Diritto e Fisco | Editoriale

Mediatore: chi è e cosa fa?

16 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2018



Mediatore: quali sono i suoi obblighi? Cos’è la provvigione? Qual è la differenza tra mediazione e agenzia? Cos’è la mediazione obbligatoria?

Negli ultimi anni il legislatore italiano ha introdotto alcuni strumenti che dovrebbero favorire la conciliazione tra le parti al di fuori delle aule giudiziarie: si tratta della mediazione obbligatoria e della negoziazione assistita. Con la prima, i contendenti si trovano ad esporre le loro ragioni davanti ad una figura terza e imparziale; con la seconda, le parti avversarie si incontrano con i rispettivi avvocati per giungere ad una soluzione pacifica della controversia.

Il nostro codice civile, però, prevede anche un’altra forma di mediazione. Con questo articolo ci soffermeremo sulla figura del mediatore: chi è e cosa fa?

Mediatore: cosa dice il codice?

Secondo il codice civile il mediatore è colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad esse da alcun rapporto giuridico [1].

La figura del mediatore delineata dal codice, quindi, non è quella di un paciere che interviene per risolvere le controversie, bensì di un “intermediario” tra soggetti che intendono pervenire ad un accordo. Questa funzione può essere svolta dal mediatore su incarico di una delle parti oppure spontaneamente; in entrambi i casi, comunque, il mediatore svolge un’attività autonoma, indipendente e imparziale rispetto alle parti dell’affare.

Mediatore: è indipendente?

Come detto nel finale del paragrafo precedente, il mediatore non è dipendente di nessuna delle parti coinvolte nell’affare. Tant’è vero che il mediatore, anche se agisce su incarico di una parte, non assume un obbligo di promozione e non è tenuto a portare a termine l’incarico ricevuto. Questo significa che il mediatore può tranquillamente rimanere inerte senza incorrere in alcuna responsabilità.

L’indipendenza e la libertà del mediatore trovano corrispondenza nella medesima libertà lasciata alle parti messe in relazione di concludere o meno l’affare, salvo il diritto dello stesso di ottenere il rimborso delle spese sostenute per eseguire l’incarico ricevuto.

Caratteristica del mediatore, quindi, è l’imparzialità, intesa come totale assenza di qualsivoglia vincolo giuridico con le parti che devono concludere l’affare [2]. Il mediatore resta imparziale anche se ha ricevuto l’incarico solamente da una delle parti [3].

Mediatore: quali obblighi?

Il mediatore è indipendente: il suo unico obbligo è quello di mettere in contatto due o più parti interessate alla conclusione di un affare (come, ad esempio, la stipula di un contratto). Il mediatore, inoltre, è tenuto anche ad appianare le eventuali divergenze, favorendo l’accordo; d’altronde, il suo compenso è subordinato proprio al buon esito dell’affare.

Mediatore: cos’è la provvigione?

Il mediatore ha diritto al pagamento di una provvigione se l’affare è stato concluso a seguito del suo intervento. In particolare, il mediatore ha diritto alla provvigione da entrambe le parti, anche se ha ricevuto l’incarico solamente da una di esse.

La provvigione è calcolata su una percentuale dell’affare concluso. Si pensi, ad esempio, alla compravendita di un’abitazione: la provvigione spettante al mediatore potrà corrispondere ad una piccola percentuale dell’importo pagato dall’acquirente (ad esempio, il 2%).

La provvigione spetta solamente se l’affare si conclude grazie all’intervento del mediatore: a tal fine, è sufficiente che il mediatore abbia fatto incontrare le parti. È irrilevante, invece, il buon fine dell’affare, a meno che le parti non prevedano diversamente [4]. Cosa significa?

