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Pergolato: è necessario il permesso di costruire?

15 Aprile 2018 | Autore:


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Pergolato, pergotenda, veranda, gazebo: quando si tratta di edilizia libera e quando c’è bisogno del permesso di costruire? Ecco le regole del Consiglio di Stato per gli arredi da giardino.

La legge italiana, si sa, è un po’ come una giungla, soltanto che al posto degli alberi e delle liane ci sono infiniti provvedimenti, regolamenti e norme, spesso di difficile comprensione, che avvolgono il cittadino e gli impediscono di agire liberamente.

Il paragone rende bene l’idea delle autorizzazioni necessarie per la realizzazione di un’opera: dichiarazioni di inizio attività, segnalazioni, permessi di costruire; c’è di tutto un po’. Una domanda, però, ricorre più frequentemente delle altre: è necessario il permesso di costruire per il pergolato? Rispondiamo.

Pergolato: cos’è?

Prima di rispondere alla domanda di fondo di questo articolo («Pergolato: è necessario il permesso di costruire?»), forniamo una breve definizione di pergolato.

Il pergolato è quella struttura che si trova nei giardini o nelle terrazze e che serve ad offrire riparo od ombra ad alcune parti di essi. Il pergolato è formato da colonne che ne sostengono la struttura, normalmente composta in alto da travi leggere poggiate orizzontalmente. Il pergolato consente di creare un piccolo riparo in spazi solitamente aperti, con funzione di abbellimento di aree altrimenti spoglie: si pensi ai pergolati che hanno come scopo quello di fornire sostegno alle piante rampicanti.

pergolati, insieme ai gazebo, alle tettoie, alle pensiline e alle pergotende, rientrano in quelle strutture che adornano un giardino e per le quali in modo ricorrente ci si chiede se occorre un titolo edilizio per la loro costruzione. Vediamo se per il pergolato è necessario il permesso di costruire.

Pergolato: serve il permesso di costruire?

Per rispondere alla domanda «Pergolato: è necessario il permesso di costruire?» bisogna prima precisare che non tutti i pergolati sono uguali. Infatti, sebbene sostanzialmente essi siano sempre riconducibili alla definizione che abbiamo offerto nel paragrafo precedente, i pergolati possono differire gli uni dagli altri per dimensioni, struttura e stabilità.

La regola generale decretata dalla giurisprudenza è che per la realizzazione di un pergolato non occorre alcun permesso di costruire, rientrando l’esecuzione dei lavori nella cosiddetta attività di edilizia libera. Secondo il Consiglio di Stato [1], tutte le nuove costruzioni e gli interventi di ristrutturazione edilizia di un certo rilievo sono sempre soggetti al rilascio del permesso di costruire; tuttavia, le opere precarie (come, ad esempio, gli interventi di arredo) non necessitano di alcun titolo.

Da tanto deriva che un pergolato, se dotato di struttura leggera, non ancorata né al pavimento né alle pareti, rientrerà senz’altro negli interventi di edilizia libera, poiché inidoneo a costituire una trasformazione urbanistica del territorio.

Nello stesso senso un’altra sentenza del Consiglio di Stato [2], secondo cui un pergolato, seppure chiuso perimetralmente da teli plastificati facilmente amovibili, non perde la sua funzione di abbellimento del giardino o della terrazza e, purché non sia strutturato in modo tale da essere fissato al pavimento, rappresenta un manufatto che, per la sua scarsa importanza, non necessita di alcun titolo edilizio.

Ricapitolando: il pergolato, se caratterizzato dalla precarietà e dalle scarse dimensioni, non necessita di licenza edilizia, ossia del permesso di costruire. In altri termini, il proprietario non deve chiedere l’autorizzazione al Comune prima di realizzarne uno. Il che rende l’esecuzione dell’opera estremamente più agevole e veloce, in quanto occorrerà inoltrare al Comune una semplice comunicazione di inizio attività (Scia).

Pergolato: quando serve il permesso di costruire?

Abbiamo finora fornito una prima, importante risposta: non c’è bisogno del permesso di costruire per il pergolato che, per struttura e consistenza, sia facilmente rimovibile.

Al contrario, non rientra negli interventi di edilizia libera la realizzazione di un pergolato di rilevanti dimensioni, reso stabile e duraturo nel tempo in quanto ancorato alla struttura dell’edificio che va ad adornare. Si pensi ai pergolati realizzati in cemento o in ferro: la loro stabilità costituisce un vero e proprio ampliamento dell’immobile cui accedono, rappresentandone un’estensione, quasi un’appendice, per la quale occorre necessariamente il permesso di costruire rilasciato dal Comune di appartenenza.

Lo stesso dicasi per i pergolati che, anziché essere aperti nella parte superiore, risultano essere chiusi: in questo caso, la giurisprudenza equipara il pergolato alla tettoia, per la quale occorre il permesso di costruire, salvo si tratti di struttura di minime dimensioni, più per fini estetici che non di copertura, oppure se utilizzate giusto per dare riparo dalla pioggia al proprietario di casa nel momento in cui infila le chiavi nella serratura [3].

