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Lo sai che? Fattura pro forma: che valore ha?

Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 aprile 2018

Avviso di parcella o di fattura: come deve essere scritta. Che differenza c’è tra la fattura pro forma e la fattura vera e propria?

Si sente spesso parlare di avviso di parcella, di fattura pro forma o di avviso di fattura: si tratta, in realtà, di sinonimi dello stesso concetto. In tutti questi casi non siamo in presenza di documenti fiscali veri e propri, ma di semplici lettere di sollecito di pagamento, che non fanno altro che rappresentare quello che sarà il contenuto della successiva fattura. Più in particolare, che valore ha la fattura pro forma e qual è la differenza con la fattura vera e propria? È quello che cercheremo di spiegare in questo articolo. Ci rivolgeremo non solo a chi ha una partita Iva e non sa se deve emettere un avviso di fattura o una fattura vera e propria, ma anche al cliente finale il quale, ricevendo un documento di questo tipo, potrebbe non conoscerne gli effetti da un punto di vista legale. Vediamo dunque di fare chiarezza in questo argomento che, per quanto possa apparire tecnico, non lo è affatto.

Fattura pro forma: che valore ha?

Se sei un professionista o un lavoratore autonomo e hai una partita Iva, puoi emettere fattura nel momento in cui ti arriva materialmente il pagamento (cosiddetto «principio di cassa»). Chi deve riscuotere un pagamento da un cliente ed emette la fattura è tenuto a corrispondere l’Iva e le altre imposte allo Stato anche se non riceve altrettanto celermente il corrispettivo pattuito dal privato; insomma si finisce per anticipare le tasse a fronte di un guadagno non ancora incassato. Ecco perché la legge consente di posticipare l’emissione del documento fiscale nel momento in cui materialmente si riceve il pagamento.

Nello stesso tempo, è nell’uso commerciale quello di richiedere il pagamento rappresentando al cliente quello che sarà il contenuto della successiva fattura. Lo si fa in un documento che non è esso stesso una fattura ma un semplice preavviso, ma della fattura ha la stessa impostazione (a volte anche la grafica). È questo l’avviso di parcella o anche detto fattura pro forma.

L’emissione dell’avviso di parcella (o avviso di fattura o fattura pro forma) non è specificamente prevista da alcuna legge, tuttavia, secondo la prassi, il professionista emette l’avviso di parcella al fine di richiedere al cliente il pagamento di una prestazione effettuata, evitando, altresì, che l’obbligo di versamento dell’Iva sorga prima del pagamento del corrispettivo da parte del cliente (circostanza che si verificherebbe in caso di emissione della fattura).

Che differenza tra fattura pro forma e fattura?

Se è vero che l’avviso di parcella non è un documento fiscale e ha la stessa funzione di un sollecito di pagamento, esso non ha rilevanza Iva e, quindi, non va registrato, non va dato al commercialista, non c’è bisogno che segua una particolare numerazione e può essere sempre modificato senza bisogno di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate. Insomma, l’avviso di parcella è un documento del tutto informale che non ha alcun valore da un punto di vista fiscale e ha rilievo solo tra le parti.

Sotto un profilo civilistico, l’avviso di fattura – se sottoscritto dal debitore – può costituire prova di accettazione della prestazione eseguita (o da eseguire) e, quindi, ammissione del debito, ma ciò deve risultare in modo inequivoco. Per cui sarà bene che la firma si accompagni alla dicitura «per accettazione». Volendo, e a tali condizioni, l’avviso di fattura può fungere anche da preventivo o da contratto tra le parti, andando a integrare per iscritto gli elementi essenziali dell’accordo, ossia il prezzo e le prestazioni del professionista elencate in modo analitico nel documento. 

A differenza della fattura, l’avviso di parcella, non rilevando ai fini Iva, non comporta né l’obbligo di versamento dell’imposta, né l’obbligo di registrazione, né il sorgere del diritto alla detrazione Iva per il committente.

In sintesi la fattura pro forma si distingue dalla fattura perché:

  1. non ha valore fiscale e non rileva ai fini Iva
  2. non deve essere registrata
  3. non va portata al commercialista
  4. può essere revocata in qualsiasi momento
  5. non va comunicata all’Agenzia delle Entrate. 

Quando la fattura pro forma vale come fattura ordinaria?

Se il contribuente emette un documento qualificandolo come avviso di parcella, ma avente tutte le caratteristiche della fattura, quindi anche con l’indicazione dell’IVA, questo documento dovrà essere trattato come una normale fattura e, pertanto, farà sorgere l’obbligo di registrazione e di versamento dell’imposta, indipendentemente dalla diversa natura e funzione che il soggetto emittente intendeva attribuirgli [1]. In tale ipotesi, il contribuente è tenuto ad assolvere gli obblighi di registrazione e di versamento dell’imposta (ciò anche nel caso in cui il corrispettivo non sia ancora stato incassato) [2]. 

Come deve essere scritta la fattura pro forma?

Proprio per evitare il problema dell’assimilazione dell’avviso di parcella alla fattura, è necessario che la distinzione tra di due risulti chiara e che, pertanto, l’avviso di parcella venga emesso (almeno) senza numero progressivo di emissione e senza l’indicazione separata dell’aliquota Iva e dell’imposta. Potrà essere riportato, invece, l’importo del corrispettivo dei servizi resi, e delle eventuali spese, unitamente all’indicazione, in calce, che la fattura verrà emessa al momento del pagamento di tale importo. 

Ai fini delle imposte dirette, invece, l’emissione di un avviso di parcella avente le caratteristiche della fattura in un momento anteriore rispetto all’incasso del corrispettivo non ha conseguenze per il professionista, in quanto quest’ultimo segue il principio della contabilità di cassa.

Si paga il bollo sulla fattura pro forma?

La fattura pro forma non è soggetta a imposta di bollo a condizione che sul documento sia indicato che la sua emissione è relativa ad operazioni soggette ad Iva.

Che fare se si riceve una fattura pro forma?

Il debitore che riceve una fattura pro forma e decide di non pagare non deve necessariamente aspettarsi di ricevere la successiva fattura vera e propria, ben potendo il creditore agire nei suoi confronti, per le vie legali, anche senza quest’ultima. La fattura, infatti, rileva solo sotto un aspetto fiscale mentre, per ottenere un’ingiunzione di pagamento o comunque una condanna al pagamento delle somme, da parte del giudice, è sufficiente qualsiasi prova dell’esecuzione della prestazione (ad esempio il contratto, un testimone, un acconto già versato, ecc.). Quindi, non perché si riceve solo un avviso di parcella e non una fattura formale non si deve corrispondere il debito o si è più al sicuro da eventuali azioni giudiziarie. 

note

[1] CTC 12 maggio 1990 n. 3592.

[2] L’operazione si intende effettuata a norma dell’art. 6 co. 4 del DPR 633/72.


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1 Commento

  1. Ma cosa succede se alla fatttura pro-forma non fa seguito la fattura regolare pur avendo il debitore pagato con bonifico bancario ?????? Può il debitore segnalare il caso alla guardia di finanza, trattandosi non solo di evasione ma anche di non versamento dell’iva indebitamente trattenuta da parte del creditore ????

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