiche non esercenti attività commerciale;
  • quota di investimento in start up innovative.

 


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1 Commento

  1. Questa è la solita presa peri i fondelli da parte dei vari governi che non hanno mai modificato gli scaglioni IRPEF, modificati per convenienza loro!!!!
    Siamo l’ unico paese al mondo dove esistono 5 scaglioni!!
    3.450 euro, per il primo scaglione (15.000 x 23%);
    3.510 euro, per il secondo scaglione (13.000 x 27%);
    10.260 euro, per il terzo scaglione (27.000 x 38%);
    8.200 euro, per il quarto scaglione (20.000 x 41%);
    10.750 euro, per il quinto scaglione (25.000 x 43%).
    E’ una grandissima vergogna sempre e solo Italiana.

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