Diritto e Fisco | Editoriale

Donazioni in vita: ho diritto anche all’eredità?

16 aprile 2018


Donazioni in vita: ho diritto anche all’eredità?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2018



Per valutare i diritti degli eredi “necessari” bisogna calcolare anche i regali ricevuti quando il defunto era ancora in vita? L’aver ricevuto in prestito una casa è una donazione?

Non sei stato citato nel testamento di uno dei tuoi genitori. Eppure la legge ti considera un erede a tutti gli effetti: il rapporto di parentela stretto con il defunto è tale infatti da garantirti sempre una quota del suo patrimonio, a prescindere dalle ultime volontà. Vorresti recriminare e contestare quanto lasciato agli altri eredi (i tuoi fratelli e la seconda moglie del defunto), ma uno di questi ti fa notare che hai già ricevuto numerosi regali da tuo padre quando era ancora in vita. Ti sono stati dati soldi, quote di immobili e la disponibilità di una casa per vivere. Insomma, tutte queste donazioni ti hanno, di fatto, arricchito ed ora è giusto che il residuo patrimonio vada agli altri familiari. Per te non è corretto: una cosa sono i regali ricevuti, un’altra è l’eredità che – a tuo avviso – va invece ripartita in modo equo. Così ti chiedi se, pur avendo ricevuto donazioni in vita, hai diritto anche all’eredità. E soprattutto vorresti sapere se l’aver ricevuto in prestito, dai tuoi genitori, una casa ove vivere può ridurre o compromettere i tuoi diritti di erede. Ecco a riguardo cosa dice la legge.

Si può diseredare un figlio?

Il fatto di non essere stato citato nel testamento di tuo padre o di tua madre potrebbe farti ritenere di essere stato diseredato. Ma si può diseredare un figlio? La legge è molto dura a riguardo: non è valido il testamento che non prevede il rispetto di alcune quote minime (cosiddette quote di legittima) in favore dei parenti più prossimi (cosiddetti legittimari). Questi ultimi sono 

  • il coniuge
  • i figli 
  • i genitori (solo se non ci sono figli). 

Le quote di legittima dunque spettano anche se il testamento dispone diversamente. 

Pertanto la diseredazione inserita in un testamento può escludere dall’eredità solo quei parenti che non siano legittimari (ossia tutti tranne il coniuge, i figli, i genitori).

Ma attenzione: il fatto che il testamento assegni agli eredi beni secondo proporzioni differenti da quelle indicate dal codice civile, non lo rende nullo automaticamente, ma solo se qualcuno lo contesta. Per cui se gli eredi condividono la decisione del defunto e non intendono impugnare il testamento questo resta valido ed efficace. 

Non si può diseredare un figlio quindi, a meno che questi non accetti tale situazione e rinunci all’azione legale contro gli altri eredi.

Eccezionalmente è possibile diseredare una persona ma in presenza di cause molto gravi che comportino l’indegnità a succedere. Ad esempio è ritenuto indegno chi:

  • ha ucciso o ha tentato di uccidere l’autore del testamento o il coniuge (al quale è equiparata la parte di una unione civile), o un figlio o un nipote, o un genitore o un nonno della medesima persona;
  • ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;
  • essendo decaduto dalla potestà genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta, non è stato reintegrato nella potestà alla data di apertura della successione della medesima;
  • ha soppresso, celato o alterato il testamento (valido) dal quale la successione sarebbe stata regolata.

La tutela dei parenti prossimi: le quote di legittima

Veniamo ora a chiarire come funzionano le cosiddette quote di legittima. La legge italiana ci consente di fare testamento in favore di chi vogliamo noi solo a patto che una parte prefissata dei nostri averi sia andata in favore dei legittimari (che, abbiamo detto, sono il coniuge, i figli e i genitori). Se ad esempio lasciamo tutti i nostri averi a un amico o a un’associazione di beneficienza, il testamento è invalido e gli eredi legittimi lo possono impugnare. 