Anche nel caso di pergolato coperto, quindi, nessun automatismo: ciò che importa è se la volumetria complessiva della struttura possa essere idonea a qualificarla come una nuova opera, permanente o comunque stabile, per la quale occorre il permesso di costruire.

Pergotenda: è necessario il permesso di costruire?

La giurisprudenza amministrativa è più volte tornata sul problema del permesso di costruire necessario per gli arredi da giardino. Tra questi, oltre ai pergolati e alle tettoie, rientrano anche le pergotende. La pergotenda è la sorella maggiore del pergolato: come suggerisce il nome, essa consiste in un pergolato coperto da un telo, spesso retrattile.

Secondo la giurisprudenza amministrativa [4], la pergotenda è un manufatto che non costituisce aumento di volume o di superficie coperta e non configura l’alterazione della sagoma o del prospetto dell’edificio: la pergotenda, perciò, rientra nell’attività edilizia libera a condizione, però, che possieda modeste dimensioni, non modifichi la destinazione d’uso degli spazi esterni e sia facilmente rimovibile.

Secondo i giudici, la pergotenda costituisce un elemento di migliore fruizione dello spazio esterno, stabile e duraturo. Tenuto conto della consistenza, delle caratteristiche costruttive e della funzione, di solito non costituisce un’opera edilizia soggetta al previo rilascio del titolo abilitativo. L’opera principale, infatti, non è la struttura in sé, cioè quella che sorregge la tenda, ma la tenda stessa, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura si qualifica in termini di semplice elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda.

Tuttavia, bisogna distinguere. La pergotenda che presenta elementi strutturali incompatibili con il carattere della precarietà o temporaneità necessita sempre del permesso di costruire. Di conseguenza, per una pergotenda dotata di vetro strutturale occorre il titolo edilizio. Questo perché il vetro è comunemente usato per la realizzazione di pareti esterne delle costruzioni e fa sì che la struttura si configuri non più come mero elemento di supporto di una tenda, ma venga piuttosto a costituire la componente portante di un manufatto, che assume consistenza di vera e propria opera edilizia.

Gazebo e veranda: è necessario il permesso di costruire?

Quanto appena detto per il pergolato e la pergotenda vale anche per gli altri due arredi da giardino più diffusi in Italia: il gazebo e la veranda. In entrambi i casi, quindi, occorrerà una valutazione circa la “consistenza” del manufatto. Di norma, mentre il gazebo è inadeguato ad aumentare in maniera significativa la volumetria dell’immobile su cui si installa, lo stesso non si può dire della veranda, la quale consiste in una struttura chiusa, coperta da ampie superfici vetrate che, all’occorrenza, possono anche essere aperte. Per questo la veranda, dal punto di vista edilizio, determina un aumento della volumetria dell’edificio e una modifica della sua sagoma e necessita quindi del permesso di costruire, a differenza del gazebo, struttura snella e agile, facilmente rimuovibile e, perciò, rientrante nell’attività di edilizia libera.

Pergolato: quando aumenta la volumetria?

Abbiamo risposto alla domanda posta nel titolo dell’articolo: «Pergolato: è necessario il permesso di costruire?». Abbiamo detto che la soluzione al problema sta nell’entità della nuova struttura, e cioè nella stabilità e nelle dimensioni.

Alla persona che voglia realizzare un pergolato si pone, a questo punto, una domanda più che legittima: «Come faccio a sapere se il pergolato aumenta in maniera rilevante la volumetria dell’immobile?». Rispondere a questo quesito significa, in effetti, capire concretamente quando è necessario chiedere il permesso di costruire e quando, al contrario, non lo è.

La risposta alla domanda proviene direttamente dalla giurisprudenza: «il presupposto per l’esistenza di un volume è costituito dalla costruzione di almeno un piano di base coperto e due superfici verticali contigue, così da ottenere una superficie chiusa su un minimo di tre lati» [5].

Da questa massima possiamo desumere il seguente principio: il pergolato necessita sicuramente di permesso di costruire se si presenta come struttura chiusa su almeno tre lati.

Ad esempio, i giudici hanno condannato il privato che invece di limitarsi a coprire il preesistente pergolato con una copertura parziale, aveva realizzato una copertura totale con chiusura del volume, sfruttando i muri perimetrali di confine esistenti, ai quali era stata ancorata la struttura nuova, manufatto unico ed inscindibile, di altezza superiore ai tre metri.

I lavori eseguiti avevano dunque creato una volumetria nuova che aumentava il carico urbanistico e che eccedeva la volumetria consentita [6]. Sarebbe stato necessario, quindi, il permesso di costruire.

Pergolato: se c’è vincolo paesaggistico?