Vuol dire che il mediatore avrà diritto alla provvigione anche se l’accordo sottoscritto dalle parti andrà poi male. Riprendendo l’esempio di prima, è possibile che l’acquisto della casa fallisca perché l’acquirente non paghi tutte le rate, con conseguente risoluzione del contratto. In questa ipotesi, il mediatore avrà comunque diritto alla sua provvigione, non rispondendo del futuro inadempimento delle parti. Questa è la regola, che può però essere derogata mediante accordo diverso.

Al di là della provvigione, il mediatore ha diritto al rimborso delle spese sostenute per la sua attività, ferma restando la libertà delle parti di concludere o meno l’affare propiziato dal mediatore.

Mediatore: quali differenze con l’agenzia?

La figura del mediatore appena illustrata sembra, a prima vista, molto simile a quella dell’agente. Secondo la legge, con il contratto di agenzia una parte (definita agente) assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra (cosiddetta preponente), verso il pagamento di una retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata [5].

Con il contratto di agenzia, quindi, il preponente (normalmente un imprenditore) si avvale dell’aiuto di un agente per promuovere la propria attività. Si pensi, ad esempio, alle grandi compagnie di assicurazioni che, per poter essere presenti sull’intero territorio italiano, si affidano ad agenzie che si occupano di rappresentarle nella zona di loro competenza.

La differenza tra agente e mediatore, però, è netta: l’agenzia, infatti, si caratterizza per la stabilità dell’incarico ricevuto e per la mancanza della posizione di indipendenza e di imparzialità tipica del mediatore.

Mediatore: è necessaria l’iscrizione?

Per fare il mediatore la legge [6] prevedeva la necessaria iscrizione in un apposito ruolo degli agenti d’affari in mediazione tenuto dalle camere di commercio. Oggi, a seguito di un nuovo provvedimento [7], questo ruolo è stato soppresso, ma rimane l’obbligo di possedere i requisiti professionali, morali e di indipendenza necessari all’esercizio di questa elicata professione.

Questi requisiti vanno autocertificati e segnalati mediante Scia alla camera di commercio competente, contestualmente all’inizio dell’attività, tramite lo sportello unico per le attività produttive del Comune di residenza.

Mediazione obbligatoria: cos’è?

Veniamo ora alla mediazione obbligatoria. Si tratta di un istituto relativamente recente [8] introdotto dalla legge per evitare il ricorso immediato ai tribunali. Il mediatore, in questo caso, non deve invitare le parti a concludere un affare, bensì a risolvere bonariamente la controversia insorta.

Il mediatore, quindi, deve trovare una soluzione al conflitto, favorendo la riconciliazione delle parti, in moda da evitare che le stesse possano andare in tribunale. Come la figura del mediatore che abbiamo visto sopra, anche in questo caso il mediatore deve garantire indipendenza, professionalità e imparzialità.

Come si diventa mediatori?

Per poter diventare mediatore e, quindi, prendere parte alla nuova procedura di mediazione civile obbligatoria, occorre innanzitutto essere in possesso di una laurea (almeno triennale) oppure essere iscritti ad un ordine o a un collegio professionale (geometri, ragionieri, ecc.).

È necessario poi frequentare un corso di formazione, svolgere un tirocinio assistito gratuito ovvero partecipare a venti casi di mediazione svolti presso gli Organismi di Mediazione o le Camere di Commercio accreditate presso il Ministero della Giustizia. Occorre anche
svolgere un aggiornamento biennale di diciotto ore.

Conseguito l’attestato, per poter esercitare la professione il mediatore deve iscriversi presso gli organismi di conciliazione o le camere di commercio accreditate presso il Ministero della Giustizia.

note

[1] Art. 1754 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 6959/2000.

[3] Cass., sent. n. 7251/2005 del 07.04.2005.

[4] Cass., sent. n. 10286/2002 del 16.07.2002.

[5] Art. 1742 cod. civ.

[6] L. n. 39/1989 del 03.02.1989.

[7] D. lgs. n. 59/2010 del 26.03.2010.

[8] D. lgs. n. 28/2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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