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Come si interrompe l’usucapione

20 Aprile 2018
Come si interrompe l’usucapione

Come posso interrompere l’usucapione di una mia cantina? Sono invalido al 100%.

L’interruzione dell’usucapione si verifica quando l’effettivo proprietario del bene pone in essere determinati

comportamenti volti a contestare il possesso altrui e a riaffermare il proprio diritto esclusivo.

Come senz’altro saprà, l’usucapione è un modo di acquisto della proprietà altrui attraverso il possesso della stessa in modo pacifico, continuo e non interrotto per il tempo stabilito dalla legge. In pratica, è necessario che qualcuno si impossessi del bene altrui, utilizzandolo come se fosse l’effettivo proprietario, in modo indisturbato, per 20 anni nel caso di acquisto della proprietà (mobili o immobili), 15 per i fondi rustici, 10 per i beni mobili registrati (se l’acquisto invece avviene in buona fede i termini si riducono a 10 anni per gli immobili e 3 per i mobili registrati).

Al contrario di quanto comunemente si pensa, non è sufficiente, per interrompere l’usucapione, una lettera di diffida o messa in mora da parte del proprietario del bene. E questo poiché il possesso utile ai fini dell’usucapione si può esercitare anche in aperto contrasto con la volontà del titolare del bene. Hanno efficacia interruttiva del possesso solo gli atti che privano materialmente il possessore del potere di fatto sulla cosa o gli atti giudiziali diretti a ottenere tale privazione.

Si ha interruzione dell’usucapione nei seguenti casi:

– in presenza di un’iniziativa assunta dal titolare del diritto (è ad esempio il caso in cui il proprietario dell’immobile eserciti l’azione giudiziale di rivendica del bene);

– quando il possessore dell’immobile è stato privato del possesso per oltre un anno (art. 1167 cod. civ.), senza che, entro questo lasso di tempo, lo stesso abbia recuperato il possesso esercitando l’azione di reintegrazione in tribunale;

– quando il possessore riconosce espressamente il diritto del proprietario;

– in caso di notifica dell’atto di citazione con cui il proprietario richieda la materiale consegna di tutti i beni immobili.

Sotto un profilo pratico, dunque, per ottenere l’interruzione dell’usucapione, si può agire nel seguente modo:

1- se c’è la collaborazione del possessore e, quindi, i rapporti con il titolare sono pacifici, sarà sufficiente far firmare a questi una dichiarazione con cui egli riconosce espressamente all’effettivo proprietario tutti i diritti sul bene, ammettendo di poterne disporre solo in virtù del consenso del primo;

2- se non c’è la collaborazione del possessore, occorrerà notificare a questi un atto di citazione con cui il proprietario chiede la restituzione del proprio bene. Si tratta dell’atto che serve per intraprendere la normale causa in tribunale, anche se, in questo caso, non c’è alcun bisogno, poi, di proseguire il giudizio e, quindi, di iscriverlo a ruolo. Insomma, non si dovranno pagare il contributo unificato relativo all’avvio della domanda giudiziale: ci si potrà fermare alla semplice notifica. L’importante è che l’atto sia redatto da un avvocato e notificato dall’ufficiale giudiziario (il costo della notifica ammonta a poco più di dieci euro).

È necessario sapere che l’atto interruttivo non impedisce definitivamente l’usucapione, ma fa solo sì che i termini inizino a decorrere da capo. Pertanto in prossimità della successiva scadenza degli stessi, sarà necessario porre in essere un ulteriore atto interruttivo.

In sintesi, quindi, si consiglia al lettore di inviare una diffida formale scritta all’attuale possessore, invitandolo a lasciare il locale di sua proprietà e a restituirgli bonariamente il possesso. Se il diffidato non collabora, cioè non lascia l’immobile oppure non rilascia dichiarazione scritta ove riconosce formalmente la proprietà al lettore, quest’ultimo dovrà senza indugio provvedere a notificare un atto di citazione.

 Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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