Diverso è il discorso riguardante la possibile presenza di un vincolo paesaggistico che impedisca la realizzazione di un pergolato o di una pergotenda. In questa circostanza, occorre presentare istanza per  la relativa autorizzazione: nella prassi amministrativa, infatti, è usuale che siano sottoposte ad autorizzazione paesaggistica tettoie e manufatti simili, ragion per cui, prudenzialmente, è consigliabile presentare istanza per ottenere l’autorizzazione.

Pergolato: quali distanze?

Quanto al rispetto delle distanze, sempre la giurisprudenza [7] ha osservato che il pergolato e la pergotenda possono configurare una stabile struttura potenzialmente capace di violare la normativa in merito alle distanze, non rilevando l’eventuale valutazione della pubblica amministrazione sull’assenza di alcun abuso, considerato che l’ambito di valutazione civilistico è autonomo e distinto da quello amministrativo.

I giudici ritengono applicabile la disciplina delle distanze al pergolato nel caso in cui lo stesso sia una stabile struttura, sia cioè configurabile come costruzione, opera edilizia stabilmente infissa al suolo, con o senza l’impiego di malta cementizia.

Se il pergolato è stabilmente infisso al suolo, quindi, sarà necessario rispettare la normativa sulle distanze.

Pergolato: come fare in condominio?

Quanto, infine, ai rapporti con il condominio, il pergolato deve essere posizionato sulla proprietà esclusiva dell’interessato: non necessita, perciò, di alcuna autorizzazione condominiale. Si consiglia, comunque, di valutare se l’installazione di tale struttura possa in qualche modo impedire o limitare i diritti di veduta di altri condomini o impedire o limitare, in qualsiasi modo, il diritto di uso di spazi condominiali. In questi casi è necessario ottenere l’assenso scritto dei condomini che dall’installazione del manufatto vedono ridotti o impediti del tutto i loro diritti sulle loro proprietà esclusive o sui beni condominiali.

note

[1] Cons. di Stato, sent. n. 1619/2016 del 27.04.2016.

[2] Cons. di Stato, sent. n. 306/2017 del 25.01.2017.

[3] T.a.r. Campania, sent. n. 109/2017 del 16.01.2017.

[4] T.a.r. Campania, sent. n. 4999/2014 del 23.09.2014.

[5] Consiglio di Stato, sent. n. 1777 del 11.04.2014.

[6] T.A.R. Campania, sent. n. 2163/2018 del 04.04.2018.

[7] Trib. Roma, sent. n. 8339 del 09.12.2010.

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4 Commenti

  1. Il pergolato autorizzato all’origine fu dimezzato misurava poi ca. 250 x 270cm e ricoperto da 1cm vetro e per il peso fu avvitato anche un paletto sul muro condiviso ex Art. 880 c.c. Poi fu in corso di causa rifatto ma ancora non originale. A Cervia ci voleva il permesso di demolizione e rifacimento, quindi due volte. Ma il CTU disse che non ci volevano permessi.
    Se necessario invio anche il Reg. Edilizio e la Legge Regionale.
    Grazie per la risposta. Se costa una cifra vorrei il preventivo.

    1. Egr. Sig. Canduzzi,
      non mi sembra che un pergolato come quello da Lei descritto necessiti di titolo edilizio. Come ha potuto leggere nell’articolo, a meno che la struttura non venga totalmente chiusa, non si può parlare di un aumento significativo della volumetria. Restano i limiti imposti dalla regolamentazione locale e l’eventuale “stabilità” del manufatto.
      Cordialmente.
      Avv. Mariano Acquaviva

  2. Egregio Sign. M. Acquaviva ho un verbale dei vigili dove è scritto che la pergola originale fu cambiata in tettoia con vetro ca 250x270cm. Due sostegni verticali sono avvitati al muro di divisione in comune quindi sono anche sulla mia proprietà e dal suo scritto ho pensato che il tutto non fosse lecito ma richiedesse permessi, rogito, comune e regione. Questa fu poi ancora cambiata in pergola. Se Lei vuole approfondire Le mando i dettagli per una consulenza a pagamento con preventivo. Distinti Saluti A.Canduzzi

    1. Egr. Sig. Canduzzi,
      se ho ben capito si trattava originariamente di un pergolato, poi trasformato in tettoia e infine nuovamente in pergola. Orbene, per la tettoia potrebbe esserci necessità del titolo, sebbene con le dovute distinzioni, come scritto nell’articolo. La tettoia comporta una stabilità e una copertura che il pergolato, in genere, non possiede. Per la pergola il più delle volte non occorre alcun permesso, salvo quando la struttura comporti un importante aumento della volumetria dell’edificio (ad esempio, quando lo si chiude su tre lati) oppure quando abbia una stabilità tale da essere equiparato ad un immobile.
      Se intende approfondire l’argomento, può acquistare sul nostro portale La Legge per Tutti una consulenza: quella minima ha il costo di € 29 mentre, se intende caricare anche dei documenti, dovrà acquistare quella da € 49. La procedura è semplice e guidata. Se vorrà, potrà specificare il mio nominativo, qualora ritenga debba rispondere io al Suo quesito.
      Cordialmente.
      Avv. Mariano Acquaviva

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