In termini pratici le cose stanno nel seguente modo. Il patrimonio di ogni persona si divide idealmente in due parti:

  • la cosiddetta quota indisponibile, che è quella che deve essere necessariamente ripartita tra i legittimari;
  • la cosiddetta quota disponibile, che è la parte residua e che può essere lasciata a chi si preferisce. 

Il testatore può lasciare ad un legittimario un legato in sostituzione della legittima.

Nella seguente tabella riassumiamo le quote riservate ai legittimari, salvo poi approfondire meglio le singole ipotesi nei paragrafi che seguono.

Quali sono le quote dei legittimari?

Nella seguente tabella riassumiamo le quote riservate ai legittimari, salvo poi approfondire meglio le singole ipotesi nei paragrafi che seguono.

Se c’è:
Legittimari
Quota riservata dalla legge ai legittimari
Residua quota del testamento liberamente disponibile
Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se non ci sono figli ½ di eredità + il diritto di abitazione sulla casa coniugale ½ di eredità
Se oltre al coniuge c’è un figlio unico (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va 1/3 dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– al figlio unico va 1/3 dell’eredità

1/3 dell’eredità
Se oltre al coniuge ci sono 2 o più figli (anche se i genitori del defunto sono ancora in vita) – al coniuge va ¼ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ½ dell’eredità va diviso tra i figli in parti uguali

¼ dell’eredità
  Se, oltre al coniuge, c’è uno o entrambi i genitori o, in loro mancanza, altri ascendenti (mancano però i figli) – al coniuge va ½ dell’eredità + il diritto di abitazione sulla casa

– ai genitori o altri ascendenti va ¼ dell’eredità

¼ dell’eredità
Se manca il Coniuge

(o compagno gay da unione civile)
Se c’è un solo figlio unico (anche se vivono i genitori del defunto) Al figlio unico va ½ dell’eredità ½ dell’eredità
Se ci sono 2 o più figli (anche se vivono ancora i genitori del defunto) Ai figli vanno i 2/3 dell’eredità divisi per parti uguali 1/3 dell’eredità
Se ci sono solo i genitori (o, in loro mancanza, altri ascendenti) del defunto, ma non ci sono figli Ai genitori (o altri ascendenti) va 1/3 dell’eredità 2/3 dell’eredità
Se non ci sono né figli, né genitori o altri ascendenti Si può liberamente disporre dell’intera eredità

Le donazioni ricevute in vita si considerano 

Per calcolare il rispetto – da parte del defunto – delle quote di legittima, i parenti più prossimi (coniuge, figli, genitori) non devono tenere in considerazione solo quanto ricevuto con il testamento, ma anche quanto è stato loro regalato dal de cuius nel corso della sua vita. Così ben può essere che un figlio, che ha ricevuto dal padre numerosi regali, si trovi poi a non essere citato nel testamento. Detto testamento potrebbe infatti essere comunque valido se, nel tenere conto di tali donazioni, è andato poi a riequilibrare i conti lasciando agli altri eredi le rispettive quote di legittima.

Dare in prestito una casa si considera una donazione?

Tra le donazioni ricevute dal defunto quando questi era ancora in vita non si considera però il prestito di una casa (cosiddetto comodato). La Cassazione ha infatti di recente stabilito che il comodato ha natura diversa dalla donazione e il suo scopo non è direttamente rivolto ad arricchire definitivamente il comodatario (tanto è vero che la casa va restituita a semplice richiesta del comodante). Per cui, tornando al caso di specie, se il figlio ha ricevuto la possibilità, da parte del padre, di abitare un immobile intestato a quest’ultimo, di tale beneficio non si tiene conto ai fini del calcolo della legittima, non essendo infatti una donazione. 

note

[1] Cass. sent. n. 27259/2017; cfr. anche Cass. S.U. sent. n. 13429/2006.

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1 Commento

  1. nel caso di donazione a minori a tutela, per equilibrare dei passaggi di terreni in vita ai fratelli maggiori,come si interpone la donazione fra loro dopo la morte del padre quando tutti in un primo momento hanno accettato verbalmente di reinserire gli immobili nell’eredità paterna.

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